giovedì 5 gennaio 2012

Amma Sincletica


Oggi 5 gennaio ricordiamo la figura di:
Sincletica
IV sec.
monaca
Nel IV secolo, tra i numerosi cristiani che si spinsero nel deserto egiziano in cerca di una vita radicalmente evangelica, diverse furono le donne che diedero vita a forme di vita semianacoretiche. La più celebre di loro è senz'altro Sincletica, di cui ci è giunta una Vita posta sotto il nome di Atanasio.
Nata in una famiglia della nobiltà alessandrina, ma di origine macedone, Sincletica decise alla morte dei suoi genitori di condurre una vita appartata e di preghiera.
Si inoltrò quindi nel deserto assieme alla sorella non vedente, per vivere ancor più nel nascondimento. La sua fama crebbe tuttavia a tal punto che si radunarono attorno a lei molte giovani desiderose di essere guidate nella lotta spirituale e nell'ascesi monastica. Sincletica, dopo un'iniziale contrarietà, diede vita assieme a loro a una forma di vita quasi cenobitica, nella quale il riferimento centrale era l'obbedienza, che essa riteneva via più sicura per acquisire la povertà del cuore rispetto alla purificazione consentita dalla mera ascesi anacoretica.
Sulle tracce di Gesù, mite e umile di cuore, Sincletica visse e condusse molte discepole alla gioia profonda che è accessibile nella vita cristiana a chi accetta di vivere un cammino di abbassamento per amore. Sincletica morì dopo una lunga e tragica malattia, che ne sfigurò il viso e che la rese muta e cieca, senza peraltro impedirle di rimanere con la propria vita, sino alla fine dei suoi giorni, testimone eloquente della buona notizia dell'Evangelo.
TRACCE DI LETTURA
Come è impossibile costruire una nave senza chiodi, così è impossibile raggiungere la salvezza senza l'umiltà.
Poiché è per natura buona e portatrice di salvezza, il Signore se ne è rivestito quando ha compiuto l'economia verso gli uomini. Principio e fine delle virtù è che tu sia povero. Dice infatti il Signore: «Imparate da me che sono mite e umile di cuore». Presta attenzione a chi parla così, diventa suo perfetto discepolo. Dice povero il modo di pensare, non solo l'apparenza, accenna velatamente all'intimo dell'uomo: infatti, anche l'esterno si conforma ad esso.
L'umiltà viene esercitata in mezzo alle violenze, tra le piaghe; affinché ascoltino lo stolto e l'insipiente, il povero e il misero, il malato e l'invalido, lo sbadato nell'agire, chi fa proposte irragionevoli, chi ha un aspetto disprezzabile, il debole di forza. Questi sono i nervi dell'umiltà. Di queste cose è stato accusato e ha sofferto il nostro Signore: dobbiamo perciò imitare la sua efficace umiltà.
Vita di Sincletica 56-59
PREGHIERA
Saggiamente hai guidato la vita comune
consigliando alle tue compagne
di dimorare stabilmente in un luogo.
Con le tue parole e il tuo esempio,
non hai temuto di rendere alle monache
questo servizio nella verità.
Per la sua preghiera, Dio nostro,
abbi pietà di noi e salvaci.
* * *
APPROFONDIMENTI

Apoftegmi di Amma Sincletica
 
 
Appartenente a una nobile famiglia macedone trasferitasi ad Alessandria, visse nel IV secolo.  Alla morte dei genitori rinunciò alla ricca eredità, preferendo ritirarsi con la sorella cieca in una caverna. La fama delle sue virtù  e della sua santità richiamò molte persone, alle quali la donna rivolse quegli insegnamenti che costituiscono il nucleo più cospicuo della sua biografia, la Vita di  Sincletica dello Pseudo-Atanasio (PG 28,1487-1558), un testo del V secolo.

1. L'amma Sincletica disse: «Grande è il travaglio e lo sforzo per coloro che inizialmente si accostano a Dio. Infatti, come coloro che desiderano accendere un fuoco, agli inizi si affumicano e lacrimano e in questo modo riescono nell'intento, così è necessario che anche noi, poiché si dice che il nostro Dio è un fuoco che consumaaccendiamo il fuoco divino piangendo e faticando».

