Saremo in edicola dal 13 gennaio. Se lo fossimo oggi avremmo raccontato così, in una paginata, le violenze subite da Sentinelle In Piedi
Qualcuno ce lo spiegherà il perché. Ce lo spiegherà magari Roberto Saviano, l’istigatore di tutta la violenza subita in una domenica pomeriggio da mamme e papà molti con i loro bambini, da ragazze e ragazzi, da sacerdoti e persone anziane che avevano deciso di vegliare per la libertà d’espressione di tutti per un’ora zitti in piedi leggendo un libro. Ce lo spiegherà Roberto, che ha scritto che le Sentinelle in Piedi sono fautrici di una “violenza culturale”, se è contento di aver sentito nei megafoni in cento piazze d’Italia che avrebbero “ficcato un calzino in gola” a chi in realtà manifestava senza dire neanche una parola.
Ce lo spiegherà Saviano perché a Rovereto hanno picchiato donne e sacerdoti, hanno spaccato la faccia a un ragazzo. La veglia era fissata per le ore 16. Verso le 15.30 gli organizzatori arrivano in piazza con il banner delle Sentinelle, il materiale da distribuire ai passanti e il megafono. Le forze dell’ordine sono completamente assenti. Non vi sono volanti di polizia o carabinieri che garantiscano la sicurezza e l’incolumità dei manifestanti, pur avendo loro regolare autorizzazione della Questura (nella quale vi è una specifica disposizione che prevede il dispiegamento di mezzi a difesa di chi manifesta).
Tutto procede tranquillamente fino alle ore 15.45 circa, quando un commando di decine di anarchici fa irruzione in piazza Loreto da un vicolo secondario, tutti vestiti di nero, a volto scoperto e assai incattiviti. Ingiuriano gli organizzatori, dicendo espressamente loro di andarsene via. Li apostrofano con epiteti quali “omofobi” e “fascisti”, poi iniziano a lanciare uova sugli stessi, sul referente di Rovereto e su un sacerdote che viene colpito a una tempia. Era presente anche la referente di Trento, la quale è stata accerchiata da tre anarchici che l’hanno strattonata, colpita con un calcio e minacciata. Il gruppo di facinorosi ha poi commesso un furto, appropriandosi dello zaino di questa ragazza contenente altro materiale necessario per la manifestazione. Il referente di Rovereto, una ragazza e gli altri organizzatori si rifugiano in un bar prospiciente la piazza mentre il titolare dello stesso si prodiga (con successo) per bloccare l’entrata agli aggressori. Una sentinella intervenuta per difendere la ragazza riceve una testata sul setto nasale e finisce in ospedale con la faccia spaccata. Il referente di Rovereto viene a sua volta strattonato e colpito alla spalla. Il blitz termina e gli anarchici abbandonano con calma la piazza, uscendo dal vicolo da dove erano entrati. Il sacerdote colpito alla tempia viene portato via dal 118. La polizia arriverà mezz’ora dopo i fatti.
Sarà contento Roberto Saviano di sapere che la sua tirata contro le Sentinelle ha fatto sì che a Torino, Bologna, Milano, Pisa, Genova, Trieste, Napoli, Padova, Modena, Reggio Emilia, Bergamo si siano radunate centinaia di persone che hanno provato violentemente a impedire a migliaia di Sentinelle di manifestare il loro pensiero, che veramente hanno provato a “ficcare il calzino in gola”. A Torino solo un lavoro straordinario delle forze dell’ordine a piazza Carignano ha evitato il contatto con decine di svalvolati che al megafono urlavano tutto il loro odio, insultavano, bestemmiavano con una rabbia incontrollata galvanizzati dai flash dei fotografi. Sarà contento di sapere che alla fine una mamma non ce l’ha fatta più e ha portato via il figlio di dieci anni da quella gazzarra: lo aveva condotto a una veglia silenziosa, non a sentire ogni dettaglio di un atto sessuale sparato in un megafono e le più fantasiose invettive. A casa il bimbo è rimasto in stato di shock per tutto il pomeriggio. A Milano l’intelligenza di Raffaella Frullone ha fatto sì che si strappassero i megafoni ai disturbatori del calzino in bocca. A Bologna invece i vigliacchi si sono presentati in quattrocento contro cinquanta padri e madri di famiglia, mobilitando la violenza dei centri sociali e lo scontro fisico è finito a manganellate con teste spaccate e sangue. Contro le Sentinelle sono state lanciate bottiglie di vetro e una è passata a due centimetri dalla testa di una bambina di sei anni. La scena sarebbe piaciuta a Saviano.
