lunedì 9 maggio 2016

Non saranno gli slogan a salvare l’Europa...


L’Europa di Benedetto. Non saranno gli slogan a salvare l’Europa, ma l’opera di Dio attraverso gli uomini


di Matteo Carletti 
Papa Benedetto XVI ha dedicato parte del suo pontificato (e degli ultimi anni da cardinale) a ricordare, ad un’Europa che aveva ed ha perduto la sua memoria storica, le proprie origini e il proprio senso. Ha cercato di farlo proprio partendo dal quel “magma creativo” che è stato il pensiero cristiano e il suo affermarsi in tutti gli ambiti della vita sociale, politica e morale. Lo ha fatto insieme a Marcello Pera scrivendo nel 2004 il volume “Senza radici” (l’indomani della stesura della Costituzione europea) e in modo particolare, in tutto il suo magistero, ricordando come la fede in Gesù Cristo aveva fornito in ogni ambito della vita il meglio della civiltà europea. In quell’ormai lontano 2004 era arrivato a dire, con parole che oggi risuonano profetiche,
che «l’Occidente non ama più se stesso: della sua storia ormai vede soltanto ciò che è deprecabile e distruttivo, mentre non è più in grado di percepire ciò che è grande e puro».
Nell’aprile 2015 ha poi pubblicato, appena eletto Pontefice, il volume “L’Europa di Benedetto”, manifesto della sua idea di Europa. La crisi delle culture che ha investito il “vecchio continente” all’alba del terzo millennio costituisce il risultato, per Benedetto XVI, di secoli di separazione fra fede e ragione. La scienza, ma ancora di più la tecnica, hanno accresciuto il potere trasformativo, quando non distruttivo, nelle mani dell’uomo. Potere che diventa quasi assoluto se si pensa alle inquietanti, ma possibili, auto-manipolazioni della vita stessa.
«La forza morale – per Benedetto XVI – non è cresciuta insieme allo sviluppo della scienza, anzi, piuttosto è diminuita, perché la mentalità tecnica confina la morale nell’ambito soggettivo, mentre noi abbiamo bisogno di una morale pubblica». In questa Europa lacerata dalla sua anima scientista e nichilista, emerge un nuovo moralismo «le cui parole-chiave sono giustizia, pace, conservazione del creato, parole che richiamano valori morali essenziali di cui abbiamo davvero bisogno». Ma questo moralismo per Benedetto rimane «vago e scivola così, quasi inevitabilmente, nella sua sfera politico-partitica».
Lo stesso discorso vale, di conseguenza, anche per «un cristianesimo e per una teologia che riducono il nocciolo del messaggio di Gesù, il “Regno di Dio”, ai “valori del Regno”, identificando questi valori con le grandi parole d’ordine del moralismo politico, e proclamandole, nello stesso tempo, come sintesi delle religioni. Dimenticandosi però, così, di Dio, nonostante sia proprio Lui il soggetto e la causa del Regno di Dio. Al suo posto rimangono grandi parole (e valori) che si prestano a qualsiasi tipo di abuso». La cultura moderna illuminista ha permesso questo approdo moralistico e tecnocratico, proprio perché ha sviluppato una cultura, prima d’ora sconosciuta all’umanità, che ha escluso Dio dalla coscienza pubblica.
«Di conseguenza – prosegue Benedetto – questa nuova identità […] comporta anche che Dio non c’entri con la vita pubblica e con le basi dello Stato». Questa critica non vuol affatto significare il rifiuto dell’illuminismo e della modernità.
Anzi bisogna sempre tener presente che il Cristianesimo è prima di tutto (e solo esso) la religione del Logos, della fede nel “Creator Spiritus”, nello Spirito Creatore, dal quale tutto proviene. Solo inquadrando la ragione umana dentro un riferimento originario razionale essa può acquistare tutto il suo significato e valore che merita, sottraendola da visioni che inevitabilmente la relegano a sottoprodotto, magari pure dannoso, di una qualche forza irrazionale. La medicina, secondo Benedetto XVI, per questa Europa malata non può che essere il ritorno alle sue radici più profonde non tanto e non solo perché culturali e sociologicamente rilevanti, ma perché «soltanto la ragione creatrice, e che nel Dio crocifisso si è manifestata come amore, può veramente mostrarci la via». Quest’Europa si può ancora salvare, non con generici richiami a cammini di umanizzazione o a slanci utopici, ma con uomini «il cui intelletto sia illuminato dalla Luce di Dio e a cui Dio apra il cuore […]. Soltanto attraverso uomini che sono toccati da Dio, Dio può far ritorno presso gli uomini».
http://www.libertaepersona.org/