Israele, dall’università Bar Ilan la massima onorificenza al Papa
Il premio per l’impegno in favore della pace verrà consegnato in Vaticano il 27 ottobre
REDAZIONEROMA
L'Università israeliana Bar Ilan (Tel Aviv) conferirà a Papa Francesco la propria massima onorificenza in un gesto di apprezzamento «per i suoi continui sforzi e per il suo impegno a costruire ponti fra mondi diversi, promuovendo la pace e l'armonia fra le Nazioni e le fedi, difendendo i diritti umani e combattendo per loro».
La Bar Ilan precisa che il Papa riceverà questa onorificenza (l' `Award of Distinction´) il 27 ottobre in Vaticano, alla presenza di responsabili dell' Università nonchè di uomini d'affari dell'America Latina e della Spagna. In un comunicato questo istituto accademico rende omaggio a Papa Bergoglio inoltre «per il suo contributo alla comprensione e alla tolleranza fra cristiani ed ebrei e per il calore mostrato verso la Nazione ebraica, in particolar modo durante la sua visita ufficiale in Israele».
Dedicata alla memoria del rabbino Meir Bar Ilan (un esponente del movimento nazional-religioso) l'Università si prefigge di tramandare le fondamenta della tradizione ebraica. Si impegna al tempo stesso per la tolleranza e la coesistenza avendo aperto i propri cancelli, rileva il comunicato, «a studenti di tutte le razze e di tutte le religioni».
«È un grande privilegio incontrare e rendere omaggio ad un Pontefice che si è addossato un incarico così formidabile, su scala mondiale», afferma il presidente della Bar Ilan, il rabbino e professor Daniel Hershkovitz, ex ministro per la scienza e la tecnologia. Con la cerimonia in Vaticano la Bar Ilan (34 mila studenti) darà inizio ad una serie di celebrazioni, nel 60/mo anniversario della fondazione.
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Sono il sefardita Shlomo Amar e l’ashkenazita Aryeh Stern. Eletti dopo undici anni i rabbini capo di Gerusalemme
Le cariche erano vacanti dal 2003, a causa di una lunga battaglia legale sul processo di elezione. Ma martedì sera, dopo undici anni, Gerusalemme è tornata ad avere i suoi rabbini capo: rav Shlomo Amar, sefardita, e rav Aryeh Stern, ashkenazita.
A esprimere la preferenza — come si legge su Moked (portale dell’ebraismo italiano) — è stata un’assemblea di quarantotto membri, comprendente ventiquattro rappresentanti del Consiglio cittadino, dodici designati dal ministero per i Servizi religiosi e dodici da diverse sinagoghe della città. Entrambi i vincitori, dati per favoriti, godevano del supporto del sindaco di Gerusalemme, Nir Barkat, e di Naftali Bennet, leader del partito sionista religioso Habayit Hayehudi.
Quest’ultimo — riferisce il quotidiano israeliano «Haaretz» — ha salutato i risultati dell’elezione come una vittoria per il sionismo: «Gerusalemme è in mani sioniste: questa è un’importante vittoria per lo Stato d’Israele, per la Terra d’Israele e per la Torah di Israele». Il sindaco Barkat ha invece detto di voler lavorare insieme ai rabbini capo «prima di tutto per rendere più profonda l’unità di Gerusalemme e costruire ponti tra i suoi diversi settori. Gli occhi di tutto il mondo guarderanno ai rabbini Stern e Amar e vedranno in loro un percorso di avvicinamento delle persone all’ebraismo, moderazione e apertura nei confronti di tutte le comunità».
Rav Amar — informa Moked — è stato rabbino capo sefardita di Israele dal 2003 al 2013 insieme a rav Yona Metzger. Nato in Marocco e immigrato in Israele nel 1962 all’età di quattordici anni, è stato un intimo collaboratore del leader del partito Shas, ed ex rabbino capo d’Israele, rav Ovadia Yosef. Prima di essere eletto a sua volta, rav Amar è stato a capo del tribunale rabbinico di Petach Tikvah e rabbino capo di Tel Aviv, l’unico ad aver mai ricoperto la carica da solo. Shlomo Amar ha espresso la sua gratitudine nei confronti del partito Habayit Hayehudi, e in particolare del rabbino sionista religioso Haim Druckman, definendolo suo «amico e maestro».