E avrebbe apprezzato anche il fotogramma successivo in cui una mamma che spingeva una carrozzina con un bambino di un anno è stata ricoperta di insulti e sputi. Quasi sembrava più accettabile la “contromanifestazione” di Napoli: “solo” lancio di uova sui manifestanti, bestemmie urlate al megafono, solita fantasia di insulti e gay tutti a baciarsi davanti ai bimbi dopo aver lanciato anche addosso a loro preservativi pieni (si spera) d’acqua. Il tutto con il coro incessante che declinava l’aulico verso “la gente come voi non scopa mai”. Almeno non è successo come a Pisa, dove se la sono presa con una mamma che aveva portato alla veglia i suoi cinque figli. Hanno circondato il minore, 11 anni, che leggeva tranquillamente accanto ad uno dei suoi fratelli, e lo hanno assalito: “Che razza di genitori hai che ti portano in questo posto? fanno schifo i tuoi!”, “per cosa manifesti?”, “che ne sai tu dell’amore?”, finché non è scoppiato in lacrime. A questo punto hanno esclamato: “Bene che pianga”.
Caro Roberto, cari articolisti di Repubblica e del Corriere, dei tanti giornali locali che hanno dato tutti addosso alle Sentinelle, nel più classico scambio tra vittime e carnefici, fermatevi e ragionate. Le Sentinelle in Piedi perché provocano in voi tanta agitazione? Perché attraggono tutto questo odio così visceralmente e violentemente espresso? Se dicessero che “l’asino vola” le ignorereste. Evidentemente non dicono castronerie, evidentemente sentite minacciato il vostro castello di carte costruito sul nulla, evidentemente la modalità così pacifica di esprimere con il silenzio e la lettura una forma di resistenza ve la sentite addosso urticante come è urticante spesso la verità.
E allora vai con il calzino ficcato in gola. E persino dopo che bambini, mamme, anziani sono stati insultati, violati, scioccati, nei casi che ho raccontato anche malmenati, non avete una parola di condanna per tutta questa violenza completamente insensata che migliaia di persone libere e silenziose ieri hanno subito. A quelle persone resta il plauso, sono state figura cristologica, hanno perdonato loro perché non sapevano quello che facevano. Con questo hanno vinto, silenziosamente hanno gridato il loro anelito d’amore e libertà, unica ricetta salvifica contro il caos doloroso impersonato dai violenti che hanno provato invano a farli tacere.
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Io, Sentinella, aggredita da squadristi gay
Bologna, Rovereto, Torino, Milano, Napoli… in molte delle città in cui hanno vegliato le Sentinelle in Piedi, gli scorsi 4 e 5 ottobre, queste sono state oggetto di insulti e provocazioni, in alcuni casi vere e proprie aggressioni da parte di attivisti gay, partecipanti ai centri sociali, talora appartenenti a Rifondazione Comunista o a Sel o anarchici. Ci sono stati alcuni feriti, per fortuna lievi, è stato dato fuoco a del materiale, c’è stato un clima di intimidazione generale.
