venerdì 10 ottobre 2014

Sinodo, la carica degli innovatori




Venerdì 10 ottobre – pomeriggio decima Congregazione generale (sintesi non ufficiale)   
Sala stampa della Santa Sede
 
Santo Padre:  presente
Padri Sinodali: 168
La decima Congregazione generale ha visto l’audizione di sette Delegati Fraterni di diverse confessioni cristiane. L’intervento dell’ottavo Delegato, Sua Eminenza Hilarion, Presidente del Dipartimento per le Relazioni esterne del Patriarcato di Mosca, verrà pronunciato nei prossimi giorni.


Avvenire
La nona Congregazione generale, che si è svolta nella mattinata di venerdì 10 ottobre, ha visto l’audizione di 15 interventi (6 di coppie e 9 di singoli uditori), quasi tutti laici impegnati nell’ambito della Pastorale familiare, della bioetica e dell’ecologia umana. (...)


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Il confronto sull'accostamento all'eucarestia di divorziati e risposati tiene banco anche in questa giornata del Sinodo straordinario per la famiglia. Dopo le aperture di Coccopalmerio, viene citato più volte San Pio X, ricordato a sorpresa da chi è favorevole all'innovazione. Il cardinale Kasper, come ha reso noto dall'inizio dell'anno, ritiene che la coscienza individuale sia fondamentale per stabilire la nullità di un matrimonio e permetterne un secondo. È quindi fondamentale riprendere, anche oggi, un ripasso di quel che il Magistero dice in proposito.

Anche San Pio X diventa "innovatore"
di Matteo Matzuzzi

Dopo le parole del cardinale Francesco Coccopalmerio che ha aperto pubblicamente alla possibilità di riaccostare al sacramento della comunione i divorziati risposati – questa, ha detto, è “l’ermeneutica del Papa” –, in assemblea iniziano a essere formulate le proposte per “atti ecclesiali con cui cercare di dare concretezza ai cammini penitenziali”. Una delle idee emerse nel confronto è la possibilità di ricorrere a “celebrazioni giubilari comunitarie”. Proposta sposata e fatta propria dal cardinale Christoph Schönborn, arcivescovo di Vienna, che in assemblea ha narrato la sua esperienza di figlio di divorziati.
Il confronto, a ogni modo, è “caldo”. Per farsene un’idea, è sufficiente scorrere la lista dei padri intervenuti nell’ora di discussione libera di giovedì sera, quando dopo Erdö, Ouellet e Schönborn hanno preso la parola mons. Bruno Forte e il cardinale Rodriguez Maradiaga. Due sono le linee che si contrappongono, mentre il cardinale prefetto della Dottrina della fede, Gerhard Ludwig Müller, si rammarica che sia stata vietata la diffusione dei discorsi dei padri. “I fedeli hanno il diritto di sapere cosa dicono i loro vescovi”.
Curioso che nel dibattito sia stato citato più volte anche San Pio X, ricordato a sorpresa da chi è favorevole a riaccostare alla comunione i divorziati risposati: “Quando Pio X ammise i bambini all’eucaristia era stato considerato estremamente rivoluzionario, estremamente innovatore. Quindi, ci sono anche degli esempi di coraggio da parte di un Papa nel riflettere o introdurre delle novità per quanto può riguardare la prassi dell’accesso all’Eucaristia”, ha detto padre Lombardi nel consueto briefing dell’ora di pranzo.
Uno spazio notevole nella discussione l’ha avuto la preparazione al matrimonio. Prende corpo l’idea di rendere più severi e lunghi i percorsi d’avvicinamento alle nozze, rendendoli più vicini a un percorso di catechesi che a un semplice corso prematrimoniale: “La brevità dei corsi attuali non aiuta a comprendere la sacralità del vincolo al punto che, è stato rilevato, ciò che alla fine viene percepito è la celebrazione di un rito più che del Sacramento”. Stando alle indicazioni emerse in aula, l’omelia potrebbe diventare “il luogo privilegiato per l’annuncio del Vangelo della famiglia”.
Di Humanae Vitae, invece, s’è parlato pochissimo. A parte il cardinale André Vingt-Trois, che ha introdotto l’altra sera la congregazione in cui s’è discusso anche di contraccezione, i padri sinodali hanno trattato l’argomento solo marginalmente. Non così hanno fatto gli uditori, intervenuti nella giornata di ieri, al termine della discussione generale. Nel frattempo, sono stati costituiti i dieci circoli minori, i gruppi di lavoro ristretti in cui i membri del Sinodo si confronteranno liberamente nei prossimi giorni. E dei circoli minori sono stati eletti i moderatori e i relatori. Moderatori saranno i cardinali Sarah, Schönborn, Burke, Napier, Kurtz, Filoni, Bagnasco, Massafra, Robles Ortega, Martinez Sistach. Relatori, invece, saranno Dew, Martin, Brislin, Menichelli, Fisichella, Arroba Conde, Castro Quiroga, Valenzuela Nunez.
Il Papa, ha deciso di affiancare – per la stesura della Relatio Synodi – al relatore generale, al segretario speciale e al segretario generale, sei padri sinodali: i cardiali Gianfranco Ravasi, Donald Wuerl, Victor Manuel Fernández, Carlos Aguiar Retes, Kang U-Il, padre Adolfo Nicolás S.I.

