La ricerca dell'IPSOS «Elezioni 2013. Il voto dei cattolici» non va presa per oro colato. Infatti la sua identificazione dei cattolici praticanti patisce lo stesso limite di molte ricerche precedenti. Si basa su risposte a domande formulate al telefono secondo il metodo CATI (Computer assisted telephone interviews, interviste telefoniche realizzate con l'aiuto del computer: il quale computer non telefona, ma seleziona il campione).
Abbiamo appena constatato in Italia che il metodo CATI non garantisce le previsioni elettorali, perché molti italiani non dicono la verità ai sondaggisti. E le ricerche che io stesso ho pubblicato insieme a Pier Luigi Zoccatelli sulla Sicilia mostrano - insieme ai lavori di altri sociologi sul Veneto - che, se paragoniamo nella stessa zona le risposte CATI a un conteggio minuzioso alle porte delle chiese nel weekend, troviamo forti discrepanze. Molti dicono al telefono che vanno a Messa ma poi di fatto non ci vanno.
La premessa della ricerca IPSOS è che in Italia c'è uno straordinario 33,3% di persone che vanno a Messa tutte le settimane, e che questo dato del 2013 è addirittura aumentato rispetto al 32,8% del 2011. Risultati che indurrebbero a un grande ottimismo, se non fosse che si tratta appunto di dati telefonici CATI. Sulla base delle citate ricerche tramite conteggi effettivi si può invece ritenere che il 33,3% di praticanti dichiarati - che comunque esprimono un'adesione «teorica» alla Chiesa che non è priva di significato - vada ridotto intorno al 18% di praticanti effettivi. Anche la stima IPSOS secondo cui il 69,5% degli italiani è costituito da praticanti cattolici almeno saltuari non regge al confronto con altre ricerche, che riducono questa cifra a meno della metà.
Avanzate dunque queste riserve - che non sono di poco conto -, e detto che IPSOS distingue fra praticanti «impegnati» nelle parrocchie e nei movimenti e praticanti «assidui», che si limitano ad andare regolarmente a Messa, esaminiamo i risultati della ricerca.
Possiamo distinguere fra i partiti e gli schieramenti che prendono tra i cattolici più voti di quanti ne prendono tra i votanti in generale e quelli che ne prendono di meno.
Possiamo distinguere fra i partiti e gli schieramenti che prendono tra i cattolici più voti di quanti ne prendono tra i votanti in generale e quelli che ne prendono di meno.
Il partito che, da questo punto di vista, ha un rapporto più favorevole con l'elettorato cattolico è il Pdl, che prende tra i votanti cattolici impegnati l'1,8% in più - sempre rispetto al suo risultato generale - e tra gli assidui il 3,2% in più. Bene anche - come sempre nel voto cattolico - le formazioni di centro: Monti va perfino meglio del Pdl fra gli impegnati (+4,6%) anche se non tra gli assidui (+2,6%). Anche la Lega Nord prende più voti tra i cattolici impegnati (+1,3%) e assidui (+1,5%) di quanti ne prenda tra gli elettori in generale.
Ci sono poi i partiti che i cattolici votano di meno rispetto al corpo elettorale nel suo insieme: il PD (-1,4% tra gli impegnati e -1,2% tra gli assidui), Vendola (-0,9% tra gli impegnati e -1,7% tra gli assidui), Rivoluzione Civile di Ingroia (-0,5% tra gli impegnati e -1,3% tra gli assidui). In assoluto chi perde di più, passando dell'elettorato in generale ai cattolici, è Grillo: -6,9% tra i cattolici impegnati e -4,5% tra gli assidui.
Per converso, Grillo lucra un bel +5,2% rispetto al suo dato generale tra coloro che si dichiarano non credenti, che danno un +4,6% anche al PD e costituiscono un segmento dove Vendola raddoppia esattamente i suoi voti.
Per converso, Grillo lucra un bel +5,2% rispetto al suo dato generale tra coloro che si dichiarano non credenti, che danno un +4,6% anche al PD e costituiscono un segmento dove Vendola raddoppia esattamente i suoi voti.