Le Sentinelle, è bene ricordarlo, sono una rete aconfessionale e apartitica, che ha scelto come forma di protesta la veglia silenziosa, scendendo in piazza per un’ora a leggere un libro, simbolo della formazione permanente. Le Sentinelle sono nate per contrastare il progetto di legge Scalfarotto sull’omofobia, che tenta di introdurre nel nostro ordinamento il reato di opinione con la scusa della lotta all’omofobia. Il presupposto è la convinzione che per contrastare ogni atto odioso di violenza sugli omosessuali sia sufficiente applicare le leggi vigenti che tutelano ogni cittadino, eventualmente con l’aggravante, già prevista, dei motivi abietti. Inoltre le Sentinelle vogliono ribadire il loro diritto a dire che la famiglia si fonda sul matrimonio di un uomo e di una donna e che i bambini hanno bisogno di una mamma e di un papà.
Sembrano obiettivi semplici e di buon senso, o chissà, magari per qualcuno non di buon senso, ma certamente coerenti, ad esempio, con il dettato costituzionale, con il credo religioso di moltissimi nostri concittadini, con la storia del nostro paese: vorremmo che fossero almeno considerate opinioni legittime.
Invece così non è stato. Una parte della mia famiglia era in piazza Carignano, a Torino, domenica scorsa. Siamo stati fatti oggetto di insulti pesantissimi, derisi, invitati a suicidarci, chiamati fascisti, e ci è stato ingiunto di vergognarci. I toni erano di un’aggressività verbale davvero inaccettabile, tanto che mio figlio di 10 anni, che si era portato da leggere una divertente parodia di Harry Potter, si è sentito male e abbiamo dovuto allontanarlo. Un altro mio figlio, dodicenne, intento a leggere una biografia di Steve Jobs, proprio perché identificato come giovanissimo, è stato insultato con insistenza, ma è rimasto calmo al suo posto, anche se molto scosso interiormente. Ugualmente turbata la figlia quattordicenne, che leggeva Il diario di Anna Frank. Quello che urlavano alcuni dei democraticissimi sostenitori della nostra non-libertà di manifestare era che fosse scandaloso portare dei giovanissimi. Non hanno ritenuto che lo scandalo, eventualmente, lo stavano dando loro con gli insulti e la violenza che esprimevano.
Gli stessi ragazzini che, secondo la loro parte politica e seguendo le linee guida messe a punto dall’Unar, dovrebbero essere sottoposti sin dall’asilo ai corsi di educazione al gender, che dovrebbero essere introdotti alle gioie della masturbazione, del sesso libero, anche omosessuale, anche con adulti, gli stessi ragazzi che dovrebbero ormai sapere tutto su contraccezione e aborto, gli stessi che vengono portati ai vari gay pride a osservare amoreggiamenti da postribolo a cielo aperto; quelli stessi improvvisamente perderebbero ogni razionalità e capacità di decidere con la loro testa se per caso decidessero di testimoniare pacificamente a favore del diritto di ogni bambino ad avere un padre e una madre.
La giornata di ieri ha però reso evidente che la lotta pacifica e silenziosa intrapresa è assolutamente necessaria.
Abbiamo potuto vedere quel che potrebbe accadere se una legge sull’omofobia fosse approvata. Probabilmente il numero di violenze sugli omosessuali in quanto tali - in Italia, per altro, fortunatamente basso - rimarrebbe lo stesso, ma la polizia invece di tutelare il nostro diritto a manifestare avrebbe dovuto disperderci.
Bisogna prendere atto che, sotto la facciata di tolleranza e libertà, si sta imponendo una forma di pensiero unico, dalla quale è sempre più difficile dissentire: una dittatura dei “diritti” che non tiene conto né del diritto a pensarla diversamente, né di quello a esprimere critiche argomentate. Basta usare un vecchio trucco, in vigore fin dalle assemblee studentesche degli anni ’70: l’impraticabilità politica di chi non ci piace. Allora bastava dire che una persona o un gruppo di persone erano fascisti e veniva negato loro ogni diritto di parola, venivano resi politicamente impraticabili. “Fascista” era un’etichetta vaga, andava bene per gli appartenenti all’estrema destra, ma anche alla destra moderata, certamente per i cattolici, fino ad includere parte della sinistra moderata. “Fascista” era l’anatema che non permetteva di esprimere un’opinione, di insegnare dalla propria cattedra, di circolare per strada senza pericolo.
