lunedì 17 marzo 2014

16 marzo 2014: Visita pastorale alla parrocchia romana "Santa Maria dell'Orazione". Testo integrale dell'omelia del Papa



Sui tetti per salutare Francesco

(Gianluca Biccini) Accoglienza ed entusiasmo: sono le due parole chiave della visita pastorale compiuta domenica pomeriggio da Papa Francesco alla parrocchia romana di Santa Maria dell’Orazione. È stato lo stesso Pontefice a indicarle congedandosi da Setteville di Guidonia, dopo avervi trascorso oltre tre ore. «Vi ringrazio di cuore per la vostra accoglienza — ha detto affacciandosi dal terrazzo del moderno edificio parrocchiale — e anche per il vostro entusiasmo: vedo che siete entusiasti».
Ad applaudire le sue parole, non solo i fedeli accalcati nel piazzale antistante, ma anche i residenti nelle villette che caratterizzano l’abitato circostante — alcuni saliti persino sui tetti — e le migliaia di persone giunte dai centri vicini (come Tivoli e alcuni paesi della Sabina), che hanno seguito l’avvenimento attraverso un maxischermo sul grande prato adiacente. E alla folla festosa ha chiesto di pregare per lui perché, ha spiegato, «io sia un buon vescovo e non faccia cose sbagliate».
Calata ormai la sera, sotto l’imponente campanile di cemento armato sovrastato da una grande croce illuminata di bianco, il Papa ha invitato a recitare l’Ave Maria e impartito la benedizione.
Ma già dalle prime ore dell’assolato pomeriggio domenicale, nei dintorni della chiesa in tanti avevano fatto incetta di bandierine e magliette bianche con su scritto in romanesco «Daje Francesco», per dare il benvenuto al Pontefice. Giunto poco dopo le 16, appena sceso della vettura è stato accolto dal cardinale vicario di Roma, Vallini, dal vescovo Di Tora, ausiliare per il settore nord, da monsignor Sapienza, reggente della prefettura della Casa pontificia, dal parroco don Franco Bagalà e dai due vicari, don Claudio Castrezzati e don Scipione Pantisano. Subito ha salutato i fedeli che, assiepati dietro le transenne, agitavano foulard e palloncini colorati, soprattutto gialli. Tra loro una coppia di argentini, originari di Lanús, con in mano la bandiera albiceleste della patria di Bergoglio. Il quale ha ricevuto e dispensato abbracci, baciato bambini; ha sorriso a chi gli chiedeva di scattargli una foto con lo smartphone o il tablet. E ha benedetto chi invocava un gesto di conforto o una parola di speranza.
Il primo incontro, una volta all’interno del complesso parrocchiale, è stato con un centinaio di disabili e ammalati con i familiari. Tra loro, un bambino affetto da una gravissima patologia che sopravvive grazie a un ventilatore. Il Papa ha incoraggiato i genitori del piccolo, prima di recarsi nel grande salone dov’erano radunati trecento tra bambini e ragazzi che frequentano il catechismo.
Canti accompagnati con chitarre e tamburelli hanno salutato l’ingresso del vescovo di Roma, che subito è stato interpellato da un ragazzino in felpa gialla. «Tra aprile e maggio 150 di noi riceveremo la prima comunione — ha detto presentando i suoi compagni — e ci stiamo preparando a questo giorno speciale per noi. Vorremmo essere aiutati a vivere con gioia questo appuntamento». Tra febbraio e marzo, invece, in 63 hanno ricevuto il sacramento della confermazione, gli ha fatto eco una ragazza un po’ più grandicella, che ha domandato suggerimenti per vivere l’appartenenza alla Chiesa senza vergognarsi di essere cristiani. Poi Chiara e Iris, quattordicenni del gruppo del dopo cresima, hanno offerto la loro testimonianza di adolescenti che animano la vita della parrocchia e i campi estivi da essa organizzati; mentre due bambini in tuta rossa e con in mano un pallone — che il Papa ha autografato — gli hanno portato il saluto della locale polisportiva.
