MESSALE
Antifona d'Ingresso Fil 4,4.5
Rallegratevi sempre nel Signore:
ve lo ripeto, rallegratevi,
il Signore è vicino.
Colletta
Guarda, o Padre, il tuo popolo che attende con fede il Natale del Signore, e fa' che giunga a celebrare con rinnovata esultanza il grande mistero della salvezza. Per il nostro Signore Gesù Cristo...
Oppure:
Sostieni, o Padre, con la forza del tuo amore il nostro cammino incontro a colui che viene e fa' che, perseverando nella pazienza, maturiamo in noi il frutto della fede e accogliamo con rendimento di grazie il vangelo della gioia. Per il nostro Signore Gesù Cristo...
LITURGIA DELLA PAROLA
Prima Lettura Is 35,1-6a. 8a. 10
Ecco il vostro Dio, egli viene a salvarvi.
Dal libro del profeta Isaia
Si rallegrino il deserto e la terra arida,
esulti e fiorisca la steppa.
Come fiore di narciso fiorisca;
sì, canti con gioia e con giubilo.
Le è data la gloria del Libano,
lo splendore del Carmelo e di Saron.
Essi vedranno la gloria del Signore,
la magnificenza del nostro Dio.
Irrobustite le mani fiacche,
rendete salde le ginocchia vacillanti.
Dite agli smarriti di cuore:
«Coraggio, non temete!
Ecco il vostro Dio,
giunge la vendetta,
la ricompensa divina.
Egli viene a salvarvi».
Allora si apriranno gli occhi dei ciechi
e si schiuderanno gli orecchi dei sordi.
Allora lo zoppo salterà come un cervo,
griderà di gioia la lingua del muto.
Ci sarà un sentiero e una strada
e la chiameranno via santa.
Su di essa ritorneranno i riscattati dal Signore
e verranno in Sion con giubilo;
felicità perenne splenderà sul loro capo;
gioia e felicità li seguiranno
e fuggiranno tristezza e pianto.
Salmo Responsoriale Dal Salmo 145
Vieni, Signore, a salvarci.
Il Signore rimane fedele per sempre
rende giustizia agli oppressi,
dà il pane agli affamati.
Il Signore libera i prigionieri.
Il Signore ridona la vista ai ciechi,
il Signore rialza chi è caduto,
il Signore ama i giusti,
il Signore protegge i forestieri.
Egli sostiene l’orfano e la vedova,
ma sconvolge le vie dei malvagi.
Il Signore regna per sempre,
il tuo Dio, o Sion, di generazione in generazione.
Seconda Lettura Gc 5, 7-10
Rinfrancate i vostri cuori, perché la venuta del Signore è vicina.
Dalla lettera di san Giacomo apostolo
Siate costanti, fratelli miei, fino alla venuta del Signore. Guardate l’agricoltore: egli aspetta con costanza il prezioso frutto della terra finché abbia ricevuto le prime e le ultime piogge. Siate costanti anche voi, rinfrancate i vostri cuori, perché la venuta del Signore è vicina.
Non lamentatevi, fratelli, gli uni degli altri, per non essere giudicati; ecco, il giudice è alle porte. Fratelli, prendete a modello di sopportazione e di costanza i profeti che hanno parlato nel nome del Signore.
Canto al Vangelo Is 61,1
Alleluia, alleluia.
Lo Spirito del Signore è sopra di me,
mi ha mandato a portare ai poveri il lieto annunzio.
Alleluia.
Vangelo Mt 11, 2-11
Sei tu colui che deve venire o dobbiamo aspettare un altro?
Dal vangelo secondo Matteo
In quel tempo, Giovanni, che era in carcere, avendo sentito parlare delle opere del Cristo, per mezzo dei suoi discepoli mandò a dirgli: «Sei tu colui che deve venire o dobbiamo aspettare un altro?». Gesù rispose loro: «Andate e riferite a Giovanni ciò che udite e vedete: I ciechi riacquistano la vista, gli zoppi camminano, i lebbrosi sono purificati, i sordi odono, i morti risuscitano, ai poveri è annunciato il Vangelo. E beato è colui che non trova in me motivo di scandalo!».
