
Papa Francesco - Arcivescovo Welby. L’incontro nella biblioteca privata
«Santità mi benedica»; «Volentieri; poi vostra Grazia benedirà me». Si sono lasciati così Papa Francesco e l’arcivescovo di Canterbury Justin Welby, al termine dell’incontro che ha avuto luogo questa mattina, lunedì 16 giugno, in Vaticano.
Il vescovo di Roma ha accolto il primate della Comunione anglicana nel Palazzo apostolico alle 10, e, dopo averlo fatto accomodare nella sua biblioteca privata, si è intrattenuto con lui in colloquio privato per circa trenta minuti.Al termine, sono state fatte entrare le personalità del seguito dell’arcivescovo di Canterbury, fra le quali era il vescovo anglicano di Lambeth, Nigel Stock.
All’incontro hanno partecipato, tra gli altri, i cardinali Vincent Nichols, arcivescovo di Westminster, e Kurt Koch, presidente del Pontificio Consiglio per l’unità dei cristiani, con il quale era anche il segretario del dicastero, il vescovo Brian Farrell.
Dopo i discorsi pronunciati dall’arcivescovo di Canterbury prima e dal Pontefice successivamente, è avvenuto lo scambio dei doni.
Il Papa ha donato al primate anglicano il libro di Giancarlo Alteri Tu es Petrus, un’opera pubblicata in coedizione dalla Biblioteca apostolica vaticana (2006, pagine XXXI-430) nel cinquecentesimo anniversario dell’edificazione della basilica di San Pietro e stampata in tiratura limitata. Il volume ripercorre, attraverso le medaglie celebrative coniate in diverse occasioni, le fasi della costruzione della basilica.
L’arcivescovo Welby ha donato al Pontefice una piantina di Ficus carica marseilles white coltivata nel giardino del Lambeth palace, la sua residenza londinese; un volume nel quale sono raffigurati preziosi manoscritti e miniature conservate nella biblioteca della medesima residenza, e la riproduzione di un’antica bolla di nomina dell’ultimo legato pontificio in Inghilterra, il cardinale Reginald Pole.
Conclusa questa fase dell’incontro il Papa e l’arcivescovo di Canterbury si sono recati nella vicina cappella Urbano VIII, dove hanno sostato alcuni momenti in silenziosa preghiera. Quindi, prima del congedo, l’arcivescovo Welby ha presentato al Pontefice le personalità che lo avevano accompagnato.
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Sala stampa della Santa Sede
[Text: Italiano, English]
Signor Cardinale Nichols,
Signor cardinale Koch,
Cari fratelli e sorelle anglicani,
«Ecco quanto è buono e quanto è soave che i fratelli vivano insieme!» (Sal 133,1). Ancora una volta, Vostra Grazia, ci incontriamo come compagni di viaggio che seguono il Signore, collaboratori nella sua vigna, pellegrini sulla strada verso il suo Regno. Nel dare il benvenuto di cuore a Lei e ai distinti membri della Sua delegazione, prego il Signore affinché l’incontro odierno contribuisca a rinsaldare i nostri legami di amicizia e a rafforzare il nostro impegno per la grande causa della riconciliazione e della comunione tra i credenti in Cristo. (...)
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Il discorso del primate della Comunione anglicana.
«Che la Chiesa abbia la libertà e il coraggio di dare testimonianza e di servire la causa della pace, insieme»: con una preghiera per il Global freedom network (Gfn) — che dal 17 marzo scorso unisce cattolici, musulmani e anglicani nella «lotta contro la schiavitù moderna e il traffico umano» — l’arcivescovo di Canterbury ha concluso il discorso rivolto a Papa Francesco.
Dopo aver ricordato il precedente incontro del 14 giugno 2013, il primate della Comunione anglicana si è detto «meravigliato del modo in cui Dio guida fragili barche umane a essere portatrici del messaggio di salvezza, lasciandoci un legato che ha attraversato centinaia di anni e al quale siamo chiamati a essere fedeli».
Sin dall’inizio, così «come per tanti oggi, si è trattato di una testimonianza fino alla morte» ha aggiunto, confidando di essersi commosso nella basilica romana di San Bartolomeo dove, tra molti martiri recenti, vengono commemorati anche sette religiosi anglicani della fraternità melanesiana.
Parlando «dei mali della schiavitù moderna e del traffico umano», l’arcivescovo ha affermato che il Gfn «può fare molto per smantellare quello che è un crimine che tutti dobbiamo vincere con urgenza, in quanto riguarda la dignità umana, la libertà e l’integrità di vita. Che Dio ci conceda — ha auspicato — la determinazione e la cooperazione di cui abbiamo bisogno».
Quindi ha ringraziato il Pontefice «per la sua importante testimonianza di sollecitudine verso i poveri e i sofferenti, per la sua passione per la riconciliazione, della quale ha dato testimonianza di recente nella visita in Terra santa. Queste preghiere sono urgenti e vitali in tanti Paesi. Spero e prego che la nostra collaborazione possa portare a sfidare in modo efficace l’indicibile catastrofe delle guerre e dei conflitti civili». In proposito ha rivelato di essersi recato personalmente nelle zone di guerra, portando nel cuore «il ricordo dei morti insepolti e della sofferenza dei sopravvissuti». Da qui la domanda: «Che cos’altro possono fare, insieme, le nostre Chiese per proporre il sogno della pace?». Una risposta è stata indicata nella Evangelii gaudium di Papa Francesco, che «è stata d’ispirazione per tutti i cristiani».
Dopo aver ringraziato il Pontefice per il sostegno ad alcuni progetti comuni in America latina, ha assicurato la preghiera «per il lavoro dei membri dei gruppi ufficiali che portano avanti le conversazioni ecumeniche. Continuiamo — ha auspicato — a impegnarci profondamente in questo compito». E pur rendendosi «conto che ci sono questioni molto importanti che ci separano», il primate ha invitato a guardare a quanto di positivo unisce cattolici e anglicani: infatti «a novembre ricorreranno i cinquant’anni della promulgazione, da parte di Paolo VI, del decreto sull’ecumenismo Unitatis redintegratio» e nel 2016 sarà il cinquantesimo «della storica visita dell’arcivescovo Ramsey, ricordata dall’anello donatogli» proprio da Papa Montini.
Infine l’arcivescovo ha accennato agli incontri «per pregare, agire e parlare insieme» promossi con il cardinale Vincent Nichols, presidente dell’episcopato cattolico britannico, e all’istituzione della comunità Chemin neuf a Lambeth Palace, un «ordine religioso dal carisma ecumenico, fondato dal padre Laurent Fabre», che «è per noi — ha commentat0 — un segno quotidiano di speranza nella nostra vita spirituale di ciò che possiamo condividere spiritualmente. Lo scorso mercoledì ho incontrato di nuovo Jean Vanier e abbiamo pregato insieme. Che grande dono è per tutti i poveri della terra».
L'Osservatore Romano
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The text of Archbishop Justin Welby's address to Pope Francis during their meeting in Rome, 16 June
The Archbishop of Canterbury
"Your Holiness, Dear Friends, "My heart is full of gratitude to God, that I have the privilege and pleasure of addressing you once again in this city of the blessed Apostles Peter and Paul. I marvel at the way God guides frail human vessels to be bearers of the message of salvation, leaving us a legacy across hundreds of years, to which we in our time are called to be faithful. We also know that from the start, as for so many at this time, this has been a witness unto death. I was moved to be in Santa Bartolomeo where amongst many recent martyrs, the seven members of the Anglican religious order the Melanesian brotherhood are commemorated. (...)