Ora, non che la parola non sia più utilizzata, domenica ci è stata rivolta in abbondanza, in mezzo ad altri insulti più irripetibili. Ma è stata soppiantata, o forse affiancata, da una parola di potenza ancora maggiore, ancora più delegittimante, ancora più infamante: “omofobi”. Omofobi non solo se si odiano patologicamente le persone omosessuali, omofobi se si sostiene che il matrimonio sia solo tra un uomo e una donna, omofobi se si hanno delle riserve sulle adozioni omosessuali, omofobi se non si aderisce all’ideologia del gender, omofobi persino se si legge la Bibbia o Dante, ormai. Con la scusa delle “libertà” e dei “diritti” si sta creando una forma di dittatura del pensiero unico, in cui chi dissente è immediatamente derubricato dallo status di persona per essere ridotto a nemico, a mostro da prendere “a calci in culo”, come dice elegantemente in un suo post su Facebook Selvaggia Lucarelli.
Bastava guardare le piazze: persone pacifiche, silenziose, con libri in mano, insultate e aggredite da gruppi di arrabbiati che volevano impedire loro di manifestare, di esistere, di avere un’opinione non conforme. Forse sarebbe il momento, per chi finora ha fatto finta di niente, di alzare gli occhi, di guardare in faccia le due parti che si sono contese le piazze domenica scorsa, e di decidere se davvero non li riguarda per nulla, se credono di poter stare tranquilli e al sicuro, non riconoscendo il momento in cui la prevaricazione diventa sistema e normalità.
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Sentinelle, comunicato Roccella
Comunicato di Eugenia Roccella, parlamentare Ncd - Leggiamo su diversi organi di stampadi scontri avvenuti ieri, in molte piazze italiane, fra le Sentinelle in piedi e alcuni contestatori. Trovo incredibile che si riporti in questo modo quanto è accaduto, perché non si può parlare di scontro quando chi sta manifestando silenziosamente, pacificamente, semplicemente in piedi a leggere un libro, come le Sentinelle, viene minacciato, accerchiato, aggredito con insulti e violenze e costretto, per paura, a lasciare la piazza scortato dalla polizia.
Si tratta di un attacco vergognoso, oltretutto pianificato e organizzato, visto che si è svolto con le stesse modalità in tutta Italia, contro persone che inermi hanno cercato di portare a termine la loro pacifica manifestazione.
Mentre nei diversi Gay Pride abbiamo spesso assistito a scene offensive per i credenti e contro il Papa, in queste veglie nulla offende. Eppure siamo arrivati a un livello di arroganza e intolleranza tale che non si accetta più neanche il confronto con l’altro. Se oggi non si tollera neanche chi, silenziosamente, manifesta per le proprie idee, cosa accadrà con una legge come quella sull’omofobia in discussione al Senato?
Presenteremo un’interrogazione parlamentare sui fatti accaduti ieri perché sia garantita la libertà di espressione e di manifestazione.
fonte: Tempi.it
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Io, Sentinella, aggredita da squadristi gay
Bologna, Rovereto, Torino, Milano, Napoli… in molte delle città in cui hanno vegliato le Sentinelle in Piedi, gli scorsi 4 e 5 ottobre, queste sono state oggetto di insulti e provocazioni, in alcuni casi vere e proprie aggressioni da parte di attivisti gay, partecipanti ai centri sociali, talora appartenenti a Rifondazione Comunista o a Sel o anarchici. Ci sono stati alcuni feriti, per fortuna lievi, è stato dato fuoco a del materiale, c’è stato un clima di intimidazione generale.