Mentre quelli se ne andavano, Gesù si mise a parlare di Giovanni alle folle: «Che cosa siete andati a vedere nel deserto? Una canna sbattuta dal vento? Allora, che cosa siete andati a vedere? Un uomo vestito con abiti di lusso? Ecco, quelli che vestono abiti di lusso stanno nei palazzi dei re! Ebbene, che cosa siete andati a vedere? Un profeta? Sì, io vi dico, anzi, più che un profeta. Egli è colui del quale sta scritto: “Ecco, dinanzi a te io mando il mio messaggero, davanti a te egli preparerà la tua via”.
In verità io vi dico: fra i nati da donna non è sorto alcuno più grande di Giovanni il Battista; ma il più piccolo nel regno dei cieli è più grande di lui».
Rallegratevi sempre nel Signore:
ve lo ripeto, rallegratevi,
il Signore è vicino.
Colletta
Guarda, o Padre, il tuo popolo che attende con fede il Natale del Signore, e fa' che giunga a celebrare con rinnovata esultanza il grande mistero della salvezza. Per il nostro Signore Gesù Cristo...
Oppure:
Sostieni, o Padre, con la forza del tuo amore il nostro cammino incontro a colui che viene e fa' che, perseverando nella pazienza, maturiamo in noi il frutto della fede e accogliamo con rendimento di grazie il vangelo della gioia. Per il nostro Signore Gesù Cristo...
LITURGIA DELLA PAROLA
Prima Lettura Is 35,1-6a. 8a. 10
Ecco il vostro Dio, egli viene a salvarvi.
Dal libro del profeta Isaia
Si rallegrino il deserto e la terra arida,
esulti e fiorisca la steppa.
Come fiore di narciso fiorisca;
sì, canti con gioia e con giubilo.
Le è data la gloria del Libano,
lo splendore del Carmelo e di Saron.
Essi vedranno la gloria del Signore,
la magnificenza del nostro Dio.
Irrobustite le mani fiacche,
rendete salde le ginocchia vacillanti.
Dite agli smarriti di cuore:
«Coraggio, non temete!
Ecco il vostro Dio,
giunge la vendetta,
la ricompensa divina.
Egli viene a salvarvi».
Allora si apriranno gli occhi dei ciechi
e si schiuderanno gli orecchi dei sordi.
Allora lo zoppo salterà come un cervo,
griderà di gioia la lingua del muto.
Ci sarà un sentiero e una strada
e la chiameranno via santa.
Su di essa ritorneranno i riscattati dal Signore
e verranno in Sion con giubilo;
felicità perenne splenderà sul loro capo;
gioia e felicità li seguiranno
e fuggiranno tristezza e pianto.
Salmo Responsoriale Dal Salmo 145
Vieni, Signore, a salvarci.
Il Signore rimane fedele per sempre
rende giustizia agli oppressi,
dà il pane agli affamati.
Il Signore libera i prigionieri.
Il Signore ridona la vista ai ciechi,
il Signore rialza chi è caduto,
il Signore ama i giusti,
il Signore protegge i forestieri.
Egli sostiene l’orfano e la vedova,
ma sconvolge le vie dei malvagi.
Il Signore regna per sempre,
il tuo Dio, o Sion, di generazione in generazione.
Seconda Lettura Gc 5, 7-10
Rinfrancate i vostri cuori, perché la venuta del Signore è vicina.
Dalla lettera di san Giacomo apostolo
Siate costanti, fratelli miei, fino alla venuta del Signore. Guardate l’agricoltore: egli aspetta con costanza il prezioso frutto della terra finché abbia ricevuto le prime e le ultime piogge. Siate costanti anche voi, rinfrancate i vostri cuori, perché la venuta del Signore è vicina.
Non lamentatevi, fratelli, gli uni degli altri, per non essere giudicati; ecco, il giudice è alle porte. Fratelli, prendete a modello di sopportazione e di costanza i profeti che hanno parlato nel nome del Signore.
Canto al Vangelo Is 61,1
Alleluia, alleluia.
Lo Spirito del Signore è sopra di me,
mi ha mandato a portare ai poveri il lieto annunzio.
Alleluia.
Sei tu colui che deve venire o dobbiamo aspettare un altro?
