SIRIA
La notte del 5 ottobre alcuni ribelli legati a Jahbat Al-Nusra sono entrati nel convento di San Giuseppe a Knayeh, vicino alla Turchia, e hanno rapito il parroco francescano p. Hanna Jallouf e arrestato alcuni cittadini civili. Le suore francescane che erano nel convento si sono rifugiate in alcune case del villaggio.
Il villaggio siriano è sede non solo della Parrocchia latina (di un asilo e di un centro per i giovani) ma anche di uno dei 4 centri di accoglienza creati dai frati della Custodia di Terra Santa all’inizio del conflitto, di cui adesso si teme per la sopravvivenza.
Lo ha annunciato la Custodia di Terra Santa da Gerusalemme ieri mattina, 7 ottobre. Alla fine del comunicato si legge: “Non siamo in grado di dire dove siano padre Hanna e i suoi parrocchiani e, in questo momento, non esiste alcuna possibilità di contatto con lui o suoi rapitori. Preghiamo per lui e per le altre vittime di questa guerra tragica e insensata”
***
“Molto più che in Europa, il Medio Oriente è sempre stato il crogiolo di differenze religiose. Ebraismo, Cristianesimo e Islam hanno il loro cuore e le loro radici in queste terre. Ciascuna di queste fedi ha poi conosciuto divisioni e sviluppi interni vivacissimi: sunniti, sciiti, cristiani ortodossi, copti, siriaci e così via lungo i secoli, lo hanno reso unico nel suo genere in tutto il mondo – un luogo di convivenze. Le convivenze non sono mai state facili e le persecuzioni lungo i secoli non sono mancate. Ma non si è mai assistito a una “pulizia religiosa” del tipo a cui assistiamo oggi. Questa forma di convivenza interreligiosa – che è altra cosa rispetto all’integrazione, che è una sfida occidentale – ha caratterizzato il Medio Oriente per secoli, anche se in maniera mai semplice e lineare, e ne forma comunque il carattere costitutivo. È per questo che cristiani delle diverse confessioni fino ad oggi sono ancora qui in Medio Oriente.”
“Il Medio Oriente ha urgente e drammatico bisogno di individuare una nuova strada per delineare il proprio futuro, che può essere costruito solo insieme, con tutte le diverse anime che lo compongono, e mai solamente con qualcuno contro un altro. Cristiani, musulmani, curdi, ebrei e tutte le altre comunità religiose ed etniche sono parte integrante della vita di questi Paesi e non spariranno”.
- Pierbattista Pizzaballa
Custode di Terra Santa e Presidente dell’Associazione pro Terra Sancta
Il Custode Pierbattista Pizzaballa, presidente dell’Associazione pro Terra Sancta, recentemente si era recato in Siria – accompagnato Padre Simon Herro, responsabile della Regione San Paolo – per verificare di persona la situazione della fraternità e dei conventi, in quanto le notizie che arrivano a Gerusalemme erano spesso confuse e le comunicazioni venivano continuamente interrotte. Con alcuni frati infatti non si hanno contatti da mesi per la mancanza di elettricità. Le zone più colpite, sono a nord-ovest, nella vallata del fiume Oronte dove si trovano alcuni villaggi cristiani (Knayeh, Yacoubieh, Jisser, Ghassanieh e Gidaideh) e ad Aleppo. A Latakia e a Damasco invece la situazione è più controllata. Il convento di Padre Hanna, a Knayeh, recentemente era rimasto senza vetri alle finestre e il tetto è stato così danneggiato che l’acqua penetra ovunque.
Un altro villaggio colpito della zona dell’Oronte è quello Ghassanieh dove un anno fa è stato ucciso P. Francois Murad di 49 anni per opera sempre dei miliziani di Jabhat al-Nusra. Il villaggio un tempo era composto da 4mila abitanti. Ora qui come negli altri villaggi le case sono abbandonate ed occupate dai ribelli che avanzano numerosi con le loro famiglie. Il Convento di Yacoubieh, poco distante dai confini con la Turchia, lo scorso 20 luglio era stato colpito da un missile lanciato da un aereo. L’edificio aveva subito danni molto gravi ma per fortuna non ci erano state vittime e il parroco padre Dhiya Azziz aveva riportato solo qualche ferita alla testa. Qui ha sede un altro centro di accoglienza.
