mercoledì 6 gennaio 2016

Eugenia Roccella e Assuntina Morresi rispondono al presidente del Forum famiglie

Gigi-De-Palo

Da Libertà e Persona
Eugenia Roccella (dalla pagina facebook):
Caro De Palo, come portavoce del Family day del 2007, quello promosso proprio dal Forum delle famiglie, anch’io non ho dubbi, ma ho giudizi e ricordi diversi dai tuoi. Ci siamo conosciuti proprio in quell’occasione: e l’occasione erano i Dico, le unioni civili fatte dal governo Prodi, non il quoziente familiare, battaglia di equità fiscale importante, ma che non avrebbe dato origine a una manifestazione oceanica. I cattolici non sarebbero scesi, e non scenderebbero, in piazza con tanta convinzione e in così grande numero per abbassare le tasse a chi ha figli: lo hanno fatto, invece, anche il 20 giugno scorso, per ricordare che “siamo tutti figli di un uomo e una donna”,
e che la famiglia, come dice la nostra costituzione, è “la società naturale fondata sul matrimonio”. I soldi sono importanti, ma non mobilitano le coscienze, e soprattutto il popolo cristiano sa che la crisi della denatalità non coincide con quella della famiglia.
Come ha scritto autorevolmente Navarro Valls, oggi esiste una polarizzazione tra due modelli, la famiglia senza figli (p.es. la Cina) e i figli senza famiglia (Valls ha portato ad esempio proprio la tanto osannata Francia). Cioè ci sono paesi in cui la natalità è un po’ più alta che in Italia, ma la famiglia non c’è più, la maggioranza delle madri è single, i matrimoni sono in caduta libera, i divorzi invece si moltiplicano, le convivenze non durano, gli aborti salgono insieme all’uso di pillole e contraccettivi, e così via. L’Italia, su TUTTI QUESTI DATI (matrimoni, divorzi, madri single, uso di contraccettivi ecc) sta meglio, anche se rispetto a solo dieci anni fa le cose sono fortemente peggiorate.
La Francia ha il quoziente familiare e un welfare molto generoso per chi ha figli, ma il tasso di natalità differisce dal nostro solo per un misero 0.5, ed è sotto il livello di sostituzione, cioè la percentuale che garantisce almeno la stabilità demografica (che è 2.1 figli per donna). Tutti noi sappiamo che l’Italia faceva tanti figli proprio quando era povera, magari dilaniata dalla guerra civile, o sotto le bombe degli alleati, e che la natalità è scesa, come in tutta Europa, proprio una volta raggiunto un buon livello diffuso di vita. Il continente con la più alta percentuale di figli è l’Africa, non certo un modello di benessere economico, e tantomeno di equità fiscale. Questo non vuol dire che non bisogna lottare per avere il quoziente o meglio il “fattore famiglia”: vuol dire soltanto che natalità e famiglia nel mondo occidentale non sono più ambiti sovrapponibili (è proprio questo il problema!), e che non si può sostituire la questione antropologica con quella fiscale. La prima è fondante per l’essere umano, la seconda no. Su una cosa hai ragione: non possiamo stare in porta a parare i rigori, quindi bisogna invadere il campo e attaccare sul piano culturale, difendere con coraggio le nostre idee, sapendo che ormai sono controcorrente e che chi le propone è isolato, e possibilmente silenziato, anche in parlamento. Per questo serve che restiamo uniti, nel solco del magistero della Chiesa, ricordando che ormai, in tutta l’Europa, resta solo l’Italia senza il matrimonio gay (in Germania c’è ma semplicemente non si chiama matrimonio) e che la Cirinnà è esattamente un simil-matrimonio, che abbia o no la stepchild adoption.
Giovanni Paolo II parlava di “eccezione italiana”: è questo che dobbiamo difendere, senza prendere a modello altri paesi europei, dove il disastro della famiglia è molto più avanzato che da noi.