2. Disse ancora: «Noi, che abbiamo fatto professione di questa vita, dobbiamo pervenire alla somma temperanza. Effettivamente sembra che essa sia di casa nel mondo, ma mista a una certa insensatezza, che fa peccare in tutti gli altri sensi, infatti si usa la vista in maniera indecente e si ride smodatamente».

3. Disse inoltre: «Come i tossici più potenti  scacciano gli animali velenosi, così la preghiera unita al digiuno tiene lontano i cattivi pensieri».

4. Disse ancora: «Non ti sia di allettamento la voluttà delle ricchezze del mondo, quasi che, a cagione di vacuo piacere, ci sia in essa qualcosa di utile. Lì si va dietro alla buona cucina, tu invece con il digiuno e con cibi semplici andrai oltre l’abbondanza dei loro piatti. Infatti si dice che un’anima che si trova nella dovizia si diletta di favi.  Non ti saziare di pane e non desidererai vino».

5. Fu chiesto alla beata Sincletica se la povertà fosse un bene perfetto. «Sicuramente lo è, - rispose – per chi la può reggere. In effetti chi la sopporta, subisce patimenti nella carne, ma trova pace nell'anima. Come infatti abiti resistenti vengono lavati strofinandoli con i piedi e torcendoli energicamente, così pure un'anima forte acquista maggiore vigore per mezzo della volontaria indigenza»

6.  Disse inoltre: «Se sei in un cenobio, non mutar di luogo perché ti causerebbe un grande danno: come un uccello, che lascia le uova, le rende infeconde, così pure il monaco o la vergine che vanno in giro, si raffreddano e si spengono alla fede».

7. Disse ancora: «Sono tante le insidie del diavolo. Non si è potuto prendere l'anima con l'indigenza? Mette l'esca della ricchezza. Non è potuto prevalere con ingiurie e insulti? Avanza lodi e gloria. Vinto dalla salute, procura malattie al corpo. Se non può ingannare con i piaceri, prova a sviare con affanni non desiderati. Scatena a suo piacimento morbi gravissimi, affinché, perdendosi d'animo, si offuschi nell'uomo l'amore verso Dio. Fiacca il corpo con febbri altissime e tormentandolo con una sete insopportabile. Se tu, che sei peccatore, patisci queste cose, tieni a mente la punizione futura, il fuoco eterno e il supplizio del giudizio, senza scoraggiarti per le difficoltà presenti. Trai gioia dal fatto che Dio ti ha visitato e sulla lingua abbi quelle parole sante: “Il Signore mi ha castigato severamente, ma non mi ha consegnato alla morte”.  Tu sei di ferro e col fuoco rimuovi la ruggine. Se, invece, tu che sei giusto, ti ammali, progredirai dal bene al meglio. Sei d'oro? Per mezzo del fuoco riuscirai più provato. Un angelo di Satana è stato donato alla tua carne? Esulta. Considera a chi sei stato reso simile: sei stato giudicato degno della sorte di Paolo. Sei messo alla prova dal caldo? Sei castigato dal gelo? La Scrittura però recita: “Siamo passati per il fuoco e per l'acqua e ci hai condotto al refrigerio”. Se ti è toccata la prima cosa, attendi la seconda. Pratica la virtù e urla le parole del santo che dice: “Io sono povero e sofferente”.Diventerai perfetto per mezzo di questa coppia di affanni. Il salmista infatti dice: “Mi hai dilatato nella tribolazione”.  Impegniamo soprattutto in  questi esercizi le nostre anime e teniamo davanti agli occhi l'Avversario»

8. Disse inoltre: «Se il male ci dà noia, non rattristiamoci al pensiero che, per  l’infermità e la sofferenza del corpo, non abbiamo voce per recitare i salmi. Infatti tutto ciò ci conduce alla  purificazione delle passioni. In questo senso il digiuno e  il dormire per terra ci sono  prescritti contro i piaceri. Se dunque il male le attenua, questo discorso è superfluo. Restare forti nelle malattie  ed elevare a Dio inni di ringraziamento, questa è  la grande ascesi».