Le Sentinelle, è bene ricordarlo, sono una rete aconfessionale e apartitica, che ha scelto come forma di protesta la veglia silenziosa, scendendo in piazza per un’ora a leggere un libro, simbolo della formazione permanente. Le Sentinelle sono nate per contrastare il progetto di legge Scalfarotto sull’omofobia, che tenta di introdurre nel nostro ordinamento il reato di opinione con la scusa della lotta all’omofobia. Il presupposto è la convinzione che per contrastare ogni atto odioso di violenza sugli omosessuali sia sufficiente applicare le leggi vigenti che tutelano ogni cittadino, eventualmente con l’aggravante, già prevista, dei motivi abietti. Inoltre le Sentinelle vogliono ribadire il loro diritto a dire che la famiglia si fonda sul matrimonio di un uomo e di una donna e che i bambini hanno bisogno di una mamma e di un papà.
Sembrano obiettivi semplici e di buon senso, o chissà, magari per qualcuno non di buon senso, ma certamente coerenti, ad esempio, con il dettato costituzionale, con il credo religioso di moltissimi nostri concittadini, con la storia del nostro paese: vorremmo che fossero almeno considerate opinioni legittime.
Invece così non è stato. Una parte della mia famiglia era in piazza Carignano, a Torino, domenica scorsa. Siamo stati fatti oggetto di insulti pesantissimi, derisi, invitati a suicidarci, chiamati fascisti, e ci è stato ingiunto di vergognarci. I toni erano di un’aggressività verbale davvero inaccettabile, tanto che mio figlio di 10 anni, che si era portato da leggere una divertente parodia di Harry Potter, si è sentito male e abbiamo dovuto allontanarlo. Un altro mio figlio, dodicenne, intento a leggere una biografia di Steve Jobs, proprio perché identificato come giovanissimo, è stato insultato con insistenza, ma è rimasto calmo al suo posto, anche se molto scosso interiormente. Ugualmente turbata la figlia quattordicenne, che leggeva Il diario di Anna Frank. Quello che urlavano alcuni dei democraticissimi sostenitori della nostra non-libertà di manifestare era che fosse scandaloso portare dei giovanissimi. Non hanno ritenuto che lo scandalo, eventualmente, lo stavano dando loro con gli insulti e la violenza che esprimevano.
Gli stessi ragazzini che, secondo la loro parte politica e seguendo le linee guida messe a punto dall’Unar, dovrebbero essere sottoposti sin dall’asilo ai corsi di educazione al gender, che dovrebbero essere introdotti alle gioie della masturbazione, del sesso libero, anche omosessuale, anche con adulti, gli stessi ragazzi che dovrebbero ormai sapere tutto su contraccezione e aborto, gli stessi che vengono portati ai vari gay pride a osservare amoreggiamenti da postribolo a cielo aperto; quelli stessi improvvisamente perderebbero ogni razionalità e capacità di decidere con la loro testa se per caso decidessero di testimoniare pacificamente a favore del diritto di ogni bambino ad avere un padre e una madre.
La giornata di ieri ha però reso evidente che la lotta pacifica e silenziosa intrapresa è assolutamente necessaria.
Abbiamo potuto vedere quel che potrebbe accadere se una legge sull’omofobia fosse approvata. Probabilmente il numero di violenze sugli omosessuali in quanto tali - in Italia, per altro, fortunatamente basso - rimarrebbe lo stesso, ma la polizia invece di tutelare il nostro diritto a manifestare avrebbe dovuto disperderci.
