
Dopo la Cirinnà non si potrà più parlare di "famiglia"
Il Presidente del Forum delle associazioni familiari Gianluigi De Palo, in relazione alle dichiarazioni del premier Renzi in occasione al recente question time alla Camera, ha dichiarato che è giunto il momento del "fattore famiglia": "Le famiglie non sono mai un peso, ma una risorsa e hanno bisogno di sentire la fiducia del Paese”. Nel frattempo, lunedì prossimo il disegno di legge Cirinnà tornerà alla Camera. La sua approvazione rivoluzionerebbe la proposta di De Palo e il fattore famiglia avrebbe un'applicazione diversa e più ampia di quanto egli pensi. La sua diventerebbe una proposta inutile o anche dannosa. Il perché lo vedremo subito. Prima facciamo un passo indietro.
In occasione dell'ultimo Family Day, come si ricorderà, De Palo aveva espresso scetticismo su simili iniziative. Aveva anche criticato gli effetti del Family Day del 2007, critiche poi mitigate con dichiarazioni alla stampa. Finito l'evento al Circo Massimo del gennaio scorso, poi, aveva detto: "e ora parliamo di famiglia", lasciando intendere di non apprezzare le prove di forza "contro" e di preferire le proposte "per". Ora però la sua proposta per il fattore famiglia perde di senso se viene approvata la Cirinnà. Senza combattere contro la Cirinnà diventa ora difficile se non impossibile fare proposte per la famiglia.
Torniamo ora a noi. Se cambia il concetto di famiglia e se questo cambiamento viene recepito dalla legge, cambiano anche le politiche familiari. Qualsiasi proposta "per la famiglia" sarà applicata non solo alle famiglie naturali ma a tutte, comprese quelle omosessuali. Diventerà addirittura controproducente fare proposte di politiche familiari, che andranno a beneficiare anche le famiglie artificiali togliendo risorse a quelle naturali. Dopo la Cirinnà, ma in pratica anche adesso, nessun Comune potrà recepire la proposta di De Palo applicando le esigenze fiscali e tariffarie che essa esprime senza danneggiare la famiglia naturale. Non so se al Forum delle Associazioni Familiari qualcuno si sia posto questo problema. Dall'atteggiamento tenuto all'ultimo Family Day direi di no.
Tra l'altro, il cambiamento richiederà di mutare il nome dell'associazione presieduta da De Palo. Io non mi iscriverei ad una associazione che facesse riferimento alla famiglia senza ulteriori specificazioni. Quella associazione pro famiglia potrebbe danneggiare la famiglia vera, provocando l'estensione delle politiche familiari a famiglie che tali non sono. Nel nome dell'Associazione bisognerà, quantomeno, aggiungere l'aggettivo "naturale" o qualcosa di simile.
Tra circa un mese si voterà in alcuni comuni italiani. Tutti gli slogan elettorali che udiamo in questi giorni per politiche a sostegno della famiglia cambieranno completamente di significato se verrà approvata la Cirinnà. Prendiamo per esempio le politiche a sostegno delle famiglie numerose. Tra breve potrà essere considerata tale una famiglia a rete o a incastro, costituita sia da individui dello stesso sesso sia da eterosessuali, da figli concepiti in provetta con la mediazione di partners e fornitori diversi. A quel punto chiedere politiche per le famiglie numerose diventerà ambiguo e pericoloso. Anche un radicale potrà chiederle e un cattolico dovrà contrapporvisi e fare obiezione di coscienza. Aiutare le famiglie comporterà danneggiare la famiglia naturale.
Un vecchio cavallo di battaglia da parte cattolica è di chiedere, in occasione di elezioni amministrative, un assessorato alla famiglia. Appartiene infatti alla Dottrina sociale della Chiesa che la famiglia non sia un soggetto debole da assistenzializzare, ma una risorsa da promuovere. Quante volte si è detto: bisogna togliere la famiglia dai servizi sociali e porla al centro di vere politiche di sviluppo. Ma se cambia il concetto di famiglia, un assessorato alla famiglia potrà essere molto pericoloso e rappresentare addirittura la morte della famiglia naturale. Io non appoggerei un candidato che mi proponesse di istituire un assessorato alla famiglia senza ulteriori precisazioni. So bene che la cosa è assurda, ma è quello che abbiamo davanti. Il passaggio attraverso le istituzioni e le politiche ufficiali sarà deleterio per la famiglia naturale.
Di tutto questo sembra che De Palo e il Forum non si diano conto. Ma con l'approvazione della Cirinnà - contro cui non hanno adeguatamente combattuto - la loro funzione è finita, diventerà strutturalmente ambigua e ad ogni loro proposta dovremmo chiedere: ma di quale famiglia state parlando? E' la domanda che nasce anche ora davanti alla riproposizione che De Palo ha fatto del "fattore famiglia". Di quale famiglia sta parlando?
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Pagano sulle unioni civili...
di Federico Cenci
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Pagano sulle unioni civili...
di Federico Cenci
Nelle settimane scorse si era registrata una quasi unanime condanna dell’utero in affitto nell’alveo parlamentare. Si era avuta l’impressione – per parafrasare il poeta Orazio – che “Montecitorio avesse le doglie del parto”. Tradotto: che la Camera stesse per adottare misure deterrenti verso la surrogazione di maternità.
