«Sarebbe gravemente fuorviante ridurre i lavori del Sinodo alla prassi sacramentale dei divorziati risposati». Così ha detto ieri il cardinale Angelo Bagnasco aprendo i lavori del Consiglio permanente della Cei (Conferenza episcopale italiana), e allargando notevolmente il ventaglio di sfide che il Sinodo sulla famiglia, che si aprirà il 5 ottobre, dovrà affrontare: «L’educazione all’amore che non è pura emozione, la consapevolezza del sacramento del matrimonio e della sua grazia, la preparazione al matrimonio come cammino di fede, la coscienza che l’amore di coppia chiede di essere difeso, alimentato e risanato quando viene ferito, la difficile educazione dei figli, l’armonizzazione dei temi della famiglia con quelli del lavoro, le situazioni di separazione e divorzio, le convivenze…». E questo solo per stare nei termini generali, perché dai vari continenti arriveranno anche altre sfide.
Le cronache ci dicono che prima di aprire i lavori della Cei, il cardinale Bagnasco è stato ricevuto da Papa Francesco. Possiamo perciò immaginare che il contenuto della prolusione sia stato condiviso e approvato dal Papa, come avviene in questi casi.
Bene. Perché in questi giorni c’è un altro cardinale - che da un anno rilascia interviste e dichiarazioni sulla necessità di prevedere la comunione per i divorziati risposati – che grida ai quattro venti che la sua insistenza su questo punto è concordata con il Papa. Ora, l'approccio sembra un po' diverso da quello del cardinale Bagnasco. Non c’è dubbio che il cardinale Walter Kasper sia stato invitato dal Papa a tenere la relazione all’ultimo Concistoro, dove – sicuramente per volontà dello stesso Pontefice - ha posto il problema della comunione per i divorziati risposati, ma Kasper non ha parlato solo al Concistoro e fuori da quella assise è andato molto oltre, proponendo di fatto un cambiamento dottrinale.
Ebbene ciò che sta avvenendo in questi giorni è il tentativo di chiudere la bocca a chiunque dissenta da Kasper e soci al grido di «Il Papa lo vuole». Così, tutti coloro che hanno preso posizione contestando la proposta di Kasper vengono bollati quali «nemici del Papa», «cospiratori che resistono alla riforma della Chiesa» e via di questo passo, ovviamente sostenuti ampiamente dalla grande stampa laicista.
Ebbene ciò che sta avvenendo in questi giorni è il tentativo di chiudere la bocca a chiunque dissenta da Kasper e soci al grido di «Il Papa lo vuole». Così, tutti coloro che hanno preso posizione contestando la proposta di Kasper vengono bollati quali «nemici del Papa», «cospiratori che resistono alla riforma della Chiesa» e via di questo passo, ovviamente sostenuti ampiamente dalla grande stampa laicista.
La cosa incredibile è che tra questi presunti “cospiratori” troviamo il prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede, il cardinale Gerhard Muller, l’arcivescovo di Bologna, cardinale Carlo Caffarra, il cardinale Velasio De Paolis, canonista e presidente emerito della Prefettura per gli affari economici, l’arcivescovo di Milano Angelo Scola, tutte personalità note per la loro fedeltà alla Chiesa; ma addirittura anche l’australiano George Pell, uno degli otto cardinali chiamati dal Papa per aiutarlo nella riforma della Chiesa e a cui lo stesso Pontefice ha affidato la supervisione delle finanze vaticane.
Parlare, per tutti questi personaggi e per gli altri coinvolti, di «ostilità» verso il Papa sarebbe da ridere se l’accusa non fosse ormai diventata un giudizio consolidato nell’opinione pubblica.
Si sta creando una pericolosa aria di regime tale che – in barba al desiderio più volte espresso da Papa Francesco che il Sinodo sia un luogo aperto alla libera discussione – una fazione che millanta un mandato papale cerca di chiudere la bocca a quanti non la pensano allo stesso modo, affermando che la linea del Sinodo è già stabilita ed è quella che è fatta oggetto di intesa fra il Papa e questa stessa fazione.