Dal vangelo secondo Matteo
In quel tempo, Giovanni, che era in carcere, avendo sentito parlare delle opere del Cristo, per mezzo dei suoi discepoli mandò a dirgli: «Sei tu colui che deve venire o dobbiamo aspettare un altro?». Gesù rispose loro: «Andate e riferite a Giovanni ciò che udite e vedete: I ciechi riacquistano la vista, gli zoppi camminano, i lebbrosi sono purificati, i sordi odono, i morti risuscitano, ai poveri è annunciato il Vangelo. E beato è colui che non trova in me motivo di scandalo!».
Mentre quelli se ne andavano, Gesù si mise a parlare di Giovanni alle folle: «Che cosa siete andati a vedere nel deserto? Una canna sbattuta dal vento? Allora, che cosa siete andati a vedere? Un uomo vestito con abiti di lusso? Ecco, quelli che vestono abiti di lusso stanno nei palazzi dei re! Ebbene, che cosa siete andati a vedere? Un profeta? Sì, io vi dico, anzi, più che un profeta. Egli è colui del quale sta scritto: “Ecco, dinanzi a te io mando il mio messaggero, davanti a te egli preparerà la tua via”.
In verità io vi dico: fra i nati da donna non è sorto alcuno più grande di Giovanni il Battista; ma il più piccolo nel regno dei cieli è più grande di lui».
*
"Chi non è rinato dall'alto non può vedere il Regno dei Cieli"
Commento al Vangelo della III Domenica di Avvento. Anno A
Come ciascuno di noi, Giovanni vede sorgere nel cuore la domanda che riassume il dilemma dell'esistenza: "Sei tu colui che deve venire o dobbiamo attenderne un altro?". In carcere per la Verità, Giovanni non è sicuro della stessa Verità. Incatenato per un annuncio, chiede conferme su Colui che ha annunciato.
Il carcere è una metafora della sua vita. A causa di Cristo è separato dal mondo, santo in mezzo all’impurità. Il mondo lo ha condannato come condanna ogni giorno la verità. E' l'esperienza di ogni apostolo, di ogni cristiano, martire della Parola fatta carne.
E' l'esperienza dei giovani cristiani, separati i virtù della primogenitura, non più delmondo ma ancora chiamati a vivere nel mondo. Sentono premere sulla pelle e sulle ossa le tentazioni e la castità, l’obbedienza e il sacrificio pesano come catene.
Spesso la Verità sembra proprio aver incatenato le gioie, le passioni, la poesia della vita, e l'esistenza afferrata da un annuncio di libertà sembra condannata a spegnersi in una cella. Le catene stringono le pulsioni sessuali che il mondo spinge a seguire, la porta sbarra la strada a discoteche e concerti affollati di ragazzi.
Così per tante mogli, assalite come già Eva dalle menzogne suadenti del demonio, che dipinge le pareti domestiche come fossero le grate di un carcere, e i pannolini dei bambini come fossero strumenti di torture.
E il matrimonio comincia ad apparire come un convento di clausura che non si è scelto, che sottrae indipendenza, realizzazione di sé, taglie e libertà, amicizie e svaghi. Chiamate a donarsi nella sottomissione che dischiude il Cielo nella carne della vita coniugale, si finisce con il sottomettersi al duro giogo della menzogna che sbiadisce l’identità di donna, moglie e madre per indossarne di false.
Così per tanti mariti, che ogni ritorno a casa sembra una condanna, un ergastolo da scontare dietro ai capricci di moglie e figli. Chiamati a morire per la moglie come Cristo per la sua Chiesa, si trovano a vivere nel matrimonio come dentro un carcere di massima sicurezza; e tutta la vita scorre tra mille progetti e tentativi di evasione, nell’illusione di trovare la felicità nella libertà che ti incatena alla dittatura delle concupiscenze.
Per questo la domanda sale prepotente: è Cristo la Verità? E' davvero Lui il Salvatore? E' Lui che attende il mio cuore impaziente di libertà e felicità? E' Lui o devo aspettare qualcun altro, qualcosa d'altro? La volontà di Dio è il solo senso autentico che dà pienezza alla mia vita?
