lunedì 10 marzo 2014

La gioia del Vangelo. Il Vangelo della gioia



Bergoglio non svolge il suo compito come un esecutore di un piano prestabilito, ma reagisce ai richiami e agli impulsi del cuore. Di prestabilito rispetto al suo operare c'è il suo essere, cristiano e umano, la sua intelligenza, la sua fede, la sua umanità, la sua storia... Un anno dopo rimane lo stupore che ogni giorno si rinnova con parole nuove e antiche
Elio Bromuri

Chi volesse stendere un resoconto organico su Francesco Papa a un anno di distanza dalla sua elezione, dovrebbe scrivere un libro, come alcuni hanno fatto o stanno facendo, che però rimarrebbe incompiuto, sempre incompiuto perché appena pubblicato sarebbe invecchiato dalla novità detta o fatta da Papa Francesco. La novità e imprevedibilità di parole e gesti è un dato forse caratteriale, legato a una personalità creativa o indotta dalla creatività dello Spirito che abita serenamente in lui e lo rende pronto a ogni soffio.
Bergoglio non svolge il suo compito come un esecutore di un piano prestabilito, ma reagisce ai richiami e agli impulsi del cuore. Di prestabilito rispetto al suo operare c’è il suo essere, cristiano e umano, la sua intelligenza, la sua fede, la sua umanità, la sua storia di figlio di emigrati italiani, la sua esperienza maturata nell’Argentina dei desaparecidos e vissuta tra la complessità confusa e conflittuale del mondo latinoamericano, senza dimenticare la forza e l’ordine interiore forgiato dagli esercizi spirituali di sant’Ignazio. Tutto questo egli lo ha unificato nel nome-simbolo di Francesco, che nella visita ad Assisi (4 ottobre 2013) ha caricato di ulteriori significati rispetto alla primitiva intuizione. Così è per il suo linguaggio, il linguaggio del cuore, come ha detto di recente a una comunità pentecostale protestante: un linguaggio - egli diceva - fatto di nostalgia e di gioia, di nostalgia per la separazione e di gioia per la fraternità ritrovata. “Siamo fratelli”, diceva con voce sommessa e suadente, e possiamo dircelo tra le lacrime come Giuseppe in Egitto quando incontrò i fratelli che lo avevano venduto e si riconobbero.
Questa mi sembra la cifra del pontificato di Francesco, fratello universale, piegato sulle piaghe di Cristo impresse nella carne di tutti coloro che soffrono, che lava e bacia i piedi della ragazza musulmana, abbraccia poveri e ammalati, prende in braccio i bambini. Per essere fratello credibile ha ritenuto necessario spogliarsi di titoli e vesti che potessero tenerlo lontano dalla gente umile e semplice, quella della piazza e quella della casa abitualmente abitata, la modesta dimora di Santa Marta, condivisa con gli ospiti fissi e occasionali.
Francesco è nome universale da quando il Santo di Assisi ha voluto chiamare fratello e sorella anche il sole e la luna, il fuoco e l’acqua, e ogni essere amato da Dio anche se lebbroso, rifiutato ed escluso dalla società civile. Ha detto - con tono di rimprovero - “chi ha pianto” per i naufraghi di Lampedusa? e ha detto pure “chi sono io” per giudicare un fratello che ha una tendenza omosessuale? Ha domandato a se stesso e alla Chiesa intera, con un questionario, “come possiamo avvicinare e considerare fratelli e sorelle” tutte quelle persone che hanno avuto un matrimonio fallito e una famiglia divisa con gravi danni e sofferenze per coniugi e figli?