Rav Stern è stato invece a capo dell’Halacha Brura Institute, insegnante della yeshivah Mercaz HaRav e rabbino in una sinagoga nel quartiere Katamon di Gerusalemme. «È mia intenzione essere rabbino di tutti i gerosolimitani, laici, modern orthodox e haredim allo stesso modo», ha detto in un comunicato diffuso dopo la sua elezione. «Il rabbinato di Gerusalemme è un grande merito, ma comporta anche una grande responsabilità. Mi accerterò che tutti i servizi religiosi diventino accessibili e accoglienti e mi comporterò come un modello da seguire per tutti gli altri rabbini d’Israele», ha concluso.
L'Osservatore Romano
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A Gerusalemme incontro di ebrei, cristiani e musulmani sulla difesa del creato. Ecologia per tre
A esprimere la preferenza — come si legge su Moked (portale dell’ebraismo italiano) — è stata un’assemblea di quarantotto membri, comprendente ventiquattro rappresentanti del Consiglio cittadino, dodici designati dal ministero per i Servizi religiosi e dodici da diverse sinagoghe della città. Entrambi i vincitori, dati per favoriti, godevano del supporto del sindaco di Gerusalemme, Nir Barkat, e di Naftali Bennet, leader del partito sionista religioso Habayit Hayehudi.
Quest’ultimo — riferisce il quotidiano israeliano «Haaretz» — ha salutato i risultati dell’elezione come una vittoria per il sionismo: «Gerusalemme è in mani sioniste: questa è un’importante vittoria per lo Stato d’Israele, per la Terra d’Israele e per la Torah di Israele». Il sindaco Barkat ha invece detto di voler lavorare insieme ai rabbini capo «prima di tutto per rendere più profonda l’unità di Gerusalemme e costruire ponti tra i suoi diversi settori. Gli occhi di tutto il mondo guarderanno ai rabbini Stern e Amar e vedranno in loro un percorso di avvicinamento delle persone all’ebraismo, moderazione e apertura nei confronti di tutte le comunità».
Rav Amar — informa Moked — è stato rabbino capo sefardita di Israele dal 2003 al 2013 insieme a rav Yona Metzger. Nato in Marocco e immigrato in Israele nel 1962 all’età di quattordici anni, è stato un intimo collaboratore del leader del partito Shas, ed ex rabbino capo d’Israele, rav Ovadia Yosef. Prima di essere eletto a sua volta, rav Amar è stato a capo del tribunale rabbinico di Petach Tikvah e rabbino capo di Tel Aviv, l’unico ad aver mai ricoperto la carica da solo. Shlomo Amar ha espresso la sua gratitudine nei confronti del partito Habayit Hayehudi, e in particolare del rabbino sionista religioso Haim Druckman, definendolo suo «amico e maestro».
Rav Stern è stato invece a capo dell’Halacha Brura Institute, insegnante della yeshivah Mercaz HaRav e rabbino in una sinagoga nel quartiere Katamon di Gerusalemme. «È mia intenzione essere rabbino di tutti i gerosolimitani, laici, modern orthodox e haredim allo stesso modo», ha detto in un comunicato diffuso dopo la sua elezione. «Il rabbinato di Gerusalemme è un grande merito, ma comporta anche una grande responsabilità. Mi accerterò che tutti i servizi religiosi diventino accessibili e accoglienti e mi comporterò come un modello da seguire per tutti gli altri rabbini d’Israele», ha concluso.
