venerdì 7 marzo 2014

Andata e ritorno in 24 ore per stare... "Vicini al Papa"




Un apostolato promosso dal Regnum Christi di Verona organizza pellegrinaggi a Roma, con viaggi notturni, per partecipare alle principali attività del Santo Padre


È sorta a Verona una delle tante iniziative nate sull’onda lunga dell’“effetto Francesco”. Già nei primi mesi del pontificato di Jorge Mario Bergoglio, un gruppo di laici del Regnum Christi ha messo in piedi l’apostolato Vicini al Papa, con l’obiettivo di accompagnare in pullman i pellegrini di varie città del Nord Italia per seguire i più importanti appuntamenti con il Santo Padre, in particolare l’Udienza Generale del mercoledì.
Finora attivo a servizio di pellegrini delle province di Bolzano, Trento, Verona, Vicenza, Brescia, Cremona, Padova, Belluno, Treviso, Rovigo, Mantova, Modena, Milano, Monza, Bologna, Firenze, l’apostolato organizza viaggi notturni che permettono l’arrivo a Roma alle prime ore del mattino, giusto in tempo per mettersi in fila ai cancelli di ingresso di piazza San Pietro e occupare i primi posti.
In questo modo si viene incontro a centinaia di persone desiderose di vedere il Papa “da vicino”, facendo per l’occasione un pellegrinaggio a San Pietro, pregando insieme e stringendo nuove amicizie.
“Credo che l’iniziativa possa essere di prezioso aiuto ai nostri pastori, ai parroci, ma anche ai gruppi e alle associazioni, un’esperienza positiva e di speranza per tutti”, afferma Maurizio Gandin, principale ideatore di Vicini al Papa ed accompagnatore durante i pellegrinaggi.
“Possiamo diventare collaboratori del Papa - prosegue Gandin - accogliendo e vivendo i suoi insegnamenti, portando il suo messaggio nella società in cui viviamo con la nostra testimonianza”.
Oltre ai pellegrinaggi a Roma e in altri luoghi della cristianità, Vicini al Papa propone numerose altre iniziative, tra cui: circoli di studio e approfondimento su Encicliche, Esortazioni Apostoliche e altri argomenti di fede, vicini al Papa e al suo magistero; incontri di preghiera per le vocazioni, per il Santo Padre, per le sue intenzioni, per il suo magistero.
Ogni pellegrinaggio a Roma inizia e si conclude nell’arco di circa 24 ore, con partenza il martedì sera e rientro il mercoledì sera. Il viaggio si svolge a bordo di pullman Gran Turismo Riservato con soste di relax lungo il percorso.
L’itinerario prevede una tappa presso l’Ateneo Pontificio Regina Apostolorum, per la celebrazione della Santa Messa e una visita all’abbazia delle tre Fontane, con la guida di alcuni membri del Regnum Christi di Roma.
Non sono mancati e non mancheranno pellegrinaggi di Vicini al Papa, per occasioni speciali, come già è avvenuto, ad esempio lo scorso maggio per l’Incontro dei Movimenti Ecclesiastici, lo scorso novembre per l’Incontro delle Famiglie e lo scorso 14 febbraio per l’Incontro del Santo Padre con i fidanzati a San Valentino.
Il più importante tra i prossimi appuntamenti sarà il pellegrinaggio a Roma, per la canonizzazione del beato papa Giovanni Paolo II, il prossimo 27 aprile.
Sono previsti pellegrinaggi anche di più giorni, specialmente per i pellegrini che provengono da varie parti d’Europa e dagli altri continenti. Nel corso dell’anno vengono proposti pellegrinaggi particolarmente attrezzati, per persone con disabilità.

Vicini al Papa offre la propria collaborazione alle Diocesi, alle Parrocchie, ai Movimenti, alle Associazioni e alle agenzie.
Per info:
Maurizio Gandin
Tel.: 349.8677259

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La grammatica della misericordia

Di solito, quando si guarda all’operato di un Papa, si cercano corrispondenze con i grandi personaggi della Bibbia. È successo anche di recente per Benedetto XVI, la cui decisione di continuare a servire la Chiesa con la preghiera gli ha valso l’accostamento a Mosé.