Il rischio tuttavia è che da quel parto nascerà un topolino. Mercoledì in Commissione Giustizia è stato approvato il ddl Cirinnà così come era uscito dal Senato. In aggiunta, sono state votate alcune parti di varie mozioni sull’utero in affitto. E dal mosaico ne è uscito fuori un blando biasimo.
Per protesta, non hanno partecipato al voto in Commissione i membri di Forza Italia, Lega e Idea. A cui si aggiunge l’on. Alessandro Pagano, appartenente ad Area Popolare (Ncd + Udc), che è così andato contro la linea del suo gruppo parlamentare. Un vulcanico Pagano spiega la sua scelta a ZENIT nell’intervista che segue.
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Onorevole, cosa l’ha spinta a non partecipare al voto sulle unioni civili in Commissione Giustizia mercoledì scorso?
La scelta di non partecipare al voto è dovuta al fatto che il Governo metterà la fiducia su un ddl come questo, che non ha scadenze né rilevanza tale da giustificare una simile azione. Si tratta dunque di un gesto che non esito a definire anti-democratico. Purtroppo ci eravamo già accorti dell’andazzo nei mesi scorsi, quando la Boschi ha imposto una corsia preferenziale alle unioni civili che non aveva motivo di esistere.
Una corsia preferenziale che ha asfaltato l’acceso dibattito nella società civile?
Esattamente. È una legge che acuisce fratture nella società. Ma dirò di più: tutti i sondaggi hanno testimoniato che la stragrande maggioranza della popolazione italiana è contraria alle adozioni omosessuali, così come alla stepchild adoption. Grave che nonostante il parere popolare, il Governo sia andato avanti. Grave è anche che si agisca in modo dittatoriale rispetto a una legge che ha un forte valore antropologico. Le unioni civili cambieranno verosimilmente i costumi del nostro Paese. E il Governo ha soffocato il dibattito parlamentare su un tema così delicato. Chi sostiene il contrario, mente sapendo di mentire. Il dibattito in Senato c’è stato per il precedente ddl Cirinnà, che fu poi ritirato dalla stessa relatrice e riproposto così come oggi lo conosciamo. Ricordo inoltre che il Centro Studi Livatino ha raccolto l’adesione di oltre cento stimati giuristi ad un documento che evidenzia le incongruenze tecnico-giuridiche che la legge manifesta.
Come spiega allora la premura del Governo nel far approvare questa legge?
Evidentemente c’è stata una pressione di lobby omosessuali a cui il Governo è stato incapace di sottrarsi. Di questa legge ne sente il bisogno non il popolo italiano, bensì qualche circuito di cantanti internazionali, di personalità legate ad Hollywood, di multinazionali e di potentati finanziari…
Appare evidente che voterà contro anche in Aula…
Io sono rispettoso delle regole democratiche. Il fatto stesso che sia in Senato che alla Camera sarà messa la fiducia, dimostra che il Governo vuole inibire il dibattito. Trattandosi per altro di un testo dalla forte valenza etica, da regolamento dovrebbe essere consentito il voto segreto. Alla violazione delle regole parlamentari si unisce anche un moto di coscienza, per cui questa legge non la ritengo votabile.
È stata tolta però la stepchild adoption dal testo originale…
Mi spiace che a elogiare questo fatto siano autorevoli esponenti del mio partito. Tuttavia il fatto che l’impalcatura della legge sia rimasta inalterata, rende le unioni civili un istituto analogo al matrimonio. Ragion per cui la Corte europea dei diritti dell’uomo, seguendo un ragionamento logico, non esiterà un istante a concedere alle unioni civili tutte le caratteristiche del matrimonio, adozioni comprese. Basti pensare che la nostra magistratura, anche in assenza di una legge sulle unioni civili, ha già iniziato a concedere la stepchild adoption. Figurarsi cosa accadrà quando avremo questo vero e proprio matrimonio sotto mentite spoglie.
Non è sufficiente la mozione sull’utero in affitto approvata in Commissione Giustizia?
All’interno del mio partito era stata accolta come una vittoria lo stralcio della stepchild adoption, perché si riteneva che a quel gesto sarebbe seguita un’azione concreta per mettere al bando a livello universale l’utero in affitto. Ebbene, il Governo non l’ha fatto. Il Pd ha approvato prima la mozione di Ap contro la maternità surrogata, ma subito dopo ha votato anche una mozione di Sinistra Italiana che è agli antipodi. In questo modo ha annullato il valore di entrambe le mozioni. Ritengo inammissibile che di fronte a una tale presa in giro, esponenti del mio partito anziché denunciare la violazione dei patti da parte del Pd parlino di una grande vittoria ottenuta…
La sua battaglia contro le unioni civili proseguirà all’interno del Ncd?
Vediamo cosa succede nei prossimi giorni. Resta in me la speranza [conclude con ironia,ndr] che il Ncd “si converta sulla via di Damasco”.