Lo scenario delineato da questi dati - nonostante i limiti della cartografia religiosa di IPSOS - è credibile, perché conferma ricerche precedenti assai più articolate. Gli scostamenti del voto dei cattolici rispetto a quello degli italiani in generale premiano anzitutto il centro, in modo molto visibile, ma nello stesso tempo puniscono il centro-sinistra e privilegiano il centro-destra.
Tutto sommato, anche questa volta i cattolici praticanti hanno ritenuto più vicino ai loro valori il centro-destra rispetto al centro-sinistra.
Secondo il dato IPSOS, se in Italia avessero votato solo i cattolici «assidui» la coalizione di Berlusconi avrebbe battuto quella di Bersani di quasi dieci punti percentuali. Nella misura in cui è attendibile, il dato suggerisce che - qualunque cosa scrivano i loro intellettuali e i loro giornali - alla fine i cattolici praticanti votano effettivamente privilegiando non la moralità privata di questo o quel politico o l'economia, ma i valori non negoziabili, su cui, con tutti i loro limiti, i partiti di centro-destra appaiono loro più credibili di quelli di centro-sinistra.
Tutto sommato, anche questa volta i cattolici praticanti hanno ritenuto più vicino ai loro valori il centro-destra rispetto al centro-sinistra.
Secondo il dato IPSOS, se in Italia avessero votato solo i cattolici «assidui» la coalizione di Berlusconi avrebbe battuto quella di Bersani di quasi dieci punti percentuali. Nella misura in cui è attendibile, il dato suggerisce che - qualunque cosa scrivano i loro intellettuali e i loro giornali - alla fine i cattolici praticanti votano effettivamente privilegiando non la moralità privata di questo o quel politico o l'economia, ma i valori non negoziabili, su cui, con tutti i loro limiti, i partiti di centro-destra appaiono loro più credibili di quelli di centro-sinistra.
In questi dati c'è anche una lezione per i politici non di sinistra: se sottolineassero di più questi temi ed evitassero sbandate, il voto cattolico - che non è maggioritario, ma in elezioni dove si vince con lo zero virgola fa ampiamente la differenza - li premierebbe in misura ancora maggiore. Quanto a Grillo, i cattolici lo hanno sostenuto, ma meno della popolazione italiana in generale. L'indagine IPSOS comprende anche una serie storica sui praticanti assidui, dove le cose vanno meno bene per il PDL, che nel 2008 alla Camera aveva lucrato il 39,5% dei voti di questi cattolici e nel 2013 solo il 24%.
Il PDL è sceso tra i cattolici assidui un po' più di quanto è sceso tra la popolazione in generale, anche se questi cattolici praticanti ancora oggi lo votano più di quanto non faccia la media degli elettori.
Il PDL è sceso tra i cattolici assidui un po' più di quanto è sceso tra la popolazione in generale, anche se questi cattolici praticanti ancora oggi lo votano più di quanto non faccia la media degli elettori.
In queste ideali elezioni ristrette ai soli cattolici praticanti la Lega è aumentata (+1,6%), le forze di centro nel loro insieme sono salite in modo significativo (+4,6%) e non c'è stato travaso di voti del PDL al PD, che anzi ha perso il 3,6%. Un 19,9% dei cattolici assidui ha votato invece per Grillo.
Va ripetuto: anche rispetto a questa serie, e con la citata significativa diminuzione del consenso cattolico, se in Italia votasse solo chi dichiara di andare a Messa il centro-destra continuerebbe a vincere a mani basse, il centro non avrebbe il dieci per cento ma il quindici e Grillo arriverebbe a stento al venti per cento. Tuttavia il dato storico deve fare riflettere. Sempre se prendiamo per buona la ricerca IPSOS, comunque un cattolico su cinque ha votato per Grillo, e la maggioranza che il centro-destra ha tra i cattolici, pure ancora molto salda, a ogni tornata elettorale diminuisce rispetto a quella precedente.
