Tra nuovi culti e fascino per il matrimonio cristiano.
(Cristian Martini Grimaldi) Negli ultimi decenni in Giappone, sembra essersi creato un vuoto spirituale che le religioni tradizionali — shintoismo e buddismo — non hanno saputo colmare. Piuttosto si sono create le condizioni per la prolificazione di nuove religioni, dette shinshūkyō.
Nonostante negli anni queste organizzazioni religiose siano cresciute in maniera costante, è negli anni del boom economico, Settanta e Ottanta, che si è assistito a una vera e propria esplosione: il processo di inurbazione ha privato le persone del tradizionale legame con i templi e i santuari delle comunità d’appartenenza, fornendo quella base di potenziali devoti che sarebbe infine confluita nelle maglie delle numerose religioni non-tradizionali.
Il Governo giapponese ha recentemente stimato che oggi esistono più di duecentomila nuove religioni in tutto il Paese, e molto spesso la nascita di questi nuovi culti non ha nulla a che fare con l’appagamento dei bisogni spirituali. Infatti seppure il Governo non richieda alcun tipo di registrazione ai gruppi religiosi, né l’obbligo di esibire alcun tipo di certificazione, tuttavia le organizzazioni religiose certificate ricevono dei benefici fiscali consistenti. Non è un caso dunque che circa l’ottanta per cento di questi gruppi si autocertifichino come religiosi.
La crescita esponenziale delle nuove religioni in Giappone è però deflagrata con tale radicalità che la sola speculazione economica non riesce da sola a giustificare il fenomeno. Certamente un generale disorientamento esistenziale è presente soprattutto nelle nuove generazioni: la mancanza di saldi riferimenti spirituali si riflette nella ritualità composita che scandisce i momenti più significativi della vita del cittadino nipponico: esiste un detto secondo il quale un cittadino giapponese nasce in un santuario shintoista, si sposa con rito cristiano e muore in un tempio buddista. In un tale contesto di pluralismo confessionale — vissuto però superficialmente, con una preparazione dottrinale scarsa o del tutto assente — le persone, specialmente i giovani, difettano di stimoli per un approfondimento impegnato, e si rifugiano nella comoda e contagiosa indifferenza indotta dall’atmosfera di relativismo culturale, ormai pienamente globalizzata. Per di più la condizione di letargo economico strutturale che risale ai primi anni Novanta ha finito per erodere la fiducia di una società che ha sempre misurato il proprio valore sui risultati del proprio lavoro.
Masami Tsuchiya, il chimico tecnicamente responsabile dell’attentato terroristico con il gas sarin alla metropolitana di Tokyo nel 1995, così rifletteva sulla scelta di far parte del gruppo religioso Aum che pianificò l’attacco: «Sentivo un senso di crisi impellente nella civiltà moderna, ed ero interessato a combinare la scienza moderna con la religione: spiritualità e scienza possono portare a una via d’uscita da questa crisi». Dunque, alla ricerca di forme alternative di sostegno spirituale, molti giapponesi si lasciano irretire dalla seducente propaganda di culti che offrono il conforto di una comunità spiritualmente attiva, e strizzano l’occhio alla moderna sapienza delle scienze sperimentali. Non è un caso che una tra le più importanti nuove religioni giapponesi si chiami Happy Science (“scienza felice”).
Il concetto di rivoluzione umana è invece uno dei principi ispiratori del Soka Gakkai (letteralmente: “società per la creazione di valore”): un’associazione di ispirazione buddista che ha dodici milioni di membri, e che nasce negli anni Trenta come movimento per la riforma educativa in Giappone. L’Ho No Hana Sampogyo, conosciuta anche come “la setta del piede”, fondata da Hogen Fukunaga, si dedicava invece a predire le fortune — e le sfortune — delle persone tramite la lettura della pianta del piede. Accusato di truffa ai danni di sprovvedute casalinghe, Fukunaga, è stato condannato a pagare milioni di euro di risarcimento.
