
Solidarietà alla Francia da differenti confessioni.
(Riccardo Burigana) «Un attacco alla vita umana, alla dignità umana, ai diritti umani»: così il Consiglio ecumenico delle Chiese, attraverso il vice segretario generale Yorgo Lemopoulos, ha espresso la sua ferma condanna dell’attentato a «Charlie Hebdo», e dei successivi crimini commessi da estremisti islamici in Francia, chiedendo a tutti una preghiera per le vittime. Dalle parole di Lemopoulos emerge al tempo stesso la ferma volontà di proseguire il cammino ecumenico, che soprattutto in questi ultimi anni ha fortemente caratterizzato l’impegno del World Council of Churches (Wcc), per contrastare ogni forma di violenza, tanto più quando essa cerca una giustificazione nella religione. Per questo tale lotta si deve manifestare anche attraverso la condanna di tutto ciò che può «alimentare un sentimento anti-islamico» nel mondo.L’intervento del Consiglio ecumenico delle Chiese è in profonda sintonia con quanto espresso dall’arcivescovo di Canterbury, Justin Welby, primate della Comunione anglicana, dal pastore Ivan Abrahams, segretario generale del Consiglio metodista mondiale, e dal reverendo Martin Junge, segretario generale della Federazione mondiale luterana, solo per citare alcuni fra i rappresentanti del mondo protestante che hanno voluto far sentire la loro voce in questo difficile momento storico: da parte loro ferma condanna dell’attentato, rifiuto di trovare una dimensione religiosa alla violenza, rinnovato impegno ecumenico e interreligioso a costruire la pace fondata sulla giustizia. Nella lettera di Junge ai luterani in Francia, si esprime con forza l’idea che i cristiani devono resistere a questi attacchi, «che si propongono di creare fratture, terrore e divisioni», chiedendo alle rispettive comunità di intensificare la coesione, la condivisione e la solidarietà rilanciando la costruzione di un dialogo nella quotidianità dell’esperienza di fede.
Anche la Conferenza delle Chiese europee (Kek) ha voluto esprimere non solo la condanna degli attentati e la vicinanza ai familiari delle vittime, ma anche la speranza che da questi terribili episodi possa nascere un cammino di pace e di giustizia, dove non trovi spazio un sentimento di vendetta: per questo — come ha detto il reverendo Guy Liagre, segretario generale della Kek — va respinto qualunque tipo di spiegazione religiosa della violenza e si deve sollecitare l’Europa a trovare una strada per rispondere a questi attacchi senza far ricorso alle armi.
A livello nazionale, accanto alle dichiarazioni della Federazione protestante di Francia, dei vescovi ortodossi francesi e dell’Amicizia ebraico-cristiana di Francia, che hanno posto l’accento sull’importanza della libertà come elemento fondamentale per la vita di ogni uomo e di ogni donna, invocando la coesione nazionale di fronte a questi attacchi, va segnalato quanto avvenuto in Belgio dove il gruppo per il dialogo ecumenico, costituito da rappresentanti della Chiesa cattolica, delle Chiese ortodosse, della Comunione anglicana, delle comunità protestanti e evangelicali, ha stilato e letto una dichiarazione ufficiale sottoscritta anche da rappresentanti di altre religioni. In essa si esprime la dimensione ecumenica e interreligiosa della condanna dell’attentato e del cammino per la pace, ricordando che «le religioni sono chiamate a vivere la battaglia contro ogni forma di estremismo come un dovere morale che deve coinvolgere le singole comunità nella dimensione quotidiana della loro vita. Proprio per questo l’estremismo non può essere mai giustificato».
Fra i numerosi organismi ecumenici, che in molte parti del mondo hanno espresso pubblicamente la propria condanna per gli attentati, si segnalano il National Council of Churches negli Stati Uniti, per il quale la difesa della libertà non deve condurre a sentimenti anti-islamici e alla creazione di ulteriori ostacoli al dialogo tra cristiani e musulmani, il Canadian Council of Churches, il quale sostiene che i testi e le tradizioni sacre invitano alla carità, alla compassione e all’amore, e il Conselho Nacional de Igrejas Cristãs do Brasil per il quale, accanto alla condanna della violenza, vanno promossi programmi per una sempre migliore conoscenza del mondo islamico e dei suoi valori nella prospettiva di una ulteriore crescita del dialogo fra musulmani e cristiani. Tra gli organismi interreligiosi, il Dublin City Interfaith Forum ha manifestato l’auspicio che l’attentato contro «Charlie Hebdo», come ogni altro atto di violenza contro la libertà e i diritti umani, non rallenti l’opera in favore della creazione di una società in cui uomini e donne di culture e fedi diverse possano vivere nell’armonia e nella pace, fondata sulla giustizia.
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È compito delle religioni contenere le passioni distruttive dell’uomo. Argini di civiltà
(Abraham Skorka) Il XX secolo è stato caratterizzato dalla consacrazione di ideologie antropocentriche, che hanno preso corpo in un processo che aveva avuto inizio alcuni secoli prima. L’individuo ha preso il posto di Dio. Le religioni sono state ridotte a mere tradizioni e rituali, la presenza di una creatività spirituale è stata frenata. Il proclama di Nietzsche sulla morte di Dio, gli scritti di Kierkegaard, e persino la dura conclusione marxista sulle religioni come oppio dei popoli, possono essere visti come veementi critiche contro le istituzioni religiose che detenevano potere all’interno di società con grandi ingiustizie sociali, più che contro la religiosità in se stessa.