Nei centri, nelle chiese e nell’ambulatorio i frati assistono decine di famiglie, rifugiati e sfollati, cristiani e musulmani, a cui forniscono beni di prima necessità, cure e li aiutano a cercare una casa. La difficoltà maggiore per loro è reperire medicinali.
Ad Aleppo, dove prima della guerra vivevano 4 milioni di abitanti di cui 200mila cristiani, è il caos totale ed è difficile trovare materie prime quali cibo e gasolio per il riscaldamento. Ora i cristiani sono fuggiti in altri paesi e ne rimangono poco più di un terzo.
La città rimane senz’acqua anche per 7-10 giorni consecutivi. Si stanno rivelando di vitale importanza per migliaia di persone tutti i giorni i 4 pozzi che i francescani hanno costruito prima dello scoppio della guerra. Altri stanno cercando di costruirli, ma il costo elevato si aggira sui 25mila dollari. L’elettricità prima veniva interrotta per 6 ore, ora possono passare anche 12-14 ore. La gente, nonostante i bombardamenti e la paura costante di muoversi, continua ad andare in chiesa.
*Cattoliche, irachene, 80 anni. Ma davanti ai jihadisti non hanno tremato: «Per la nostra fede siamo pronte a morire qui e ora»
Quando lo Stato islamico ha invaso ad agosto il villaggio di Caramles, nella piana di Ninive, tutti i cristiani sono scappati di notte verso il Kurdistan. Invece Victoria (a fianco, © Aid to the Church in Need), 80 anni, non si è accorta di niente. Quando la mattina seguente si è alzata, come ogni giorno si è recata in chiesa e per la prima volta l’ha trovata chiusa. Vedendo le strade deserte, la vedova cattolica si è allora resa conto che i jihadisti erano arrivati.
«SOSTENUTE DALLA FEDE». La storia di Victoria è stata raccolta dal Catholic Herald, che ha incontrato la donna sana e salva ad Ankawa (Kurdistan), dove è rifugiata oggi. La vedova è rimasta chiusa in casa per quattro giorni insieme alla sua vicina, Gazella (foto a destra, © Aid to the Church in Need), «sostenute dalla fede». Una volta finite le scorte di cibo e acqua, sono state costrette ad uscire e si sono imbattute nei soldati del Califfato. I jihadisti hanno subito chiesto loro di convertirsi e davanti a un primo rifiuto le hanno aiutate, distribuendo cibo e acqua.
«PRONTE A MORIRE». Dopo pochi giorni, i terroristi sono tornati a prenderle e le hanno portate al santuario di santa Barbara, dove si trovavano già un’altra dozzina di persone, gli ultimi cristiani rimasti in città. «Dovete convertirvi – i terroristi hanno detto loro – la nostra fede può promettervi il Paradiso». Victoria e Gazella hanno risposto senza paura: «Noi sappiamo che se mostriamo amore e gentilezza, perdono e misericordia possiamo portare il regno di Dio sulla terra. Il Paradiso riguarda l’amore. Se voi volete ucciderci per la nostra fede, allora siamo pronte a morire qui e ora».
LA LIBERAZIONE. Davanti a questa risposta, lo Stato islamico ha lasciato andare tutti i cristiani, molti dei quali erano malati e infermi. Ora Victoria e Gazella vivono fianco a fianco su due materassi adagiati per terra in una stanza che la Chiesa ha fornito loro in Kurdistan.
Tempi
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CONFESSIONI DI UN EX JIHADISTA: HO VISTO L'ORRORE, LE BAMBINE CRISTIANE STUPRATE, LE DECAPITAZIONI
Un uomo che voleva combattere in Siria contro Assad è entrato nell'esercito dello Stato islamico; fuggito, ha raccontato tutto
di Leone Grotti
Quando nell'ottobre del 2013 Sherko Omer (nome di fantasia per ragioni di sicurezza) è partito da Halabja, nel Kurdistan, alla volta della Siria per combattere Bashar Al Assad, pensava di unirsi ai ribelli siriani e invece si è ritrovato tra le fila dello Stato islamico. Prima di pentirsi e riuscire a scappare alla fine di febbraio ha visto le atrocità dei jihadisti a Raqqa ed è stato indottrinato secondo le regole del Califfato. Ha raccontato la sua storia a un cronista di Your Middle East.
