Si chiama unione Ma in realtà è "matrimonio" gay
A leggere le anticipazioni di Repubblica, il disegno di legge che il governo si appresta a varare per le unioni civili non si discosta di molto da quello annunciato dal premier nella direzione del Pd di giugno; esso ha poi trovato articolata elaborazione nel testo-base depositato dopo qualche giorno in Commissione Giustizia al Senato dalla relatrice del provvedimento, la sen. Cirinnà.
Si tratta di una sostanza di matrimonio per la quale si adopera un altro nome: nella versione di fine giugno includeva, a determinate condizioni, l’accesso alla quota di legittima e alla pensione di reversibilità, ma escludeva la possibilità di adottare. Di più rispetto a quel testo, stando a Repubblica, il d.d.l. del governo recepirebbe il recente orientamento del Tribunale per i minorenni di Roma: se vi è unione fra persone dello stesso sesso e una delle due ha già un figlio, l’altra può adottarlo. Il che significa che la civil partnership include l’adozione e cancella ogni residua differenza rispetto al matrimonio: il partner col figlio può averlo avuto a seguito di fecondazione eterologa (era questo il caso affrontato dal Tribunale per i minorenni, e l’identità genetica scompare del tutto), e dopo breve ci penserebbe la Corte costituzionale, in nome del principio di eguaglianza, a estendere a entrambi i partner la possibilità di adottare.
Sempre secondo Repubblica, un d.d.l. del genere non incontrerebbe ostacoli. Ncd verrebbe “compensato” con mezzo miliardo di euro per sgravi fiscali in favore delle famiglie numerose; Forza Italia, grazie a recenti incursioni ad Arcore di esponenti Lgbt (con una particolare sottolineatura della lettera “t”) non attenderebbe altro; la Chiesa italiana non solleverebbe opposizione. Ora, se per FI i selfie documentano l’accordo, Ncd non si è ancora espresso, e la Cei, se vale quanto confermato dal cardinale Bagnasco in occasione dell’ultimo Consiglio permanente, ha fortemente criticato riforme che parificano unioni di fatto (omo o eterosessuali) alla famiglia fondato sul matrimonio fra un uomo e una donna. Al netto dei Vescovi e della strumentalizzazione mediatica del Sinodo – sulla quale ieri su queste colonne Massimo Introvigne ha scritto considerazioni di buon senso –, resta il dato obiettivo e preoccupante che per la prima volta, in virtù di un ampio schieramento politico, un regime paramatrimoniale per le unioni fra persone dello stesso sesso ha probabilità di essere introdotto nell’ordinamento italiano.
Quanto ciò risponda alle esigenze concrete della nostra Nazione è tutto da dimostrare. Come è noto, i dati di Eurostat, pubblicati a maggio, sulla natalità in Europa informano che, a fronte del tasso medio di fertilità dei 28 Paesi Ue, pari a 1.58, ben distante dalla soglia di pareggio che è di 2.1, il tasso italiano è più basso: 1.29. Nel 2013 sono nati in Italia 515.000 bambini, figli di migranti inclusi, mentre 50 anni fa (nel 1964) ne erano nati il doppio, 1.035.000. L’indice di vecchiaia, cioè il rapporto fra gli ultrasessantacinquenni e gli infraquindicenni in Europa è di 116.6, in Italia è di 151.4. Il mantenimento della tendenza all’impoverimento demografico rende sempre più complicato mantenere gli attuali standard di welfare e di trattamento pensionistico (infatti la legge di stabilità li riduce ulteriormente). Se l’incremento della percentuale di popolazione anziana incide sul bilancio complessivo e danneggia tutti, la sterzata autentica consisterebbe in un insieme di misure formato famiglia che condizionino positivamente la decisione di mettere al mondo figli. Non è un caso se nel pianeta le Nazioni che vantano i più significativi, e in prospettiva duraturi, tassi di crescita sono quelle con l’età media più bassa e col tasso di incremento demografico più elevato. Qualsiasi governante con un minimo di raziocinio, in presenza di questi dati, adotterebbe misure urgenti per rilanciare quella famiglia fondata sul matrimonio che statisticamente permette di censire più figli: non per ragioni di catechismo, ma per esigenze di bilancio. Più la famiglia riprende a funzionare, meglio funziona l’intero corpo sociale. E invece la linea del governo, con l’appoggio dei principali partiti di opposizione (M5S è addirittura più oltranzista), annuncia di voler andare nella direzione esattamente opposta; nel frattempo, per confermare il tratto punitivo verso chi intende ancora formare una famiglia, fa pagare in queste ore una Tasi che prescinde dai carichi familiari.