È il Papa della misericordia e della tenerezza, che ha chiesto alla Chiesa di uscire dalle sue sicurezze difese a suon di “bastonate inquisitorie”, ripiegata su se stessa alzando barriere moralistiche o disciplinari che oscurano la brillante luminosità del Vangelo. La sua attitudine a stare in mezzo alla folla, anche quando è pressante e potrebbe essere pericoloso: “Si deve avere fiducia nella gente”. Essa non è generica accozzaglia di individui, ma è formata da persone amate da Dio, e suo popolo che detiene il motivo e il fine dell’esistenza del pastore. Per questo egli ha marcato la sua identità sacramentale di vescovo e la sua appartenenza ecclesiale alla Chiesa di Roma, presidente nella carità delle Chiese sparse nel mondo. A questo popolo radunato per la sua elezione fin dal primo incontro ha chiesto d’invocare la benedizione di Dio per lui. L’immagine di Francesco curvo davanti alla folla silenziosa e orante in piazza S. Pietro nel momento iniziale del suo pontificato, quando nasce come per germinazione la sua paternità/fraternità universale è stata e rimane nella memoria e nella coscienza collettiva la scintilla che ha acceso una grande luce sulla sua missione.
Vescovo e popolo si danno la mano come due realtà che agiscono sempre insieme. Lo ha ricordato anche nel discorso di Aparecida durante la Gmg. In questi tratti, troviamo anche il senso del rinnovamento pastorale, che suona come una rivoluzione ed esige una conversione: conversione del cuore e conversione pastorale nel porre i poveri al centro, non solo come scelta, ma nel senso di una Chiesa veramente povera.
Un anno dopo rimane lo stupore che ogni giorno si rinnova con parole nuove e antiche, che Francesco ha raccolto nella “Evangelii gaudium”, una “summa” dell’evangelizzazione nel mondo contemporaneo, l’“eterna novità” che è Cristo (n.11), l’unica ragion di vita della Chiesa e dei suoi pastori. Nella sua parola è la gioia dei discepoli e la salvezza del mondo: la gioia del Vangelo, il Vangelo della gioia.
Sir

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Papa: un anno con Francesco, quel primo gesto di chinare il capo

(Salvatore Izzo) "Voi sapete che il dovere del Conclave era di  dare un Vescovo a Roma. Sembra che i miei fratelli cardinali siano  andati a prenderlo quasi alla fine del mondo". Con queste parole (e  senza le tradizionali insegne d'oro e di ermellino) Jorge Mario  Bergoglio si e' presentato alla folla di piazza San Pietro in occasione  della sua prima benedizione dalla Loggia, subito dopo l'elezione del 13  marzo."E adesso - continuo' il nuovo Pontefice - vorrei dare la  Benedizione, ma  prima, vi chiedo un favore: prima che il vescovo  benedica il popolo, vi chiedo che voi preghiate il Signore perche' mi  benedica: la preghiera del popolo, chiedendo la Benedizione per il suo  vescovo. Facciamo in silenzio questa preghiera di voi su di me". E Papa  Francesco chino' la testa davanti ai fedeli.
Di grande impatto anche le parole pronunciate in occasione del  primo viaggio apostolico, a Lampedusa, l'8 luglio scorso: "Siamo una  societa' che ha dimenticato l'esperienza del piangere, del 'patire con':  la globalizzazione dell'indifferenza ci ha tolto la capacita' di  piangere! chiediamo perdono per l'indifferenza verso tanti fratelli e  sorelle, ti chiediamo Padre perdono per chi si e' accomodato e si e'  chiuso nel proprio benessere che porta all'anestesia del cuore, ti  chiediamo perdono per coloro che con le loro decisioni a livello  mondiale hanno creato situazioni che conducono a questi drammi".
In piazza San Pietro, il 7 settembre 2013, alla Veglia di  preghiera per la pace in Siria e Medio Oriente, ancora parole che non  potranno essere dimenticate: "Vorrei chiedere al Signore, questa sera,  che noi cristiani e i fratelli delle altre Religioni, ogni uomo e donna  di buona volonta' gridasse con forza: la violenza e la guerra non e' mai  la via della pace!. Guarda al dolore del tuo fratello, penso ai bambini:  soltanto a quelli!".