9. Disse ancora: «Non cercare nel fatto che digiuni il pretesto della malattia, giacché anche chi non lo fa, spesso cade negli identici mali. Hai cominciato a operare il bene?  Non fermarti se il Nemico te lo impedisce, poiché la tua pazienza rende inutili i suoi sforzi. Infatti coloro che intraprendono una navigazione inizialmente sfruttano il vento a favore. Se hanno spiegato le vele e poi capita loro di imbattersi in un vento contrario, non per questo i marinai abbandonano la nave, piuttosto sì fermano oppure lottano contro la tempesta e quindi riprendono il mare. Allo stesso modo pure noi, se spira un vento contrarioissiamo, come se fosse una vela, la croce e portiamo a termine il viaggio per mare senza timore»

10. Disse inoltre: «Chi accumula ricchezze materiali dalle fatiche e dai rischi del mare, pur ottenendo molto, desidera ancora di più, stimando quello che ha una cosa da nulla rispetto a quello che non ha. Ma noi, senza che abbiamo nulla di quello che essi cercano, non vogliamo possedere niente per il timore di Dio»

11. Disse ancora«Imita il pubblicano, affinché tu non sia condannato insieme al fariseo. Scegli la mansuetudine di Mosè, perché il tuo cuore, che è duro come pietra, si trasformi in una fonte d'acqua»

12. Disse inoltre: «È rischioso che a insegnare sia uno che non abbia fatto un'esperienza concreta della vita. Come chi abita in una casa cadente e riceve ospiti, procura loro un danno, se l'abitazione crolla, così pure costoro, se prima non hanno edificato se stessi, manderanno in rovina quelli che si recano da loro. Infatti a parole incitano alla salvezza, ma col cattivo comportamento, fanno piuttosto un torto a chi li segue».

13. Disse ancora: «È bene non adirarsi. Se ciò accade, chi ha detto: “non tramonti il sole sulla vostra ira”,  per questa passione non ti ha concesso neppure un giorno di tempo. E tu aspetti che passi tutta la tua esistenza? Perché odiare chi ti ha procurato noia? Il torto non è suo, ma del diavolo. Prenditela col male, non col malato!».

14. Disse inoltre: «Quanto più gli atleti progredisco tanto più i loro antagonisti si fanno forti».

15. Disse ancora: «C'è una pratica spirituale ispirata dal Nemico, infatti anche i suoi discepoli fanno così. Come possiamo distinguere la divina e regale ascesi da quella tirannica e demoniaca? È chiaro che è possibile farlo a partire dalla misura. Per tutto il tempo sia per te una la regola del digiuno: non stare senza mangiare per quattro o cinque giorni per poi concluderlo con una grande quantità di cibi. L'eccesso in ogni caso è pernicioso. Se sei giovane e sano, digiuna: verrà la vecchiaia con i suoi malanni. Per quanto puoi accumula un tesoro di nutrimento, affinché, quando non ti sarà più possibile, tu possa trovare ristoro».

16. Disse inoltre: «Quando stiamo nel cenobio è preferibile l'ubbidienza all'ascesi: una infatti insegna l'orgoglio, l'altra l'umiltà».

17. Disse ancora: «Occorre che noi guidiamo l'anima con discernimento. Stando nel cenobio, non dobbiamo ­fare i nostri interessi,  né seguire la nostra opinione, ma dare retta a chi ci è padre per fede»

18Disse inoltre: «È scritto: “Siate prudenti come serpenti e semplici come colombe”.  Essere come serpenti significa non ignorare gli assalti e le astuzie del diavolo, immediatamente infatti il simile riconosce il suo simile. La semplicità della colomba rinvia invece alla purezza dell'azione».

19. L'amma Sincletica ebbe a dire: «Molti che vivono sui monti si comportano come quelli che stanno in città e si perdono. E’ possibile, in mezzo a tanta gente, starsene da soli con la mente, come anche, vivendo da soli, stare con la mente tra la folla».