Fra gli ebrei dell’Europa orientale nel XVIII secolo nacque un movimento che enfatizzava lo sviluppo spirituale in tutti gli strati sociali, specialmente in quelli più bisognosi. Era il movimento chassidico. Ebbe grandi maestri dei quali sono giunti fino a noi scritti e racconti frammentari. Ma ciò nonostante, in essi si percepisce una profondità superlativa, che testimonia, peraltro, la crisi alla quale rispondevano. I progressi delle scienze e delle tecniche, e le molteplici scoperte che questi favorirono, sorpresero esperti e neofiti. Tuttavia le istituzioni religiose, in generale, non generarono un dialogo dinamico con l’intelletto secolare, ma continuarono piuttosto a sostenere un atteggiamento dogmatico, antitetico a quello che venne chiamato “libero pensiero”. Per molti in occidente la realtà religiosa cominciò a essere sinonimo di oscurantismo.
Nel XX secolo le passioni confuse delle società europee si plasmarono in drammatici conflitti che lasciarono dietro di sé morte e distruzione mai viste prima. Tutti i freni che limitano la condotta umana a un ambito civilizzato furono infranti. Lo sterminio degli armeni, gli orrori della prima guerra mondiale, la sanguinosa guerra civile spagnola, il secondo conflitto mondiale, durante il quale si perpetrò la Shoah, il crimine più spaventoso mai commesso contro un popolo, furono la conseguenza di una realtà in cui l’uomo escluse ogni presenza del Dio biblico dalla propria esistenza. Si eressero semidei, come nel passato pagano, che sostenevano concezioni idolatriche che dovevano, a loro dire, redimere l’uomo e le società dalle loro sofferenze esistenziali.
A partire dagli anni Settanta del secolo scorso, si produsse un ritorno alle religioni abramitiche, al religioso, ma non in una versione spirituale rinnovata, bensì in una concezione fondamentalista, estrema. Si accantonò la necessaria dialettica tra fede e ragione, che permette di ritrovare un equilibrio esistenziale capace di mostrare la parte migliore dell’uomo. Gilles Kepel descrisse questo processo nel suo famoso saggio La vendetta di Dio.
Il “fattore religioso”, come lo chiamò Saramago, cominciò a svolgere nuovamente un ruolo importante sul palcoscenico dell’umanità.
Ma quale deve essere in realtà il ruolo delle religioni? Quello di costruire argini di civiltà. Tutti gli atti di violenza e di barbarie riflettono una bancarotta della cultura, e quando la religione ne è una componente costitutiva, essa riflette il fallimento del proprio agire.
Uno dei versetti più significativi di tutta la Bibbia consiste nelle parole che Dio dice a Caino vedendolo irato e frustrato perché Egli non ha gradito la sua offerta. Il Creatore gli dice: «Perché sei irritato e perché è abbattuto il tuo volto? Se agisci bene, non dovresti forse tenerlo alto? Ma se non agisci bene, il peccato è accovacciato alla tua porta; verso di te è il suo istinto, e tu lo dominerai» (Genesi, 4, 6-7). Dio invita Caino a dominare la sua ira, i suoi impulsi, o se si preferisce, nel lessico freudiano, la sua pulsione di morte. Uno dei messaggi fondamentali della Torah si trova nell’invito di Dio all’uomo a dominare i suoi impulsi distruttori. Quando ordina ai Figli di Israele di mettere frange di fili circondate da un filo violaceo — tzitzit — ai quattro angoli dei loro abiti, il testo biblico spiega che ciò è volto a fare ricordare l’onnipresenza divina, e quindi a osservare i precetti da Lui stabiliti. Una delle ultime sfide che Mosè pose al popolo d’Israele, secondo il Deuteronomio, fu di scegliere la vita invece della morte.
L’obiettivo principale di ogni religione è di costruire “dighe” che sappiano contenere le passioni distruttive dell’uomo. E questo stabilisce il limite tra civiltà e barbarie.
Ci fu una generazione di profeti, quella di Isaia, Osea, Amos e Michea, che enfatizzò il concetto secondo il quale la base dell’onore reso a Dio è il rispetto per ogni individuo. Tale generazione segnò per sempre l’essenza del giudaismo.
Il mondo lacerato di oggi, dove la demonizzazione dell’altro è tanto comune ed è spesso il prologo alla sua eliminazione, richiede urgentemente una risposta.
È ora che i leader religiosi di ogni credo, insieme a tutti coloro che tracciano le linee di pensiero nelle scienze, nelle arti e in tutte le altre forme di creatività umana, si prodighino congiuntamente, esplicitamente, inequivocabilmente, per favorire il rispetto che tutti devono avere verso il prossimo, indipendentemente dalla diversità di credo, ma uniti nei valori di equità e di giustizia.
È il momento di avere il coraggio di sviluppare un dialogo religioso che sappia unire i cuori in modo che ognuno riconosca nell’altro suo fratello. È ora di concretizzare la proposta di Dio a Caino: superare l’istinto distruttore con le nostre forze spirituali. È ora di unirsi per iniziare a materializzare la visione di Isaia e di Michea: trasformare le spade in aratri e le lance in falci.
L’alternativa è continuare a vivere in un’umanità in cui l’odio divide gli uomini e la pulsione di morte continua e essere incentivata.
Come ha scritto il rabbino Abraham Joshua Heschel al presidente Kennedy protestando per la condizione dei neri negli Stati Uniti, il momento richiede grandezza morale e audacia spirituale.
L'Osservatore Romano,
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Quelle société voulons-nous construire ensemble?
Eglise catholique en France
Quelques jours après les événements tragiques qui ont secoué notre pays, au lendemain des manifestations citoyennes dans tout le pays, les évêques du conseil permanent de la Conférence des Évêques de France se sont retrouvés ce lundi 12 janvier 2015. A l’issue de leur rencontre, ils ont publié la déclaration suivante. (...)