Va ripetuto: anche rispetto a questa serie, e con la citata significativa diminuzione del consenso cattolico, se in Italia votasse solo chi dichiara di andare a Messa il centro-destra continuerebbe a vincere a mani basse, il centro non avrebbe il dieci per cento ma il quindici e Grillo arriverebbe a stento al venti per cento. Tuttavia il dato storico deve fare riflettere. Sempre se prendiamo per buona la ricerca IPSOS, comunque un cattolico su cinque ha votato per Grillo, e la maggioranza che il centro-destra ha tra i cattolici, pure ancora molto salda, a ogni tornata elettorale diminuisce rispetto a quella precedente.
Forse qualcuno nel centro-destra dovrebbe interrogarsi sull'importanza nel suo risultato complessivo dell'elettorato cattolico, sull'opportunità di non provocarlo con incaute aperture in tema di fine vita o di unioni omosessuali e anzi di venirgli incontro su scuola e famiglia.
Diversamente, se ha l'impressione che sui temi che più gli stanno a cuore «tanto alla fine sono tutti uguali», anche l'elettore cattolico guarda ad altri elementi, si arrabbia con la «casta» e finisce per votare per Grillo. (M. Introvigne)
* * *
Aereo militare americano: un gruppo di soldati mandati a combattere in un paese non identificato dell’America Latina, sono pronti a lanciarsi con i paracadute. A un certo punto uno di loro chiede al comandante: «Ma questa volta con chi combattiamo, con il governo o con i ribelli?». Decisa la risposta del comandante: «Metà da una parte e metà dall’altra. Stavolta la Cia non vuole correre rischi». E’ una scena esilarante di un vecchio film di Woody Allen, Il dittatore dello Stato libero di Bananas. Torna alla mente riguardando quella che è stata la strategia della Chiesa italiana per le ultime elezioni: cattolici piazzati un po’ in tutti i partiti, per poter contare su un voto trasversale in Parlamento nel momento in cui si presenterà la discussione sui temi eticamente sensibili.
L’idea in realtà non era nuova, l’aveva già sperimentata il cardinale Camillo Ruini nelle elezioni del 2008 e si era già allora rivelata impraticabile, al punto che l’on. Paola Binetti, eletta nelle liste del Pd, fu costretta a migrare nell’Udc. Ma allora le candidature “riconosciute” nella sinistra furono molto limitate, il quadro politico era molto più semplice e comunque era evidente che la maggior parte dei cattolici si trovavano nel Pdl e nell’Udc. Non solo la lezione Binetti non è servita, ma in questa tornata si è voluto fare le cose in grande, incentivando e valorizzando al massimo la presenza dei cattolici in tutte le liste, inclusa Rivoluzione civile. Per averne una prova basta riprendere lo speciale che il quotidiano della Cei, Avvenire, ha dedicato alle elezioni: si è arrivati addirittura a teorizzare l’assoluta compatibilità della presenza dei cattolici nelle liste dei grillini.
Inoltre, si è buttata a mare la presenza dei cattolici nel Pdl – basti solo citare la dura risposta del direttore di Avvenire Marco Tarquinio all’onorevole Antonio Palmieri che ricordava quanto aveva fatto il Pdl per la difesa dei princìpi non negoziabili – individuando in un primo momento in Mario Monti il nuovo punto di riferimento dei cattolici. In realtà il presidente della Cei, il cardinale Angelo Bagnasco, si è reso conto abbastanza in fretta dell’errore (non così Avvenire) ma ormai il messaggio era passato.
I risultati elettorali dicono chiaramente il fallimento di questa strategia, sia dal punto di vista dei numeri sia dal punto di vista dei contenuti.
I numeri anzitutto: l’esiguità del vantaggio del Pd dice chiaramente quanto possa aver contribuito il voto dei cattolici, considerato che i candidati nel Pd sono anche esponenti di rilievo di associazioni e gruppi ecclesiali. Per capirne le conseguenze basta andarsi a riascoltare l’intervento di Stefano Rodotà – non a caso ora il suo nome corre fra i candidati al Quirinale - qualche sera fa a Otto e Mezzo: si fa il tifo per un governo Pd-grillini così che anche sui temi “sensibili” (matrimonio gay, aborto, fecondazione assistita) si possa procedere senza più i freni imposti dai cattolici.