Ci rassegniamo? Tante volte nella nostra storia nazionale, anche quando l’unità d’Italia era culturale più che politica o linguistica, i popoli della Penisola hanno dovuto vedersela da soli perché le elite tradivano o se la davano a gambe. E se oggi il popolo della famiglia e della vita non ha chi lo rappresenti – coloro che, con tanti limiti, lo hanno fatto fino a poco tempo fa oggi cambiano posizione o sono distratti – è chiamato a esprimere da sé le proprie ragioni: mostrandosi vivo e visibile nelle piazze italiane. L’esperienza delle Sentinelle in piedi rivela che con mezzi quasi inesistenti il coraggio e la buona volontà fanno congelare provvedimenti – come il d.d.l. Scalfarotto – che parevano inarrestabili; il quadro va dilatato e le forze vanno raccordate ed estese. Senza sovrapporre piani: il Sinodo sulla famiglia ha i suoi tempi, le sue scadenze, e soprattutto non esamina disegni di legge. Senza scoramenti: un selfie col trans non fa immaginare un futuro di Nazione, a differenza di un sì per sempre proiettato alla vita. Piaccia o non piaccia, per chi ha fatto responsabilmente questa scelta è venuto il momento di renderne ragione pubblica.
*Silvio e Luxuria: Ferrara se ci sei batti un colpo
A pensare male si fa peccato, ma… Difficile non sospettare che la soffiata di Matteo Renzi a Repubblica non sia la risposta alzo zero, il colpo di artiglieria pesante contro il selfie Pascale- Berlusconi-Luxuria e Dudu servito con il caffè alla cena di Arcore. Il premier voleva rubare la scena alla “family gay” dell’ex Cavaliere e così si è inventato la notizia di un testo del governo sui matrimoni gay pronto da mandare in aula nel caso che la proposta in Commissione Giustizia del Senato venisse impallinata dal fuoco amico dell’Ncd. E Repubblica l’ha ripagato con un bel titolo sulla prima pagina: “Arriva le legge sulle unioni civili, ma solo per i gay”. Cronaca più commento. Berlusconi, tiè. Il grande comunicatore battuto dal piccolo Fonzie fiorentino. L’avessero saputo in tempo, quelli del Giornaleavrebbero postato la foto del trio in prima pagina, anziché acquattarla in fondo a pagina 5 Ma si sa, le mattane di Silvio e Francesca, la coppia più gay friendly d’Italia, stanno imbarazzando non poco il centrodestra di osservanza berlusconiana, comprese le sue rappresentazioni catodiche e cartacee.
Il Giornale di Sallusti abbozza, lasciando di quando in quando al sempre più rincattucciato Vittorio Feltri il compito di sparacchiare a vanvera sul tema. Libero di Belpietro, un giorno ci scherza su e l’altro fiancheggia dolcemente, ma senza troppa convinzione. E il Foglio di Giuliano Ferrara? Beh, il quotidiano dell’elefantino è davvero un caso cinico, esempio fulgido di singolare sdoppiamento politico e giornalistico. Inflessibile nell’apologia della dottrina montiniana e ratzingeriana, defensor fidei et moris su famiglia, divorzio e matrimonio, fino ad accusare i padri sinodali di eresia e attentato al magistero, il Foglio svolazza con gaia nonchalance sugli sbandamenti arcoriani, dannunzianamente cantati come l’ultimo guizzo di genio di un anarchico folle, impolitico, allo stesso tempo «infantile, ludico, adolescenziale e femminile».
Per la terza vita, quella post bunga-bunga, dell’”Amor nostro”, come affettuosamente lo chiamano i foglianti, Ferrara propone memorie nietzchane e surrealiste: “La gay scienza del Cav”, strilla il titolo della paginata firmata dal brioso Salvatore Merlo, che dà conto della luxuriosa serata in villa. Gli soccorre l’ironia dell’amico Fidel, il sornione Confalonieri che filosofeggia: «(Silvio) É Platone. Alla fine siamo sempre lì. É come Alcibiade che si rivolgeva a Socrate: "Tu non mi volevi". O forse è Gide, la difesa dell’omosessualità... O forse – aggiunge il presidente di Mediaset, con tono veritativo – è semplicemente la Francesca». Pirandello alla milanese: uno, nessuno o qualcuna. Sì, è Francesca, la papessa di Arcore, ma un po’ anche Francesco, quello che sta in Vaticano, a dar retta al professore turbo liberal della maison, quell’Antonio Martino che per l’occasione si improvvisa teologo. Un po’ alla Mancuso, vabbè, ma mica son cattivi, questi teocon da tavernetta. «Berlusconi con questa storia dei diritti omosessuali si è messo in linea con il Sinodo», cippirimerla il Martino fu ministro, «cioè con la Chiesa di Papa Francesco, e dunque si è, chissà, sintonizzato un po’ anche con lo Spirito Santo». Alleluja, dalla cena al Cenacolo.