In questo contesto di offerte multiformi per soddisfare — per quanto nominalmente — un comune bisogno di trascendenza, il cristianesimo, nonostante la generale indifferenza indotta da un linguaggio quotidiano totalmente secolarizzato, sembra paradossalmente avere l’occasione migliore per aprire una nuova pagina di evangelizzazione. Con una popolazione giapponese di oltre cento milioni di abitanti, la maggior parte dei quali aspira a un matrimonio cristiano, la Chiesa ha la grande opportunità di avvicinare i giapponesi. Rispetto ai culti non tradizionali la Chiesa in Giappone gode infatti di un enorme vantaggio: mentre questi sono costretti a inseguire i potenziali devoti attraverso battage pubblicitari, perfino ideando stratagemmi ingannevoli (si offrono corsi di yoga e ci si ritrova a partecipare a un rito di iniziazione religiosa), sono invece migliaia le coppie, per la maggior parte composte da persone non battezzate o in cui uno solo dei partner è stato battezzato, che spontaneamente desiderano avvicinarsi a un luogo di culto cristiano per suggellare il momento più importante della loro vita.
Molte chiese cattoliche si sono già organizzate per rispondere alla sempre crescente domanda di matrimoni, che diventano l’occasione per incuriosire i non credenti offrendo corsi di introduzione al cristianesimo, una catechesi di base, l’istruzione sul valore del matrimonio secondo la dottrina cattolica. Tutto ciò diventa anche un modo per evitare che molte coppie ripieghino verso quelle centinaia di organizzazioni che offrono pacchetti di cerimonie in stile cristiano ingaggiando finti preti e affittando cappelle come fosse il set di una telenovela.
Insomma oggi la Chiesa in Giappone si trova ad affrontare una doppia sfida: ottimizzare le risorse per soddisfare il crescente interesse dei giapponesi per le nozze cristiane e, allo stesso tempo, cogliere questa occasione per scavare nel bisogno di trascendente sempre vivo nell’animo dei non credenti che, come la storia ha dimostrato, se trascurato o sottovalutato, andrebbe irrimediabilmente assorbito dai vari organismi pseudo-religiosi dalle dottrine improbabili o improvvisate. Per nuova evangelizzazione si intende anche la capacità di saper intuire dove (e come) il “granello di senape”, cadendo, potrebbe rendere i frutti migliori.
L'Osservatore Romano
Il Governo giapponese ha recentemente stimato che oggi esistono più di duecentomila nuove religioni in tutto il Paese, e molto spesso la nascita di questi nuovi culti non ha nulla a che fare con l’appagamento dei bisogni spirituali. Infatti seppure il Governo non richieda alcun tipo di registrazione ai gruppi religiosi, né l’obbligo di esibire alcun tipo di certificazione, tuttavia le organizzazioni religiose certificate ricevono dei benefici fiscali consistenti. Non è un caso dunque che circa l’ottanta per cento di questi gruppi si autocertifichino come religiosi.
La crescita esponenziale delle nuove religioni in Giappone è però deflagrata con tale radicalità che la sola speculazione economica non riesce da sola a giustificare il fenomeno. Certamente un generale disorientamento esistenziale è presente soprattutto nelle nuove generazioni: la mancanza di saldi riferimenti spirituali si riflette nella ritualità composita che scandisce i momenti più significativi della vita del cittadino nipponico: esiste un detto secondo il quale un cittadino giapponese nasce in un santuario shintoista, si sposa con rito cristiano e muore in un tempio buddista. In un tale contesto di pluralismo confessionale — vissuto però superficialmente, con una preparazione dottrinale scarsa o del tutto assente — le persone, specialmente i giovani, difettano di stimoli per un approfondimento impegnato, e si rifugiano nella comoda e contagiosa indifferenza indotta dall’atmosfera di relativismo culturale, ormai pienamente globalizzata. Per di più la condizione di letargo economico strutturale che risale ai primi anni Novanta ha finito per erodere la fiducia di una società che ha sempre misurato il proprio valore sui risultati del proprio lavoro.