Per Francesco invece, dopo un anno di pontificato, si potrebbe fare riferimento più che a una figura biblica, a un personaggio della storia romana, e cioè a Scipione l’Africano. Se riconsideriamo, infatti, questi 12 mesi, il primo dato che salta agli occhi è il cambiamento di immagine della Chiesa che il primo Papa di origine latinoamericana ha saputo suscitare. Francesco ha rotto l’accerchiamento che, non certamente per colpa del suo predecessore, la Barca di Pietro aveva subito, semplicemente spostando – proprio come a suo tempo fece il famoso condottiero romano – il terreno della contesa.

Papa Bergoglio – fin da quel primo «Buonasera!» che sorprese tutti – ha in altri termini dimostrato che non sul terreno dell’etica si coglie il vero volto della Chiesa, ma su quello della misericordia. Perché, se la Chiesa è e deve essere specchio per gli uomini del volto di Dio, è proprio nella misericordia che ne cogliamo la sua vera essenza. In questo, Francesco non ha fatto altro che declinare nella vita di tutti giorni, e con atteggiamenti e linguaggi comprensibili anche dai cosiddetti “lontani”, il titolo di una bellissima enciclica di Giovanni XXIII, la Mater et Magistra, dove non a caso il termine “madre” viene prima della parola “maestra”, rispetto alla quale ha – per così dire – valore fondativo.

Sì, perché la Chiesa è prima di tutto madre e in quanto tale, come tutte le madri, è anche maestra. Il terreno dell’etica, sul quale gli Annibale del terzo millennio avevano impegnato battaglia lungo tutto il Pontificato di Benedetto XVI, è solo una conseguenza. Non un dato assolutizzante. E quella che veniva dipinta come «Chiesa dei no» è in realtà la Chiesa di un grande sì all’amore e alla vita che trovano in Cristo la loro massima espressione. Papa Ratzinger lo aveva ricordato al Convegno nazionale di Verona del 2006 e in tante altre occasioni, ma la sua voce rischiava di essere soffocata dalle abili strategie degli attaccanti. Francesco, invece, ha avuto la capacità di spostare il terreno di battaglia e ha vinto.

Tutti i gesti che lo hanno immediatamente posto in sintonia con gli uomini e le donne del nostro tempo si iscrivono in questa scelta. La visita a Lampedusa, la sosta nella favela di Rio de Janeiro, il chinarsi sulle ferite dei disoccupati, dei rifugiati, dei poveri, la lavanda dei piedi in carcere ai minori detenuti, le carezze agli ammalati (il mercoledì all’udienza generale o quando è andato a trovarli in ospedale), l’invito ad andare verso le periferie esistenziali e geografiche, l’esortazione rivolta ai sacerdoti affinché siano (e a tal proposito proprio l’incontro con il clero romano di giovedì scorso contiene una specie di summa del Bergoglio-pensiero su questo punto) sono tutti capitoli di quella grammatica della misericordia che il Papa ha seminato a piene mani nel suo primo anno di Pontificato. La Zama del nostro tempo sta proprio qui. In questo saper incidere nel cuore dei problemi che agitano l’inizio del terzo millennio.

Perciò non deve sorprendere che per un Papa che ha scelto di chiamarsi come il santo della pace si scomodi il paragone con un condottiero. Francesco sa che la battaglia con il male è sempre in corso e che la misericordia divina di cui egli è il portabandiera è per il peccatore, mai per il peccato. La sua condanna della corruzione, il suo puntare il dito contro la «cultura dello scarto», la sua difesa della famiglia ci dicono che l’etica non è abolita (come qualcuno vuol far credere), ma che è una conseguenza dell’amore di Dio per le sue creature.

