venerdì 24 ottobre 2014

Migrante tra i migranti



A São Paulo la beatificazione di madre Assunta Marchetti. 
Dapprima un vocio, poi un rumore sempre più insistente di passi veloci, quindi le voci rotte dai singhiozzi delle piccole orfanelle: «È morta madre Assunta!». Le bambine si erano radunate nel cortile dell’orfanotrofio femminile di Vila Prudente, a São Paulo, in Brasile. La campanella dell’istituto aveva iniziato a suonare e le piccole avevano intuito, senza che nessuno avesse detto qualcosa, che la loro benefattrice, da diverse settimane a letto per una cancrena, era morta.
In quel pomeriggio del 1° luglio 1948, madre Assunta Marchetti aveva concluso la sua vita terrena proprio come aveva sempre desiderato: accanto alle “sue” orfane. Suor Clarice Baraldini, la prima bambina accolta nell’istituto, uscendo dalla camera gridò in lacrime: «Oggi in questa casa è morta la carità!». La morte della madre non passò inosservata nemmeno sui giornali di São Paulo, che ne dettero notizia sottolineando l’impegno della religiosa a favore degli immigrati e dei più poveri e bisognosi del territorio.
Ma chi era madre Maria Assunta Caterina Marchetti, cofondatrice dell’istituto delle suore missionarie di San Carlo Borromeo, che il cardinale Angelo Amato, prefetto della Congregazione delle Cause dei Santi, beatifica il 25 ottobre a São Paulo in rappresentanza di Papa Francesco? Era nata a Lombrici di Camaiore, in provincia di Lucca, il 15 agosto 1871. Fin da giovane desiderava consacrarsi interamente a Dio nella vita claustrale. Purtroppo, a causa della malattia della madre e della morte prematura del padre, fu costretta a rimandare la realizzazione di questo suo desiderio.
Nel 1895, accettò la richiesta del fratello, padre Giuseppe Marchetti, di seguirlo nella sua missione in Brasile, per occuparsi degli orfani degli emigranti italiani. Si recò a Piacenza insieme con la madre e con altre due giovani, dove emise i voti religiosi nelle mani del vescovo Giovanni Battista Scalabrini, dando vita così al primo nucleo delle suore che si sarebbero messe al servizio degli orfani e abbandonati. Le religiose presero poi il nome di suore missionarie di San Carlo Borromeo (scalabriniane).
A quel tempo Scalabrini aveva cinquantasei anni e Assunta ventiquattro. Tutti e due erano alla ricerca della volontà di Dio. Alcuni anni prima di questo incontro, il 19 marzo 1889, il vescovo, salutando sei missionarie del Sacro Cuore, la congregazione fondata da madre Francesca Cabrini — da lui convinta a iniziare l’azione missionaria del suo istituto proprio inviando suore in aiuto ai missionari di San Carlo in nord America — aveva sottolineato un aspetto innovativo per quel tempo: il ruolo importante della suora nell’apostolato tra gli emigranti. La disponibilità assoluta di madre Assunta e delle sue compagne spinse Scalabrini a iniziare l’esperimento di fondazione di un istituto religioso femminile.
Il 27 ottobre 1895 le prime suore partirono da Genova alla volta del Brasile per essere «migrante tra i migranti» e occuparsi degli orfani e dei più emarginati. L’8 dicembre 1895 la piccola comunità ebbe la gioia di vedere l’inaugurazione dell’orfanotrofio Cristoforo Colombo di Ipíranga, a São Paulo. All’inizio gli alunni vennero accolti in due sezioni, quella maschile e quella femminile, senza distinzione di nazionalità e di età. L’orfanotrofio si proponeva di far diventare buoni operai e buoni cittadini gli orfani degli emigrati che, in mare o nelle colonie, avevano perso la vita; e di accogliere anche bambini che, pur non essendo orfani, erano lasciati al vagabondaggio.
Madre Assunta divenne così modello di missionaria, animata da grande carità verso i poveri, gli orfani, gli ammalati e i migranti, nei quali vedeva il volto di Cristo da amare e curare. Si fece madre di tanti piccoli a cui nessuno pensava. Visse la sua vocazione in vari ospedali, aprendo nuove missioni, dove vivevano e lavoravano molti migranti, rivelando nel servizio l’amore di Dio attraverso la sua tenerezza. Per le sue consorelle, madre Assunta fu un modello instancabile di testimone del Vangelo e di completa donazione agli altri nel servizio della carità, custode del carisma ricevuto dal beato Giovanni Battista Scalabrini, che con lei ha fondato la congregazione femminile.
L'Osservatore Romano