Ieri su questo punto ha reagito il cardinale De Paolis che, in una intervista a Repubblica, ha respinto ogni accusa di cospirazione per il solo fatto di essere uno dei cinque firmatari del libro – in uscita il 1° ottobre – “Permanere nella verità di Cristo” (ed. Cantagalli), in cui si argomenta il no alla comunione per i divorziati risposati. De Paolis respinge qualsiasi accusa di una “operazione” anti-Papa, e definisce il libro - che peraltro raccoglie tutti interventi già noti - semplicemente un «contributo al confronto esprimendo il nostro parere». «Voglio avere la libertà di dire come la penso senza essere accusato di essere complottista», ha aggiunto.
Ma tanto per non smentirsi il giornalista di Repubblica, nella titolazione presenta De Paolis come «il cardinale che contesta il Papa».
E quale sarebbe il crimine di De Paolis e altri? Sostenere che «la prassi è fondata sulla dottrina. Non si può cambiare una prassi se questo cambiamento contraddice la dottrina. Spesso ci si appella alla pastoralità in opposizione alla dottrina, che sarebbe astratta e poco aderente alla vita concreta. È una visione errata della pastorale, dal momento che una pastorale in contrasto con la verità creduta e vissuta dalla Chiesa si trasformerebbe facilmente in arbitrarietà nociva alla stessa vita cristiana».
E quale sarebbe il crimine di De Paolis e altri? Sostenere che «la prassi è fondata sulla dottrina. Non si può cambiare una prassi se questo cambiamento contraddice la dottrina. Spesso ci si appella alla pastoralità in opposizione alla dottrina, che sarebbe astratta e poco aderente alla vita concreta. È una visione errata della pastorale, dal momento che una pastorale in contrasto con la verità creduta e vissuta dalla Chiesa si trasformerebbe facilmente in arbitrarietà nociva alla stessa vita cristiana».
Ebbene, la situazione è tale che oggi chiunque sostiene una posizione del genere, per il solo fatto di contraddire l’impostazione Kasper, viene bollato come traditore o contestatore del Papa.
Così non è più un dibattito ma una caccia alle streghe, volta a intimidire e a indirizzare il Sinodo su binari prestabiliti da una fazione.
Peraltro è anche doveroso dire che finora il Papa, benché abbia apprezzato la relazione di Kasper al Concistoro, a nessuno pubblicamente ha comunicato quale sia la sua linea. E comunque quale che sia la sua linea, il Papa ha totale libertà di porla anche indipendentemente dalla celebrazione di questo Sinodo. Del resto se il Papa avesse già esplicitato la sua posizione, ciò renderebbe perfettamente inutile il Sinodo.
In ogni caso è paradossale ma anche istruttivo notare come quella libertà di coscienza e quella libertà personale e di espressione che si dice essere stata riscoperta per la Chiesa e per la società dal Concilio Vaticano II, è oggi ridotta se non negata proprio da quelli che amano presentarsi come i migliori interpreti del Vaticano II.
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Chiesa resisterà a eccessi di profezie
Pubblichiamo l'articolo di Vittorio Messori pubblicato sul Corriere della Sera del 22 settembre 2014. È un tentativo di guardare al prossimo Sinodo sulla famiglia con gli occhi dello storico della Chiesa, recuperando un equilibrio messo a dura prova dai toni esasperati delle ultime settimane.
C’è inquietudine, nel mondo cattolico, per il Sinodo sulla famiglia che inizierà (per la prima fase) il 5 ottobre. L’inquietudine nasce dal fatto che verranno affrontate – come delinea il documento preparatorio - anche, se non soprattutto, le "situazioni difficili e irregolari“. Su queste si confrontano il “possibilismo“ del cardinal Walter Kasper in nome delle esigenze pastorali, e la “resistenza“ sulle posizioni della dottrina tradizionale del cardinal Gehrard Mueller e di altri porporati. È la prima volta che le diverse prospettive dei Padri sinodali vengono rese pubbliche e divulgate sui media. Ed è anche la prima volta che si rovesciano le parti.
