
Aperte a Madrid con un messaggio del Papa le Giornate Sociali Europee. Un’identità da consolidare attorno alle sfide della solidarietà
«Una delle grandi sfide per la Chiesa in Europa consiste nel trovare dei modi efficaci per far sì che la luce del Vangelo entri in relazione con le questioni urgenti che il continente si trova ad affrontare». È quanto ha scritto Papa Francesco in un messaggio indirizzato alle Giornate sociali cattoliche per l’Europa, in corso di svolgimento a Madrid, e inviato a suo nome dal segretario di Stato, cardinale Pietro Parolin.
Ai lavori prendono parte circa duecento persone, esortate dal Papa ad approfondire la «ricerca della santità attraverso un fermo impegno alla preghiera e alla conversione personale» e a «offrire ai diversi settori della società una testimonianza più coerente e gioiosa che risvegli le coscienze alla realtà che i beni temporali e l’ordinamento della società debbono essere al servizio della persona umana e della sua realizzazione finale in Dio». Il Papa «prega soprattutto affinché questo evento metta in evidenza i modi in cui la fede ci porti a trasmettere l’amore della Chiesa per i poveri, per quelli che subiscono persecuzioni, per tutti coloro che sono costretti a fuggire dalle loro case e per coloro che vengono in Europa in cerca di rifugio». Nel messaggio, inoltre, il Santo Padre ricorda che «una Chiesa che presta maggiore attenzione ai bisogni materiali di coloro che soffrono imparerà anche a offrire un annuncio più convincente di verità e di salvezza a coloro che hanno fame e sete di vita eterna e a coloro che “vi domandano ragione della speranza che è in voi” (1 Pietro, 3, 15)».Nella seconda giornata dell’incontro, che si concluderà domenica prossima, ha preso parte, tra gli altri, il cardinale Reinhard Marx, arcivescovo di München und Freising e presidente della Commissione degli episcopati della Comunità europea (Comece). «L’Europa — ha sottolineato il porporato nell’intervento tenuto venerdì mattina — è un progetto di pace, di libertà e di riconciliazione. Non dimentichiamoci che le attuali interconnessioni europee sono una ragione per cui noi in Europa non solo viviamo in pace, ma viviamo insieme da amici». In diverse occasioni il cardinale ha sottolineato le questioni centrali dell’Europa di questi anni: povertà, inclusione sociale, migrazione, famiglia, stabilità, disoccupazione giovanile. E anche in questa occasione, il presidente della Comece ha ribadito l’importanza dell’unità, della stabilità e della coesione dei popoli. «Guardiamo con preoccupazione — ha detto — allo scontro in Ucraina e al rapporto tra Europa e Russia. I sanguinosi conflitti in Medio oriente — a Gaza, in Siria e in Iraq — danno origine a nuovi interrogativi sul futuro della regione e della pace nel mondo. La globalizzazione — ha proseguito il porporato — ha avvicinato ancora di più alle nostre case la percezione degli sviluppi politici ed economici di altri Paesi. Questi sviluppi, però, ci pongono anche numerose domande alle quali dobbiamo rispondere: chi siamo, come vogliamo vivere e qual è la nostra posizione nel mondo».
In merito alle recenti nomine fatte al Consiglio europeo, il cardinale auspica un’inversione di rotta e un’Europa più attenta ai problemi sociali. «Dalle crisi economiche degli ultimi anni e dall’attuale situazione, l’Europa deve trarre spunto per prendere delle decisioni efficaci. Il debito pubblico e la crisi economica nel nostro Continente hanno provocato una notevole turbolenza in molti Paesi. Anche se assistiamo a piccoli segnali di ripresa, come in Grecia e in Spagna, nel Paese iberico un quarto della popolazione non ha ancora un lavoro. La Caritas — ha ricordato il cardinale Marx — sta facendo un ottimo lavoro nell’aiutare le persone in difficoltà». Ma la Chiesa, ha spiegato, per far fronte alle situazioni di difficoltà ha bisogno dell’aiuto delle istituzioni e dell’impegno politico per stabilire un mondo giusto. In questo particolare momento storico «abbiamo bisogno — ha concluso — di un’Europa sociale».