Jorge Mario Bergoglio è perciò anche il Papa (vale la pena di non dimenticarlo) che sta aiutando gli uomini e le donne di oggi a riscoprire il senso del peccato in una società che lo aveva artatamente eliminato dall’orizzonte umano, con le conseguenze nefaste che sono sotto gli occhi di tutti. Alla fine la vera battaglia è proprio questa. E l’immagine di una Chiesa che cura le ferite è la più calzante che Francesco-Scipione poteva usare.

Mimmo Muolo (Avvenire)

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Il Papa: Gesù si incontra per strada


L’immagine di Gesù “on the road” ha ispirato esperienze pastorali care a Bergoglio quando era arcivescovo di Buenos Aires. Come la “tenda missionaria” di Plaza Constituciòn

GIANNI VALENTE
CITTÀ DEL VATICANO

«Il posto dove Gesù era più spesso, dove lo si poteva incontrare con più facilità» ha fatto notare ieri il vescovo di Roma ai “suoi” preti dell’Urbe - «erano le strade. Poteva sembrare che fosse un senzatetto, perché era sempre sulla strada».

Per Bergoglio, l’immagine di Gesù che si fa incontrare per la strada non è solo sorgente di riflessioni suggestive. Seguendo e imitando Gesù che esce "en la calle", per strada, negli anni in cui lui era arcivescovo di Buenos Aires tanti cristiani – preti e laici – della capitale argentina hanno riaccordato su quell’immagine l’attività ordinaria di tante parrocchie. Ne sono nate esperienze pastorali che l’attuale successore di Pietro si porta nel cuore, recentemente esaminate anche nelle ricerche sulla missione in ambiente urbano condivise dalla facoltà di teologia dell’Università Cattolica Argentina e dell’Università tedesca di Osnabrück. Una di queste è l’iniziativa della Carpa misionera di Plaza Constituciòn, la “tenda missionaria della Chiesa cattolica” allestita una volta ogni due mesi dalle parrocchie della zona nella piazza bonaerense di Constituciòn. Bergoglio ci passava appena poteva, salutava uno a uno i sacerdoti insieme ai ragazzi e le ragazze “missionari”, e celebrava messe en plen air su tavolini provvisori davanti a piccole folle di giovani, vecchietti, clochard, mamme coi bambini e passanti rimasti lì per caso. «Chiediamo a Gesù» suggeriva nelle sue omelie brevi e luminose «tutto quello di cui abbiamo bisogno... Come i poveri che chiedevano tutto a Lui, quando passava per le strade e loro gli andavano intorno. Gesù ci tiene molto a stare con noi altri, con tutti noi altri, con tutti quelli che passano per la strada. È una cosa che interessa prima di tutto a Lui».

La piazza della stazione di Constituciòn e il quartiere circostante sono tra gli spazi urbani più difficili e potenzialmente conflittuali della metropoli argentina: spaccio della droga, prostituzione, povertà, marginalità, delinquenza, nel vortice perpetuo di un milione di persone che ogni giorno transitano per la stazione dirette alle proprie case o ai posti di lavoro. Periodicamente, i parroci e i parrocchiani della zona allestiscono la loro tenda gialla nello slargo di fianco al monumento eretto all’ispiratore della Costituzione argentina, il massone Juan Bautista Alberdi. Portano con sé una statua della Virgen de Luján, la Madonna venerata nel santuario nazionale. E per un giorno e mezzo – notte compresa – tengono aperto quello che descrivono come un «santuario provvisorio», una «parrocchia mobile», luogo «flessibile» che quasi si armonizza con l'itineranza fuggevole della moltitudine. Piantato transitoriamente nel cuore delle contraddizioni, dei ritmi convulsi e dei casi limite che sempre si accalcano intorno alle stazioni urbane.