"Guarda - invoco' ancora Francesco rivolto implicitamente al  presidente statunitense Obama e ai leader alleati che stavano per  ordinare un attacco aereo sulla Siria - al dolore del tuo fratello, e  non aggiungere altro dolore, ferma la tua mano, ricostruisci l'armonia  che si e' spezzata; e questo non con lo scontro, ma con l'incontro! 
Finisca il rumore delle armi! La guerra segna sempre il fallimento della  pace, e' sempre una sconfitta per l'umanita'".
In una delle omelie di Santa Marta, lo scorso 4 marzo 2014,  Francesco e' poi tornato su un altro dei temi centrali della sua  predicazione, la vicinanza ai cristiani perseguitati. "Io vi dico - sono  state le sue parole - che oggi ci sono piu' martiri che nei primi tempi  della Chiesa. Tanti fratelli e sorelle nostre che offrono la loro  testimonianza di Gesu' e sono perseguitati. Sono condannati perche'  posseggono una Bibbia. Non possono portare il segno della croce". Questa  e' "la strada di Gesu'. Ma e' una strada gioiosa perche' mai il Signore  ci mette alla prova piu' di quello che noi possiamo sopportare". 
Papa: un anno con Francesco, la Riforma inizia dalle Finanze
Grazie al lavoro del Consiglio degli 8 cardinali  che lo aiuta nel governo della Chiesa Universale, Papa Francesco ha  impresso una straordinaria accelerazione al processo di Riforma della  Curia e alla vigilia suo primo anniversario di Pontificato ha firmato e  pubblicato norme che rivoluzionano le finanze vaticane. Francesco ha  cosi' mantenuto fede a quanto aveva promesso nella conferenza stampa  sull'aereo che a fine luglio lo riportava a Roma da Rio de Janeiro,  quando aveva detto che se anche avrebbe voluto affrontare gli aspetti  economici e finanziari della Santa Sede il prossimo anno, "le cose che  sapete sono accadute" lo hanno indotto a procedere subito.
Nelle sue parole il Papa aveva fatto esplicito riferimento  all'uso improprio di conti presso lo Ior che aveva causato le dimissioni  del direttore e vice direttore dell'Istituto. Con il Motu proprio  "Fidelis dispensator et prudens" nasce una nuova struttura di  coordinamento per gli affari economici della Santa Sede e della Citta'  del Vaticano, che ha una vocazione esplicita alla trasparenza e una  finalita' dichiarata: tagliare gli sprechi per destinare quanto piu'  denaro possibile ai poveri. Alla neonata "Segreteria per l'Economia" e'   richiesto infatti di "tutelare e gestire con attenzione" i beni della  Chiesa "alla luce della sua missione di evangelizzazione e con  particolare premura verso i bisognosi", avendo come modello  "l'amministratore fedele e prudente" descritto dal Vangelo.
"Il Papa - ha spiegato il portavoce, padre Federico Lombardi - ha  istituito una realta' che avra' autorita' su tutte le attivita'  economiche e amministrative della Santa Sede e dello Stato della Citta'  del Vaticano. Quindi, un'istituzione forte, che coordina tutta questa  dimensione, prepara i bilanci, li pubblica e risponde ad un'altra nuova  realta', un Consiglio per l'economia composto di 15 membri, di cui 8  sono cardinali o vescovi e sette sono laici, esperti qualificati nei  problemi economici e finanziari e prende il posto di quello che era il  precedente Consiglio composto da soli cardinali, che vigilava sui conti  della Santa Sede".
Alla guida del super-dicastero Francesco ha nominato il cardinale  George Pell, che lascera' l'arcidiocesi di Sidney e sara' coadiuvato da  un segretario e da un revisore generale, sul cui ufficio confluiranno  tutti i compiti di revisione, di bilanci e di verifiche economiche sulla  Santa Sede e lo Stato della Citta' del Vaticano. Numero due sara' il  sacerdote maltese Alfred Xuereb, gia' segretario di Benedetto XVI e poi  segretario di Papa Francesco.
