lunedì 13 ottobre 2014

Lo Spirito del Concilio soffia sul Sinodo

Coppie di fattodi Matteo Matzuzzi

Lo Spirito soffia dove vuole, ha detto monsignor Bruno Forte, segretario speciale del Sinodo, chiudendo la conferenza stampa seguita alla presentazione della Relatio post disceptationem letta di prima mattina dal cardinale Peter Erdo, relatore generale. Continui i richiami al Vaticano II, al suo spirito e alla sua atmosfera, da parte dei padri chiamati a spiegare ai giornalisti la portata del documento che chiude la prima settimana di lavori assembleari, dedicati alla discussione generale. Un testo che di per sé non dice nulla di nuovo, mettendo insieme tutti gli elementi di cui negli scorsi giorni s’era parlato, dal confronto franco sui divorziati risposati alla questione dell’omosessualità.
Eppure, la relazione letta da Erdo ha toni ben diversi da quella assai più prudente ed equilibrata che aveva aperto il Sinodo, una settimana fa. In questo testo, tra l’altro, si abbandona perfino la definizione di “legge naturale”, giudicata “incomprensibile per chi sta fuori dalla chiesa”, preferendo parlare di “ordine della creazione”. Dopotutto, hanno spiegato i relatori, il Sinodo voleva mettere al centro il rinnovamento del linguaggio, in modo da far capire in modo chiaro e semplice all’uomo di oggi il Vangelo della famiglia. Tante le aperture, dai divorziati risposati (si fa strada in maniera forte l’ipotesi di un loro riaccostamento all’eucaristia dopo un cammino penitenziale), ai matrimoni misti, la cui “realtà positiva” va colta. Perfino le convivenze – «fatte le debite differenze» – meritano uno sguardo misericordioso da parte della chiesa. A ogni modo, in riferimento a tutte le situazioni difficili, «nel Sinodo è risuonata chiara la necessità di scelte pastorali coraggiose», con i padri che hanno «avvertito l’urgenza di cammini pastorali nuovi, che partano dall’effettiva realtà delle fragilità familiari, riconoscendo che esse, il più delle volte, sono più subite che scelte in piena libertà». «Non è saggio - ha aggiunto Erdo - pensare a soluzioni uniche o ispirate alla logica del tutto o niente».
Dubbi da “non pochi padri”, sono stati espressi riguardo la differenza tra comunione spirituale e sacramentale. Se è possibile la prima, ci s’è chiesti in assemblea, «perché non si può accedere a quella sacramentale?». Joseph Ratzinger aveva già risposto, ma «è stato sollecitato un maggior approfondimento teologico a partire dai legami tra sacramento del matrimonio e eucaristia in rapporto alla chiesa-sacramento». Di assoluto rilievo quanto messo nero su bianco circa l’accoglienza delle persone omosessuali, le quali «hanno doti e qualità da offrire alla comunità cristiana». Benché «la Chiesa affermi che le unioni tra persone dello stesso sesso non possano essere equiparate al matrimonio fra uomo e donna», «si prende atto che vi sono casi in cui il mutuo sostegno fino al sacrificio costituisce un appoggio prezioso per la vita dei partner». Mons. Forte, in conferenza stampa, ha sottolineato che «gli omosessuali hanno diritti che devono essere difesi e garantiti». Comunque, ha chiarito Erdo, «non è accettabile che si vogliano esercitare pressioni sull’atteggiamento dei pastori o che organismi internazionali condizionino aiuti finanziari all’introduzione di normative ispirate all’ideologia del gender».
Quel che serve “è un linguaggio realista”, si legge nel documento, che ha comunque incontrato alcune resistenze in aula, se è vero che ben quarantuno padri sinodali hanno preso “liberamente” la parola per intervenire nella mattinata. E alcuni hanno criticato il testo, come ha confermato il cardinale Erdo. Il presidente delegato, cardinale Tagle, ha comunque ricordato che si tratta di una relazione provvisoria, visto che ora entreranno in gioco i circuli minores, i gruppi ristretti dove potranno essere proposte modifiche allarelatio post disceptationem. Il tutto per giungere a una Relatio Synodi più equilibrata, nonostante lo schieramento conservatore (guidato dai vescovi americani, molto dubbiosi sul via libera al riaccostamento all’eucaristia dei divorziati risposati) appaia in forte minoranza. Intanto, il Papa ha deciso di allargare il tema del Sinodo ordinario del 2015 (4-25 ottobre), che avrà come titolo “La vocazione e la missione della famiglia nella chiesa del mondo contemporaneo”.

