Papa Francesco: “Oggi c’è molto inquinamento, e anche il clima mediatico ha le sue forme di inquinamento, i suoi "veleni". La gente lo sa, se ne accorge, ma poi purtroppo si abitua a respirare dalla radio e dalla televisione un’aria sporca, che non fa bene”
Sala stampa della Santa Sede
"C’è bisogno di far circolare aria pulita, che la gente possa respirare liberamente e che dia ossigeno alla mente e all’anima".
Alle ore 12.15 di oggi, nella Sala Clementina del Palazzo Apostolico Vaticano, il Santo Padre Francesco ha ricevuto in Udienza i Membri dell’Associazione “Corallo”, network di emittenti locali di ispirazione cattolica presenti in tutte le regioni italiane. Pubblichiamo di seguito il discorso che il Papa rivolge ai partecipanti all’Udienza:
Cari amici,
vi do il benvenuto e ringrazio il Presidente per le parole con cui ha introdotto il nostro incontro. Rivolgo un saluto anche a coloro che ci stanno seguendo dalle radio e televisioni dell’Associazione “Corallo”. Queste emittenti vogliono esprimere l’impegno della Chiesa che è in Italia ad essere vicina e amica di ogni persona, e parlare alla gente lì dove abita, vive, lavora, ama, soffre.
Voi siete una “rete”. Vorrei partire da questa immagine, che ci fa pensare ai primi discepoli di Gesù: erano pescatori, lavoravano con le reti. E Gesù li chiamò a seguirlo e fece di loro dei «pescatori di uomini» (Mt 4,19). Anche voi potete essere “pescatori di uomini” con questa vostra rete di radio e televisioni locali, che abbraccia tutta l’Italia; una rete semplice, popolare, e così è bene che rimanga. Raggiungendo ogni città e ogni contrada, le vostre emittenti si pongono come strumenti affinché la voce del Signore possa essere ascoltata da tutti.
Mi viene in mente l’episodio del profeta Elia sul monte Oreb (cfr 1 Re 19,9-13), quando sta davanti alla caverna e assiste a fenomeni sconvolgenti: il vento impetuoso, il terremoto, il fuoco… ma il Signore non parlava in quel modo. Poi Elia sente il «sussurro di una brezza leggera» (v. 12). E in quel sussurro ascolta la voce del Signore che gli parla. Ecco: le vostre radio e televisioni possono trasmettere, attraverso l’etere, qualcosa di quella voce, perché parli agli uomini e alle donne che cercano una parola di speranza, di fiducia per la loro vita. In questo modo, voi siete voce di una Chiesa che non ha paura di entrare nei deserti dell’uomo, di andargli incontro, di cercarlo nelle sue inquietudini, nei suoi smarrimenti, dialogando con tutti, anche con quelle persone che per tanti motivi si sono allontanate dalla comunità cristiana e si sentono lontane da Dio. Ma in realtà Dio non è mai lontano, Lui è sempre vicino! E voi potete contribuire a far risuonare quel «sussurro leggero», capace di dire a ciascuno: «il Maestro è qui e ti chiama» (Gv 11,19). E’ proprio questo essere chiamati per nome che scalda il cuore!
E in che modo, con questa vostra “rete”, potete aiutare Gesù Cristo nella sua missione, nell’annunciare oggi il Vangelo del Regno di Dio?
Anzitutto direi dando attenzione a tematiche importanti per la vita delle persone, delle famiglie, della società; e trattando questi argomenti non in maniera sensazionalistica, ma responsabile, con sincera passione per il bene comune e per la verità (cfr Giovanni Paolo II, Messaggio per la XXVIII Giornata Mondiale delle Comunicazioni Sociali, 24 gennaio 1994). Spesso nelle grandi emittenti questi temi sono affrontati senza il dovuto rispetto per le persone e per i valori in causa, in modo spettacolare. Invece è essenziale che nelle vostre trasmissioni si percepisca questo rispetto, che le storie umane non vanno mai strumentalizzate.
