mercoledì 10 settembre 2014

Viaggio nella casa del Papa



La zona franca della casa del papa


Da oggi in libreria "Con Francesco a Santa Marta", il nuovo libro di Aldo Maria Valli su papa Bergoglio, questa volta incentrato sulla peculiarità di Santa Marta, il luogo dove il pontefice ha stabilito la sua residenza. Edito da Àncora, viene dopo : “Le sorprese di Dio. I giorni della rivoluzione di Francesco”. Il brano che pubblichiamo è tratto dal capitolo "Ore 7: parla Francesco"

di Aldo Maria Valli
«Andare a messa la mattina a Santa Marta, dal papa, non è una tappa turistica». È lunedì 10 febbraio 2014. Durante la celebrazione del mattino nella cappella dello Spirito Santo, papa Francesco fa questa annotazione a margine di una riflessione dedicata quel giorno al significato della messa e all’importanza di andarci volentieri, senza stare a «guardare l’orologio».

L’inciso su Santa Marta e sulla «tappa turistica» fa capire che Francesco è pienamente consapevole del rischio che la sua messa del mattino, in questa nostra società dell’immagine dominata dalla smania di prendere parte agli eventi che contano, possa trasformarsi in una specie di fiore all’occhiello, niente più che un’esperienza emotiva da aggiungere alle altre.
Ma non sarà certamente questa preoccupazione a far recedere il papa dall’abitudine di aprire la giornata con la messa delle ore 7 in cappella, davanti a fedeli ogni giorno diversi. Un’abitudine che all’inizio ha spiazzato le stesse autorità vaticane, specialmente quelle preposte alla comunicazione, ma che in breve tempo ha assunto un significato molto importante, perché ha dato un’impronta in senso prettamente pastorale al pontificato di Bergoglio.
Anche i predecessori di Francesco celebravano la messa al mattino, ma lo facevano nel palazzo apostolico, davanti ai pochi collaboratori più stretti e a qualche visitatore occasionale, ammesso al rito in via eccezionale. E comunque le riflessio ni del papa, se c’erano, non venivano divulgate. Francesco invece, come un buon parroco, celebra davanti a una platea di fedeli dalle più diverse provenienze (come abbiamo accennato, dipendenti del Vaticano, persone in visita, gruppi che ne hanno fatto richiesta, rappresentanze delle parrocchie di Roma) e subito ha deciso di rendere pubblico il contenuto delle sue meditazioni attraverso sintesi che, oltre a essere fornite dalla Radio Vaticana e dall’Osservatore Romano, si trovano nei siti . (…)
Santa Marta come una sorta di «zona franca», dove il papa agisce e parla svincolato da ogni tipo di influenza esterna e di condizionamento?
Il paragone è certamente eccessivo, ma può rendere l’idea. Un gesuita come Bergoglio, che si è autodefinito un po’ ingenuo e un po’ furbo, ha trovato in quello spazio una dimensione che gli consente di raggiunge diversi obiettivi: privilegiare l’aspetto pastorale della missione del papa; fornire un esempio pratico di come, a suo giudizio, devono essere le omelie (siano brevi e non sembrino conferenze o lezioni, raccomanda nella Evangelii gaudium); restare solidamente agganciato al messaggio evangelico; ribadire che l’autorità papale va esercitata dal basso, senza trionfalismi; esprimersi con libertà, evitando le sabbie mobili curiali; preservare se stesso dal rischio di lasciarsi contagiare dal clericalismo.
Insomma, dentro quelle «ragioni psichiatriche» di cui lui stesso ha scherzosamente parlato, c’è molta sostanza.
Di ritorno da Rio de Janeiro, dopo la Giornata mondiale della gioventù di fine luglio 2013, conversando con i giornalisti a bordo dell’aereo, Francesco ha confessato: «Sa quante volte mi è ve- nuta voglia di passeggiare per le strade di Roma? Perché a me piace camminare per strada, e adesso mi sento un po’ in gabbia».
Queste parole hanno alimentato leggende metropolitane secondo cui Francesco, in incognito, uscirebbe ogni tanto dal Vaticano per farsi un giretto. In realtà lui «esce» in altri modi. Lo fa con la sua umiltà, con la vicinanza alle persone, con la totale mancanza di alterigia, con il rifiuto di ogni pomposità, con il linguaggio semplice, con la schiettezza del suoi gesti, con il suo cuore caldo, con la tenerezza che riserva ai più piccoli e malati.
Durante le congregazioni, le rituali assemblee del collegio cardinalizio che precedettero il conclave del 2013, il cardinale Bergoglio ricordò ai confratelli che se è vero che nell’Apocalisse Gesù dice che Lui sta fuori dalla porta e bussa per entrare, è anche vero che a volte Gesù bussa da dentro, affinché lo lasciamo uscire. Furono quelle parole a conquistare i cardinali elettori.
Gesù, ha detto Francesco in un’udienza, non ha una casa perché la sua casa è stare tra la gente. E nella messa crismale del 2013 ha esortato la Chiesa a uscire da se stessa, per andare verso le periferie geografiche ed esistenziali, perché se la Chiesa diventa autoreferenziale si ammala e muore.
Sì, Santa Marta è l’epicentro di una rivoluzione. Quella, sempre nuova, del Vangelo.