Rispondendo, Francesco ha pronunciato il primo dei tre interventi improvvisati nel pomeriggio trascorso a Setteville di Guidonia. In una sorta di dialogo fatto di tante domande alle quali i piccoli hanno risposto in coro, ha invitato a «chiedere la grazia di non avere vergogna della fede. Perché il diavolo viene da noi e ci dice all’orecchio: “Non andare in chiesa”; vuole che abbiamo vergogna di essere credenti. Allora dobbiamo pregare lo Spirito Santo». Del resto, «il cristiano ha “la faccia di fronte”, il cristiano sa dare la faccia». Ma questo, ha puntualizzato, «non possiamo averlo da noi. Abbiamo bisogno dell’aiuto di Dio. Per questo occorre pregare che ci dia la grazia di essere “svergognati”. Io non so se in italiano si può dire, sin verguenza, senza vergogna di essere cristiani».
La seconda parola, ha aggiunto, è «non avere paura! E questo Gesù lo ha detto tante volte nel Vangelo. Dio e lo Spirito Santo ci aiutano a non avere paura. Perché se siamo con Gesù, lui ci difende sempre. Mai ci lascia da soli». Infine un «consiglio» mariano: «Se io sento che viene la vergogna e sento paura — ha domandato — cosa devo fare? Quello che fanno i bambini quando hanno paura o vergogna: si attaccano alla mamma! E noi nel cammino della vita dobbiamo andare avanti con la nostra mamma. Sempre nella mano della Madonna».
Dopo aver dialogato con i piccoli, il Pontefice ha incontrato in un’altra sala le sei comunità neocatecumenali di Santa Maria dell’Orazione. A presentargliele è stato lo stesso parroco (tra i primi preti formatisi al seminario diocesano Redemptoris Mater), indicando in particolare Mattia, parrocchiano che sta per partire in missione per la Cina. «Anche io qui sono missionario» ha aggiunto don Franco, riferendosi alla realtà periferica della sua comunità. «Qui la chiesa — ha proseguito — è “ospedale da campo”, un laboratorio della fede». Da parte sua il Papa ha ricordato che «essere in cammino» non è una caratteristica solo del cristiano «ma di ogni persona onesta». Perché chi «non è in cammino, ha qualcosa che lo fa guardare a se stesso; è una persona autoreferenziale; è sempre egoista». Inoltre ha messo in guardia da «due pericoli e una trappola». Il primo «è fermarsi». Infatti «alle cose ferme succede come alle acque dei piccoli laghetti, che non hanno corrente e si corrompono. La persona ferma, si corrompe perché non compie la vocazione di camminare». Il secondo «è non andare per il cammino giusto: sbagliare strada. E questo è il peccato! Quando noi sbagliamo abbiamo bisogno di accorgerci che abbiamo peccato e poi di chiedere perdono. E il Signore, come alla pecorella smarrita, ci prende, ci porta e ci mette con tutti per continuare a camminare». Infine la trappola è l’«errare, invece di camminare: cioè fare turismo». Riguarda, ha spiegato, «quelli che passeggiano nella vita: girano, vanno, vengono, ma invece di essere “camminanti” sono erranti. Non hanno direzione», e finiscono per girare a vuoto. Da qui l’esortazione a chiedere «al Signore di essere sempre in cammino» e di difenderci «dallo sbagliare strada e dalla trappola del girare, dell’andare senza camminare».
Come in altre parrocchie, Francesco ha poi salutato le famiglie con i neonati battezzati negli ultimi mesi (e a Santa Maria dell’Orazione sono stati ben 150), quindi ha confessato alcuni fedeli e lo stesso parroco. Infine, indossati i paramenti, ha presieduto la messa della seconda domenica di Quaresima. Hanno concelebrato il rito — diretto da monsignor Marini, maestro delle Celebrazioni liturgiche pontificie — il cardinale vicario, il vescovo di settore, don Bagalà e i due viceparroci, insieme con altri sacerdoti dell’XI prefettura della diocesi di Roma.
Al termine, il parroco ha chiesto la benedizione di una statua lignea di san Giuseppe, raffigurato con Gesù Bambino sulle spalle. «Lo abbiamo messo vicino al fonte battesimale — ha spiegato al Pontefice — per tutti i padri. Perché oggi manca la figura del padre che “custodisce”; verbo che lei, Santo Padre, ha usato circa trenta volte nella messa d’inizio pontificato».