E il Signore ci risponde come ha risposto a Giovanni: invia la sua Chiesa, i testimoni che hanno visto la Parola incarnarsi nei segni da Lui compiuti. Essi indicano il Cielo, un potere che scavalca il muro delle possibilità umane: "I ciechi ricuperano la vista, gli storpi camminano, i lebbrosi sono guariti, i sordi riacquistano l'udito, i morti risuscitano". Non siamo noi? Non sono i segni compiuti nella nostra storia? I segni di un amore più forte del peccato, della carne, del mondo. La pace, la gioia, il senso, la pienezza in un'angusta cella di prigione.
Scopriamo allora di essere stati salvati mille volte e di aver gustato cosa significhi non vivere per se stessi, e la gioia infinita di donare la propria vita. Scopriamo le sue impronte digitali impresse nelle nostre storie.
Ma spesso anche questo non basta: sbattendo sulla Croce ritorna il dubbio. E' lo “scandalo” che Gesù aveva profetizzato a tutti discepoli la notte in cui fu consegnato, la ragione profonda di ogni nostra sofferenza. Il matrimonio, il lavoro, la parrocchia, gli amici, il fidanzamento, la scuola, tutto è segnato dal peccato. Per questo non si può vivere senza la Croce, l’unico antidoto al male.
Abbiamo bisogno dei “messaggeri che preparino l’avvento del Signore”, della Chiesa che ci annunci il Vangelo, l'unica password capace di decodificare la realtà: "proprio perché evangelizza e perché possa evangelizzare, il sacerdote, come la chiesa, deve crescere nella coscienza del suo permanente bisogno di essere evangelizzato" (Giovanni Paolo II).
Abbiamo bisogno di rinascere in un cammino serio di conversione. "I nati di donna", infatti, sono concepiti nel peccato. Come ogni profeta, come Giovanni il Battista, il "più grande" tra tutti i profeti, possono giungere sulle soglie del Regno dei Cieli, ma non vi possono entrare. Non per una questione giuridica, ma sostanziale. Chi non è rinato dall'alto non può vedere il Regno dei Cieli; chi non rinasce dallo Spirito nelle acque del Battesimo non vi può entrare.
Sono le parole di Gesù rivolte a Nicodemo: “quello che è nato dalla carne è carne, e quello che è nato dallo Spirito è Spirito”. Non si può cristiani e testimoni autentici “avvolti nelle morbide vesti” di chi indossa la vita dell’altro, o “stando nei palazzi dei re” che si nutrono degli affetti. Si può esserlo solo crocifissi con Cristo, offrendo la propria vita.
Come in questo Avvento, ogni mattina siamo chiamati a destarci e ricominciare a camminare verso le acque del battesimo. Occorre rinascere come "il più piccolo" in famiglia e ovunque, perché “il più grande nel Regno dei Cieli” è un bimbo appena nato. Un padre che rinasce ogni mattina saprà amare ed educare i suoi figli. Un maritopiù piccolo di sua moglie saprà donarsi a lei, come una moglie più piccola del marito saprà sottomettersi umilmente a lui come a Cristo.
Non dobbiamo aspettare nessun falso profeta a cambiare la società, il condominio, il lavoro e il matrimonio. Arriva Gesù, “il più piccolo tra i piccoli”: viene alla nostra vita per fare della piccolezza quella che ci scandalizza e non possiamo accettare, il luogo della Gloria di Dio.
E così, come per qualunque suora di clausura, le grate che ci separano dal mondo diventeranno segno di libertà: è fuori che si è incarcerati, nella propria cella invece si gusta il Cielo, dove la Croce di oggi è il letto d'amore dove ci sposa Cristo.
*
COMMENTO DELLA CONGREGAZIONE PER IL CLERO
Terza
Domenica di Avvento – “Gaudete”– Anno A
L’austero Giovanni il Battista,
cugino di Gesù, nato da Elisabetta e Zaccaria, è detto dalle Scritture “l’amico
che gioisce alla venuta dello Sposo” (Gv 3,29).
Anche il Battista,
rivelato da Gesù come “l’Elia che deve venire” (Mt 11,14), si presenta a noi
nella fragilità della sua fede! I segni compiuti da Gesù lo lasciano nel
dubbio, non sa riconoscere la presenza del Messia. Ha bisogno di essere
sostenuto nella fede, proprio da Gesù, che lo invita e lo accompagna a
rileggere i segni che compie alle luce delle Scritture.