A Madrid è intervenuto anche il vicepresidente della Consiglio delle conferenze episcopali europee, il cardinale Angelo Bagnasco, secondo il quale queste giornate sono «segno di quanto i cristiani si sentano responsabili perché l’Europa non diventi un progetto soltanto economico e senz’anima religiosa, ma si costruisca come una comunità di vita e di destino come era desiderio dei padri fondatori».
L'Osservatore Romano
Ai lavori prendono parte circa duecento persone, esortate dal Papa ad approfondire la «ricerca della santità attraverso un fermo impegno alla preghiera e alla conversione personale» e a «offrire ai diversi settori della società una testimonianza più coerente e gioiosa che risvegli le coscienze alla realtà che i beni temporali e l’ordinamento della società debbono essere al servizio della persona umana e della sua realizzazione finale in Dio». Il Papa «prega soprattutto affinché questo evento metta in evidenza i modi in cui la fede ci porti a trasmettere l’amore della Chiesa per i poveri, per quelli che subiscono persecuzioni, per tutti coloro che sono costretti a fuggire dalle loro case e per coloro che vengono in Europa in cerca di rifugio». Nel messaggio, inoltre, il Santo Padre ricorda che «una Chiesa che presta maggiore attenzione ai bisogni materiali di coloro che soffrono imparerà anche a offrire un annuncio più convincente di verità e di salvezza a coloro che hanno fame e sete di vita eterna e a coloro che “vi domandano ragione della speranza che è in voi” (1 Pietro, 3, 15)».Nella seconda giornata dell’incontro, che si concluderà domenica prossima, ha preso parte, tra gli altri, il cardinale Reinhard Marx, arcivescovo di München und Freising e presidente della Commissione degli episcopati della Comunità europea (Comece). «L’Europa — ha sottolineato il porporato nell’intervento tenuto venerdì mattina — è un progetto di pace, di libertà e di riconciliazione. Non dimentichiamoci che le attuali interconnessioni europee sono una ragione per cui noi in Europa non solo viviamo in pace, ma viviamo insieme da amici». In diverse occasioni il cardinale ha sottolineato le questioni centrali dell’Europa di questi anni: povertà, inclusione sociale, migrazione, famiglia, stabilità, disoccupazione giovanile. E anche in questa occasione, il presidente della Comece ha ribadito l’importanza dell’unità, della stabilità e della coesione dei popoli. «Guardiamo con preoccupazione — ha detto — allo scontro in Ucraina e al rapporto tra Europa e Russia. I sanguinosi conflitti in Medio oriente — a Gaza, in Siria e in Iraq — danno origine a nuovi interrogativi sul futuro della regione e della pace nel mondo. La globalizzazione — ha proseguito il porporato — ha avvicinato ancora di più alle nostre case la percezione degli sviluppi politici ed economici di altri Paesi. Questi sviluppi, però, ci pongono anche numerose domande alle quali dobbiamo rispondere: chi siamo, come vogliamo vivere e qual è la nostra posizione nel mondo».
In merito alle recenti nomine fatte al Consiglio europeo, il cardinale auspica un’inversione di rotta e un’Europa più attenta ai problemi sociali. «Dalle crisi economiche degli ultimi anni e dall’attuale situazione, l’Europa deve trarre spunto per prendere delle decisioni efficaci. Il debito pubblico e la crisi economica nel nostro Continente hanno provocato una notevole turbolenza in molti Paesi. Anche se assistiamo a piccoli segnali di ripresa, come in Grecia e in Spagna, nel Paese iberico un quarto della popolazione non ha ancora un lavoro. La Caritas — ha ricordato il cardinale Marx — sta facendo un ottimo lavoro nell’aiutare le persone in difficoltà». Ma la Chiesa, ha spiegato, per far fronte alle situazioni di difficoltà ha bisogno dell’aiuto delle istituzioni e dell’impegno politico per stabilire un mondo giusto. In questo particolare momento storico «abbiamo bisogno — ha concluso — di un’Europa sociale».
A Madrid è intervenuto anche il vicepresidente della Consiglio delle conferenze episcopali europee, il cardinale Angelo Bagnasco, secondo il quale queste giornate sono «segno di quanto i cristiani si sentano responsabili perché l’Europa non diventi un progetto soltanto economico e senz’anima religiosa, ma si costruisca come una comunità di vita e di destino come era desiderio dei padri fondatori».