Nell'ultimo messaggio rivolto a Mirjana, la Regina della Pace ci ammonisce dicendo che abbiamo un cuore impuro, che non può quindi essere unito a Cristo. Come si fa dunque ad avere un cuore puro? Ma, ancora prima, è possibile ad un uomo avere un cuore puro? Tale che possa vedere Dio? Ho trovato questo testo di san Gregorio di Nissa che può aiutarci a rispondere...
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Dalle "Omelie" di san Gregorio di Nissa, vescovo
Dalle "Omelie" di san Gregorio di Nissa, vescovo
(6^ sulle beatitudini)La promessa di Dio è certamente tanto grande da superare l'estremo limite della felicità. Quale altro bene infatti si può desiderare, quando tutto si ha in colui che si vede? Infatti "vedere", nell'uso della Scrittura, ha lo stesso significato di possedere, come quel detto: "Possa tu vedere la prosperità di Gerusalemme" (Sal. 127, 5), dove il verbo significa "possa tu avere". E così pure: "Sia tolto di mezzo l'empio perchè non vedrà la gloria del Signore (Is. 26,10), dove il profeta per "non vedere" intende "non essere partecipe". Quindi colui che vede Dio, per il fatto stesso che lo vede, ha ottenuto tutti i beni, una vita senza tramonto, l'incorruttibilità eterna, la beatitudine immortale, un regno senza fine, una gioia perenne, la vera luce, una pace spirituale e dolce, una gloria inaccessibile, una perpetua esultanza, insomma ogni bene.
In verità ciò che viene proposto alla speranza nella promessa della felicità, ha queste immense proporzioni. Ma siccome è già stato prima dimostrato che il modo di vedere Dio si attua alla condizione di avere il cuore puro, in questo nuovamente la mia intelligenza è preda delle vertigini. La purezza del cuore infatti non è forse tra quelle virtù che non si possono conseguire, perchè superano e oltrepassano la nostra natura?
Se Dio si può vedere solo attraverso questa lente (la purezza di cuore, n.d.r.), e se d'altro canto Mosè e Paolo non lo hanno veduto perchè affermano che Dio non può essere visto nè da loro nè da alcun altro, ciò che Cristo propone sembra cosa nè mai effettuata nè effettuabile. E quale vantaggio possiamo avere noi dal fatto di conoscere a quale condizione si possa vedere Dio, se poi mancano le forze per raggiungere quanto si è scoperto?
Sarebbe infatti come se si dicesse che è cosa meravigliosa soggiornare in cielo perchè là si vedono cose che qui sulla terra non si possono vedere. Se con le parole si potesse dimostrare un qualche modo di attuare un viaggio in cielo, allora sarebbe utile agli ascoltatori apprendere che è felicità grande abitarvi. Ma sino a quando non può essere attuata questa ascesa al cielo, quale vantaggio può dare la conoscenza della felicità celeste? Non costituisce piuttosto un tormento e una delusione, perchè ci rende consapevoli di quali beni siamo stati privati, per il fatto che ci è impedito di salire in cielo? E perchè allora il Signore ci esorta a una cosa che supera la nostra natura e ci dà un precetto che va oltre le forze umane?
Ma le cose non stanno così, perchè egli non comanda di diventare uccelli a coloro che non ha fornito di ali, nè di vivere sott'acqua a quelli che ha destinati a una vita terrestre.
Se dunque la legge in tutti gli altri esseri è adatta alle forze di chi la riceve e non costringe a nessuna impresa che superi la natura, comprenderemo senz'altro che anche questa meta è compatibile con le nostre risorse e che non si deve disperare di raggiungere la felicità promessa. Capiremo ancora che nè Giovanni nè Paolo nè Mosè nè altri sono stati privati di questa sublime felicità, che proviene dalla visione di Dio. Non colui che disse: "Mi resta solo la corona di giustizia, che mi darà il Signore giusto giudice" (2Tim. 4, 8). Neppure colui che posò il capo sul cuore di Gesù, nè colui che udì dalla voce divina: "Ti ho conosciuto per nome" (Es. 33, 17).
In verità ciò che viene proposto alla speranza nella promessa della felicità, ha queste immense proporzioni. Ma siccome è già stato prima dimostrato che il modo di vedere Dio si attua alla condizione di avere il cuore puro, in questo nuovamente la mia intelligenza è preda delle vertigini. La purezza del cuore infatti non è forse tra quelle virtù che non si possono conseguire, perchè superano e oltrepassano la nostra natura?
Se Dio si può vedere solo attraverso questa lente (la purezza di cuore, n.d.r.), e se d'altro canto Mosè e Paolo non lo hanno veduto perchè affermano che Dio non può essere visto nè da loro nè da alcun altro, ciò che Cristo propone sembra cosa nè mai effettuata nè effettuabile. E quale vantaggio possiamo avere noi dal fatto di conoscere a quale condizione si possa vedere Dio, se poi mancano le forze per raggiungere quanto si è scoperto?
Sarebbe infatti come se si dicesse che è cosa meravigliosa soggiornare in cielo perchè là si vedono cose che qui sulla terra non si possono vedere. Se con le parole si potesse dimostrare un qualche modo di attuare un viaggio in cielo, allora sarebbe utile agli ascoltatori apprendere che è felicità grande abitarvi. Ma sino a quando non può essere attuata questa ascesa al cielo, quale vantaggio può dare la conoscenza della felicità celeste? Non costituisce piuttosto un tormento e una delusione, perchè ci rende consapevoli di quali beni siamo stati privati, per il fatto che ci è impedito di salire in cielo? E perchè allora il Signore ci esorta a una cosa che supera la nostra natura e ci dà un precetto che va oltre le forze umane?
Ma le cose non stanno così, perchè egli non comanda di diventare uccelli a coloro che non ha fornito di ali, nè di vivere sott'acqua a quelli che ha destinati a una vita terrestre.
Se dunque la legge in tutti gli altri esseri è adatta alle forze di chi la riceve e non costringe a nessuna impresa che superi la natura, comprenderemo senz'altro che anche questa meta è compatibile con le nostre risorse e che non si deve disperare di raggiungere la felicità promessa. Capiremo ancora che nè Giovanni nè Paolo nè Mosè nè altri sono stati privati di questa sublime felicità, che proviene dalla visione di Dio. Non colui che disse: "Mi resta solo la corona di giustizia, che mi darà il Signore giusto giudice" (2Tim. 4, 8). Neppure colui che posò il capo sul cuore di Gesù, nè colui che udì dalla voce divina: "Ti ho conosciuto per nome" (Es. 33, 17).
Se perciò coloro che hanno affermato che la visione di Dio supera le nostre forze, sono anch'essi beati, e se la beatitudine viene dalla visione di Dio, certo la purezza, per mezzo della quale si può raggiungere la beatitudine, non è una virtù impossibile.