La gioia di Giovanni il Battista
nel riconoscere in Gesù il Messia diventa la nostra stessa gioia. Questa
domenica, detta “gaudete”, ci invita non
a caso alla gioia; a gioire perché ciò che ci è stato annunciato da Isaia,
nella prima lettura, si adempie nella parole e nei gesti di Gesù, il Messia: «si
apriranno gli occhi dei ciechi, si schiuderanno gli orecchi dei sordi, lo zoppo
salterà come un cervo, griderà di gioia la lingua del muto» (Is 35, 5-6).
La nostra tentazione è
di cercare intorno a noi i ciechi, i sordi, i muti! Più difficile è scoprire, e
sentire interiormente, che i veri ciechi, sordi, zoppi e muti, siamo noi stessi.
Perciò, proprio a noi viene data questa bella notizia: Dio viene a visitarci e
ci farà gustare il suo entrare nella nostra storia, per aprirci alla pienezza
della vita nel Regno. Gli “zaini” della nostra vita sono colmi di tante cose,
che ci impediscono un’attenzione piena e vigilante a questa visita. Siamo poco
capaci di convertirci all’essenziale!
Giovanni il Battista,
invece, con energia, ci indica l’essenziale, ci porta all’essenziale, ci apre
all’essenziale!
Quante cose inutili
abitano la nostra vita e quanto la nostra vita è abitata da cose inutili, che
spesso finiscono per diventare anche dannose, rovinose, nocive, pesanti,
disturbanti… Quante cose inutili nelle nostre famiglie!
L’essenziale ci porta a
mettere ordine nella nostra vita! È una disciplina, che ci educa e che ci forma,
non a riempirci di cose, non a traboccare di inesausti bisogni, non a
moltiplicare i nostri idoli, ma a fare spazio a Dio ed ai fratelli.
L’essenziale è la presa
di coscienza che siamo esuli, pellegrini, in cammino verso il Padre!
Sì, la nostra vera
realtà, ricordata da questo tempo di Avvento, è che il nostro cammino è
visitato da Dio e va verso Dio, verso il giorno senza tramonto, in cui Dio sarà
tutto in tutti. Ecco l’esempio che ci viene da Giovanni il Battista, dagli
esuli, dai migranti, dai poveri…, non avidi di tante cose, ma colmi di speranza
in una vita migliore, più semplice ed essenziale, che per noi credenti è Dio
stesso.
Lo Spirito Santo, che ha
visitato Maria, rendendola Madre del Cristo e che ha
preparato Giovanni il Battista all’annuncio della presenza del Messia nel
mondo, prepari anche il nostro cuore per accogliere in pienezza il dono del
Natale del Signore, ormai imminente.
*
*
Monsignor Francesco Follo, osservatore permanente della Santa Sede presso l'UNESCO a Parigi, offre oggi la seguente riflessione sulle letture liturgiche per la III domenica di Avvento 2013, la domenica “Gaudete”.
Come di consueto, il presule propone anche una lettura spirituale.
***
LECTIO DIVINA
La Gioia e il suo Profeta
Rito Romano
3ª Domenica di Avvento - Anno A – Domenica “Gaudete”, 15 dicembre 2013
Is 35,1-6.8.10; Gc 5,7-10; Mt 11,2-11
La domenica della Gioia
Rito Ambrosiano
5ª Domenica di Avvento
MI 5,1. Ml 3,1-5a.6-7b; Gal 3,23-28; Gv 1,6-8.15-18
Giovanni Battista, il Testimone della Verità e dell’Amore.
1) La gioia del dono di carità.
Lo scopo dell’Avvento è di preparare noi cristiani al Natale, perché Cristo viene dove è atteso, desiderato e amato.
Questa attesa, che va vissuta con “vigilanza” e “discernimento” (cfr le precedenti domeniche di Avvento), deve essere nella “gioia”, perché la venuta del Dio della Gioia che non finisce mai è imminente.