Ma nessuno crede alla svolta spirituale, perché rivela Merlo, «come spesso nella sua vita, Berlusconi si muove in politica sulla scia di un fatto privato, perché “lei gli ha rotto i coglioni”, come sintetizza Carlo Freccero». Beh, l’analisi non sarà da centro studi, però spiega tante cose. Ma no, non c’è nessun patto del Nazareno da firmare con Renzi sui temi etici, la politica non c’entra, inutile cercarla in quel selfie con Dudù e Luxuria. Quella è pura pop art, “disinibizione ludica”, gaio divertissement, “fantasia semantica” in salsa arcobaleno. Di sicuro, tranquilizza il Merlo fogliante, c’è «più Pingitore che Oscar Wilde». Sono solo cenette, o, al massimo, barzellette. Come quella di Maurizio Bianconi, tesoriere del Pdl, ex An che dice al cronista: «Com’è noto, il lato B è l’organo sessuale del futuro. E poi voi dite che Berlusconi non è avanti!». Oppure, in dietro, secondo la prospettiva. E allora, addio monti sorgenti dall’acque: il manzoniano Merlo ci informa che son tramontati i tempi del «lifting esibito, del trapianto di capelli con bandana, la cura della chiostra dentaria che il sorriso piacione incastona, e tutta quella adesione quasi filosofica alla parure, ai giochi di corte, dispetti e chiacchiericci. Ora Berlusconi, con Francesca e Vladimir, torna a essere rutilante giostra del privato».
Privato o privè, in fondo è lo stesso. Comunque non ci sarà più una Elisabetta Gardini, portavoce degli Azzurri, a cacciare la trans-rifondarola Luxuria dai bagni femminili della Camera. Ad Arcore, Vladimiro Guadagno ha potuto scegliere tra dieci toilette grandi come una suite. A scortare l’ex drag queen del Muccassina ci penseranno le ruspanti deputatesse Manuela Repetti e Laura Ravetto, oppure Giovanni Toti, ex giornalista ora ripetitore del verbo e primo bastonatore del traditore Alfano che “usa la religione” contro le coppie gay. O anche Mariastella Gelmini che sotto gli abbottonati tailleur da suorina laica nasconde muscoli da Village People. Avanguardie di un cerchio magico e adorante, capi di un esercito allo sbando, svenuto e stordito dalla “disinibizione ludica” del Cavaliere. Che si abbatte, scrive Merlo, «con l’ineluttabilità di un fenomeno naturale, un fulmine, una cascata su generali e caporali, intendenti e soldati semplici, pigiatori di tasti e nominati da listino, che al telefono con i giornalisti alludono, scivolano, evitano, tagliano l’angolo, farfugliano». Signori, questa è Forza Italia, lo garantisce il quotidiano di Ferrara.
Vabbè, la vita è tutta un quiz e anche il fu Pdl oggi è un ammasso di peones disorientati, alle prese con i rebus e gli interrogativi di un Cavaliere tutto genio e sregolatezza, l’impolitico che dopo aver fatto del privato (interesse) la sua politica ora metterà la politica a servizio del privato. Quello improvvisamente scoperto grazie a «una fidanzata insistente e sicura di sé che ha pure preso la tessera dell’Arcigay e che gli ha fatto “una capa tanta”, come racconta Luxuria». E questo il futuro promesso? Chi ci sta alzi la mano, ma non saranno in molti a rimettersi sulle labbra il rossetto rosso fuoco, come fece Ferrara dopo la sentenza Ruby, disposti a riaggiornare il vecchio gingle “siamo tutti puttane” in un più moderno “oggi froci”.