Allo stesso tempo l’abbandono di un Pdl troppo frettolosamente giudicato morto, ha fatto sì che guadagnasse forza la componente laicista di questo partito: l’esito lo si è visto al momento della formazione delle liste, e malgrado il risultato elettorale sia stato migliore del previsto nomi eccellenti dell’ala “cattolica” (Toccafondi, Roccella, Farina), che avevano svolto un importante lavoro nella passata legislatura, sono rimasti esclusi in prima battuta.
Nel complesso, la presenza di coloro disposti a battersi per vita, famiglia, libertà di educazione, si è chiaramente indebolita.
Ma le conseguenze peggiori sono per il contenuto della presenza dei cattolici in politica. ComeNuova Bussola Quotidiana abbiamo sempre insistito sull’importanza di educare soprattutto ai criteri con cui impegnarsi in politica e giudicare partiti e uomini politici, perché è su questi che si fa l’unità dei cattolici e non sulle analisi dei singoli problemi. Allora è chiaro che se si prende sul serio la Nota dottrinale del 2002 sull’impegno dei cattolici in politica, i princìpi non negoziabili diventano anche il criterio con cui decidere il partito in cui schierarsi. E' vero che nessun partito coinciderà totalmente con la Dottrina sociale della Chiesa, ma c’è una bella differenza tra chi permette che quei princìpi vengano difesi e chi li nega nel suo programma. Come è possibile, tanto per fare un esempio, conciliare quei criteri con un partito (Pd) che conta entro un anno di approvare una legge che equipari le unioni di fatto ai matrimoni? O con un movimento (5 stelle) che tra le prime cose da fare vorrebbe statalizzare tutte le scuole?
Dire o lasciar pensare che tutto sia possibile, che un valore valga un altro e ognuno sceglie quello che gli piace di più, significa promuovere nei fatti un relativismo etico e confondere il popolo cristiano anziché educarlo a far diventare cultura la fede. Nessuna sorpresa dunque se anche il 20% dei cattolici praticanti ha votato Grillo, per protestare e non per costruire.
E’ ora auspicabile che almeno questo voto serva da lezione, e che da questo momento si riparta concentrandosi su ciò che ci sta veramente a cuore, perché quello che c’è oggi in ballo in Italia come in tutto l’Occidente è l’uomo: o fatto a immagine e somiglianza di Dio e quindi irriducibile a ogni tentativo di manipolazione, o l’uomo che si fa egli stesso Dio, con tutte le aberrazioni e violenze che già stiamo sperimentando. (R. Cascioli)
Diversamente, se ha l'impressione che sui temi che più gli stanno a cuore «tanto alla fine sono tutti uguali», anche l'elettore cattolico guarda ad altri elementi, si arrabbia con la «casta» e finisce per votare per Grillo. (M. Introvigne)
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Aereo militare americano: un gruppo di soldati mandati a combattere in un paese non identificato dell’America Latina, sono pronti a lanciarsi con i paracadute. A un certo punto uno di loro chiede al comandante: «Ma questa volta con chi combattiamo, con il governo o con i ribelli?». Decisa la risposta del comandante: «Metà da una parte e metà dall’altra. Stavolta la Cia non vuole correre rischi». E’ una scena esilarante di un vecchio film di Woody Allen, Il dittatore dello Stato libero di Bananas. Torna alla mente riguardando quella che è stata la strategia della Chiesa italiana per le ultime elezioni: cattolici piazzati un po’ in tutti i partiti, per poter contare su un voto trasversale in Parlamento nel momento in cui si presenterà la discussione sui temi eticamente sensibili.
L’idea in realtà non era nuova, l’aveva già sperimentata il cardinale Camillo Ruini nelle elezioni del 2008 e si era già allora rivelata impraticabile, al punto che l’on. Paola Binetti, eletta nelle liste del Pd, fu costretta a migrare nell’Udc. Ma allora le candidature “riconosciute” nella sinistra furono molto limitate, il quadro politico era molto più semplice e comunque era evidente che la maggior parte dei cattolici si trovavano nel Pdl e nell’Udc. Non solo la lezione Binetti non è servita, ma in questa tornata si è voluto fare le cose in grande, incentivando e valorizzando al massimo la presenza dei cattolici in tutte le liste, inclusa Rivoluzione civile. Per averne una prova basta riprendere lo speciale che il quotidiano della Cei, Avvenire, ha dedicato alle elezioni: si è arrivati addirittura a teorizzare l’assoluta compatibilità della presenza dei cattolici nelle liste dei grillini.