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Comunione ai risposati, la coscienza non è una scappatoia
di Tommaso Scandroglio

Il cardinale Walter Kasper nella sua relazione dedicata a “Il Vangelo nella Famiglia”, tenutasi il 2 febbraio di quest’anno, tra i molti aspetti indagati esamina anche, in tema di divieto di accedere alla Comunione eucaristica da parte dei divorziati risposati, la soluzione della cosiddetta clausola di coscienza. Se Tizio in buona coscienza ritiene che il proprio precedente matrimonio sia nullo allora, tenuto conto del principio del primato della coscienza, è legittimato a comunicarsi. Sarebbe sufficiente per sciogliere il matrimonio la verifica di nullità da parte di un vicario episcopale o addirittura di un penitenziere. Non servirebbe invece il processo canonico, iter necessario invece secondo l’attuale disciplina della Chiesa (è una tesi che insieme al card. Lehman già espose nel documento “Per l’accompagnamento pastorale di persone con matrimoni falliti, divorziati e divorziati risposati” del 10 luglio 1993).
L’obiezione non regge. Se vogliamo usare il criterio della “coscienza” dobbiamo usarlo fino in fondo. La coscienza del singolo, se fosse davvero retta, dovrebbe così ragionare: "In coscienza reputo che il mio matrimonio sia nullo, ma per verificarlo al di là delle mie percezioni soggettive la coscienza mi impone di sottoporre la mia vicenda al vaglio di un terzo arbitrio e di strumenti probatori oggettivi. Dunque aspetterò gli esiti di un processo canonico". Come insegna Tommaso D’Aquino, è doveroso usare il mezzo processuale nella ricerca di una verità fattuale perché per sua natura il processo è strumento più efficace delle proprie percezioni personali. Affidarsi al processo è oggettivare l'indicazione intuitiva della coscienza, confutare errori commessi inconsapevolmente, nonché evitare che si possano prendere lucciole per lanterne in buonissima coscienza. Soprattutto perché il processo per sua natura – e a differenza di esami unilaterali a carico di penitenzieri o vescovi – prevede il contraddittorio con la parte avversaria – nel caso di specie: il difensore del vincolo – e quindi per arrivare alla dichiarazione di nullità occorre superare una serie di obiezioni realmente probanti.
Così si espresse sulla questione, per nulla inedita in seno alla Chiesa, il cardinal Gerhard Müller, Prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede, nel documento dell’ottobre 2013 Indissolubilità del matrimonio e dibattito sui divorziati risposati e i sacramenti: “Se i divorziati risposati sono soggettivamente nella convinzione di coscienza che il precedente matrimonio non era valido, ciò deve essere oggettivamente dimostrato dalla competente autorità giudiziaria in materia matrimoniale”. È per questo che la Lettera della Congregazione per la dottrina della fede circa la recezione della comunione eucaristica da parte dei fedeli divorziati risposati del 14 settembre 1994 al n. 6 afferma che “i pastori e i confessori (...) hanno il grave dovere di ammonire [il credente] che tale giudizio di coscienza è in aperto contrasto con la dottrina della Chiesa”. Questo perché “si deve certamente discernere se attraverso la via di foro esterno stabilita dalla Chiesa vi sia oggettivamente una tale nullità di matrimonio. La disciplina della Chiesa, mentre conferma la competenza esclusiva dei tribunali ecclesiastici nell'esame della validità del matrimonio dei cattolici, offre anche nuove vie per dimostrare la nullità della precedente unione, allo scopo di escludere per quanto possibile ogni divario tra la verità verificabile nel processo e la verità oggettiva conosciuta dalla retta coscienza”. In modo analogo Benedetto XVI nel novembre del 2011 dalle colonne dell’Osservatore Romano ammonì sul fatto che “la recezione dei Sacramenti non si può basare su ragioni interiori”.