DECAPITARE LE GALLINE PER ALLENAMENTO
Nel campo dove è stato addestrato insieme ad altri, in Turchia, «ci si esercitava a decapitare le persone facendo pratica con le galline e altri animali. Io però non ho mai fatto cose del genere perché hanno scoperto che ero un tecnico professionista e mi hanno assegnato a mansioni tecniche, addestrandomi solo ad usare pistole e armi leggere. Non ho mai combattuto e questo è il motivo per cui alla fine mi sono salvato».
72 VERGINI IN PARADISO
Omer spiega che durante l'addestramento i jihadisti si sono rivelati «gentili e rispettosi fornendoci cibo, vestiti e armi. (…) Ci hanno anche detto che [con il nostro comportamento] ci stavamo assicurando un posto in Paradiso». Alle nuove reclute veniva anche detto che «come martiri avremmo avuto 72 vergini ciascuno in Paradiso e avremmo potuto salvare dall'inferno molti nostri cari». Ma le donne non riguardavano solo l'aldilà: «Spiegandoci il Corano ci hanno detto che tutte le donne non musulmane che avremmo fatto prigioniere sarebbero state nostre mogli secondo la volontà di Dio».
SESSO PER IL JIHAD
Infatti, continua, «durante il jihad (…) è permesso avere rapporti sessuali con le prigioniere, anche se sei già sposato. Puoi comprare e vendere tutte queste donne. (…) Ci sono anche musulmane che si offrono per i jihadisti e questo viene chiamato "Sesso per il jihad" e in questo modo anche loro si guadagnano il Paradiso. Ad ogni modo, queste donne erano soprattutto a disposizione dei comandanti, non dei normali jihadisti».
STUPRARE LE INFEDELI
Omer, che afferma di «non aver mai fatto niente del genere», racconta di aver assistito a molte scene di questo tipo: «Gli emiri e i comandanti dello Stato islamico si vantavano di andare con le donne considerate infedeli, non musulmane o colpevoli di apostasia contro la loro volontà. Questo accadeva ad esempio alle donne cristiane a Raqqa dopo che i loro mariti erano stati pubblicamente decapitati».
CRISTIANI PERSEGUITATI
Omer è stato assegnato dopo il suo addestramento «alle comunicazioni» nella città di Raqqa, dove lo Stato islamico ha instaurato il suo primo centro del califfato. Racconta l'ex terrorista: «Una volta ho visto sei jihadisti ordinare a una donna cristiana e a sua figlia di diventare loro mogli. La figlia avrà avuto 12 o 13 anni. Ho provato a dire loro che per l'islam costringere le donne a sposarsi è vietato e che le bambine non possono essere toccate in periodo di guerra. Allora mi hanno puntato le loro armi in faccia e mi hanno detto di andarmene. Sono stato portato in una corte della sharia e il giudice ha detto che mi sbagliavo perché a 13 anni non si è più bambini, principalmente perché Maometto aveva sposato sua moglie Aisha quando aveva solo 9 anni. Mi ha accusato di non avere fede» e «sarei potuto finire in carcere, sanzionato con pene molto dure se il mio comandante non fosse arrivato a salvarmi».
UCCIDEVANO PER NIENTE
Questo episodio ha convinto Omer a scappare, anche se «non l'ho fatto subito perché sono un codardo e avevo paura di essere decapitato. (…) Contrariamente a come agivano nel campo di addestramento in Turchia, a Raqqa i jihadisti giocavano a fare Dio: erano cattivi, arrestavano e uccidevano la gente per niente». Quando «ho assistito alla decapitazione pubblica di un soldato dell'esercito curdo siriano Ypg ho deciso di rischiare [e scappare]. (…) Quando il suo collo era stato troncato a metà gli avevano versato il sale sopra per farlo soffrire ancora di più».
PURO ORRORE
L'occasione di fuggire è arrivata quando è stato dislocato a nord di Serekaniye, città curda, passando di nuovo attraverso la Turchia «che ha chiuso un occhio per farci passare, essendoci molta cooperazione tra turchi e Stato islamico». Quando il suo campo base è stato attaccato dall'esercito curdo Ypg si è arreso subito, «gridando in curdo. Loro hanno accettato la mia resa» anche perché hanno creduto che «non avessi mai combattuto. Grazie a Dio e all'Ypg ora sono scappato fisicamente, ma Raqqa torna ancora a spaventarmi nella mia mente perché quello che ho visto là è stato puro orrore».
