giovedì 22 gennaio 2015

I poveri al centro



A colloquio con l’arcivescovo di Manila. 

(Gianluca Biccini) Papa Francesco «ha davvero messo al centro della sua visita pastorale nelle Filippine le persone povere, sofferenti, dimenticate e indifese». Al punto che il cardinale Luis Antonio G. Tagle, arcivescovo di Manila, è «ottimista riguardo alle nuove energie che il suo messaggio, i suoi appelli e i suoi gesti possono suscitare in termini di fare di più per i poveri». Così il porporato all’indomani del viaggio del Pontefice in Asia, conclusosi con la celebrazione record al Rizal park, letteralmente invaso da una folla oceanica di fedeli.
Tracciando per il nostro giornale un bilancio della visita, egli spiega che «la Chiesa nelle Filippine è forse l’istituzione nazionale meglio organizzata quando si tratta di rispondere ai bisogni dei poveri negli ambiti dell’educazione, della salute, della nutrizione, del sostentamento e della risposta alle catastrofi». Ma, fa notare, «i bisogni sono grandi e quindi la Chiesa deve raddoppiare i propri sforzi, collaborando con le agenzie governative, il settore imprenditoriale, le organizzazioni civiche e i comuni cittadini di buona volontà». 
Da qui una serie di attese espresse dall’arcivescovo di Manila: «Mi piacerebbe vedere l’impegno di accademici e intellettuali nell’individuare le radici della disuguaglianza sociale e proporre cambiamenti strutturali. Mi piacerebbe vedere anche le grandi imprese e aziende riesaminare il modo in cui la loro attività può promuovere lo sviluppo sociale e non soltanto il profitto. Mi piacerebbe vedere un maggiore accesso dei poveri alle risorse educative, mediche e spirituali. Infine mi piacerebbe vedere i poveri trattati non solo come beneficiari della gentilezza altrui, ma anche come agenti attivi del proprio sviluppo personale, come anche di quello sociale, attraverso un sistema di consultazione che permetta loro di essere ascoltati e di partecipare».
Del resto nelle Filippine Francesco ha voluto proprio che a «occupare il centro del palco papale» durante i vari incontri fossero «bambini, famiglie e persone disabili». A suo parere «sono stati tanti i momenti commoventi. Non importa — spiega — di quale evento si sia trattato o dove si sia svolto». Ciò che conta, invece, è «che queste persone non siano state nascoste al Papa. Per loro è importante essere viste, riconosciute, rese presenti nella consapevolezza della società e ricevere importanza». E secondo il cardinale Tagle ciò «costistuisce un grande cambiamento» di prospettiva, perché in tal modo «i poveri si spostano dai margini al centro».
Riguardo al duplice omaggio tributato da Papa Bergoglio a Paolo VIdurante l’incontro con le famiglie nella Mall of Asia arena e poi con i giornalisti sul volo di ritorno, abbiamo chiesto al porporato filippino se Francesco gliene avesse parlato anche in privato. Infatti l’arcivescovo di Manila ha dedicato la sua tesi di dottorato al Pontefice bresciano. E di lui ha scritto anche nel primo articolo per la rubricaUltima di MO affidatagli quest’anno dalla rivista «Mondo e Missione». «Con Francesco — dice — abbiamo avuto una breve conversazione su Paolo VI. Secondo me Montini, che era profetico e intellettualmente poliedrico, è stato spesso frainteso, e forse anche usato impropriamente, sia da quanti affermano di promuovere il suo insegnamento sia da quanti lo criticano». Mentre «la sua posizione è una combinazione di fedeltà alla tradizione e di acuta comprensione della condizione umana».
E se il cardinale Tagle ha già avuto occasione di ricordare la permanenza di Montini a Manila nel 1970, di meno si sa circa i suoi ricordi dei viaggi nelle Filippine di Giovanni Paolo II. Quello del 1981 è coinciso, confida, «con la mia preparazione all’ordinazione presbiterale e con l’esame in teologia. Ciò mi ha impedito di essere attivo per il viaggio del Pontefice. L’aspetto più importante di quel pellegrinaggio è stato, per me, la canonizzazione di san Lorenzo Ruiz di Manila, laico cinese-filippino che si unì ai missionari domenicani in Giappone, dove subì il martirio. Come filippino con sangue cinese, mi ha profondamente commosso la chiamata al discepolato e alla missione. La Chiesa nelle Filippine ha una speciale vocazione in Asia, compresa la Cina».
Vent’anni fa, nel 1995, la visita di Papa Wojtyła fu legata alle celebrazioni della Giornata mondiale della gioventù e del venticinquesimo anniversario della nascita della Federazione delle conferenze dei vescovi asiatici. «Il mio compito — prosegue — era di assistere all’assemblea plenaria dei presuli dell’Asia e al loro incontro con il Papa come oratore e come membro del team che ha redatto il documento finale. Per me la visita di Giovanni Paolo II ha segnato la preparazione della Chiesa continentale all’Assemblea speciale del Sinodo dei vescovi per l’Asia, che poi si è tenuta nel 1998, alla quale ho partecipato come esperto nominato dallo stesso Pontefice. Sarò sempre grato — conclude — dell’opportunità di servire la Chiesa in Asia mentre partecipa alla chiamata universale a evangelizzare nel nuovo millennio».
L'Osservatore Romano