In effetti, ripongono grandi speranze in papa Francesco coloro che su questi temi criticavano i papi precedenti, accusandoli di conservatorismo. Al contempo, coloro che erano considerati “papisti“ e difensori dell’ortodossia sono trepidanti, diffidando del pontefice argentino. Per costoro, il Sinodo sarà un banco di prova: si vedrà (dicono) se questo ”vescovo di Roma“ intende esercitare il suo ruolo di custode dell’ortodossia o se verrà allo scoperto, deragliando in modo manifesto dai binari della dottrina.
Chi capita su certi siti tradizionalisti constata che vi si discute addirittura la possibilità di chiedere la deposizione di Francesco “per manifesta eresia“, se non sarà gradito il suo atteggiamento nel corso del Sinodo. Non importa, ai cultori della Tradizione, che il diritto canonico ammetta la rinuncia volontaria da parte del Papa ma affermi con chiarezza che questi, nella Chiesa, non può essere giudicato da alcuno. Si giunge persino a ipotizzare la possibilità di uno scisma. Ma si esagera anche dalla parte opposta, pretendendo di conoscere idee e progetti “rivoluzionari“ di Francesco e dando per sicura la sua volontà di introdurre novità inaudite.
Chi conosce la storia sa che anche la storia della Chiesa segue una costante: nessuna rivoluzione autentica è mai preannunciata, gli sconvolgimenti veri sono sempre imprevisti, chi grida alla “svolta storica“ è smentito da fatti assai meno traumatici di quelli annunciati. Il mestiere del profeta apocalittico è ad alto rischio di errore. Ovviamente, è del tutto possibile che noi pure siamo smentiti, ma per ora ci sembra probabile che i documenti finali del Sinodo finiscano per seguire linee assai consuete, in particolare per i membri della Compagnia di Gesù: conferma della bellezza degli ideali ma appello a un duttile pragmatismo che tenga conto della realtà degli uomini e dei tempi. Un uso sapiente, poi, dell’arte del compromesso con il – peraltro meritorio – rifiuto tutto cattolico dell’aut-aut e la scelta dell’et-et .
Ancora: deleghe ai vescovi diocesani, dunque ai pastori a contatto dirette con il gregge, perché decidano su situazioni concrete, pur tenendo conto delle linee guida stabilite dalla Chiesa universale. Infine: una esortazione perché lavori rapidamente e con larghezza d’animo la Commissione istituita proprio ora da Francesco perché renda più rapide e più agevoli le dichiarazioni di nullità del matrimonio. Terminati i lavori del Sinodo, potrebbe esserci qualche soddisfazione e qualche delusione per entrambi gli schieramenti, come più volte successo nella storia ecclesiale: e fortunatamente va detto, visto che c’è qui uno dei segreti della sua durata nei millenni.
Chi conosce la storia sa che anche la storia della Chiesa segue una costante: nessuna rivoluzione autentica è mai preannunciata, gli sconvolgimenti veri sono sempre imprevisti, chi grida alla “svolta storica“ è smentito da fatti assai meno traumatici di quelli annunciati. Il mestiere del profeta apocalittico è ad alto rischio di errore. Ovviamente, è del tutto possibile che noi pure siamo smentiti, ma per ora ci sembra probabile che i documenti finali del Sinodo finiscano per seguire linee assai consuete, in particolare per i membri della Compagnia di Gesù: conferma della bellezza degli ideali ma appello a un duttile pragmatismo che tenga conto della realtà degli uomini e dei tempi. Un uso sapiente, poi, dell’arte del compromesso con il – peraltro meritorio – rifiuto tutto cattolico dell’aut-aut e la scelta dell’et-et .