E l’altro contributo lo potete dare con la qualità umana ed etica del vostro lavoro. Potete aiutare a formare quello che il Papa Benedetto ha chiamato un «ecosistema» mediatico, cioè un ambiente che sappia equilibrare silenzio, parola, immagini e suoni (cfr Messaggio per la XLVI Giornata Mondiale delle Comunicazioni Sociali, 24 gennaio 2012). Oggi c’è molto inquinamento, e anche il clima mediatico ha le sue forme di inquinamento, i suoi “veleni”. La gente lo sa, se ne accorge, ma poi purtroppo si abitua a respirare dalla radio e dalla televisione un’aria sporca, che non fa bene. C’è bisogno di far circolare aria pulita, che la gente possa respirare liberamente e che dia ossigeno alla mente e all’anima.
Tutto questo esige adeguata professionalità, ma va oltre. Vi chiede di vivere la «comunicazione in termini di prossimità» (Messaggio per la XLVIII Giornata Mondiale delle Comunicazioni Sociali, 24 gennaio 2014). Vi chiama a diventare volto di una Chiesa che si fa “buon samaritano”, anche mediante le radio e le televisioni. La parabola del buon samaritano, infatti, può essere anche una parabola del comunicatore: «Chi comunica si fa prossimo. E il buon samaritano non solo si fa prossimo, ma si fa carico di quell’uomo che vede mezzo morto sul ciglio della strada» (ibid.). In quella parabola Gesù ribalta la prospettiva: «Non si tratta di riconoscere l’altro come un mio simile, ma della mia capacità di farmi simile all’altro» (ibid.).
Per questo, mentre vi ringrazio per il vostro impegno, prego il Signore perché la vostra rete diventi sempre più esperienza di prossimità, capace di dar voce al Signore che scalda il cuore e diffonde speranza e gioia.
*
Oggi Papa Francesco alle ore 12.15 di oggi, nella Sala Clementina del Palazzo Apostolico Vaticano, ha ricevuto in Udienza i Membri dell’Associazione "Corallo", network di emittenti locali di ispirazione cattolica presenti in tutte le regioni italiane. La Sala stampa vaticana ha pubblicato alla fine della mattina il testodelll'allocuzione che il Papa ha pronunciato a braccio (v. sopra). L'Osservatore Romano inoltre pubblica anche il testo del discorso preparato che però il Santo Padre non ha letto. Ecco quanto si legge nell'allocuzione scritta:
Cari amici
vi do il benvenuto e ringrazio il Presidente per le parole con cui ha introdotto il nostro incontro. Rivolgo un saluto anche a coloro che ci stanno seguendo dalle radio e televisioni dell’Associazione «Corallo». Queste emittenti vogliono esprimere l’impegno della Chiesa che è in Italia ad essere vicina e amica di ogni persona, e parlare alla gente lì dove abita, vive, lavora, ama, soffre.
Voi siete una “rete”. Vorrei partire da questa immagine, che ci fa pensare ai primi discepoli di Gesù: erano pescatori, lavoravano con le reti. E Gesù li chiamò a seguirlo e fece di loro dei «pescatori di uomini» (Mt 4, 19). Anche voi potete essere “pescatori di uomini” con questa vostra rete di radio e televisioni locali, che abbraccia tutta l’Italia; una rete semplice, popolare, e così è bene che rimanga. Raggiungendo ogni città e ogni contrada, le vostre emittenti si pongono come strumenti affinché la voce del Signore possa essere ascoltata da tutti.
Mi viene in mente l’episodio del profeta Elia sul monte Oreb (cfr. 1 Re 19, 9-13), quando sta davanti alla caverna e assiste a fenomeni sconvolgenti: il vento impetuoso, il terremoto, il fuoco... ma il Signore non parlava in quel modo. Poi Elia sente il «sussurro di una brezza leggera» (v. 12). E in quel sussurro ascolta la voce del Signore che gli parla. Ecco: le vostre radio e televisioni possono trasmettere, attraverso l’etere, qualcosa di quella voce, perché parli agli uomini e alle donne che cercano una parola di speranza, di fiducia per la loro vita.
In questo modo, voi siete voce di una Chiesa che non ha paura di entrare nei deserti dell’uomo, di andargli incontro, di cercarlo nelle sue inquietudini, nei suoi smarrimenti, dialogando con tutti, anche con quelle persone che per tanti motivi si sono allontanate dalla comunità cristiana e si sentono lontane da Dio. Ma in realtà Dio non è mai lontano, Lui è sempre vicino! E voi potete contribuire a far risuonare quel «sussurro leggero», capace di dire a ciascuno: «il Maestro è qui e ti chiama» (Gv 11, 19). È proprio questo essere chiamati per nome che scalda il cuore!