20. Disse inoltre: «Nel mondo i delinquenti sono imprigionati: noi invece mettiamo noi stessi in prigione per via dei nostri peccati, affinchè questo atto intenzionale della memoria tenga lontano il castigo futuro».

21. Disse ancora: «Come un tesoro scoperto si disperde, così una virtù che viene resa nota e divulgata svanisce. Come la cera fonde davanti al fuoco, così l’anima si dissolve a motivo degli elogi e i suoi sforzi sono vanificati».

22. Disse inoltre: «Come non è possibile essere contemporaneamente pianta e seme, così è impossibile dare frutti celesti, partecipando alla gloria mondana».

23. Disse inoltre: «Stiamo attenti: è attraverso i sensi, anche contro la nostra volontà, che passano i ladri. Come può una casa non tingersi del nero del fumo che sale da fuori, se le finestre sono aperte?».

24. Disse ancora: «Figli miei, noi tutti desideriamo essere salvati, ma a motivo della nostra negligenza ci allontaniamo dalla salvezza».

25. Disse ancora: «Noi ci dobbiamo armare di tutto punto contro i demoni. Essi, infatti, o provengono da fuori o si agitano dentro di noi, e l'anima, come una nave, a volte è sommersa dai marosi, altre volte invece affonda a causa del sovraccarico. Allo stesso modo anche noi, o ci perdiamo per i peccati che commettiamo verso l'esterno, oppure sono nostra rovina i pensieri che nutriamo dentro di noi. Occorre dunque, a seconda dei casi, vigilare sugli attacchi che provengono dall'esterno dell'uomo, o recidere lo scaturire degli intimi pensieri».
                                                                                                  
26.  Disse inoltre: «Quaggiù non riusciamo a stare senza preoccupazioni. La Scrittura, infatti, dice: “Chi crede di stare in piedi, stia attento a non cadere”.  Noi navighiamo nell'oscurità. Perciò il salmista chiama la nostra vita un  un mare e nel mare ci sono scogli, mostri ma anche zone tranquille.  Ora noi navighiamo dove il mare è calmo e la gente del mondo va dove esso è agitato. Noi seguiamo in pieno giorno la rotta del sole di giustizia, ma accade spesso che chi vive nel mondo, nella tempesta e nella tenebra, porti in salvo la sua imbarcazione, per la sua vigilanza, mentre noi, che siamo dove l'acqua è tranquilla, per nostra negligenza, coliamo a picco, perché abbiamo abbandonato il timone di giustizia».

27. Disse inoltre: «Come non è possibile mettere su una nave senza i chiodi, così è impossibile salvarsi senza essere umili».

28. Disse ancora: «C'è una tristezza benigna e una maligna. La tristezza salutare è quella che ci fa piangere per i nostri peccati e per la debolezza del prossimo, per non mancare al nostro proposito di giungere alla perfezione del bene. Ma c'è anche una tristezza che proviene  dal Nemico, una tristezza irragionevole, che alcuni hanno chiamato accidia. Occorre dunque allontanare questo spirito con la preghiera e la salmodia».

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Altri insegnamenti di Amma Sincletica