DECAPITARE LE GALLINE PER ALLENAMENTO
Nel campo dove è stato addestrato insieme ad altri, in Turchia, «ci si esercitava a decapitare le persone facendo pratica con le galline e altri animali. Io però non ho mai fatto cose del genere perché hanno scoperto che ero un tecnico professionista e mi hanno assegnato a mansioni tecniche, addestrandomi solo ad usare pistole e armi leggere. Non ho mai combattuto e questo è il motivo per cui alla fine mi sono salvato».
72 VERGINI IN PARADISO
Omer spiega che durante l'addestramento i jihadisti si sono rivelati «gentili e rispettosi fornendoci cibo, vestiti e armi. (…) Ci hanno anche detto che [con il nostro comportamento] ci stavamo assicurando un posto in Paradiso». Alle nuove reclute veniva anche detto che «come martiri avremmo avuto 72 vergini ciascuno in Paradiso e avremmo potuto salvare dall'inferno molti nostri cari». Ma le donne non riguardavano solo l'aldilà: «Spiegandoci il Corano ci hanno detto che tutte le donne non musulmane che avremmo fatto prigioniere sarebbero state nostre mogli secondo la volontà di Dio».
SESSO PER IL JIHAD
Infatti, continua, «durante il jihad (…) è permesso avere rapporti sessuali con le prigioniere, anche se sei già sposato. Puoi comprare e vendere tutte queste donne. (…) Ci sono anche musulmane che si offrono per i jihadisti e questo viene chiamato "Sesso per il jihad" e in questo modo anche loro si guadagnano il Paradiso. Ad ogni modo, queste donne erano soprattutto a disposizione dei comandanti, non dei normali jihadisti».
STUPRARE LE INFEDELI
Omer, che afferma di «non aver mai fatto niente del genere», racconta di aver assistito a molte scene di questo tipo: «Gli emiri e i comandanti dello Stato islamico si vantavano di andare con le donne considerate infedeli, non musulmane o colpevoli di apostasia contro la loro volontà. Questo accadeva ad esempio alle donne cristiane a Raqqa dopo che i loro mariti erano stati pubblicamente decapitati».
CRISTIANI PERSEGUITATI
Omer è stato assegnato dopo il suo addestramento «alle comunicazioni» nella città di Raqqa, dove lo Stato islamico ha instaurato il suo primo centro del califfato. Racconta l'ex terrorista: «Una volta ho visto sei jihadisti ordinare a una donna cristiana e a sua figlia di diventare loro mogli. La figlia avrà avuto 12 o 13 anni. Ho provato a dire loro che per l'islam costringere le donne a sposarsi è vietato e che le bambine non possono essere toccate in periodo di guerra. Allora mi hanno puntato le loro armi in faccia e mi hanno detto di andarmene. Sono stato portato in una corte della sharia e il giudice ha detto che mi sbagliavo perché a 13 anni non si è più bambini, principalmente perché Maometto aveva sposato sua moglie Aisha quando aveva solo 9 anni. Mi ha accusato di non avere fede» e «sarei potuto finire in carcere, sanzionato con pene molto dure se il mio comandante non fosse arrivato a salvarmi».
UCCIDEVANO PER NIENTE
Questo episodio ha convinto Omer a scappare, anche se «non l'ho fatto subito perché sono un codardo e avevo paura di essere decapitato. (…) Contrariamente a come agivano nel campo di addestramento in Turchia, a Raqqa i jihadisti giocavano a fare Dio: erano cattivi, arrestavano e uccidevano la gente per niente». Quando «ho assistito alla decapitazione pubblica di un soldato dell'esercito curdo siriano Ypg ho deciso di rischiare [e scappare]. (…) Quando il suo collo era stato troncato a metà gli avevano versato il sale sopra per farlo soffrire ancora di più».
PURO ORRORE
L'occasione di fuggire è arrivata quando è stato dislocato a nord di Serekaniye, città curda, passando di nuovo attraverso la Turchia «che ha chiuso un occhio per farci passare, essendoci molta cooperazione tra turchi e Stato islamico». Quando il suo campo base è stato attaccato dall'esercito curdo Ypg si è arreso subito, «gridando in curdo. Loro hanno accettato la mia resa» anche perché hanno creduto che «non avessi mai combattuto. Grazie a Dio e all'Ypg ora sono scappato fisicamente, ma Raqqa torna ancora a spaventarmi nella mia mente perché quello che ho visto là è stato puro orrore».
Titolo originale: Califfato. Confessioni di un terrorista. Le bambine cristiane stuprate, le decapitazioni, il jihad. Ho visto l'orrore
Fonte: Tempi, 23 settembre 2014