L'Osservatore Romano
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A Gerusalemme incontro di ebrei, cristiani e musulmani sulla difesa del creato. Ecologia per tre
La difesa del creato è uno dei possibili terreni d’intesa tra le grandi religioni monoteiste. Un campo aperto di lavoro — il riscaldamento globale, lo sfruttamento dei terreni, la salute — nel quale ebrei, cristiani e musulmani possono sperimentare una reale comunità d’intenti. È quanto è emerso nel corso della conferenza sul tema «Fede ed ecologia» svoltasi mercoledì 22 a Gerusalemme ovest.
L’incontro è stato organizzato dal Centro interreligioso per lo sviluppo sostenibile in collaborazione con la Fondazione Konrad Adenauer e lo Studium Theologicum Salesianum di Gerusalemme. Tra gli intervenuti il vescovo ausiliare del patriarcato di Gerusalemme dei Latini, William Hanna Shomali, e rappresentanti delle comunità ebraica e musulmana. A introdurre i lavori — come riferisce il sito in rete del patriarcato — è stato Michael Borchard, capo dell’ufficio della Fondazione Konrad Adenauer in Israele. Padre Biju Michael, direttore dello Studium Theologicum Salesianum, ha poi presentato brevemente l’interesse che la Chiesa cattolica mostra verso l’ecologia, facendo particolare riferimento al magistero di san Giovanni Paolo II.
Da parte sua, il rabbino Michael Melchior non ha mancato di sottolineare che Gerusalemme è considerata la «porta del cielo», ed è il luogo ideale per una tale conferenza, aggiungendo che la religione ha un ruolo importante nella «tutela dell’ambiente anche per le generazioni a venire», proprio perché «il mondo appartiene a Dio, e noi siamo solo dei visitatori. Quando non ci prendiamo cura dell’ecologia, facciamo un crimine contro la religione». Concetti ripresi, nella sostanza, anche da monsignor Shomali, il quale, richiamando le prime pagine della Bibbia, ha ricordato che Dio guardò la creazione e che «Egli vide che era cosa buona». Dio ha dato questa «buona creazione» all’uomo per proteggerla.
L’imam Wisam Barhum ha presentato l’ecologia dal punto di vista dell’islam ed ha ricordato come anche nel Corano, prendendo spunto dalla figura di Noè, sia presente la preoccupazione per la tutela della natura e delle specie animali.
L'Osservatore Romano
L’incontro è stato organizzato dal Centro interreligioso per lo sviluppo sostenibile in collaborazione con la Fondazione Konrad Adenauer e lo Studium Theologicum Salesianum di Gerusalemme. Tra gli intervenuti il vescovo ausiliare del patriarcato di Gerusalemme dei Latini, William Hanna Shomali, e rappresentanti delle comunità ebraica e musulmana. A introdurre i lavori — come riferisce il sito in rete del patriarcato — è stato Michael Borchard, capo dell’ufficio della Fondazione Konrad Adenauer in Israele. Padre Biju Michael, direttore dello Studium Theologicum Salesianum, ha poi presentato brevemente l’interesse che la Chiesa cattolica mostra verso l’ecologia, facendo particolare riferimento al magistero di san Giovanni Paolo II.
Da parte sua, il rabbino Michael Melchior non ha mancato di sottolineare che Gerusalemme è considerata la «porta del cielo», ed è il luogo ideale per una tale conferenza, aggiungendo che la religione ha un ruolo importante nella «tutela dell’ambiente anche per le generazioni a venire», proprio perché «il mondo appartiene a Dio, e noi siamo solo dei visitatori. Quando non ci prendiamo cura dell’ecologia, facciamo un crimine contro la religione». Concetti ripresi, nella sostanza, anche da monsignor Shomali, il quale, richiamando le prime pagine della Bibbia, ha ricordato che Dio guardò la creazione e che «Egli vide che era cosa buona». Dio ha dato questa «buona creazione» all’uomo per proteggerla.
L’imam Wisam Barhum ha presentato l’ecologia dal punto di vista dell’islam ed ha ricordato come anche nel Corano, prendendo spunto dalla figura di Noè, sia presente la preoccupazione per la tutela della natura e delle specie animali.
L'Osservatore Romano