Quando la festa del Natale si fa più vicina, la Liturgia della Messa di questa domenica ci offre un invito alla gioia: nella prima lettura, le immagini e le descrizioni coinvolgono tutto e tutti -noi compresi- nell'attesa di qualcosa di bello da parte del Signore, che ne è protagonista e che interviene nella storia per farsi Strada, che il Suo popolo può e deve percorrere per tornare a casa.
Dio non ci lascia mai soli, ci libera da paure, ansie, dubbi, entra nella nostra storia, viene in casa nostra, portando pace e divenendo cammino sicuro ai nostri passi. La vita degli uomini è da lui guarita: i ciechi vedono, i sordi odono, i muti parlano, il deserto fiorisce ela strada si chiamerà via santa (cfr prima lettura: Is. 35, 8).
In questo troviamo la chiave di lettura del Natale: il Natale è speranza e gioia. Prendiamo esempio dai nostri bambini che attendono i doni con gioiosa speranza: sono il simbolo dell’attesa, che viene soddisfatta, che riempie di gioia: la gioia che viene dall’esperienza di essere amati, perché ci è donato Gesù.
Questo dono dell’altro mondo, ci fa capire che la gioia cristiana non è solo umana, terrestre: è spirituale, come ci ricorda già l’inizio della antifona dell’Introito di questa Domenica: Gaudete in Domino (=Gioite nel Signore). Se ci rallegriamo nel Signore, troveremo la vera gioia. Esiste una gioia spirituale, dunque, che ha come oggetto l’amore non di cose create, ma di Dio. Questa gioia spirituale viene non da noi stessi, ma dallo Spirito Santo. La gioia a questo livello è soprannaturale, profonda, duratura. La gioia spirituale dipende dall’amore di Dio, dalla carità divina. Questo tipo di gioia non è fragile come la gioia umana, ma forte, sicura, sempre affidabile, incrollabile.
Oggi, terza Domenica di Avvento “romano”, la liturgia ci offre la possibilità di sperimentare la gioia soprannaturale. In che senso? San Paolo dice: “Gioite nel Signore, perché il Signore è vicino”. Come sperimentiamo la gioia quando ci troviamo alla presenza della persona amata, così abbiamo di che gioire, proprio perché fra due settimane verrà “l’amato del mio cuore”, come dice la sposa nel Cantico dei Cantici. Lui uscirà come sposo dal talamo, dalla stanza nuziale e verrà per abitare in mezzo a noi.
C’è un altro motivo per la gioia spirituale: la nostra partecipazione alla bontà divina. Ma nessuna partecipazione in Dio sarebbe mai possibile, se Dio stesso non avesse preso l’iniziativa, costruendo un ponte per colmare l’abisso che separa l’uomo da Dio. Nell’Incarnazione, il Figlio di Dio ha preso su di sé la nostra natura umana, proprio per darci la possibilità di partecipare alla sua vita di carità divina, ora e per sempre. Ecco il motivo per la più grande gioia possibile: l’Amato del nostro cuore è vicino: viene per stare con noi sempre e ci permette di stare con lui, ora e sempre.
Quando c’è la gioia umana è davvero molto bella, ma molto spesso è mescolata con la tristezza. La gioia nel Signore, invece, non viene mai meno.
2) Il Precursore e martire della Gioia.
La gioia vera, quella del cuore, quella che dura sempre è l'incontro con il Signore. Giovanni Battista è arrivato all'incontro pieno e definitivo con il Signore, attraverso l'amore grande del martirio. Per questo la III domenica di Avvento ci propone la figura e l’esempio del Precursore dell’Amore.