I parroci e i laici a Plaza Constituciòn non fanno proclami. Niente a che vedere con pose clericali da “reconquista” dimostrativa degli spazi pubblici. Ripetono gesti semplici e concreti: distribuiscono santini e benedizioni, raccolgono richieste di preghiere, celebrano messe, recitano rosari. Risvegliano la devozione ai santi più popolari come San Cayetano (quello «del pane e del lavoro») e san Espedito (quello «delle cause urgenti e disperate»). I sacerdoti dispensano in stazione la grazia efficace dei sacramenti: confessioni, eucaristia, anche i battesimi, per chi lo chiede avvicinandosi al banchetto e si iscrive a brevi corsi di catechesi. E poi ascoltano. Toccano le piaghe nascoste dell’umanità ferita che di solito passa veloce. Così, per tanti, quel classico non-luogo urbano, anonima congiuntura di rumori e circolazione accelerata, diventa il posto dove capita di incontrare Cristo dove meno te lo aspetti. Nel passare casuale e distratto per la stazione fioriscono vincoli personali che permangono nel tempo. Si moltiplicano piccoli e nascosti miracoli quotidiani.

I missionari di Plaza Constituciòn non vanno a fare “propaganda” per la Chiesa. Le giornate trascorse intorno alla "carpa misionera" sono solo occasioni per «facilitare» - è questa la parola chiave, quella che preferiscono  – l’incontro personale con Cristo. Benedicendo, confessando, parlando. E ascoltando. La loro prossimità compassionevole con la moltitudine sprigiona inaspettate gratitudini: «Vengono – racconta Esther, missionaria della “carpa” – e ti ringraziano: “io che stavo tanto male, ti ringrazio per tutto quello che hai fatto per me”… e davvero, noi non avevamo fatto niente… li avevamo solo guardati negli occhi, li avevamo ascoltati, e niente più…». In questo modo, capita anche di render contente anche persone che per i motivi più diversi non avrebbero mai messo piede in chiesa. Come testimoniano le famiglie di cartoneros, i raccoglitori di cartoni di cui si racconta in un recente saggio di Josè Juan Cervantes e Virginia Zaquel Azcuy sulla tenda missionaria di Plaza Constituciòn: «Grazie a Dio» dicono i Cartoneros «siete usciti per strada. Perché la strada, la piazza, è la nostra casa, e voi siete venuti a visitarci. Noi con i nostri carri non potevamo venire in chiesa, anche per come siamo vestiti, perché tutta la gente, tutta la gente si gira a guardarci».

Nell’ordito di vita nato intorno alla tenda missionaria, si sviluppano anche opere di misericordia per aiutare le vittime dei racket della droga e del sesso, come quelle coordinate dalle suore del Santissimo Redentore per liberare le prostitute dalla loro condizione di schiavitù. I racconti dei missionari della “carpa” citati nel saggio di Cervantes e Azcuy sono pieni di cammini ricominciati, di famiglie salvate dal naufragio, di vite deragliate che ritrovano la strada. Per gli stessi “misioneros”, la precarietà stessa della tenda allestita in mezzo alla piazza aiuta a percepire la natura propria della Chiesa, la sua dinamica sacramentale, fuori dalle reti di protezione e dall’ufficialità burocratica di certi uffici parrocchiali. «Come accade in ogni accampamento» scrive il sacerdote Lorenzo de Vedia «intorno alla tenda scopriamo che possiamo essere una Chiesa che si appoggia su ciò che è fondamentale, e non su tante cose superficiali. L’accamparsi ci aiuta a essere sospesi a ciò che è elementare per la vita. Nella tenda percepiamo la sapienza di tanta gente semplice del nostro popolo che pone il suo sguardo sull’essenziale: la vita e la morte, la salute e la malattia, la dimora e il cappotto, il cibo e la fame, la solitudine, il dolore, la festa». 

Quando Papa Francesco ripete che Gesù si incontra «più facilmente» per la strada, ha in mente anche le ore da lui trascorse presso la tenda missionaria di Plaza Constituciòn. E ciò vale anche come lieve suggerimento ai suoi preti romani e a quelli di tutto il mondo. «Nel Vangelo», ripeteva il rimpianto cardinale brasiliano Aloísio Lorscheider, «gli incontri più belli di Dio con l’umanità avvengono sulla strada. Secoli di storia di cristianesimo vissuto non ci dicono altro».