Inoltre, si è buttata a mare la presenza dei cattolici nel Pdl – basti solo citare la dura risposta del direttore di Avvenire Marco Tarquinio all’onorevole Antonio Palmieri che ricordava quanto aveva fatto il Pdl per la difesa dei princìpi non negoziabili – individuando in un primo momento in Mario Monti il nuovo punto di riferimento dei cattolici. In realtà il presidente della Cei, il cardinale Angelo Bagnasco, si è reso conto abbastanza in fretta dell’errore (non così Avvenire) ma ormai il messaggio era passato.
I risultati elettorali dicono chiaramente il fallimento di questa strategia, sia dal punto di vista dei numeri sia dal punto di vista dei contenuti.
I numeri anzitutto: l’esiguità del vantaggio del Pd dice chiaramente quanto possa aver contribuito il voto dei cattolici, considerato che i candidati nel Pd sono anche esponenti di rilievo di associazioni e gruppi ecclesiali. Per capirne le conseguenze basta andarsi a riascoltare l’intervento di Stefano Rodotà – non a caso ora il suo nome corre fra i candidati al Quirinale - qualche sera fa a Otto e Mezzo: si fa il tifo per un governo Pd-grillini così che anche sui temi “sensibili” (matrimonio gay, aborto, fecondazione assistita) si possa procedere senza più i freni imposti dai cattolici.
Allo stesso tempo l’abbandono di un Pdl troppo frettolosamente giudicato morto, ha fatto sì che guadagnasse forza la componente laicista di questo partito: l’esito lo si è visto al momento della formazione delle liste, e malgrado il risultato elettorale sia stato migliore del previsto nomi eccellenti dell’ala “cattolica” (Toccafondi, Roccella, Farina), che avevano svolto un importante lavoro nella passata legislatura, sono rimasti esclusi in prima battuta.
Nel complesso, la presenza di coloro disposti a battersi per vita, famiglia, libertà di educazione, si è chiaramente indebolita.
Ma le conseguenze peggiori sono per il contenuto della presenza dei cattolici in politica. ComeNuova Bussola Quotidiana abbiamo sempre insistito sull’importanza di educare soprattutto ai criteri con cui impegnarsi in politica e giudicare partiti e uomini politici, perché è su questi che si fa l’unità dei cattolici e non sulle analisi dei singoli problemi. Allora è chiaro che se si prende sul serio la Nota dottrinale del 2002 sull’impegno dei cattolici in politica, i princìpi non negoziabili diventano anche il criterio con cui decidere il partito in cui schierarsi. E' vero che nessun partito coinciderà totalmente con la Dottrina sociale della Chiesa, ma c’è una bella differenza tra chi permette che quei princìpi vengano difesi e chi li nega nel suo programma. Come è possibile, tanto per fare un esempio, conciliare quei criteri con un partito (Pd) che conta entro un anno di approvare una legge che equipari le unioni di fatto ai matrimoni? O con un movimento (5 stelle) che tra le prime cose da fare vorrebbe statalizzare tutte le scuole?
Dire o lasciar pensare che tutto sia possibile, che un valore valga un altro e ognuno sceglie quello che gli piace di più, significa promuovere nei fatti un relativismo etico e confondere il popolo cristiano anziché educarlo a far diventare cultura la fede. Nessuna sorpresa dunque se anche il 20% dei cattolici praticanti ha votato Grillo, per protestare e non per costruire.
E’ ora auspicabile che almeno questo voto serva da lezione, e che da questo momento si riparta concentrandosi su ciò che ci sta veramente a cuore, perché quello che c’è oggi in ballo in Italia come in tutto l’Occidente è l’uomo: o fatto a immagine e somiglianza di Dio e quindi irriducibile a ogni tentativo di manipolazione, o l’uomo che si fa egli stesso Dio, con tutte le aberrazioni e violenze che già stiamo sperimentando. (R. Cascioli)
Fonte: La nuova bq