  Le monache interrogarono la beata Sincletica: «Come sal­varsi?». E lei, dopo aver tirato un sospiro e piangendo rispose: «Figlie mie, noi tutti sappiamo come farlo, ma per la nostra negligenza perdiamo la salvezza. Prima di tutto e più di tutto noi dobbiamo rispettare quello che ci disse il Signore: "Ame­rai il Signore Dio tuo con tutto il cuore, con tutta la tua anima e con tutta la tua mente. Quindi, la salvezza è in questo du­plice amore"».
  Diceva inoltre: «Le donne possono vivere innocentemente nel secolo, però sono sempre spudorate: ridono smisuratamente, lanciano sguardi volgari, peccano con i loro sentimenti. Tu devi essere superiore nelle tue virtù, per noi è imperdonabile guar­darsi intorno vanamente, poiché la Scrittura dice: "i tuoi occhi guardino diritto e le tue pupille mirino diritto davanti a te".  Non soltanto dobbiamo salvare dal peccato lo sguardo, ma an­che la nostra lingua: non è giusto che lo strumento con cui si recitano i salmi possa pronunciare parole cattive. Dobbiamo non soltanto fuggire dal dire le perversità, ma anche dal sentirle».
  Diceva ancora: «E molto bene salire dal più piccolo al più grande, però non è sicuro scendere da un bene grande a un bene più piccolo. Per questo l'apostolo insegnava: "Dimenti­co del passato e proteso verso il futuro corro verso la meta"».
 La beata Sincletica disse alla beata Teodora: «Durante la quaresima mi bastavano soltanto sette misure di lenticchie e una caraffa d'acqua».
 Disse una volta: «Cerchiamo di essere saggi nel nostro cammino. Contro la nostra volontà ci assediano i ladri. Come una stanza potrà non essere nera di fuliggine se le finestre del­la casa, circondata da un fumo denso, sono aperte? Per questo è necessario che ci asteniamo dall'uscire in luoghi pubblici. Se ci fa vergognare uno sguardo involontario ai fratelli o ai geni­tori svestiti, non sarebbe più indegno guardare la gente che si scopre scandalosamente per strada e usa parole sgarbate? Da queste brutte impressioni nascono dannosi e sconvolgenti pensieri. A casa però non dobbiamo restare a dormire, cerchia­mo di essere svegli sempre, come dice la Sacra Scrittura: "Ve­gliate dunque, perché non sapete né il giorno né l'ora"».
 Disse ancora: «Hai vinto la lussuria del corpo, ma il nemi­co tenta di radicare i semi della passione nella tua anima. Se sconfiggessi anche questi tentativi, vedresti i volti delle perso­ne che ti sono piaciute, i loro vestiti provocanti, udresti voci insensate, in questo modo il nemico continuerebbe a distur­barti con strumenti immateriali ».
  Disse ancora: «Il nemico di solito si veste dell'abito altrui e nasconde le sue armi sotto i veli. Fa vedere chicchi di grano sotto i quali è mascherato un laccio. Bada bene a tutte le furbi­zie del nemico, veglia in ogni momento, stai attenta non sol­tanto alle questioni materiali, ma ancora di più a quelle spiri­tuali, perché il diavolo immateriale e invisibile si aggira intorno a te giorno e notte senza stancarsi».
 La beata Sincletica disse: «Se ti sovviene la bella immagine di un volto, cavale gli occhi, tagliale le labbra e le guance e poi guarda bene l'orrenda composizione delle ossa. Siine certa: ogni fascino lascerà la bella immagine! Sarebbe addirittura be­ne sognare il corpo di una persona da te amata come un cada­vere pieno di pus e di ferite putrefatte e puzzolenti. Ma so­prattutto bisognerebbe imbrigliare il ventre».
 La beata Sincletica disse: «Come un tesoro che è lasciato all'aperto viene rubato dai ladri, così i demoni si prendono gio­co della monaca che esce dalla cella fino a farla sprofondare in qualche passione. Rimanendo nella sua cella, come un tesoro chiuso, non teme il furto, perché la sua anima è protetta da Gesù Cristo il Signore Nostro. Se stai facendo un'opera di be­ne nella tua cella non pensare che così vuole Dio e non osare mai di giudicare il prossimo».