Ancora: deleghe ai vescovi diocesani, dunque ai pastori a contatto dirette con il gregge, perché decidano su situazioni concrete, pur tenendo conto delle linee guida stabilite dalla Chiesa universale. Infine: una esortazione perché lavori rapidamente e con larghezza d’animo la Commissione istituita proprio ora da Francesco perché renda più rapide e più agevoli le dichiarazioni di nullità del matrimonio. Terminati i lavori del Sinodo, potrebbe esserci qualche soddisfazione e qualche delusione per entrambi gli schieramenti, come più volte successo nella storia ecclesiale: e fortunatamente va detto, visto che c’è qui uno dei segreti della sua durata nei millenni.
Comunque, ogni approccio ai temi che riguardano la famiglia dovrebbe tener conto di una situazione spesso sottovalutata: fra le tre religioni monoteiste, il cristianesimo è la sola nella quale sia prescritta la monogamia. Tutti sanno delle quattro mogli (e delle schiave concubine ad libitum, purché il maschio sia in grado di mantenerle economicamente) concesse ai seguaci del Corano. Ma la poligamia valeva anche per chi seguisse la Torah, la Scrittura ebraica.
Di più: tra le confessioni cristiane, il cattolicesimo è la sola nella quale viga l’indissolubilità totale del matrimonio e, dunque , il divieto di accedere a seconde nozze religiose per i divorziati. È errato parlare di “annullamento del matrimonio“ da parte dei tribunali ecclesiastici romani: in realtà si tratta di una constatazione dell’inesistenza, sin dall’inizio, di un matrimonio autentico. Per i protestanti il divorzio è stato ammesso con facilità divenuta eccessiva perché il matrimonio vi è declassato, non è considerato un sacramento; mentre tra gli ortodossi ci si può giungere, anche se non sempre, e attraverso una via dolorosa di confessioni di colpa. E anche se le seconde (o terze) nozze vengono celebrate secondo un rito penitenziale: sta di fatto che il nuovo matrimonio è riconosciuto dalla Chiesa e permette ai coniugi di rientrare pienamente nella comunità .
Di più: tra le confessioni cristiane, il cattolicesimo è la sola nella quale viga l’indissolubilità totale del matrimonio e, dunque , il divieto di accedere a seconde nozze religiose per i divorziati. È errato parlare di “annullamento del matrimonio“ da parte dei tribunali ecclesiastici romani: in realtà si tratta di una constatazione dell’inesistenza, sin dall’inizio, di un matrimonio autentico. Per i protestanti il divorzio è stato ammesso con facilità divenuta eccessiva perché il matrimonio vi è declassato, non è considerato un sacramento; mentre tra gli ortodossi ci si può giungere, anche se non sempre, e attraverso una via dolorosa di confessioni di colpa. E anche se le seconde (o terze) nozze vengono celebrate secondo un rito penitenziale: sta di fatto che il nuovo matrimonio è riconosciuto dalla Chiesa e permette ai coniugi di rientrare pienamente nella comunità .
Il cattolico, dunque, è il solo cui sia chiesta fedeltà sine glossa alle parole perentorie di Gesù: «L’uomo lascerà il padre e la madre e si unirà alla moglie e i due saranno una carne sola . Quello che Dio ha congiunto, l’uomo non separi». Sono parole tanto esigenti – e praticamente uniche , lo si diceva, nella storia religiosa – da provocare la reazione dei discepoli, abituati alla facilità del ripudio: «Se questa è la condizione dell’uomo rispetto alla donna, non conviene sposarsi». La risposta del Cristo andrebbe meditata maggiormente da molti cattolici, perché siano consapevoli di essere chiamati a una obbedienza che è, umanamente, un peso e al contempo un privilegio: «Non tutti possono capirlo, ma solo coloro ai quali è stato concesso. Chi può capire, capisca». Parola di Vangelo. Il dibattito al Sinodo sarà tra uomini di fede, consapevoli di non essere padroni ma servi della Scrittura e in grado di “capire“. Ricordarlo può ridare fiducia al credente inquieto.