Masami Tsuchiya, il chimico tecnicamente responsabile dell’attentato terroristico con il gas sarin alla metropolitana di Tokyo nel 1995, così rifletteva sulla scelta di far parte del gruppo religioso Aum che pianificò l’attacco: «Sentivo un senso di crisi impellente nella civiltà moderna, ed ero interessato a combinare la scienza moderna con la religione: spiritualità e scienza possono portare a una via d’uscita da questa crisi». Dunque, alla ricerca di forme alternative di sostegno spirituale, molti giapponesi si lasciano irretire dalla seducente propaganda di culti che offrono il conforto di una comunità spiritualmente attiva, e strizzano l’occhio alla moderna sapienza delle scienze sperimentali. Non è un caso che una tra le più importanti nuove religioni giapponesi si chiami Happy Science (“scienza felice”).
Il concetto di rivoluzione umana è invece uno dei principi ispiratori del Soka Gakkai (letteralmente: “società per la creazione di valore”): un’associazione di ispirazione buddista che ha dodici milioni di membri, e che nasce negli anni Trenta come movimento per la riforma educativa in Giappone. L’Ho No Hana Sampogyo, conosciuta anche come “la setta del piede”, fondata da Hogen Fukunaga, si dedicava invece a predire le fortune — e le sfortune — delle persone tramite la lettura della pianta del piede. Accusato di truffa ai danni di sprovvedute casalinghe, Fukunaga, è stato condannato a pagare milioni di euro di risarcimento.
In questo contesto di offerte multiformi per soddisfare — per quanto nominalmente — un comune bisogno di trascendenza, il cristianesimo, nonostante la generale indifferenza indotta da un linguaggio quotidiano totalmente secolarizzato, sembra paradossalmente avere l’occasione migliore per aprire una nuova pagina di evangelizzazione. Con una popolazione giapponese di oltre cento milioni di abitanti, la maggior parte dei quali aspira a un matrimonio cristiano, la Chiesa ha la grande opportunità di avvicinare i giapponesi. Rispetto ai culti non tradizionali la Chiesa in Giappone gode infatti di un enorme vantaggio: mentre questi sono costretti a inseguire i potenziali devoti attraverso battage pubblicitari, perfino ideando stratagemmi ingannevoli (si offrono corsi di yoga e ci si ritrova a partecipare a un rito di iniziazione religiosa), sono invece migliaia le coppie, per la maggior parte composte da persone non battezzate o in cui uno solo dei partner è stato battezzato, che spontaneamente desiderano avvicinarsi a un luogo di culto cristiano per suggellare il momento più importante della loro vita.
Molte chiese cattoliche si sono già organizzate per rispondere alla sempre crescente domanda di matrimoni, che diventano l’occasione per incuriosire i non credenti offrendo corsi di introduzione al cristianesimo, una catechesi di base, l’istruzione sul valore del matrimonio secondo la dottrina cattolica. Tutto ciò diventa anche un modo per evitare che molte coppie ripieghino verso quelle centinaia di organizzazioni che offrono pacchetti di cerimonie in stile cristiano ingaggiando finti preti e affittando cappelle come fosse il set di una telenovela.
Insomma oggi la Chiesa in Giappone si trova ad affrontare una doppia sfida: ottimizzare le risorse per soddisfare il crescente interesse dei giapponesi per le nozze cristiane e, allo stesso tempo, cogliere questa occasione per scavare nel bisogno di trascendente sempre vivo nell’animo dei non credenti che, come la storia ha dimostrato, se trascurato o sottovalutato, andrebbe irrimediabilmente assorbito dai vari organismi pseudo-religiosi dalle dottrine improbabili o improvvisate. Per nuova evangelizzazione si intende anche la capacità di saper intuire dove (e come) il “granello di senape”, cadendo, potrebbe rendere i frutti migliori.