Synod14 - 5a Congregazione generale: Sintesi non ufficiale del dibattito generale (8 ottobre 2014, mattina), 08.10.2014
Sala stampa della Santa Sede
[Text: Italiano, Français, English, Español]
Santo Padre: assente (Udienza generale)
Padri Sinodali: 182
Nella quinta Congregazione generale, il dibattito generale è proseguito sui temi previsti dall’Instrumentum laboris: "Le sfide pastorali sulla famiglia (II parte, cap. 2). La crisi della fede e la vita familiare/ Situazioni critiche interne alla famiglia. Pressioni esterne alla famiglia/Alcune situazioni particolari". (...)
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Presentato ai padri sinodali l’impegno nei vari ambiti internazionali. La voce della Santa Sede in difesa della famiglia
La Santa Sede continuerà a far sentire la propria voce in difesa della famiglia nei diversi ambiti internazionali e regionali, attraverso la partecipazione delle rappresentanze pontificie ai lavori delle diverse istituzioni e organizzazioni di cui essa è membro e osservatore. È quanto è stato assicurato nel Sinodo mercoledì mattina, 8 ottobre, in apertura della quinta congregazione generale. L’obiettivo di questa azione, si è specificato, è far risaltare la dignità della famiglia, richiamarne i diritti e i doveri, mettere in guardia di fronte ai pericoli di una sua disgregazione e alle conseguenze che ne derivano. Il riferimento è a posizioni ideologiche che si diffondono e tendono a influenzare anche gli ordinamenti giuridici, affinché recepiscano legislazioni lesive tanto del diritto naturale, quanto dei valori culturali, morali e religiosi di interi popoli. Anche nel pomeriggio di martedì i padri sinodali si erano riuniti per continuare la discussione sull’Instrumentum laboris.
inodali l’impegno nei vari ambiti internazionali in difesa della famiglia
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A togliere unità e speranza alle famiglie ci sono oggi le gravi questioni delle guerre, delle violenze anche domestiche, della povertà che provoca ovunque migrazioni forzate e disperate, e anche l’esperienza della malattia. I cristiani devono saper rispondere adeguatamente a queste vere e proprie emergenze che avvengono, oltretutto, in un’atmosfera culturale in crescente contrasto con i valori proposti dalla Chiesa. È quanto è stato apertamente sottolineato nel Sinodo mercoledì mattina, 8 ottobre, in apertura dei lavori della quinta congregazione generale. Il riferimento è a posizioni ideologiche che si diffondono e tendono a influenzare anche gli ordinamenti giuridici, affinché recepiscano legislazioni lesive tanto del diritto naturale, quanto dei valori culturali, morali e religiosi di interi popoli.
In pratica, è stato affermato, nei documenti e nelle risoluzioni dell’Onu e delle altre organizzazioni internazionali e regionali si introducono riferimenti a espressioni ambigue e problematiche, come “nuove forme di famiglia” oppure “identità di genere” per ridefinire categorie giuridiche sulle quali fino a poco tempo c’era un consenso unanime. E la risposta della Chiesa si colloca anche in un contesto di presenza e di azione nella comunità internazionale, secondo la sua missione di annuncio del Vangelo e impegno pastorale.
A fronte di questa realtà, al Sinodo è stato assicurato che la Santa Sede continuerà a far sentire la propria voce in difesa della famiglia nei diversi ambiti internazionali e regionali, attraverso la partecipazione delle rappresentanze pontificie ai lavori delle diverse istituzioni e organizzazioni di cui essa è membro e osservatore. L’obiettivo, si è specificato, è far risaltare la dignità della famiglia, richiamarne i diritti e i doveri, mettere in guardia di fronte ai pericoli di una sua disgregazione e alle conseguenze che ne derivano. Indispensabile è, in proposito, la sinergia con le Chiese locali e le Conferenze episcopali.