 Disse ancora: «Come non può crescere l'erba sulla sabbia, così chi è occupato nei divertimenti e nelle chiacchiere non può fare un'opera divina. Il Signore diceva: "Nessuno può servire a due padroni"».
 Diceva inoltre: «I laici più acquistano più nascondono la ricchezza dicendo che sono poveri. Noi, invece, più abbiamo successo nell'opera di bene più ci esaltiamo con parole vana-gloriose. Perciò ogni briciolo di bene, che abbiamo appena va­nitosamente dichiarato di aver fatto quasi fosse merito nostro, subito sparisce come portato via da un ladro. Fai opere di be­ne nel silenzio e non riferirle a nessuno! Quelli che fanno il contrario subiscono gravi danni "perché a chi ha sarà dato, ma a chi non ha sarà tolto anche ciò che crede di avere"».
 Disse ancora: «Come la cera si scioglie col fuoco, così l'ani­ma si illanguidisce con le lodi e perde la sua fermezza. Ma se il fuoco scioglie la cera, il freddo la rende solida: se le lodi di­struggono la fermezza dell'anima, allora gli insulti e l'esichia la fanno più forte e vigorosa».
 Santa Sincletica disse: «Non dare niente e non prendere nien­te dalla gente del mondo, non parlare con gli uomini, non scher­zare con un ragazzo, solo così si calmeranno le tue passioni».
 Disse ancora: «Bisogna salvaguardare la lingua e l'udito, non dire e non ascoltare mai parole vane e riprovevoli. Non ascoltare le sciocchezze e non sarai il ricettacolo dei vizi altrui. Se prendi dentro dite la fetida schifezza delle vergognose chiac­chiere tramite i pensieri, avrai brutte macchie sulla tua preghie­ra. Dopo aver ascoltato la gran quantità di crudeli calunnie di cui parla male, guarderai di sbieco tutto come un occhio che, ac­cecato dalla luce forte, socchiudendosi, fissa le cose».
 Santa Sincletica disse: «Noi tutti sappiamo come ci si può salvare, però per nostra negligenza e pigrizia camminiamo verso la morte. Il diavolo crea per i monaci innumerevoli allet­tamenti, li fa uscire dalle loro celle o li esorta a vagare stolta-mente dentro la stanza fino a sedurli a tal punto che o cadran­no per conto loro nella dissolutezza o spingeranno gli altri a scivolare. Tutto ciò però succede non soltanto ai monaci, ma anche a noi monache. Che vantaggio c'è nell'aggirarsi insen­satamente nella cella, se questo ti porterà verso numerosi pec­cati per i quali sarai condannata alle pene eterne?».
 Disse ancora: «Se il tuo pensiero sarà sempre rivolto verso il regno dei cieli, presto lo raggiungerai!».
 Diceva inoltre: «La vita del monaco assomiglia al paradiso, è sempre circondata da una spada di fuoco: la spada della preghiera e del ricordo di Dio».
 Santa Sincletica disse: «Se dicessi con umiltà per una tua caduta: "Perdonami!", saresti perdonato».
 Disse una volta: «Se ti succede di ottenere, con la grazia di Dio, qualche virtù, non levare il cuore nell'orgoglio dicendo: "Sono stato io a raggiungere queste virtù!". Persino se fosse vero che tu le hai conquistate, di' sempre: "Sono una serva e ho realizzato solo quello che mi è stato imposto". Se farai ogni cosa con questo pensiero nel cuore, Dio ti aiuterà e ti farà sfuggire alle ragnatele del maligno».
 Una monaca domandò alla beata Sincletica: «La povertà vo­lontaria potrebbe essere una virtù perfetta?». Rispose Sincletica: «Sicuramente, però per le persone forti. Come l'abito fatto da un tessuto grezzo, dopo averlo lavato e strizzato molte volte, di­venta più liscio e bianco, così l'anima forte per la povertà volon­taria acquista maggior vigore. Invece i deboli d'animo sono co­me un abito stracciato, il loro cuore è ridotto a brandelli e non hanno le forze per sostenere il peso di nessuna virtù. Bisogna fin dall'inizio rinunciare a ogni desiderio e pensiero dei piaceri del corpo, cioè alla lussuria e al godimento della carne, e cercare di consolidarsi nelle virtù principali come il digiuno, la veglia, il la­voro che stanca il corpo, la pazienza e altre ancora. Soltanto do­po tutto ciò si potrà osare di darsi alla povertà volontaria. li Sal­vatore non ordinò all'uomo ricco di lasciare subito il suo podere, ma prima gli domandò: "Hai seguito i comandamenti?".   Co­me se avesse detto: "Se conosci già l'alfabeto, sai mettere insie­me le lettere e riconosci le parole scritte, allora comincia a legge­re, cioè: 'Va', vendi quello che possiedi, dallo ai poveri e avrai un tesoro nel cielo; poi vieni e seguimi ».
