giovedì 23 ottobre 2014

Il test della moralità cristiana



Nell’opzione preferenziale per i poveri. 

(Humberto Miguel Yañez)
La teologia morale preconciliare distingueva — basandosi su un’esegesi parziale del testo di Matteo, 19, 16-22 — tra la morale dei laici e la morale dei religiosi: la prima consisteva nell’osservare i comandamenti; la seconda includeva anche i cosiddetti “consigli” evangelici, tra cui c’era la povertà. Una proposta di questo tipo abbassava il livello della moralità dei laici a un’etica minima, e i religiosi vivevano la povertà in un certo senso fuori del mondo, senza un confronto critico, come una faccenda loro. Era una morale dei due piani paralleli.Il concilio Vaticano II fece saltare questa divisione puntando su una morale biblica e teologicamente fondata, e aperta alla cultura contemporanea, tornando ad allacciare la morale alla spiritualità e alla teologia sistematica. La luce del Vangelo deve aiutare a capire meglio la nostra esperienza umana, e l’esperienza umana aiuta pure a comprendere più adeguatamente il messaggio della Sacra Scrittura, inserito pure in una cultura e in un tempo particolare. Così, Papa Francesco, in continuità con il concilio e con i suoi predecessori, rimanda alla Sacra Scrittura per fare un discernimento pastorale sulla situazione contemporanea in cui la Chiesa svolge la sua vita apostolica (cfr. Evangelii gaudium, 174-175).
La novità della Evangelii gaudium è di collegare, nel magistero pontificio, l’evangelizzazione all’opzione preferenziale per i poveri. Nella Evangelii nuntiandi (1975) di Paolo VI, alla quale Francesco rimanda, era già presente il nesso tra evangelizzazione e promozione umana, liberazione dei poveri. Invece, il tema dell’opzione preferenziale per i poveri è stato assunto da Giovanni Paolo II nelle sue encicliche sociali, e nei documenti riguardanti il grande giubileo.
In realtà questa non è una novità nella tradizione della Chiesa. Piuttosto si ripropone un tema biblico-patristico e lo si attualizza nelle odierne circostanze storiche. Papa Francesco evidenzia un dinamismo a partire dal Vangelo che sbocca e si compie nell’opzione preferenziale per i poveri. Questa non è quindi un’aggiunta all’esperienza di fede cristiana, bensì è la sua coerente conseguenza, il suo ambito necessario per viverla in pienezza, ed è perciò uno dei suoi test decisivi riguardo alla sua autenticità: «esiste un vincolo inseparabile tra la nostra fede e i poveri» (Evangelii gaudium, 48). Infatti, seguendo il messaggio biblico, il Papa afferma: «la mancanza di solidarietà verso le loro necessità influisce direttamente sul nostro rapporto con Dio» (Evangelii gaudium, 187). Parlare di opzione per i poveri non è quindi una mera aggiunta, ma la conseguenza di un modo di comprendere la vita cristiana in quanto esperienza allo stesso tempo spirituale e morale. L’esperienza spirituale sarà sempre un’esperienza morale, perché avviene nella coscienza, nell’interiorità dell’uomo, e perciò, se autentica, spinge verso il mondo, verso l’incontro con gli altri.
L’integrazione fra spiritualità e morale nell’Evangelii gaudium è palese: «una fraternità mistica, contemplativa, che sa guardare alla grandezza sacra del prossimo, che sa scoprire Dio in ogni essere umano, che sa sopportare le molestie del vivere insieme aggrappandosi all’amore di Dio» (n. 92). Ma la spiritualità cristiana spingerà pure a una moralità coerente con una vita di preghiera fondata sul mistero dell’incarnazione, da cui attingere la sua coerenza: «non servono né le proposte mistiche senza un forte impegno sociale e missionario, né i discorsi e le prassi sociali e pastorali senza una spiritualità che trasformi il cuore» (Evangelii gaudium, 262). Quindi, il ruolo della spiritualità è di trasformare il cuore della persona, affinché compia delle scelte morali che esprimano il suo rapporto con Dio, nel rapporto col prossimo. E allo stesso tempo, il ruolo della morale è di rendere incarnata la spiritualità, trovando nelle sfide concrete della storia umana il luogo della contemplazione del mistero del Dio fattosi carne. Perciò, la moralità di una persona o di una comunità è la prova dell’autenticità della sua spiritualità. Una spiritualità incarnata si lascia interpellare dalla presenza dell’altro, soprattutto davanti alle sue necessità oggettive: «Dalla nostra fede in Cristo fattosi povero, e sempre vicino ai poveri e agli esclusi, deriva la preoccupazione per lo sviluppo integrale dei più abbandonati della società» (Evangelii gaudium, 186).
L’esperienza morale, da parte sua, in quanto esperienza di coscienza, è esperienza di trascendenza, rimanda all’Assoluto presente in ogni esperienza di autentica umanità. Quindi, l’opzione per i poveri diventa un test di autenticità sia della spiritualità che della moralità cristiana basata sull’incarnazione del Figlio di Dio nella nostra storia. Allo stesso modo in cui Dio ha assunto la nostra condizione umana e la sua storicità, così il cristiano si lascia interpellare dal suo vincolo immanente alla realtà e trascendente a Dio. Ambedue si congiungono in un’unica esperienza di coscienza spirituale e morale.
L'Osservatore Romano