Il copyright è ancora di Ferrara, ma forse era un altro elefantino quello che scriveva contro la sentenza della Corte Suprema americana che legalizzava i matrimoni gay, che manifestava le sue «idee contrarie alla gay culture, il cui culmine è l'abrogazione della felice differenza, anche erotica o di stile di vita, approdata appunto alle nozze gay», che rivendicava il diritto a «campagne culturali intorno a temi come il matrimonio, la famiglia, l'educazione dei figli, la libertà di amare senza trasformare sentimenti e desideri in diritti, che è un'auto-contraddizione bestiale». Lo stesso che oggi invita i cattolici a vigilare sul Sinodo, che bacchetta il Papa, ammionisce vescovi e cardinali a non cedere alla dottrina Kasper, ai finti misericordiosi che stanno, cancellando “d’un colpo il peccato originale e la legge naturale”. “Il Sesso squassa la vigna” (del Signore), titolava ieri la prima pagine del Foglio, avvertendo che “Al Sinodo il tempo presente della fede è in discussione”. Ok, ma se è così, caro direttore, crede davvero che lo Spirito Santo sia sceso ad Arcore, come rivela l’evangelista Martino?
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L'emergenza omofobia non esiste. Ecco le prove
Il Ministero degli Interni con una nota firmata dal Vice ministro Filippo Bubbico ha risposto per iscritto ad una mia interpellanza relativa al suicidio di un giovane avvenuto il 26 ottobre dello scorso anno a Roma. Il tragico episodio era stato immediatamente enfatizzato dalla stampa e dalle associazioni LGBT come suicidio dovuto a discriminazioni subite dal giovane per la sua omosessualità.
Come immaginavo la risposta del ministero è stata molto chiara: "Attualmente, tuttavia non sono emersi elementi di riscontro in merito ai segnalati episodi di discriminazione a sfondo omofobo".
La precisazione non mi ha sorpreso perché più volte negli ultimi anni episodi enfatizzati come esempio di discriminazione omofoba (il liceo bruciato di Roma, il barbiere e compagno insultati nell'agriturismo siciliano, la rissa nella discoteca di Verbania ecc.) si sono rivelate all'esito delle indagini vere e proprie bufale mediatiche, con episodi totalmente inventati.
Ma quello che parla chiaro rispetto alla presunta emergenza omofobica nel nostro paese, che ha ispirato progetti di legge liberticidi come quello firmato dall'onorevole Scalfarotto, sono i dati resi noti dall'OSCAD, Osservatorio per la sicurezza contro gli atti discriminatori, organismo interforza del dipartimento di pubblica sicurezza che raccoglie tutte le segnalazioni riconducibili a segnalazioni concernenti tutto l'universo LGBT.
L'OSCAD aveva fatto pervenire l'ottobre scorso alla Commissione giustizia del Senato i dati relativi ai primi tre anni di funzionamento dell'Organismo che ha ricevuto complessivamente in quel lasso di tempo 83 segnalazioni fra offese, aggressioni, danneggiamenti, casi di suicidio, minacce e istigazione alla violenza.
Questo dato, aggiornato ai 12 mesi del periodo 1 ottobre 2013 all'8 ottobre 2014, rileva in quel periodo un totale di 33 segnalazioni, pervenute 5 da associazioni LGBT, 2 da articoli di stampa, 9 dai Carabinieri, 9 dalla polizia di Stato e 8 dall'UNAR. Le segnalazioni sono state relative a 13 lesioni, 12 ingiurie, 2 danneggiamenti, 4 minacce, 2 suicidi/omicidi e 0 istigazione alla violenza omofoba.
Da questi episodi, che naturalmente dovranno essere approfonditi dalle indagini e che comunque, se accertati, vanno duramente condannati, non si capisce proprio in che cosa consista nel nostro paese questa emergenza che viene sbandierata ogni giorno con grande enfasi dalle associazioni LGBT.
Se si considerano infatti i dati, pubblicati dalla Direzione Centrale della Polizia Criminale relativi al 2013, in quei 12 mesi hanno perso la vita, vittime del cosiddetto femminicidio, 125 donne, 4.038 hanno subìto violenze sessuali, 12.117 maltrattamenti in famiglia e 12.320 atti persecutori.
È evidente pertanto, ferma restando la necessità di contrastare duramente ogni forma di violenza verbale o fisica nei confronti di chiunque venga esercitata, che siamo di fronte ad una gigantesca bolla speculativa alimentata dalle lobby gay con la compiacenza di un giornalismo troppo spesso distratto o complice.
*Senatore, Nuovo Centro Destra