La conferma di questa linea di azione e missione è venuta subito dagli altri trenta interventi della quinta congregazione — hanno preso la parola, tra gli altri, i cardinali Parolin, Ryłko, Monsengwo Pasinya, Ton Hong, Sandri, Rodríguez Maradiaga, Tauran e Gracias, i patriarchi Raï e Twal e l’arcivescovo Zimowski — a cui hanno preso parte 182 padri sinodali, sotto la presidenza di turno del cardinale Damasceno Assis. Ai lavori non era presente il Papa, impegnato nell’udienza generale.
È stata espressa preoccupazione e solidarietà per le famiglie irachene e siriane rifugiate in Giordania. E per le famiglie cristiane di tutto il Medio oriente, alle prese con violenze, povertà e ingiustizie ma anche con legislazioni che non le aiutano. Inoltre la crisi che sta attanagliando tutto il mondo è un ulteriore elemento che mina il senso della famiglia, provocando un’emorragia di migrazioni. Ma non ci si deve rassegnare, è stato affermato, e bisogna schierarsi dalla parte dei poveri e sostenerli. Per questo non basta denunciare gli effetti negativi dell’attuale sistema economico, ma si deve risalire alle cause per modificarle. E la Chiesa ha un ruolo in prima linea in questa sfida per fare in modo che non ci siano più persone scartate e sole.
Il Sinodo, poi, non ha dimenticato i migranti che dal nord Africa tentano incessantemente di attraversare il mare alla ricerca di un futuro migliore. E non sono mancati neppure riferimenti alla tragedia della disoccupazione. Però, è stato affermato, non si deve cadere nella divinizzazione del lavoro con la ricerca ossessiva dei soldi: vera e propria bomba a orologeria nel cuore della famiglia dove, invece, persino la dura esperienza della malattia può diventare fonte di speranza e di gioia.
Con una sollecitazione a facilitare i processi di nullità matrimoniale e ad avere comunque un atteggiamento di apertura, con la giusta prudenza, verso quanti vivono situazioni difficili, sono state presentate una serie di questioni pratiche; senza dimenticare che ciò che vale per l’Occidente non sempre ha la stessa consistenza per l’Asia, l’Africa e l’America centrale e meridionale. Proprio la realtà specifica delle varie aree è stata illustrata in modo molto dettagliato con riferimenti, per esempio, a pregiudizi incancreniti, la poligamia o il machismo. Ma si è parlato anche di Europa e, nell’omelia dell’ora terza, l’arcivescovo scozzese Tartaglia ha fatto cenno al recente referendum nel suo Paese per invitare a superare tutte le divisioni.
In più riprese, poi, è stata indicata come prioritaria l’attenzione pastorale per i “matrimoni misti” soprattutto nel mondo musulmano. E non sono state tralasciate le problematiche delle Chiese orientali che contano anche su sacerdoti sposati. Alcuni sinodali hanno posto l’accento sul “ministero coniugale” e sull’importanza di una “mistica familiare” che abbia a che fare con preghiera, riconciliazione e liturgia. Il punto cruciale di un’adeguata formazione, a tutti i livelli, è stato di nuovo ribadito; altrimenti, è stato detto, si finisce per fare solo “pastorale da salotto”. L’azione delle famiglie missionarie, appartenenti a movimenti e associazioni, e le questioni ecumeniche e interreligiose sono state al centro di altri interventi. Parole di speranza, infine, sono venute dalla Cina, anche attraverso una testimonianza di conversione.
Il cardinale Baldisseri, segretario generale, ha annunciato i nomi dei sei componenti della commissione per il messaggio presieduta dal cardinale Ravasi, con l’arcivescovo Fernández vice-presidente: ottenuta l’approvazione dei presidenti delegati, sono stati nominati il patriarca Raï, il cardinale Gracias, gli arcivescovi Hart e Durocher e i vescovi Arborelius e Madega Lebouakeman.
L'Osservatore Romano
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