Assuntina Morresi:
Oddio, no, adesso ci si mette anche De Palo – il nuovo presidente del Forum delle Famiglie – fra i rinnegatori della Cei ruiniana, sorvolando bellamente -e questo è più grave- anche sul magistero della Chiesa sul tema, in particolare degli ultimi papi. Onestamente, non ce l’aspettavamo. Se non altro, non così presto, fresco di nomina.
In una sua intervista su vita.it ha detto fondamentalmente due cose: primo, “Il Family day è stato uno dei più grandi fallimenti che abbia visto”, e lo dice perché ancora non c’è in Italia il quoziente familiare. Secondo, che “La famiglia è un fatto concreto, non un’idea. Ed è stato un errore trasformarla in un concetto astratto, ideologico, identitario”, come a dire si può parlare di famiglia solo in termini di politiche fiscali, tutto il resto è “concetto astratto”.
Come inizio di Presidenza mi pare davvero deprimente.
Cominciamo a ricordare che il Family Day fu fatto per fermare i DiCo del governo Prodi, e ci riuscì: abbiamo vinto. Se non avessimo fermato i Dico, oggi avremmo il matrimonio gay, come è avvenuto in TUTTA Europa: dove hanno fatto le unioni civili,i Pacs,e simili, oggi c’è il vero e proprio matrimonio omosex. Non si parlava quindi di quoziente familiare,se non in modo generale, ma di difesa del matrimonio. Eppure De Palo dice di esserci stato, al Family Day, lo dovrebbe sapere su che era la manifestazione, oppure, chissà , forse con tutta quella gente non sentiva bene….
E’ grave che il Presidente del Forum delle Famiglie non sappia che il quoziente familiare e le politiche fiscali a favore della natalità non c’entrano con la famiglia e non fanno aumentare neppure la natalità: il paese dove nascono meno bambini adesso è la ricca Germania, e in nessun paese europeo, Francia compresa, il numero di figli per donna è superiore a 2, cioè al tasso di ricambio, quello che garantisce la sopravvivenza della popolazione europea.
Il Presidente del Forum delle Famiglie dovrebbe sapere che il problema della natalità – il crollo delle nascite in tutta Europa – è andato di pari passo con il crollo dei matrimoni. Le tasse non c’entrano (e lo stesso Di Palo, con i suoi quattro figli, è qui a dimostrarlo). Il quoziente familiare, che tanto sta a cuore al Presidente del Forum delle famiglie, è in Francia da più di dieci anni, con i risultati che tutti sanno: una natalità ancora bassa – il tasso di natalità  non arriva a 2 – ma soprattutto una famiglia in gravissima crisi: la maggioranza dei figli nasce fuori del matrimonio, che è crollato nei numeri, e adesso è legge il matrimonio omosessuale, nonostante le manifestazioni di piazza.  E’ questo il modello di politiche familiari del Presidente del Forum delle Famiglie?
E’ grave che il presidente del Forum delle Famiglie, un organismo che riunisce le associazioni cattoliche, che risponde ed è finanziato dalla CEI, non difenda innanzitutto il matrimonio, e non dica che è la crisi del matrimonio il centro dei problemi della famiglia.
Eppure fino a ieri avevamo in mente un De Palo squisitamente ruiniano: la sua autocritica, che riporta alla mente i riti delle repubbliche sovietiche, è veramente surreale.
E’ invece assurdo, se non segno di grande malafede, che con il ddl Cirinnà in arrivo sul primo binario parlamentare, fra tre settimane, De Palo si trovi a attaccare non il riconoscimento delle unioni civili, non la stepchild adoption, non l’imbroglio che vorrebbero rifilarci dell’affido rafforzato, non l’utero in affitto, ma….il Family Day!
PS: vedo adesso su fb che nei commenti molto perplessi alla sua intervista, alla domanda sul perché non avesse parlato della Cirinnà, De Palo risponde che è un’intervista di un mese fa e che comunque nessuno gli ha fatto domande a riguardo. Quindi dobbiamo dedurre che un mese fa il Presidente del Forum delle Famiglie non riteneva che la calendarizzazione già avvenuta della Cirinnà fosse una priorità e un’urgenza per il Forum. E che agli amici di vita.it – periodico che già dal nome rivela la sua ispirazione cattolica – non si poteva neppure sollecitare una domanda sul tema, né chiedere di poter fare un minimo accenno. Che Dio ci aiuti, perché il Forum, di questo passo, non lo farà.