Rimangono in vita l'Aif, Autorita' di informazione finanziaria, che  in collaborazione con le unita' di informazione degli altri Stati lotta  contro il riciclaggio di denaro, e che deve essere quindi un'istituzione  completamente autonoma; e l'Apsa, Amministrazione del patrimonio della  Sede Apostolica, la cui natura bancaria e' stata ribadita e  ulteriormente precisata nel comunicato che annuncia la riforma. Lo Ior -  intanto - continua ad essere oggetto di studio e di riflessione da parte  del Consiglio degli 8 cardinali, ai quali hanno riferito le due  commissioni referenti istituite quest'estate, con le quali hanno  collaborato organismi di revisione indipendenti. 
Papa: un anno con Francesco, l'attenzione ai divorziati risposati
In linea con la visione della Chiesa come "un  ospedale da campo" chiamato a curare le ferite delle persone, evocata da  Francesco nella conversazione col gesuita Antonio Spadaro, direttore  della Civilta' Cattolica, e ripetua spesso nella predicazione quotidiana  alla Domus Santa Marta, il cui risultato e' un ritorno al sacramento  della confessione da parte di tantissinmi che se ne erano allontanati,  nel suo primo anno di Pontificato il nuovo Papa ha posto con urgenza il  tema dell'attenzione ai divorziati risposati, la cui esclusione  dall'Eucaristia di fatto allontana dalla Chiesa anche i loro figli,  cioe' intere generazioni, come ha osservato Francesco nell'incontro  dello scorso novembre con i superiori religiosi.
Di questa attesa si e' discusso nel Concistoro straordinario del  20 e 21 febbraio, prima tappa di un cammino che si protrarra' per due  anni circa, con le successive tappe del Sinodo straordinario e di quello  ordinario. "C'e' molta sofferenza espressa soprattutto da coloro che si  sentono esclusi o abbandonati dalla Chiesa, per trovarsi in uno stato di  vita che non corrisponde alla sua dottrina e alla sua disciplina", ha  spiegato da parte sua il segretario del Sinodo, Lorenzo Baldisseri.
Premettendo di non voler ridurre la riflessione a singoli casi,  Papa Bergoglio ha affidato al cardinale tedesco Walter Kasper la  relazione di base, nella quale e' stato riproposto un possibile  allargamento delle nullita' matrimoniali ai casi di "immaturita' 
 spirituale" al momento del matrimonio ed ipotizzato anche il ripristino  della prassi pastorale attraverso la quale nella chiesa primitiva i  pubblici peccatori erano ammessi all'Eucaristia dopo un tempo di  penitenza.
Nel Concistoro straordinario, ma anche sulle pagine di quotidiani  come "Il Foglio", tuttavia non sono mancate anche prese di posizione di  segno opposto: "Non ritengo - ha detto in un'intervista a Vaticaninsider  il prefetto emerito della Congregazione per i vescovi, Giovanni Battista  Re - che sia possibile rivedere l'esclusione dai sacramenti dei  divorziati risposati". "Il Concistoro non ha voluto minimamente  condizionare o prefigurare quanto decidera' il Sinodo nelle sue due  assemblee previste nel 2014 e nel 2015", ha precisato infine il  portavoce, padre Federico Lombardi, auspicando che anche il Sinodo  riesca "a lavorare con questa larghezza di orizzonti tenendo insieme la  fede al mandato di Cristo e l'attenzione pastorale alle persone". 
Un anno con Francesco: parla il segretario Xuereb
Tra le persone che piu' da vicino hanno  accompagnato Papa Francesco in questi dodici mesi intensissimi c'e' il  suo segretario particolare, il sacerdote maltese monsignor Alfred  Xuereb, nominato recentemente segretario generale della Segreteria per  l'Economia del Vaticano e che dunque presumibilmente tra qualche tempo  dovra' lasciare il precedente incarico. Della personalita' di Papa  Francesco, Xuereb sottolinea nell'intervista "la sua determinazione". 
 "Una convinzione - confida - che sono sicuro che gli viene dall'Alto,  perche' e' uomo profondamente spirituale che cerca nella preghiera  l'ispirazione da Dio".