Quando Gesù andò sulle rive del Giordano per farsi battezzare, quest’uomo che si era ritirato volontariamente nel deserto, da dove era la Voce della Parola, riconobbe Cristo e di Lui disse: “Ecco l’Agnello di Dio, che toglie i peccati del mondo”. E, certamente fu pieno di gioia, perché l’Amico era arrivato. Ora, in prigione, involontario deserto dove era stato messo, Giovanni vuole sapere se Gesù è l’Amico tanto atteso e chiede ai suoi discepoli di domandare a Cristo: «Sei tu colui che deve venire o dobbiamo aspettare un altro?». E Gesù rispose loro: «Andate e riferite a Giovanni ciò che udite e vedete: I ciechi riacquistano la vista, gli zoppi camminano, i lebbrosi sono purificati, i sordi odono, i morti risuscitano, ai poveri è annunciato il Vangelo. E beato è colui che non trova in me motivo di scandalo!». E il Battista, colui che nell’oscurità del grembo di sua madre Elisabetta aveva sussultato di gioia alla presenza di Gesù nel grembo di Maria, colui che correva davanti (Precursore = colui che corre davanti) a Cristo per preparare la strada alla Via, non si scandalizzò, anzi accettò il martirio e divenne il protomartire (= il primo testimone) della carità del Salvatore. Come già Isaia nella prima lettura Gesù dice che qualcosa sta già capitando oppure è già successo: i ciechi che riacquistano la vista, i muti che parlano, i malati che sono risanati sono il segno che il regno di Dio è già presente in mezzo a noi, non è qualcosa che deve ancora venire. E’ un fatto presente. Nell’oscurità di un carcere il Battista intravide la Luce e la morte fu la drammatica fessura per entrare nella Luce.
Questo fatto noi sia chiamati a parteciparvi con la costanza che conforta il cuore. Nella II lettura presa dalla lettera di san Giacomo c’è l’invito a mettersi nello stato d'animo dell'agricoltore, che non guarda a quello che sta facendo, ma al fine per cui sta lavorando. Questo contadino ha fiducia che il seme, che è stato messo sottoterra ed è curato con costanza, darà il suo frutto a tempo debito. Anche noi dobbiamo saper aspettare il tempo giusto, dobbiamo saper attendere e curare con la prospettiva di un bene più grande ma non immediato e prepararci per quello.
Giovanni il Battista nel carcere ebbe una prova di fede che lo purificò e lo avvicinò ancora di più al cuore di Dio. Infatti, ispirato da Dio, Giovanni aveva annunciato la venuta del Messia. Il Messia davvero era venuto nel mondo. Però Dio, come sempre, si era riservato uno spazio di novità e di libertà che Giovanni non conosceva: il Messia, infatti, non era esattamente come Giovanni l’attendeva. Per questo Giovanni gli chiede: "Sei tu colui che deve venire o dobbiamo attenderne un altro?" La risposta di Gesù crea un nuovo spazio per la fede di Giovanni: "... ai poveri è annunziata la buona novella e beato colui che non si scandalizza di me". Giovanni non si scandalizzò, ma piegò la testa, rinunciò alla sua testa perché i pensieri di Dio non sono i pensieri dell’uomo (cfr "I miei pensieri non sono i vostri pensieri, le vostre vie non sono le mie vie" (Is 55,8), e credette.
Chi si mette in cammino alla ricerca di Dio, si aspetti sempre qualche sorpresa: Dio non sarà mai come noi l'aspettiamo; per questo motivo Dio si incontra solo nell'umiltà della fede, lasciandosi condurre da Lui per strade che noi non possiamo immaginare. Così fu per Giovanni, così è per tutti noi. Egli fu un martire che visse nella gioia, perché certo della presenza del Salvatore nella vita sua e del suo popolo.
Le vergini consacrate sono chiamate - mediante la vocazione alla verginità - ad un martirio (= testimonianza) analogo a quello del Precursore, che seppe diminuire per far crescere Cristo (cfr Gv 3, 30). La loro appartenenza totale a Cristo mediante un amore indiviso testimonia che la vita è gioiosa e feconda (cfr Rito della consacrazione della Vergini, n. 36: Invio), quando tutto il nostro essere, anima e corpo, è a servizio dell’amore che nulla vuole per sé e che tutto dona nella gioia. Esse con atteggiamento sponsale stanno castamente accanto a Cristo con lui vivono la passione di attirare alla verità i fratelli e sorelle in umanità.
*
LETTURA SPIRITUALE
San Tommaso d’Aquino
SOMMA TEOLOGICA
PARTE II-II
Questione 28
LA GIOIA
“Passiamo a considerare gli effetti che accompagnano l'atto principale della carità, che è l'amore.
In primo luogo gli effetti interiori; in secondo luogo quelli esteriori [q. 31].
Sul primo tema dobbiamo considerare tre argomenti: primo, la gioia; secondo, la pace [q. 29]; terzo, la misericordia [q. 30].
