martedì 21 ottobre 2014

Se ti leggo amerò per sempre

Se ti leggo amerò per sempre

Un sentimento pericoloso. Dentro l’indifferenza

(Loris Francesco Capovilla) Ho letto in una notte il volume di Abramo Levi Oscar Romero un vescovo fatto popolo (Morcelliana, 1991). Di Romero abbiamo ricordato a marzo scorso i 34 anni dell’immolazione per il suo popolo salvadoregno. Sfogliando con cura analoga il presente libro Se ti leggo amerò per sempre a firma di Carlo Di Cicco, ho trovato consonanti spunti sulla vita cristiana alla maniera dei testimoni del Vangelo.L’autore è un cristiano che vuol farsi popolo, lui pure. Ha avuto la grazia di accogliere e voler vivere il Vangelo; conseguentemente ha accettato la chiamata risuonata all’assise conciliare (1962-1965). Il concilio è vocazione per tutto il popolo di Dio. È il mettersi in ascolto e incarnare i documenti sottoscritti dal Papa e dai Padri sull’altare della Confessione di Pietro. 
Dedico all’autore uno dei testi che mi hanno nutrito, indirizzato, convertito lungo il corso del mio sacerdozio. È l’introduzione a Genesi, poderoso impegno cinquantennale della Piccola Famiglia dell’Annunciazione, di Giuseppe Dossetti, discepolo, testimone e perito del concilio Vaticano II.
Il Tantum aurora est di Papa Giovanni ci offre ogni giorno lo spunto per capire che il cristiano deve crescere nella conoscenza della Scrittura. Diceva san Girolamo: «L’ignoranza della Bibbia è ignoranza di Cristo». Attingervi come a fonte d’acqua, estingue la sete di verità.
Nel presente volume, si percepisce la ricerca di mettere in luce la forza dell’amore che la Bibbia racchiude e sa esprimere. Amore inteso come sentimento che si manifesta nel pensiero, nell’amicizia, e anzitutto nella ricerca di Dio che, una volta trovato, risolve tutto: «La soluzione di ogni difficoltà è Cristo» (sant’Agostino). Traspare con evidenza anche la riflessione sul fatto che l’assenza di amore porta all’indifferenza, un sentimento pericoloso ma che purtroppo è presente nella vita di ogni giorno.
L’autore pone l’accento sul valore innovativo della Bibbia per l’esistenza cristiana e umana, libro tessuto con la trama dell’eternità, vero vademecum per tutte le circostanze della vita. Nel corso dei millenni il libro della Parola di Dio non ha perduto la sua forza di attrazione: «In verità, io vi dico: finché non siano passati il cielo e la terra, non passerà un solo iota o un solo trattino della Legge, senza che tutto sia avvenuto» (Matteo, 5, 19). Il libro è luce e amore.
Non ci sono opere d’arte che resistano nei secoli se non spinte o ispirate dall’amore. Far luce — come propone l’autore — anche sul linguaggio della bellezza così diffuso nella Bibbia aiuta, specialmente ai giorni nostri, a coglierne la profondità e il fascino. 
«Nulla tanto ravviva l’uomo e lo soccorre per ogni opera e ogni fatica, quanto l’assidua meditazione delle parole di Dio», si legge nel De perseverantia di san Lorenzo Giustiniani. Mi viene alla mente una prefazione di Giuseppe Dossetti al Genesi dove ricordava una lettera pastorale per la Quaresima del 1956 nella quale il patriarca di Venezia, Angelo Giuseppe Roncalli, richiamandosi a san Lorenzo Giustiniani esponeva i punti salienti sul modo suo di vedere, conoscere e vivere la Bibbia come libro di tutto il popolo di Dio centrato sul Cristo. Pensieri che in qualche modo si sarebbero ritrovati anni dopo nella Dei Verbum del concilio Vaticano II. Era convinzione di Papa Giovanni che il libro della Bibbia fosse inscindibile dal calice. La costituzione conciliare sulla liturgia avrebbe scritto al n. 56 quanto segue: «La liturgia della parola e quella Eucaristica sono congiunte tra di loro così strettamente da formare un solo atto di culto». 
Specialmente a causa della lontananza di tempo dei testi biblici rispetto al linguaggio della nostra epoca, esiste un problema di comprensione della Bibbia anche ai giorni nostri. Pure tra i credenti. Benvenuto, perciò, a ogni contributo che ne facilita l’interpretazione e la comprensione. Ancor più se suscita interesse vitale e risposta d’amore nei confronti della sacra Scrittura.
Il nostro autore incoraggia la scoperta e il dialogo della vita con la Bibbia, non solo come abitudine culturale ma come bisogno esistenziale. Il libro della Parola è considerato una compagnia importante e bella che propone Dio indispensabile interlocutore di senso che aiuta l’uomo a entrare con speranza nel mistero della vita, a darsene una ragione positiva e gioiosa nonostante le prove che non risparmiano alcuno. 
Il Concilio ricorda all’inizio della Dei Verbum l’importanza di cogliere il legame stretto tra vita e Parola di Dio e perciò intende «proporre la genuina dottrina sulla divina rivelazione e la sua trasmissione, affinché per l’annunzio della salvezza il mondo intero ascoltando creda, credendo speri, sperando ami». L’amore è il punto di appoggio per una buona partenza dell’umanità e il punto di convergenza per non restare delusi nel cammino. 
Non è un caso che questo libro sia un invito a leggere e conoscere la Bibbia ponendosi dal punto di vista dell’amore. L’amore è il cuore della rivelazione e resta la decisione discriminante di come vogliamo vivere, se stando dalla parte dell’amore o dell’indifferenza. Se il Dio cristiano è amore e l’amore è il linguaggio vitale per intendersi con lui, capire la bibbia porta in definitiva a una risposta di amore. Vivere diventa un ricambiare l’amore di Dio che è verso tutti e senza misura. 
Alla luce di queste considerazioni mi pare di poter dire che l’autore, da cristiano, con questa opera letteraria che indaga il mistero della rivelazione di Dio con parole umane intinte nella vita quotidiana che si interroga e ricerca, ha voluto dare una spinta allo studio del testo sacro. 
Grazie a lui e a quanti nel corso della loro vita si spendono per meglio far conoscere la lieta novella all’intera umanità, rispettando chi la pensa diversamente, sicuri che, proprio in virtù dell’amore che la Bibbia emana, saremo tutti chiamati un giorno a essere fratelli in una dimensione adesso sconosciuta ma che Dio ha già preparato per ciascuno di noi.
L'Osservatore Romano