venerdì 14 marzo 2014

La Chiesa secondo Papa Francesco.



Il volto multiforme del popolo

Anticipiamo uno stralcio di uno degli articoli pubblicati sul numero in uscita di «Civiltà Cattolica».
(Juan Carlos Scannone)
Ha attirato l’attenzione il gesto del Papa di farsi benedire dal popolo quasi subito dopo essersi presentato in pubblico. Noi che conosciamo il suo apprezzamento per il «popolo fedele» di Dio — che comporta al tempo stesso un modo specifico di concepire la Chiesa, cioè il riconoscimento del «senso della fede» del popolo e del ruolo dei laici in esso — non ce ne siamo meravigliati. Da qui la sua predilezione per l’espressione «popolo fedele», che viene ripetuta anche in Evangelii gaudium (per esempio, ai nn. 95 e 96) e che esplicitamente riconosce come «mistero che affonda le sue radici nella Trinità, ma che ha la sua concretezza storica in un popolo pellegrino ed evangelizzatore, che trascende sempre ogni pur necessaria espressione istituzionale».

È questo popolo nel suo insieme che annuncia il Vangelo. Dio «ha scelto di convocarli come popolo e non come esseri isolati (...); ci attrae tenendo conto della complessa trama di relazioni interpersonali che comporta la vita in una comunità umana».
In questi testi si sentono echi della Scrittura e del Vaticano II, ma anche della Teologia del popolo, soprattutto in riferimento ai popoli, alla loro cultura e storia: «Questo Popolo di Dio si incarna nei popoli della Terra, ciascuno dei quali ha la propria cultura (...). Si tratta dello stile di vita di una determinata società, del modo peculiare che hanno i suoi membri di relazionarsi tra loro, con le altre creature e con Dio (...). La grazia suppone la cultura, e il dono di Dio si incarna nella cultura di chi lo riceve» (Evangelii gaudium, 115).
È da notare che Francesco adotta la rilettura fatta dal Documento di Puebla, seguendo la Teologia del popolo, dei due primi paragrafi di Gaudium et spes 53, fino al terzo. Ricordo anche che, quando Bergoglio era rettore delle Facoltà di San Miguel, organizzò il primo congresso sulla evangelizzazione della cultura e inculturazione del Vangelo che si tenne in America latina (1985), lo programmò invitando teologi dall’America del sud e del nord, dall’Europa, dall’Asia e dall’Africa, e nella Conferenza inaugurale parlò di inculturazione, citando padre Arrupe, pioniere nell’uso di questo neologismo.
Per questo Papa Francesco, quando parla del popolo di Dio, si riferisce al suo «volto pluriforme» (Evangelii gaudium, 116) e alla sua «multiforme armonia» (117) grazie alla diversità delle culture che lo arricchiscono; e quando parla dei popoli, analogicamente usa l’immagine del poliedro, per sottolineare l’unità plurale delle irriducibili differenze al suo interno. Inoltre, sulla stessa linea della Teologia del popolo, sottolinea una dottrina tradizionale, quando riconosce che «Dio dota la totalità dei fedeli di un istinto della fede — il sensus fidei — che li aiuta a discernere ciò che viene realmente da Dio. La presenza dello Spirito concede ai cristiani una certa connaturalità con le realtà divine e una saggezza che permette loro di coglierle intuitivamente, benché non dispongano degli strumenti adeguati per esprimerle con precisione» (119). E per di più «il gregge stesso possiede un suo olfatto per individuare nuove strade» (31) di evangelizzazione.

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Il Papa risponde alle domande della radio di una «villa miseria» di Buenos Aires. Chiesa povera tra i poveri

Papa Francesco ha dialogato con i poveri di una villa miseria di Buenos Aires sulla presenza concreta della Chiesa in mezzo agli emarginati. Lo ha fatto rispondendo alle domande in un’intervista, concessa in video, alla radio FM 88.1 che trasmette da Bajo Flores.
E così nella capitale argentina, nel pomeriggio di giovedì 13 marzo, nell’anniversario della sua elezione al Pontificato, gli abitanti della villa miseria 1.11.14 — appunto nel quartiere di Bajo Flores, che ha il suo cuore nella parrocchia Madre del Popolo — hanno ascoltato l’intervista. Il Pontefice l’aveva rilasciata alcuni giorni prima, rispondendo a dodici domande che gli erano state proposte dai responsabili dell’emittente.
La lunga riflessione del Papa è tutta incentrata sulla Chiesa, il Vangelo, i poveri e la povertà. Infatti nell’intervista — diffusa a Bajo Flores tramite alcuni maxischermi, dopo la celebrazione della messa — Papa Francesco ha riflettuto sul lavoro pastorale dei curas villeros, i sacerdoti che lavorano nelle periferie fra i più poveri. Una pastorale che egli conosce molto bene, per averla promossa e sostenuta quando era arcivescovo di Buenos Aires.
In particolare Papa Bergoglio, proprio in riferimento alla situazione dei quartieri più poveri, ha rimarcato l’importanza dell’educazione dei giovani e dell’accompagnamento nella loro crescita. Insistendo sul fatto che quanto fanno i sacerdoti nelle villa miseria «non è una cosa ideologica bensì una missione apostolica».
Papa Francesco ha anche ricordato quanto in passato è stato detto a proposito di questi preti. E ha spiegato che «non erano comunisti», ma «grandi sacerdoti che lottavano per la vita: lavoravano per portare la parola di Dio agli emarginati. Erano — ha aggiunto — sacerdoti che ascoltavano il popolo di Dio e lottavano per la giustizia».
Il Papa ha indicato poi la necessità di «avere un atteggiamento di povertà, di servizio, di aiuto agli altri» ma allo stesso tempo bisogna «lasciarsi aiutare dagli altri, perché abbiamo bisogno gli uni degli altri».
Interpellato quindi dagli intervistatori sulla «comunicazione comunitaria», di cui la radio Bajo Flores è protagonista, il Santo Padre ne ha sottolineato la grande importanza, in quanto «comunicazione affettuosa» che, appunto, «comunica la realtà e la vita in modo disinteressato».
Il Pontefice ha anche ricordato e salutato con affetto i carcerati e i loro familiari. E, rispondendo alla domanda «cos’è che meno ti piace della tua missione di Papa», ha confidato: «Il lavoro con le carte, quello di ufficio, è una cosa nella quale ho sempre fatto fatica».
Inoltre Papa Francesco, a più riprese durante l’intervista, ha spiegato di aver «bisogno del sostegno del popolo di Dio, in particolare con la preghiera». Come aveva del resto già raccomandato con il tweet lanciato nella mattina di giovedì. Una richiesta di preghiera che ha trovato subito risposte, perché la maggioranza dei presenti alle celebrazioni nella villa miseria erano donne e uomini che conoscono personalmente, da anni, Jorge Mario Bergoglio. Non hanno dimenticato che da arcivescovo di Buenos Aires frequentava la parrocchia del barrio, celebrandovi l’Eucaristia in diverse occasioni. E infatti, proprio per festeggiare il primo anno di Pontificato del Papa porteño, tanta gente ha portato con sé vecchie fotografie che ritraggono il cardinale Bergoglio mentre s’intrattiene nelle loro case a prendere il mate oppure a salutare gli anziani malati costretti a letto, ai quali portava la comunione dopo la messa.
L'Osservatore Romano