Bisogna prendere atto che, sotto la facciata di tolleranza e libertà, si sta imponendo una forma di pensiero unico, dalla quale è sempre più difficile dissentire: una dittatura dei “diritti” che non tiene conto né del diritto a pensarla diversamente, né di quello a esprimere critiche argomentate. Basta usare un vecchio trucco, in vigore fin dalle assemblee studentesche degli anni ’70: l’impraticabilità politica di chi non ci piace. Allora bastava dire che una persona o un gruppo di persone erano fascisti e veniva negato loro ogni diritto di parola, venivano resi politicamente impraticabili. “Fascista” era un’etichetta vaga, andava bene per gli appartenenti all’estrema destra, ma anche alla destra moderata, certamente per i cattolici, fino ad includere parte della sinistra moderata. “Fascista” era l’anatema che non permetteva di esprimere un’opinione, di insegnare dalla propria cattedra, di circolare per strada senza pericolo.
Ora, non che la parola non sia più utilizzata, domenica ci è stata rivolta in abbondanza, in mezzo ad altri insulti più irripetibili. Ma è stata soppiantata, o forse affiancata, da una parola di potenza ancora maggiore, ancora più delegittimante, ancora più infamante: “omofobi”. Omofobi non solo se si odiano patologicamente le persone omosessuali, omofobi se si sostiene che il matrimonio sia solo tra un uomo e una donna, omofobi se si hanno delle riserve sulle adozioni omosessuali, omofobi se non si aderisce all’ideologia del gender, omofobi persino se si legge la Bibbia o Dante, ormai. Con la scusa delle “libertà” e dei “diritti” si sta creando una forma di dittatura del pensiero unico, in cui chi dissente è immediatamente derubricato dallo status di persona per essere ridotto a nemico, a mostro da prendere “a calci in culo”, come dice elegantemente in un suo post su Facebook Selvaggia Lucarelli.
Bastava guardare le piazze: persone pacifiche, silenziose, con libri in mano, insultate e aggredite da gruppi di arrabbiati che volevano impedire loro di manifestare, di esistere, di avere un’opinione non conforme. Forse sarebbe il momento, per chi finora ha fatto finta di niente, di alzare gli occhi, di guardare in faccia le due parti che si sono contese le piazze domenica scorsa, e di decidere se davvero non li riguarda per nulla, se credono di poter stare tranquilli e al sicuro, non riconoscendo il momento in cui la prevaricazione diventa sistema e normalità.
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Sentinelle, comunicato Lega Nord
di Redazione Pro-Vita
Riceviamo in anteprima (cliccare qui per leggerlo) il comunicato stampa degli Onorevoli Salvini e Fontana che esprimono la loro solidarietà alle Sentinelle in Piedi, aggredite non solo verbalmente, in diverse città di Italia durante la veglia organizzata per ieri pomeriggio, 5 ottobre.
Finalmente qualcuno dei politici eletti, che rappresenta il popolo italiano in Europa, che alza la voce per la gente comune, per la gente tranquilla e pacifica, che non solo è stata derisa , insultata e fatta oggetto di violenza fisica e verbale , ma che – a leggere gli articoli di stampa e web – è stata persino diffamata e calunniata (sembra che non ci sia stata violenza, ma solo allegra goliardia contro beceri oscurantisti nazistoidi e liberticidi…)
Chissà se negli alti consessi d’Europa scopriranno il lato oscuro degli “ illuminati liberal-progressisti… che se la prendono con madri e padri, anziani, giovani donne e preti che manifestano pacificamente per la difesa della famiglia”. Gente che si definisce ”pacifista e liberale e poi alza le mani vigliaccamente con chi non la pensa come loro”.
Per questo, gli stessi Onorevoli hanno anche presentato un’interrogazione – con richiesta di risposta scritta (potete leggerne il testo cliccando qui) in cui chiedono alla Commissione Europea ”quali misure stia intraprendendo per contrastare le dilaganti e reiterate manifestazioni improntate alla cristianofobia e all’eterofobia”.
In attesa della risposta della Commissione, ci piacerebbe apprendere quale interesse per gli incresciosi fatti accaduti abbiano manifestato i Deputati e i Senatori che “rappresentano la Nazione” (art.67 Cost.), la Nazione tutta, e che siedono al Parlamento Italiano.
fonte: NotizieProVita