La lettera della Congregazione per la Dottrina della Fede prima richiamata poi aggiunge un secondo motivo per cui il processo canonico è indispensabile: “L'errata convinzione di poter accedere alla Comunione eucaristica da parte di un divorziato risposato, presuppone normalmente che alla coscienza personale si attribuisca il potere di decidere in ultima analisi, sulla base della propria convinzione, dell'esistenza o meno del precedente matrimonio e del valore della nuova unione. Ma una tale attribuzione è inammissibile. Il matrimonio infatti, in quanto immagine dell'unione sponsale tra Cristo e la sua Chiesa, e nucleo di base e fattore importante nella vita della società civile, è essenzialmente una realtà pubblica” (7). Ciò a dire che il matrimonio non è affare privato del credente, ma ha una sua dimensione pubblica e quindi tutti i giudizi sulla sua validità non possono che articolarsi su un piano anch’esso pubblico. Ed infatti la Lettera così conclude: “il consenso, col quale è costituito il matrimonio, non è una semplice decisione privata, poiché crea per ciascuno dei coniugi e per la coppia una situazione specificamente ecclesiale e sociale. Pertanto il giudizio della coscienza sulla propria situazione matrimoniale non riguarda solo un rapporto immediato tra l'uomo e Dio, come se si potesse fare a meno di quella mediazione ecclesiale, che include anche le leggi canoniche obbliganti in coscienza. Non riconoscere questo essenziale aspetto significherebbe negare di fatto che il matrimonio esiste come realtà della Chiesa, vale a dire, come sacramento” (8).
La clausola di coscienza viene invocata in genere per tre ipotesi concrete, le quali però trovano la medesima conclusione dottrinale. Se il coniuge divorziato, che ritiene in coscienza il proprio matrimonio nullo, contraesse successivo matrimonio civile, questo matrimonio agli occhi di Dio e della Chiesa non esisterebbe, dato che l'unico matrimonio valido per un battezzato è quello sacramentale celebrato secondo la forma canonica. E dunque anche se il primo matrimonio fosse realmente nullo, il secondo costituirebbe una forma di convivenza non approvata dalla Chiesa, relazione che impedirebbe alla persone di accostarsi alla comunione.
Seconda ipotesi: il coniuge, convinto che il proprio matrimonio non sia valido, non si risposa civilmente e decide così di accedere alle Sacre Specie. Ma la Chiesa, fino a quando non avrà fatto un processo sul caso, non potrà avere certezza che la coscienza del coniuge sia retta e quindi correttamente non potrebbe acconsentire che lo sposo che ha deciso di abbandonare la sua sposa – peccato grave perché lede il bene della fedeltà - possa comunicarsi perché non risposato, semplicemente fidandosi della sua intima e soggettiva percezione.
Tale conclusione è valida anche per quest’ultima ipotesi. Il matrimonio è oggettivamente nullo, ma il motivo di nullità è noto solo al coniuge e questo motivo non può essere provato in tribunale: ad esempio una lettera della moglie scritta prima del matrimonio in cui affermava che non credeva nell'indissolubilità del vincolo, poi bruciata da quest'ultima. In questo caso - come prima si accennava - la Chiesa non può ammettere al sacramento il fedele fidandosi solo della sua parola, a meno che la confessione del coniuge che chiede la nullità non sia avvallata da un testimone il quale sia chiamato a riportare i fatti di sua conoscenza in sede processuale per verificarne la fondatezza.