mercoledì 18 giugno 2014

Periferie e frontiere: l'orizzonte dei viaggi di Francesco



Viaggio Apostolico di Sua Santità Francesco nella Repubblica di Corea in occasione della 6a Giornata della Gioventù Asiatica (13-18 agosto 2014) - Programma   
Sala stampa della Santa Sede
 
Viaggio Apostolico di Sua Santità Francesco nella Repubblica di Corea in occasione della 6a Giornata della Gioventù Asiatica (13-18 agosto 2014) - Programma -- Mercoledì 13 agosto 2014 -- 16:00 -- Partenza in aereo dall’Aeroporto di Roma Fiumicino per S







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Sabato il Papa va in Calabria, in luglio in Molise, in settembre in Albania. In agenda due viaggi asiatici (Corea, Sri Lanka e Filippine) e nel 2015 si ipotizza una visita al Muro di confine che separa parte della frontiera tra Messico e Stati Uniti

ANDREA TORNIELLICITTÀ DEL VATICANO


Dopo quindici mesi di pontificato la «geografia» dei viaggi papali appare in linea con le indicazioni pastorali che Francesco sta dando alla Chiesa: l'attenzione alle periferie, la vicinanza nelle situazioni più difficili anche quando scompaiono dai radar dell'attenzione internazionale, la volontà di non abituarsi alle «bolle» della «globalizzazione dell'indifferenza», come il vescovo di Roma ebbe a dire durante il viaggio a Lampedusa nel luglio 2013.


Che il Papa argentino, generalmente poco avvezzo a viaggiare da vescovo - quando era fuori Buenos Aires ripeteva di voler tornare presto «da mi esposa», da mia moglie, cioè la sua diocesi - avrebbe avuto nuove priorità nella scelta dei luoghi da visitare lo si era capito con quella trasferta nell'isola siciliana dove approdavano e approdano migliaia di profughi, perseguitati e emigranti. Viaggio lampo di un giorno, deciso in pochissimo tempo al di fuori del solito protocollo, senza passerella di politici e senza la presenza dei vescovi.


Dopo quel blitz inatteso a Lampedusa, con la corona di fiori gettata in mare dal Papa in memoria delle tante vittime sepolte negli abissi, alla fine di quello stesso mese di luglio era venuta la settimana carioca a Rio de Janeiro, per la Giornata mondiale della Gioventù. Il primo ritorno in America Latina del primo Papa latinoamericano, ma questo era un viaggio fissato da tempo per il predecessore Benedetto XVI. Della settimana a Rio resta come momento più toccante la visita di Bergoglio alla favela di Varginha, con la visita a una famiglia povera.


In settembre, il secondo viaggio italiano. Un altro giorno trascorso in un'isola, la Sardegna, particolarmente colpita dalla disoccupazione. C'è il legame con il santuario cagliaritano della Madonna di Bonaria dalla quale prende il nome la città di Buenos Aires, ma i problemi del lavoro e le sofferenze di chi non ce la fa sono sempre in primo piano.


Il terzo viaggio-lampo in Italia è quasi scontato: il Papa gesuita che ha assunto il nome del Poverello non ha mai visitato i luoghi del santo patrono d'Italia. Per questo in ottobre, con un programma tour-de-force che ancora una volta privilegia gli ultimi, i sofferenti e i poveri, Francesco visita Assisi. A pranzo non mangia con le autorità, ma con i poveri. E l'incontro più commovente è la lunga visita all'Istituto Serafico, dove sono ospitati centinaia di bambini con gravissime disabilità: Bergoglio ha un abbraccio e una carezza per ognuno di loro.


