È da oggi in libreria per i tipi della LEV “Riflessioni di un Pastore. Misericordia, Missione, Testimonianza, Vita”, di Jorge Mario Bergoglio – Papa Francesco, che riunisce quattro volumi pubblicati in spagnolo dalla casa editrice Editorial Santa Maria di Buenos Aires. Si tratta del più ponderoso volume apparso in italiano (ben 640 pagine), contenente oltre cento interventi del cardinale Bergoglio quale arcivescovo di Buenos Aires, incarico che ha svolto dal 1998 fino al marzo 2013, quando è stato eletto Papa, scegliendo il nome di Francesco.
“Questa selezione di omelie e lettere pastorali dell’allora cardinale Bergoglio sono la fedele testimonianza del pensiero semplice e chiaro, profondo e impegnato, coerente fra il dire e il fare, del pastore che ci chiama a essere presenti nella missione diffondendo la Verità, la Bellezza e la Bontà che è Cristo stesso” scrive nel Prologo Federico Wals, responsabile dell’ufficio stampa dell’Arcivescovado di Buenos Aires.
I testi riportati coprono un arco temporale di quasi un quindicennio, e sono suddivisi in quattro sezioni, che restituiscono gli orizzonti pastorali e le principali tematiche che hanno caratterizzato il magistero argentino di Bergoglio. La prima di esse è Misericordia, mirabilmente esemplificata dalla parabola del Figliol Prodigo. Segue la Missione, nella convinzione che “annunciare è ‘gridare’ la Fede”. Quindi la Testimonianza, come un percorso verso la credibilità: “Testimoniare che pratichiamo quello che predichiamo senza che ci sia una dissociazione. Dare una testimonianza coerente di Fede”. E infine la Vita, “della quale non siamo padroni, ma che siamo chiamati a condividere al tavolo del Signore con i più vicini, il mio prossimo”.
I testi sono presentati nella versione originale, “senza commenti editoriali – spiega Wals – perché già lì risiede la ricchezza della parola e del pensiero del cardinale Bergoglio”, che “senza essere visto, con l’umiltà e la generosità che ci chiede il Vangelo, ha sempre camminato ed è stato vicino a quel fratello bisognoso di un gesto, una parola o semplicemente uno sguardo”.
*Parole di un pastore. Così predicava l’arcivescovo di Buenos Aires
Anticipiamo alcuni stralci dell’introduzione scritta dal responsabile dell’Ufficio stampa dell’arcivescovado di Buenos Aires per il libro Riflessioni di un pastore. Misericordia, Missione, Testimonianza, Vita (Città del Vaticano, Libreria Editrice Vaticana, 2013, pagine 633, euro 18) che raccoglie una selezione di omelie e lettere pastorali pronunciate da Jorge Maria Bergoglio quando era arcivescovo di Buenos Aires.
Chiusi diventiamo più fragili
(Federico Wals) «Che significa annunciare? Più che dire qualcosa, è raccontare qualcosa. È più che insegnare qualcosa. Annunciare è affermare, gridare, comunicare, è trasmettere con tutta la vita. E avvicinare all’altro il proprio atto di fede che, per essere totalizzatore, si fa gesto, parola, sguardo, comunione. E annuncia non un messaggio freddo o una semplice raccolta dottrinale!».Com’è bella e calda la definizione che nel 2005 l’allora cardinale Bergoglio fornisce ai catechisti! Annunciare è «gridare» la fede, non è un messaggio freddo che deve rimanere chiuso nelle parrocchie, nelle nostre case o nei nostri cuori ma giusta-mente ci chiama a uscire per strada, a renderci presenti in quei luoghi che sono nella periferia del nostro cuore; non a quelli che abbiamo più vicino, ma a quelli che sono più lontani e che più ci costa visitare. Mi auguro che in queste pagine possiamo sperimentare il piacere di essere missionari, allegri portatori del messaggio di Gesù, per poter camminare con speranza il cammino della fede.
Questo libro di raccolte di testi mostra che è possibile dare testimonianza di vita come un percorso alla credibilità. Testimoniare che pratichiamo quello che predichiamo senza che ci sia una dissociazione. Dare una testimonianza coerente di fede. Testimoniare di andare incontro all’altro aprendo la mia casa, la mia vita, il mio cuore, affinché attraversando questa soglia, ci incontriamo.
Oggi è comune chiuderci in noi stessi credendo che così stiamo meglio quando in realtà diventiamo più fragili; trovare le porte aperte di un luogo ci ispira confidenza, libertà, amicizia, vicinanza e di questo dobbiamo darne testimonianza.
Siamo testimoni coinvolti, felici in Gesù, con spirito missionario; siamo testimoni che Dio vive in noi e nelle nostre comunità.
Siamo testimoni che Egli è Parola viva e non un fatto storico accaduto duemila anni fa. È nostro desiderio che lungo la lettura di questo libro sorga in ognuno la necessità di essere testimoni del Dio vivo.
In queste pagine vediamo che il messaggio di Gesù, che è Vita, è semplice e puro: essere messaggeri della vita, della quale non siamo padroni ma che siamo chiamati a condividere al tavolo del Signore con i più vicini, il mio prossimo. Questo compito che ci affida Dio nasce nello stesso momento della concezione e si rafforza man mano che cresciamo e percorriamo il cammino della vita: nella salute e nella malattia, nella prosperità e nell’avversità, nel dolore. E giunto il momento della vecchiaia, sappiamo curare l’anziano con amore e dignità perché rappresenta la saggezza della vita. E davanti alla cultura della morte tanto di moda, lasciamo entrare Gesù nel nostro cuore perché trionfi la cultura della vita. Ecco l’invito al quale noi ci lasciamo trasportare per quello che ci propone Gesù: perdonare, ascoltare, essere comprensivi, mettere pace, essere pazienti e amare senza condizioni, a somiglianza della tenerezza materna della Vergine Maria con suo Figlio così come con noi.
La realtà che vediamo e viviamo quotidianamente come cristiani ci conduca a prendere coscienza, a farci responsabili e ad aprire il nostro cuore in difesa della cultura della vita dal primo istante fino al momento in cui torneremo a stare tra le braccia del Padre, includendo tutti senza escludere nessuno, per non essere un popolo triste.
Di là della prassi del prologo, abbiamo voluto condividere i testi originali senza commenti editoriali perché già lì risiede la ricchezza della parola e del pensiero del cardinale Bergoglio: sta a ognuno di noi dedicare il tempo per meditare su di essa, farla decantare e far sì che dia i suoi frutti.
Il Papa Francesco di oggi è stato sempre abbondante e ricco di frutti per tutto il suo cammino e continua a esserlo; senza essere visto, con l’umiltà e la generosità che ci chiede il Vangelo, ha sempre camminato ed è stato vicino a quel fratello bisognoso di un gesto, una parola o semplicemente uno sguardo. Spiritualmente vicino alla propria gente e profondamente orante, onoreremo il suo compito pastorale continuando nelle opere, aprendo il nostro cuore a Dio e al fratello che è prossimo, e soprattutto nei fatti, lasciandoci amare da Dio.
Un fratello evangelico la cui paterna amicizia era coltivata nel corso degli anni, amicizia rafforzata dal dialogo interreligioso e da un ecumenismo ancorato nel nostro benedetto popolo argentino. Egli usava chiudere il suo programma dicendo: «Sarà fino alla prossima, a Dio piacendo, e mi licenzio da voi con le parole che diceva Gesù di Nazaret: come volete che siano gli uomini con voi, così siate anche voi con loro». Che così sia.