E in che modo, con questa vostra “rete”, potete aiutare Gesù Cristo nella sua missione, nell’annunciare oggi il Vangelo del Regno di Dio?
Anzitutto direi dando attenzione a tematiche importanti per la vita delle persone, delle famiglie, della società; e trattando questi argomenti non in maniera sensazionalistica, ma responsabile, con sincera passione per il bene comune e per la verità (cfr. Giovanni Paolo II, Messaggio per la XXVIII Giornata Mondiale delle Comunicazioni Sociali, 24 gennaio 1994). Spesso nelle grandi emittenti questi temi sono affrontati senza il dovuto rispetto per le persone e per i valori in causa, in modo spettacolare. Invece è essenziale che nelle vostre trasmissioni si percepisca questo rispetto, che le storie umane non vanno mai strumentalizzate.
E l’altro contributo lo potete dare con la qualità umana ed etica del vostro lavoro. Potete aiutare a formare quello che il Papa Benedetto ha chiamato un «ecosistema» mediatico, cioè un ambiente che sappia equilibrare silenzio, parola, immagini e suoni (cfr. Messaggio per la XLVI Giornata Mondiale delle Comunicazioni Sociali, 24 gennaio 2012). Oggi c’è molto inquinamento, e anche il clima mediatico ha le sue forme di inquinamento, i suoi “veleni”. La gente lo sa, se ne accorge, ma poi purtroppo si abitua a respirare dalla radio e dalla televisione un’aria sporca, che non fa bene. C’è bisogno di far circolare aria pulita, che la gente possa respirare liberamente e che dia ossigeno alla mente e all’anima.
Tutto questo esige adeguata professionalità, ma va oltre. Vi chiede di vivere la «comunicazione in termini di prossimità» (Messaggio per la XLVIII Giornata Mondiale delle Comunicazioni Sociali, 24 gennaio 2014). Vi chiama a diventare volto di una Chiesa che si fa “buon samaritano”, anche mediante le radio e le televisioni. La parabola del buon samaritano, infatti, può essere anche una parabola del comunicatore: «Chi comunica si fa prossimo. E il buon samaritano non solo si fa prossimo, ma si fa carico di quell’uomo che vede mezzo morto sul ciglio della strada» (ibid.). In quella parabola Gesù ribalta la prospettiva: «Non si tratta di riconoscere l’altro come un mio simile, ma della mia capacità di farmi simile all’altro» (ibid.).
Per questo, mentre vi ringrazio per il vostro impegno, prego il Signore perché la vostra rete diventi sempre più esperienza di prossimità, capace di dar voce al Signore che scalda il cuore e diffonde speranza e gioia.
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Papa Francesco: "Oggi c’è molto inquinamento, e anche il clima mediatico ha le sue forme di inquinamento, i suoi “veleni”. Due discorsi del Papa
Oggi Papa Francesco alle ore 12.15 di oggi, nella Sala Clementina del Palazzo Apostolico Vaticano, ha ricevuto in Udienza i Membri dell’Associazione "Corallo", network di emittenti locali di ispirazione cattolica presenti in tutte le regioni italiane. La Sala stampa vaticana ha pubblicato alla fine della mattina il testodelll'allocuzione che il Papa ha pronunciato a braccio (v. sopra). L'Osservatore Romano inoltre pubblica anche il testo del discorso preparato che però il Santo Padre non ha letto. Ecco quanto si legge nell'allocuzione scritta:
Cari amici
vi do il benvenuto e ringrazio il Presidente per le parole con cui ha introdotto il nostro incontro. Rivolgo un saluto anche a coloro che ci stanno seguendo dalle radio e televisioni dell’Associazione «Corallo». Queste emittenti vogliono esprimere l’impegno della Chiesa che è in Italia ad essere vicina e amica di ogni persona, e parlare alla gente lì dove abita, vive, lavora, ama, soffre.