 La beata Sincletica disse: «La croce è la nostra bandiera vit­toriosa. Perché il nostro nome non è nient'altro che la rinuncia alla vita e l'essere destinati alla morte. Come i morti sono pri­vi di azione anche noi dobbiamo cercare di comportaci così. Portiamo avanti soltanto la vita spirituale in cui facciamo ve­dere le virtù».
 Disse inoltre: «Dobbiamo lottare per il rinnovamento vero dell'anima, non per quello finto e ingannevole, cioè per il rin­novamento interiore e profondo. Abbiamo tagliato i capelli, ora rimuoviamo le incrostazioni dalla testa. I capelli verosi­milmente sono la bellezza mondana, la fama, il possesso, il dolce cibo e altri piaceri. Le incrostazioni della testa invece rappresentano i pensieri cattivi, i sentimenti sporchi, perché la testa è la nostra anima. Spazziamo via le incrostazioni, sia la nostra anima bella e limpida».
 Disse una volta: «Bisogna incessantemente fare la pulizia nella casa dell'anima e sorvegliare con cura se non ci siano na­scosti velenosi animali, cioè i pensieri o i sentimenti del pecca­to, e dopo averla pulita, è necessario bruciare il divino incenso della preghiera»
 Disse ancora: «Conoscevo un servo di Dio che, pur rima­nendo nella sua cella, rifletteva sull'arrivo dei pensieri e con­tava quale venisse per la prima volta, quale per la seconda, per quanto tempo ognuno rimanesse e, se non era venuto per la prima volta - diciamo ieri - ma era già noto, che effetto avesse, se come la prima volta o di meno. In questo modo quel monaco distingueva in sé il bene e il male, quello che ve­niva da Dio e dal nemico. Così, per grazia di Dio, era riuscito a purificare bene il suo cuore, cosa che gli aveva aperto l'oc­chio della mente alla visione di Dio».
 La beata Sincletica disse: «Le anime che abbiano dedicato se stesse a Dio non si debbono mai rilassare o darsi alla spen­sieratezza, perché il nemico, digrignando i denti, le segue per aggredirle nel momento giusto, cioè appena si assopiscono».
 Disse una volta: «Anche il diavolo sa spingere a percorre­re la strada verso il male e, appunto, non gli mancano gli ap­prendisti. Come si può distinguere tra il servizio reso a Dio e quello reso al diavolo? Non c'è niente di meglio che la tempe­ranza».
 Disse inoltre: «Bisogna conoscere l'arte di guidare l'ani­ma: non dobbiamo mai cercare nel monastero qualcosa per noi stesse che possa soddisfare la nostra propria volontà, ma desiderare di sottometterci alla madre spirituale. In base a una nostra libera scelta abbiamo mandato noi stesse in esilio, cioè fuori dai confini di questo mondo. Siamo diventate straniere, non pensiamo neanche di tornare indietro».
 Disse ancora: «Andando incontro a Cristo sposo ci dob­biamo ornare per essere belle e piacergli. Al posto però delle pietre preziose, poniamoci sulla fronte una corona intrecciata fatta dalla fede, dalla speranza e dall'amore. Cingiamo al collo la collana preziosa della saggia umiltà, fasciamo la vita con la castità, la modestia ci farà un vestito puro e bello, per il ban­chetto di nozze ci serviranno la preghiera e il canto».
 Disse una volta: «Viviamo sulla terra, come in un altro grembo della madre, per rinascere alla vita celeste. Come i neonati, dopo essere maturati nel seno materno, escono alla luce, così i santi si perfezionano sulla terra con l'impegno fati­coso e con la grazia di Dio per poi passare al mondo celeste. I peccatori, invece, sono come i feti morti nel grembo, passano da un buio all'altro. Muoiono sulla terra per il veleno dei vizi e, dopo la morte, proseguono verso il buio infernale».
Tratto da: DETTI DEI PADRI DEL DESERTO - ED. PIEMME  a cui si rimanda per l'approfondimento.