venerdì 17 ottobre 2014

Scuola di misericordia

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In due libri curati da monsignor Sapienza gli insegnamenti di Montini su carità e famiglia. 

(Maurizio Fontana) Carità e misericordia, famiglia e legge dell’amore. Se ne è discusso in questi giorni in Vaticano nel corso dell’assemblea straordinaria del Sinodo dei vescovi, se ne discuterà nell’anno che porterà al sinodo sulla “vocazione e la missione della famiglia nella Chiesa e nel mondo contemporaneo” nell’ottobre del 2015. Temi centrali nella riflessione e nella vita della Chiesa che individua nella famiglia — si legge nell’Evangelii gaudium — «la cellula fondamentale della società», il «luogo dove si impara a convivere nella differenza e ad appartenere ad altri» (n. 66) e prima scuola per aprirsi al mondo, prima di tutto alle esigenze degli ultimi. Scuola di carità e di misericordia, appunto. E proprio nei giorni che vedono la Chiesa in festa per la beatificazione, domenica 19 ottobre, di Papa Paolo VI, è possibile ripercorrere il contributo prezioso di impegno pastorale, magistero e riflessione che su questi due temi diede Giovanni Battista Montini come sacerdote, come arcivescovo di Milano e come Pontefice. È un vero e proprio tesoro di saggezza, di spiritualità e di profonda umanità che si coglie sfogliando i due libri da poco dati alle stampe da monsignor Leonardo Sapienza, reggente della Prefettura della Casa Pontificia: Paolo VI. Il genio della carità (Roma, Viverein, 2014, pagine 134, euro 15) e Paolo VI. L’amore è legge bellissima (Roma, Viverein, 2014, pagine 298, euro 20).
«Nella Chiesa — scrive Sapienza nell’introduzione alla prima di queste due raccolte ragionate di testi montiniani, corredate di numerosi autografi inediti — la carità è tutto. È il compendio della storia. È la legge prima e più alta del Vangelo di Cristo. Non si può essere veri cristiani, senza sentimenti di misericordia, di compassione; non si può vivere senza amare il prossimo, i fratelli, gli altri», e Paolo VI «ha vissuto profondamente queste verità con la sua testimonianza e i suoi insegnamenti». 
È stato un magistero alto e discreto, come nello stile di Montini, che allo spessore e alla profondità delle parole ha abbinato in tanti anni una pratica quotidiana delle opere di misericordia: «piccoli gesti passati inosservati» e «azioni passate alla storia». Spiega Sapienza: «In circostanze tragiche della società del suo tempo, Paolo VI ha dimostrato di avere il sentimento del Buon Samaritano: ha saputo vedere Dio nel volto di chi soffre». 
A conclusione dell’Anno santo 1975, nell’udienza generale del 31 dicembre, il Pontefice propose a tutti i cristiani l’impegno per una società rinnovata, per una «nuova ora di grazia e di buon Volere, che il calendario della storia ci apre davanti: la civiltà dell’amore» e spiegò: «Bisogna avere sensibilità ed amore per l’umanità che soffre, fisicamente, socialmente, moralmente» perché «gli ideali, se autentici, se umani, non sono sogni: sono doveri. Per noi cristiani, specialmente».
La risposta della misericordia a una vita che per Montini — scrive monsignor Sapienza nell’introduzione al secondo dei libri qui presentati — «è sforzo, gara, rischio, corsa, speranza verso un traguardo» diventa così il mandato primario di ogni cristiano, quello che san Paolo chiaramente spiegava ai Corinzi: «Se avessi il dono della profezia, se conoscessi tutti i misteri e avessi tutta la conoscenza, se possedessi tanta fede da trasportare le montagne, ma non avessi la carità, non sarei nulla» (1 Corinzi, 13, 2).
E il luogo dove meglio si impara questo amore che si dona, che sa essere attento e gratuito, discreto e concreto allo stesso tempo, è la famiglia, da Paolo VI definita «piccola scuola della vita» che va difesa e promossa. Non sempre, spiega il curatore dei due volumi, il magistero del Pontefice «fu accolto come meritava» ma al termine della sua vita egli poteva affermare: «Abbiamo fatto programma del nostro pontificato la difesa della vita in tutte le forme in cui essa può essere minacciata, turbata o addirittura soppressa» (29 giugno 1978). Ecco allora che, alla vigilia della beatificazione del Pontefice di Concesio, e nel pieno dei lavori sinodali dedicati alla pastorale della famiglia, è certamente utile avere a disposizione un’accurata selezione dei testi dedicati da Montini a questo tema. È il contributo ancora attuale di un’anima nobile e santa che — scrive monsignor Sapienza — ricorda a tutti noi quanto sia importante «aiutare l’uomo di oggi ad amare l’amore umano, e ad averne quella stima e quel rispetto che sono dovuti alla sua bellezza, alla sua fragilità, alla sua preziosità».
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I primati di Paolo VI
Un Pontefice forse poco conosciuto in vita, e tuttavia un «Papa di primati» e non certamente amletico, anzi capace di prendere decisioni coraggiose e innovative al punto che la Chiesa lo ha scelto come modello a cui ispirarsi in questo secolo. È il profilo di Paolo VI tracciato dal cardinale bresciano Giovanni Battista Re, amico, collaboratore e profondo conoscitore di Papa Montini, durante un briefing organizzato questa mattina, venerdì 17 ottobre, nella Sala stampa della Santa Sede, alla vigilia della beatificazione di domenica 19.
Nel corso dell’incontro con i giornalisti sono state anche segnalate alcune notizie legate all’avvenimento. Il direttore della Sala stampa, padre Lombardi, ha anticipato la presenza di Benedetto XVI alla celebrazione presieduta da Papa Francesco. «Joseph Ratzinger — ha ricordato Lombardi — ha ricevuto la porpora da Papa Montini nel 1977 ed è molto legato al suo ricordo». 
Don Pierantonio Lanzoni, delegato vescovile per la promozione della memoria di Paolo VI nella diocesi bresciana, ha annunciato l’indizione in diocesi di un anno montiniano. Inizierà proprio domenica 19 e si concluderà l’8 dicembre del 2015. Il redentorista Antonio Marrazzo, postulatore, dopo aver ricordato il miracolo e ribadito la volontà di mantenere l’anonimato manifestata dei familiari del bambino guarito quando ancora non era nato, ha descritto la reliquia che sarà portata a Roma in occasione del rito di beatificazione. Si tratta di una delle due magliette che indossava Paolo VI a Manila quando fu ferito dalla coltellata sferrata da un fanatico durante il viaggio nelle Filippine nel novembre del 1970. Infine don Davide Milani, portavoce dell’arcidiocesi ambrosiana, ha informato sulla prossima edificazione di due nuove comunità parrocchiali nell’hinterland milanese dedicate a Paolo VI.
L'Osservatore Romano