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Gabriella, la prima "vittima" del Sinodo
di Gianfranco Amato

Gabriella è una brava ragazza di parrocchia, che ha vissuto, fino a pochi giorni fa, un tormentato dilemma. Doveva decidere se aderire alla richiesta del suo ragazzo Guido di andare a convivere con lui.
La vicenda è divenuta un piccolo dramma familiare quando è stata esternata ai genitori, entrambi cattolici praticanti e membri di riferimento della loro comunità ecclesiale. Da qualche giorno Gabriella ha potuto finalmente tirare un sospiro di sollievo. A rimuovere gli ultimi scrupoli morali per quella sua sofferta decisione ci ha pensato la Sala Stampa Vaticana. Non poteva credere alle proprie orecchie quando ha saputo che la Seconda Congregazione del Sinodo per la famiglia ha dichiarato che «le unioni di fatto in cui si conviva con fedeltà ed amore, presentano elementi di santificazione e di verità». È corsa dalla madre e, dopo averle precisato che lei e Guido si vogliono bene e sono fedeli, le ha spiegato che con la nuova Chiesa di Papa Francesco anche nella forma di convivenza che loro vogliono vivere ci sono «elementi di santificazione e verità». Niente più remore di sorta.
Gabriella ha quindi raccolto le sue cose e ha lasciato la casa paterna per andare a sperimentare questa nuova modalità di «santificazione e verità». Inimmaginabile il cruccio dei genitori, che non sono affatto degli anziani bigotti. Anzi, sono relativamente giovani e appartengono alla generazione cresciuta con gli insegnamenti di San Giovanni Paolo II, il Papa della Familiaris Consortio. La loro dottrina è quella del Catechismo della Chiesa Cattolica – che, peraltro, non pare essere stato ancora abrogato – il quale sulla questione della “libera unione” ha posizioni di magistero assai chiare. I genitori di Gabriella sono ancora convinti che valga, per esempio, l’art. 2390 del Catechismo, quello che recita così: «Si ha una libera unione quando l'uomo e la donna rifiutano di dare una forma giuridica e pubblica a un legame che implica l'intimità sessuale. L'espressione è fallace: che senso può avere una unione in cui le persone non si impegnano l'una nei confronti dell'altra, e manifestano in tal modo una mancanza di fiducia nell'altro, in se stessi o nell'avvenire? L’espressione abbraccia situazioni diverse: concubinato, rifiuto del matrimonio come tale, incapacità di legarsi con impegni a lungo termine (Cf Giovanni Paolo II, Esort. ap. Familiaris consortio, 81). Tutte queste situazioni costituiscono un'offesa alla dignità del matrimonio; distruggono l'idea stessa della famiglia; indeboliscono il senso della fedeltà. Sono contrarie alla legge morale: l'atto sessuale deve avere posto esclusivamente nel matrimonio; al di fuori di esso costituisce sempre un peccato grave ed esclude dalla comunione sacramentale».
Al corso prematrimoniale frequentato dai genitori di Gabriella era stato loro spiegata l’inconsistenza dei motivi invocati a giustificazione della convivenza prima delle nozze. Era stato letto loro, infatti, l’art. 2391 del Catechismo: «Molti attualmente reclamano una specie di “diritto alla prova” quando c'è intenzione di sposarsi. Qualunque sia la fermezza del proposito di coloro che si impegnano in rapporti sessuali prematuri, tali rapporti “non consentono di assicurare, nella sua sincerità e fedeltà, la relazione interpersonale di un uomo e di una donna, e specialmente di proteggerla dalle fantasie e dai capricci” (Sacra Congregazione per la Dottrina della Fede, Dich. Persona humana, 7). L'unione carnale è moralmente legittima solo quando tra l'uomo e la donna si sia instaurata una comunità di vita definitiva. L'amore umano non ammette la “prova”. Esige un dono totale e definitivo delle persone tra loro (Cf Giovanni Paolo II, Esort. ap. Familiaris consortio, 80)».
Sia detto con tutto il rispetto, ma la vicenda di Gabriella dimostra come non sembri essere davvero un ottimo metodo quello di dare in pasto alla stampa le riflessioni “franche” dei padri sinodali prima che si giunga ad una posizione finale e definitiva. Si rischiano di sottovalutare gli effetti negativi, sotto il profilo pedagogico, che semplici affermazioni estemporanee, fuori contesto, non circostanziate e non  approfondite, possono avere sull’opinione pubblica, soprattutto fra coloro che non hanno un’adeguata maturità o solidità dottrinale. A meno che – ma Dio non voglia – l’obiettivo sia proprio quello di demolire il depositum fidei, un colpo alla volta, grazie al piccone di Padre Lombardi. Sempre ai genitori di Gabriella, quando erano fidanzati, il parroco aveva spiegato anche che secondo l’art. 2400 del Catechismo, «l’adulterio e il divorzio, la poligamia e la libera unione costituiscono gravi offese alla dignità del matrimonio». Un cattolico fortemente preoccupato potrebbe chiedersi se dopo lo sdoganamento della libera unione, toccherà alla poligamia, al divorzio e all’adulterio. In tal caso occorrerebbe modificare l’art. 2400 del Catechismo. Anzi, abrogarlo.