Il Montini di Giacomo Scanzi.
(Giovanni Maria Vian) Fedele a Dio, fedele all’uomo. È questo sottotitolo, meno banale di quanto possa apparire, che Giacomo Scanzi ha scelto per il suo Paolo VI. Il piccolo libro esce alla vigilia della beatificazione e, pur senza pretese di completezza, ricostruisce — in modo tanto fondato quanto convincente — il profilo del giovane bresciano, poi del prete, del vescovo e del Papa, all’interno di una visione complessiva dell’uomo. L’autore con coraggio ha invertito le proporzioni usualmente adottate per le opere sui vescovi di Roma, che in genere riservano lo spazio maggiore al pontificato: solo un terzo scarso del volume è infatti dedicato al pontificato paolino. Ma lo sguardo di Scanzi — che conosce benissimo i documenti e sa usarli combinando la preparazione storica con l’efficacia giornalistica — è appunto complessivo. In altre parole vede e presenta il futuro Papa alla luce del suo intero destino.
È dunque un profilo di Montini — e questo forse sarebbe stato il titolo più appropriato (ma anche meno adatto alla diffusione) — il libro di Scanzi, le cui ascendenze sono dichiarate fin dalla veste editoriale. Pubblicato infatti da Studium, l’editrice di Montini, il volume — da oggi in libreria — è prefato dal cardinale Giovanni Battista Re e dedicato a due grandi amici scomparsi, che hanno legato il loro nome all’Istituto Paolo VI: Enzo Giammancheri e Giuseppe Camadini.
In una lettera del ventitreenne Battista alla nonna paterna Francesca Buffali — figura decisiva come quelle dei genitori — l’autore rintraccia con acutezza la grande sfida che accompagnerà Montini per tutta la vita, e cioè quella di «far rivivere l’intensità della fede dei padri e dei nonni in stile moderno». Anche per Scanzi dunque una delle chiavi per la comprensione di Paolo VI è la modernità, vista come condizione per vivervi e risvegliare la fede.
E ovviamente importanti per il futuro Papa sono le radici costituite dalla piccola patria bresciana, e più ancora quelle dei familiari, che fino alla scomparsa dei due genitori nel 1943 saranno gli interlocutori privilegiati di una corrispondenza rilevante — un migliaio di lettere pubblicate quasi trent’anni fa — che Scanzi domina superbamente al pari delle altri fonti, ma senza alcuna ostentazione, con noncurante eleganza. Ecco dunque il padre Giorgio, avvocato e uomo politico che sa dirigere «Il Cittadino», la testata cattolica della città, con un programma editoriale riassunto in due punti, non datati: non polemizzare con altri giornali cattolici; «alimentare e interpretare l’identità cattolica del popolo bresciano in riferimento all’appartenenza alla nazione italiana» riassume Scanzi. Così, ormai Papa, nei rivelatori dialoghi scritti mirabilmente dall’amico Jean Guitton, Paolo VI potrà parlare del padre, riconoscendogli «gli esempi di coraggio, l’urgenza di non arrendersi supinamente al male, il giuramento di non preferire mai la vita alle ragioni della vita», riassumendo il suo insegnamento nell’«essere un testimone» e concludendo in modo lapidario: «Mio padre non aveva paura».
Nella ricostruzione interiore dell’uomo il libro ha la sua dimensione più felice e riuscita, forse per la sicurezza delle fonti costituite principalmente dalla corrispondenza e da scritti privati. L’obiettivo di un profilo rapido induce l’autore a rinunciare a un percorso anche solo sommario del trentennio trascorso in Segreteria di Stato, per la verità il più oscuro, e a limitarsi all’essenziale per l’episcopato milanese e per lo stesso pontificato, talvolta con cenni sommari, come sul rapporto con Pio XII e con Giovanni XXIII.
Altre volte le scelte di Scanzi sono invece felicissime, per esempio nel caso di alcune illuminanti citazioni dell’arcivescovo. «Noi — dice ai giornalisti — siamo quasi dei concorrenti, perché voi parlate col pubblico tutti i giorni, e io vorrei ogni giorno parlare col pubblico». Come farà sino al pontificato, che «si comprende nella sua complessità e nella sua grandezza forse soltanto se lo si colloca dentro la grande prospettiva conciliare» scrive l’autore. E con piena ragione. (g.m.v.)