giovedì 7 aprile 2016

Unioni (in)civili, atto secondo.

Palazzo Montecitorio (Italian Chambers of Deputies)

Unioni civili, atto secondo. Dopo l’approvazione grazie a un maxi-emendamento del ddl Cirinnà in Senato, seguita a un ginepraio di polemiche, il testo è ora approdato alla Camera, precisamente in Commissione Giustizia.
Anche qui, ad accompagnarlo, un mare di emendamenti. Circolano notizie contrastanti sul numero preciso. C’è chi parla di 940 e chi di 899 richieste di modifiche. Ciò su cui non sembrano esserci dubbi, è la volontà del Governo di blindare il testo così com’è.
Dalle prime votazioni emerge una bocciatura di tutti gli emendamenti. Gran parte dei quali sono stati presentati dalla Lega Nord, seguita da Forza Italia. I due partiti di centro-destra avrebbero proposto al Governo di ritirarne una prevalente percentuale, a patto però che si decidesse unanimemente di imbastire una franca discussione su almeno alcuni aspetti precipui sollevati.
Tuttavia la relatrice del testo a Montecitorio, la dem Micaela Campana, ha rigettato la proposta. La chiusura del Governo a ogni discussione ulteriore sul ddl Cirinnà è spiegata da diverse fonti interne alla Camera dalla volontà del presidente Renzi di far approvare la legge al più presto, possibilmente entro il 5 maggio.
Il suo timore, infatti, sarebbe che il dibattito sulle unioni civili, dimostratosi molto divisivo, possa entrare nella fase calda della campagna elettorale per le amministrative. L’altro rischio, stando all’analisi di alcuni deputati, deriva dagli equilibri molto precari all’interno del Partito Democratico. Alcuni emendamenti, del resto, portano la firma di parlamentari dem e sono finalizzati a riportare il testo alla versione originaria, con la stepchild adoption.
L’ipotesi è che il Governo, malgrado alla Camera possieda una maggioranza più solida rispetto a quella in Senato, possa mettere anche qui la fiducia per velocizzare l’approvazione evitando ostacoli. Ipotesi, questa, che il sottosegretario alla Giustizia, Cosimo Ferri, per ora non ha né confermato né smentito. Egli ha voluto precisare che nessuna decisione è stata ancora presa.
Spulciando un po’ tra i vari emendamenti, si registra che Idea, nelle sue 109 richieste, vorrebbe in particolare modificare quattro aspetti di una legge che reputa comunque “discriminatoria e incostituzionale nel suo impianto”. Le riassume l’on. Eugenia Roccella: “Sopprimere i richiami al diritto di famiglia ed estendere il regime previsto per i coniugi anche ai conviventi riguardo la pensione di reversibilità”, in quanto nel testo è resa più accessibile per questi ultimi. E poi, “correzione delle numerose incongruenze relative ai contratti di convivenza ed eliminazione della clausola che legittima le sentenze sulle adozioni gay”.
A proposito di quest’ultimo tema, di tutt’altro tenore è l’emendamento che porta la firma dei “grillini”: ripristinare in toto la stepchild adoption. Ancora più esplicita Si-Sel, che vuole proporre un “matrimonio egualitario”. A fare da contraltare a queste incursioni nel cuore della famiglia naturale, i diversi emendamenti che chiedono sia introdotta la facoltà, per sindaci e amministratori pubblici, di ricorrere all’obiezione di coscienza.
Come riferito la scorsa settimana dall’on. Fabrizio Di Stefano, c’è un fronte sempre più ampio di primi cittadini che invocano questo diritto garantito dalla Costituzione. Chissà che non siano loro, i sindaci, a rompere le uova nel paniere al Pd, proprio in piena campagna elettorale per le amministrative.
Zenit

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