In maggio di quest'anno, il secondo viaggio internazionale: tre giorni e due sole notti per visitare la Terra Santa in occasione del cinquantesimo anniversario dell'abbraccio tra Paolo VI e Atenagora. Francesco risponde all'invito fraterno che gli ha rivolto il Patriarca ecumenico di Costantinopoli Bartolomeo e che gli è stato poi ripetuto anche dal presidente israeliano Shimon Peres, ormai alla conclusione del suo mandato. Viaggio eminentemente religioso che proprio per questo non dimentica la condivisione delle sofferenze, chiunque sia a viverle o a subirle. Così fanno il giro del mondo le immagini del Papa in preghiera silenziosa davanti al Muro di separazione con la Cisgiordania costruito dagli israeliani, come pure davanti al monumento che a Gerusalemme ricorda le vittime del terrorismo. Un pellegrinaggio che ha un prolungamento con l'invocazione della pace a cui partecipano nei giardini vaticani, su invito del Papa, Peres e Abu Mazen.


Sabato prossimo il quarto viaggio italiano porta il Papa in visita a Cassano allo Ionio, la diocesi del vescovo Nunzio Galantino, segretario della Conferenza episcopale italiana. Francesco vuole spiegare ai fedeli della diocesi calabra perché li priva - al momento, per alcuni giorni alla settimana - del loro vescovo, divenuto il suo punto di riferimento nella Cei. Ma ancora una volta si tratta di diocesi di frontiera, con mille problemi.


Il 5 luglio, Francesco sarà per un giorno nelle diocesi di Campobasso e Isernia, in Molise, «Quella molisana - sottolinea l'arcivescovo Gianfranco Bregantini - è una ulteriore tappa nel percorso che Bergoglio sta portando avanti attraverso le periferie. È una regione poco conosciuta, non fa cronaca, che richiede di essere rilanciata, pena l'abbandono all'accidia, alla rassegnazione».


A metà agosto è prevista la terza trasferta internazionale, in Corea del Sud: c'è un incontro della gioventù asiatica, ma non ci si può nascondere che visitando quel Paese Francesco si avvicinerà a uno dei confini più internazionalmente più «caldi», quello che divide la Corea in due, con i venti di guerra che ciclicamente spirano in quella regione, attentamente seguiti dalla comunità internazionale. E l'Asia si conferma una frontiera particolarmente interessante per il Papa argentino: a metà gennaio tornerà nel Continente, per visitare lo Sri Lanka e quindi le Filippine, in particolare le zone colpite dallo tsunami. Ancora una volta un criterio inedito ma preciso di scelta, che lascia poco spazio ai dubbi su quali siano le priorità del pontificato.

Per l'Italia è già annunciato un viaggio-lampo il 13 settembre a Redipuglia, per una commemorazione delle vittime della Prima Guerra Mondiale, scoppiata cento anni fa, il conflitto che cambiò il volto dell'Europa. E il cui dopoguerra preparò il secondo immane conflitto mondiale.


Sempre a settembre, il giorno 21, si è però ora aggiunto anche un altro viaggio con andata e ritorno in giornata. Sarà il primo viaggio di Papa Francesco in Europa e avrà come meta Tirana, in Albania. «Il Papa sceglie l’Albania, va incontro alle periferie, ai poveri, e contribuirà al dialogo interreligioso ed ecumenico», ha commentato padre Federico Lombardi.


Per il 2015, oltre alla già annunciata seconda trasferta asiatica, non ci sono conferme di viaggi. Anche se il previsto VIII Incontro Mondiale delle Famiglie in programma a Filadelfia dal 22 al 27 agosto potrebbe essere l'occasione per Francesco di visitare, oltre agli Stati Uniti, anche il Nord del Messico. Secondo l'agenzia «Notimex» non è escluso che - se il viaggio sarà confermato - Francesco possa fare anche un blitz al Muro di confine che separa parte della frontiera tra il Messico e gli Stati Uniti, luogo simbolo dell'emigrazione, frontiera dove sono morte migliaia di persone negli ultimi anni. Un luogo che, ricorda il sito «Il Sismografo», i vescovi statunitensi hanno definito «la Lampedusa d'America».


Periferie, incontro con le situazioni più disagiate, brevi pellegrinaggi di preghiera sulle frontiere, sui muri di dividono, solidarietà ai poveri e ai sofferenti, opzione preferenziale per mete che sembrano contare poco. Ma che contano molto agli occhi di Papa Bergoglio e della sua «geografia».