Nell'intervista, don Alfred rivela che il Papa "la visita a  Lampedusa l'ha decisa perche' dopo alcune volte che e' entrato in  cappella, gli e' venuta in continuazione questa idea: andare di persona  a incontrare queste persone, questi naufraghi, e piangere sui morti. E  quando lui ha capito che gli venivano in mente piu' volte, allora e'  stato sicuro che Dio la voleva. L'ha fatta, anche se non c'era molto  tempo per prepararla. Lo stesso metodo lui lo usa per la scelta delle  persone che chiama a collaborare con lui da vicino".
Per il suo segretario, Francesco e' un uomo che "non perde un solo  minuto. Lavora instancabilmente. E quando sente il bisogno di prendere  un momento di pausa, non e' che chiude gli occhi e non fa niente: si  mette seduto e prega il Rosario. Penso che almeno tre Rosari al giorno,  li prega. E mi ha detto: 'Questo mi aiuta a rilassarmi'. Poi riprende il  lavoro. Riceve una persona dopo l'altra: il personale della portineria  di Santa Marta ne e' testimone. Ascolta con attenzione e ricorda con  straordinaria capacita' quanto sente e quanto vede. Si dedica alla  meditazione presto, la mattina, preparando anche l'omelia della Messa a  Santa Marta. Poi, scrive lettere, fa telefonate, saluta il personale che  incontra e si informa sulle loro famiglie".
Personalmente, rivela monsignor Xuereb,  "io vedo in Francesco il  missionario che sta chiamando a se' la folla, quella folla che magari si  sente smarrita, con l'intento di riportarla al cuore del Vangelo". "E'  diventato - sottolinea don Alfred - il parroco del mondo e sta  incoraggiando quanti si sentono lontani dalla Chiesa a ritornare con la  certezza che troveranno il loro posto nella Chiesa. Lui vede nel  clericalismo e nella casistica dei forti ostacoli affinche' tutti si  possano sentire amati dalla Chiesa, accompagnati da essa. Invece,  parroci e sacerdoti ci dicono quasi quotidianamente quante persone sono  tornate alla Confessione e alla pratica della fede per l'incoraggiamento  di Papa Francesco, specialmente quando ci ricorda che Dio non si stanca  mai di perdonarci. Lui, come avete visto, ha un'attenzione speciale per  i malati, e questo perche' lui vede in loro il corpo di Cristo  sofferente".
In questo modo, assicura il segretario, Papa Francesco  "dimentica  completamente i suoi malanni". Per esempio, "nei primi mesi del suo  Pontificato aveva un forte dolore a causa della sciatica che si era  ripresentata. I medici gli avevano consigliato di evitare di abbassarsi  ma lui, trovandosi davanti a malati in carrozzella o a bambini infermi  nei loro passeggini si china su di loro comunque e fa sentire la sua  vicinanza". "Cosi' pure - conclude Xuereb - e'  durante la celebrazione  eucaristica a Casal del Marmo la sera del Giovedi' Santo, alla lavanda  dei piedi, nonostante senz'altro il dolore che avra' sentito, si e' 
inginocchiato davanti a ciascuno dei dodici giovani detenuti per baciar  loro i piedi". Papa: un anno con Francesco, l'inizio di una sofferta primavera
Con i suoi gesti di accoglienza verso le persone  piu' deboli e l'innovazione delle catechesi quotidiane (le omelie del  mattino alla  Domus Santa Marta) Papa Francesco ha rimesso il Vangelo al  centro dell'attenzione dell'opinione pubblica mondiale. E ancor di piu' 
 ha recuperato alla Chiesa Cattolica "la Gioia del Vangelo", come recita  il titolo del  documento piu' importante dei primi 12 mesi di
 Pontificato: la Evangelii Gaudium". Una novita' che vuole restituire  dignita' a chi e' tenuto ai  margini della societa' e rende tutti un po' 
 piu' umani. Il fenomeno a cui assistiamo, in concreto, e' che dopo 2000  anni la parola di Gesu' riproposta da Francesco conquisti tante  copertine, pagine di giornali, servizi di tg e radio, e piu' ancora i  discorsi semplici e sinceri delle persone comuni sull'autobus e quelli  colti delle aule universitarie.