L'Osservatore Romano

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VISITA PASTORALE ALLA PARROCCHIA ROMANA
"SANTA MARIA DELL'ORAZIONE"
OMELIA DEL SANTO PADRE FRANCESCO
II Domenica di Quaresima, 16 marzo 2014

Nell’orazione all’inizio della Messa abbiamo chiesto al Signore due grazie: “ascoltare il tuo amato Figlio”, perché la nostra fede sia nutrita dalla Parola di Dio, e – l’altra grazia – “purificare gli occhi del nostro spirito, perché possiamo godere un giorno la visione della gloria”. Ascoltare, la grazia di ascoltare, e la grazia di purificare gli occhi. Questo è proprio in relazione col Vangelo che abbiamo sentito. Quando il Signore si trasfigura davanti a Pietro, Giacomo e Giovanni, questi sentono la voce di Dio Padre, che dice: “Questo è mio Figlio! Ascoltatelo!”. La grazia di ascoltare Gesù. Perché? Per nutrire la nostra fede con la Parola di Dio. E questo è un compito del cristiano. Quali sono i compiti del cristiano? Forse mi direte: andare a Messa le domeniche; fare digiuno e astinenza nella Settimana Santa; fare questo… Ma il primo compito del cristiano è ascoltare la Parola di Dio, ascoltare Gesù, perché Lui ci parla e Lui ci salva con la sua Parola. E Lui fa anche più robusta, più forte la nostra fede, con questa Parola. Ascoltare Gesù! “Ma, Padre, io ascolto Gesù, lo ascolto tanto!”. “Sì? Cosa ascolti?”. “Ascolto la radio, ascolto la televisione, ascolto le chiacchiere delle persone…”. Tante cose ascoltiamo noi durante la giornata, tante cose… Ma vi faccio una domanda: prendiamo un po’ di tempo, ogni giorno, per ascoltare Gesù, per ascoltare la Parola di Gesù? A casa, noi abbiamo il Vangelo? E ogni giorno ascoltiamo Gesù nel Vangelo, leggiamo un brano del Vangelo? O abbiamo paura di questo, o non siamo abituati? Ascoltare la Parola di Gesù, per nutrirci! Questo significa che la Parola di Gesù è il pasto più forte per l’anima: ci nutre l’anima, ci nutre la fede! Io vi suggerisco, ogni giorno, di prendere alcuni minuti e leggere un bel brano del Vangelo e sentire cosa succede lì. Sentire Gesù, e quella Parola di Gesù ogni giorno entra nel nostro cuore e ci fa più forti nella fede. Vi suggerisco anche di avere un piccolo Vangelo, piccolino, da portare in tasca, nella borsa e quando abbiamo un po’ di tempo, forse nel bus… quando si può nel bus, perché tante volte nel bus siamo un po’ costretti a mantenere l’equilibrio e anche a difendere le tasche, no?... Ma quando tu sei seduto, qui o là, puoi leggere, anche durante la giornata, prendere il Vangelo e leggere due paroline. Il Vangelo sempre con noi! Di alcuni martiri dei primi tempi si diceva – per esempio santa Cecilia – che portavano sempre il Vangelo con loro: loro portavano il Vangelo; lei, Cecilia portava il Vangelo. Perché è proprio il primo pasto nostro, è la Parola di Gesù, quello che nutre la nostra fede.
E poi la seconda grazia che abbiamo chiesto è la grazia della purificazione degli occhi, degli occhi del nostro spirito, per preparare gli occhi dello spirito alla vita eterna. Purificare gli occhi! Io sono invitato ad ascoltare Gesù e Gesù si manifesta e con la sua Trasfigurazione ci invita a guardarlo. E guardare Gesù purifica i nostri occhi e li prepara alla vita eterna, alla visione del Cielo. Forse i nostri occhi sono un po’ ammalati perché vediamo tante cose che non sono di Gesù, anche sono contro Gesù: cose mondane, cose che non fanno bene alla luce dell’anima. E così questa luce si spegne lentamente e senza saperlo finiamo nel buio interiore, nel buio spirituale, nel buio della fede: un buio perché non siamo abituati a guardare, a immaginare le cose di Gesù.
Questo è quello che noi oggi abbiamo chiesto al Padre, che ci insegni ad ascoltare Gesù e a guardare Gesù. Ascoltare la sua Parola, e pensate a quello che vi dicevo del Vangelo: è molto importante! E guardare: quando leggo il Vangelo immaginare e guardare come era Gesù, come faceva le cose. E così la nostra intelligenza, il nostro cuore vanno avanti nel cammino della speranza, nel quale il Signore ci mette, come abbiamo sentito che ha fatto con il nostro padre Abramo. Ricordate sempre: ascoltare Gesù, per rendere più forte la nostra fede; guardare Gesù, per preparare i nostri occhi alla bella visione del suo volto, dove noi tutti - il Signore ci dia la grazia – ci troveremo in una Messa senza fine. Così sia.