Voi siete una “rete”. Vorrei partire da questa immagine, che ci fa pensare ai primi discepoli di Gesù: erano pescatori, lavoravano con le reti. E Gesù li chiamò a seguirlo e fece di loro dei «pescatori di uomini» (Mt 4, 19). Anche voi potete essere “pescatori di uomini” con questa vostra rete di radio e televisioni locali, che abbraccia tutta l’Italia; una rete semplice, popolare, e così è bene che rimanga. Raggiungendo ogni città e ogni contrada, le vostre emittenti si pongono come strumenti affinché la voce del Signore possa essere ascoltata da tutti.
Mi viene in mente l’episodio del profeta Elia sul monte Oreb (cfr. 1 Re 19, 9-13), quando sta davanti alla caverna e assiste a fenomeni sconvolgenti: il vento impetuoso, il terremoto, il fuoco... ma il Signore non parlava in quel modo. Poi Elia sente il «sussurro di una brezza leggera» (v. 12). E in quel sussurro ascolta la voce del Signore che gli parla. Ecco: le vostre radio e televisioni possono trasmettere, attraverso l’etere, qualcosa di quella voce, perché parli agli uomini e alle donne che cercano una parola di speranza, di fiducia per la loro vita.
In questo modo, voi siete voce di una Chiesa che non ha paura di entrare nei deserti dell’uomo, di andargli incontro, di cercarlo nelle sue inquietudini, nei suoi smarrimenti, dialogando con tutti, anche con quelle persone che per tanti motivi si sono allontanate dalla comunità cristiana e si sentono lontane da Dio. Ma in realtà Dio non è mai lontano, Lui è sempre vicino! E voi potete contribuire a far risuonare quel «sussurro leggero», capace di dire a ciascuno: «il Maestro è qui e ti chiama» (Gv 11, 19). È proprio questo essere chiamati per nome che scalda il cuore!
E in che modo, con questa vostra “rete”, potete aiutare Gesù Cristo nella sua missione, nell’annunciare oggi il Vangelo del Regno di Dio?
Anzitutto direi dando attenzione a tematiche importanti per la vita delle persone, delle famiglie, della società; e trattando questi argomenti non in maniera sensazionalistica, ma responsabile, con sincera passione per il bene comune e per la verità (cfr. Giovanni Paolo II, Messaggio per la XXVIII Giornata Mondiale delle Comunicazioni Sociali, 24 gennaio 1994). Spesso nelle grandi emittenti questi temi sono affrontati senza il dovuto rispetto per le persone e per i valori in causa, in modo spettacolare. Invece è essenziale che nelle vostre trasmissioni si percepisca questo rispetto, che le storie umane non vanno mai strumentalizzate.
E l’altro contributo lo potete dare con la qualità umana ed etica del vostro lavoro. Potete aiutare a formare quello che il Papa Benedetto ha chiamato un «ecosistema» mediatico, cioè un ambiente che sappia equilibrare silenzio, parola, immagini e suoni (cfr. Messaggio per la XLVI Giornata Mondiale delle Comunicazioni Sociali, 24 gennaio 2012). Oggi c’è molto inquinamento, e anche il clima mediatico ha le sue forme di inquinamento, i suoi “veleni”. La gente lo sa, se ne accorge, ma poi purtroppo si abitua a respirare dalla radio e dalla televisione un’aria sporca, che non fa bene. C’è bisogno di far circolare aria pulita, che la gente possa respirare liberamente e che dia ossigeno alla mente e all’anima.
Tutto questo esige adeguata professionalità, ma va oltre. Vi chiede di vivere la «comunicazione in termini di prossimità» (Messaggio per la XLVIII Giornata Mondiale delle Comunicazioni Sociali, 24 gennaio 2014). Vi chiama a diventare volto di una Chiesa che si fa “buon samaritano”, anche mediante le radio e le televisioni. La parabola del buon samaritano, infatti, può essere anche una parabola del comunicatore: «Chi comunica si fa prossimo. E il buon samaritano non solo si fa prossimo, ma si fa carico di quell’uomo che vede mezzo morto sul ciglio della strada» (ibid.). In quella parabola Gesù ribalta la prospettiva: «Non si tratta di riconoscere l’altro come un mio simile, ma della mia capacità di farmi simile all’altro» (ibid.).
Per questo, mentre vi ringrazio per il vostro impegno, prego il Signore perché la vostra rete diventi sempre più esperienza di prossimità, capace di dar voce al Signore che scalda il cuore e diffonde speranza e gioia.