La stessa centralita' del Vangelo affermata da Francesco con ogni  iniziativa pastorale e in tutti i suoi interventi pubblici, la  ritroviamo anche nelle incisive decisioni di governo, che sono tutte nel  segno della Collegialita': il Consiglio degli 8 cardinali, il gruppo di  lavoro per la prevenzione degli abusi, la riforma delle Finanze Vaticane  scaturita dal lavoro delle Commissioni di inchiesta su Ior e dicasteri,  la nomina di 19 nuovi cardinali scelti con criteri che premiano chiese  povere come quelle di Haiti e Mindanao, e pastori umili come Capovilla e  Bassetti, le nuove modalita' di lavoro del Sinodo dei vescovi inaugurate  con il questionario delle 38 domande sulle sfide del contesto attuale  alla pastorale della famiglia che tanta speranza hanno suscitato (per la  prospettiva di un ritorno alla antica prassi penitenziale per i pubblici  peccatori che potrebbe essere applicata ai divorziati risposati).
In buona sostanza, Papa Francesco e' riuscito in 12 mesi a  ribaltare la situazione di grave sofferenza nella quale la Chiesa  Cattolica era piombata nei giorni dello scandalo Vatileaks seguiti  all'annus horribilis delle rivelazioni sugli abusi dei preti pedofili,  il 2010. Mali della Chiesa denunciati da Jospeh Ratzinger gia' prima  dell'elezione del 2005: "Quanta sporcizia nella Chiesa!", lamento' nella  meditazione scritta per l'ultima "Via Crucis" di Giovanni Paolo II, il  grande Papa polacco elevato agli altari da Ratzinger il primo maggio  2011, e che sara' canonizzato da Bergoglio il prossimo 27 aprile, evento  simbolo di una primavera della fede preparata nei primi due pontificati  di questo nuovo millennio e che sembra ora fiorire. Una primavera  preceduta da tante sofferenze perche' gli 8 anni di Benedetto XVI hanno  fatto emergere le contraddizioni che tuttavia covavano nella Chiesa e  che Ratzinger bene aveva identificato: "l'attacco terrificante non viene dai nemici fuori, quanto dall'interno", ci aveva spiegato nel viaggio verso Fatima del 2010. 
Come affermato dallo stesso Papa Emerito nella sua "declaratio" la  rinuncia dell'11 febbraio 2013 fu motivata dalla consapevolezza acquisita di non avere piu' le forze necessarie a guidare la Chiesa in  una fase cosi' difficile ed esigente, cioe' a debellare i mali che  l'affliggono come l'affarismo (portato a galla dai nuovi scandali dello  Ior) il carrierismo (che si manifesta nelle cordate e nelle lotte di  potere) gli abusi di potere oltre che sessuali (la tragedia della  pedofilia che tante lacrime ha fatto versare a Papa Ratzinger nel  percorso-calvario degli incontri con le vittime nei suoi viaggi).
Questi stessi mali denuncia e combatte Francesco, che alla vigilia  del suo primo anniversario, all'Aventino per i riti del Mercoledi' delle  ceneri ha affermato: "qualcosa non va bene in noi, nella società, nella  Chiesa e abbiamo bisogno di cambiare, di dare una svolta, di  convertirci. Quando guardo nel piccolo ambiente quotidiano alcune lotte  di potere per gli spazi, penso: questa gente gioca a Dio creatore,  ancora non si sono accorti che non sono Dio". Non e' un caso dunque che  a un anno dall'elezione il principale sostenitore di Papa Francesco e  della sua riforma sia proprio il predecessore Benedetto XVI, che a  questo dedica ora le sue preghiere e - come ha scritto nella lettera ad  Hans Kung - la sua stessa vita.
Agi

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