Sul primo argomento si pongono quattro quesiti:
1. Se la gioia sia un effetto della carità;
2. Se questa gioia sia compatibile con la tristezza;
3. Se questa gioia sia piena;
4. Se sia una virtù.
Articolo 1:
Se la gioia sia in noi un effetto della carità
Sembra che la gioia non sia in noi un effetto della carità. Infatti:
1. Dall'assenza dell'oggetto amato segue più la tristezza che la gioia.
Ora, finché siamo in questa vita Dio, che è l'oggetto della nostra carità, è assente, secondo le parole di S. Paolo [2 Cor 5, 6]: "Finché abitiamo nel corpo siamo in esilio lontano dal Signore".
Quindi in noi la carità produce più tristezza che gioia.
2. La carità è la causa principale per cui meritiamo la beatitudine.
Ma tra le cose con cui meritiamo la beatitudine troviamo il pianto, che accompagna la tristezza [Mt 5, 4]: "Beati quelli che piangono, perché saranno consolati".
Quindi è più effetto della carità la tristezza che la gioia.
3. La carità, come si è visto [q. 17, a. 6], è una virtù distinta dalla speranza.
Ma la gioia è causata dalla speranza, secondo l'espressione di S. Paolo [Rm 12, 12]: "Lieti nella speranza".
Perciò essa non è causata dalla carità.
In contrario: Come dice S. Paolo [Rm 5, 5], "l'amore di Dio è stato riversato nei nostri cuori per mezzo dello Spirito Santo che ci è stato dato".
Ma la gioia è causata in noi dallo Spirito Santo, come dice lo stesso Apostolo [Rm 14, 17]: "Il regno di Dio non è questione di cibo o di bevanda, ma è giustizia, pace e gioia nello Spirito Santo".
Quindi anche la carità è causa di gioia.
Rispondo: Come si è visto nel trattato sulle passioni [I-II, q. 25, a. 3; q. 26, a. 1, ad 2; q. 28, a. 5, ad ob.], dall'amore nascono sia la gioia che il dolore o tristezza, ma in maniera diversa.
Infatti dall'amore viene causata la gioia o per la presenza del bene amato, o anche perché la stessa persona amata possiede e conserva il proprio bene.
E questo secondo aspetto appartiene specialmente all'amore di benevolenza, che ci fa godere della prosperità dell'amico, anche se assente.
Al contrario invece dall'amore segue la tristezza o per l'assenza di ciò che si ama, o perché la persona di cui vogliamo il bene viene privata dei suoi beni, o è oppressa da un male.
Ora, la carità è l'amore di Dio, il cui bene è immutabile, essendo egli la stessa bontà.
E inoltre, per il fatto stesso che è amato, Dio si trova in chi lo ama col più nobile dei suoi effetti, secondo le parole di S. Giovanni [1 Gv 4, 16]: "Chi sta nell'amore dimora in Dio, e Dio dimora in lui".
Quindi la gioia spirituale, che ha Dio per oggetto, è causata dalla carità.
Soluzione delle difficoltà: 1. Si dice che siamo in esilio lontano dal Signore mentre siamo nel corpo in rapporto alla presenza con la quale Dio si mostra ad alcuni nella visione immediata. Infatti l'Apostolo [v. 7] aggiunge: "Noi camminiamo nella fede e non ancora in visione".
Ma egli è presente anche in questa vita a coloro che lo amano mediante l'inabitazione della grazia.
2. Il pianto che merita la beatitudine ha per oggetto ciò che contrasta con essa.
Per cui si deve a uno stesso motivo che dalla carità nasca tale pianto e insieme la gioia spirituale di Dio: poiché il godere di un dato bene e il rattristarsi dei mali contrari procedono da uno stesso motivo.
3. Di Dio si può godere spiritualmente in due modi: primo, in quanto godiamo del bene divino considerato in se stesso; secondo, in quanto godiamo del bene divino in quanto è partecipato da noi.
Ora, il primo tipo di gioia è più perfetto, e deriva principalmente dalla carità.
Il secondo invece deriva dalla speranza, con la quale aspettiamo la fruizione del bene divino.
Tuttavia anche la stessa fruizione, sia perfetta che imperfetta, viene conseguita in base alla grandezza della carità.