mercoledì 4 aprile 2012

Giovedi Santo - Cena del Signore



 Ti sei donato a me senza riserve,

pieno di soavità hai fatto piccola la tua grandezza;
così che non tremassi nel vederti,
nell'aspetto pure come me perchè potessi riceverti

Ode VII di Salomone

* * *

Messa «in Cena Domini»
I - RITI DI INTRODUZIONE E LITURGIA DELLA PAROLA

Antifona d'Ingresso  
Cf Gal 6,14
Di null'altro mai ci glorieremo
se non della croce di Gesù Cristo, nostro Signore:
egli è la nostra salvezza, vita e risurrezione;
per mezzo di lui siamo stati salvati e liberati.

 
Colletta

O Dio, che ci hai riuniti per celebrare la santa Cena nella quale il tuo unico Figlio, prima di consegnarsi alla morte, affidò alla Chiesa il nuovo ed eterno sacrificio, convito nuziale del suo amore, f
a' che dalla partecipazione a così grande mistero attingiamo pienezza di carità e di vita. Per il nostro Signore Gesù Cristo, tuo Figlio, che è Dio ...

 
Prima Lettura  
Es 12, 1-8. 11-14
Prescrizioni per la cena pasquale.

Dal libro dell’Èsodo  «Questo mese sarà per voi l’inizio dei mesi, sarà per voi il primo mese dell’anno. Parlate a tutta la comunità d’Israele e dite: “Il dieci di questo mese ciascuno si procuri un agnello per famiglia, un agnello per casa. Se la famiglia fosse troppo piccola per un agnello, si unirà al vicino, il più prossimo alla sua casa, secondo il numero delle persone; calcolerete come dovrà essere l’agnello secondo quanto ciascuno può mangiarne.
Il vostro agnello sia senza difetto, maschio, nato nell’anno; potrete sceglierlo tra le pecore o tra le capre e lo conserverete fino al quattordici di questo mese: allora tutta l’assemblea della comunità d’Israele lo immolerà al tramonto. Preso un po’ del suo sangue, lo porranno sui due stipiti e sull’architrave delle case nelle quali lo mangeranno. In quella notte ne mangeranno la carne arrostita al fuoco; la mangeranno con azzimi e con erbe amare. Ecco in qual modo lo mangerete: con i fianchi cinti, i sandali ai piedi, il bastone in mano; lo mangerete in fretta. È la Pasqua del Signore!
In quella notte io passerò per la terra d’Egitto e colpirò ogni primogenito nella terra d’Egitto, uomo o animale; così farò giustizia di tutti gli dèi dell’Egitto. Io sono il Signore! Il sangue sulle case dove vi troverete servirà da segno in vostro favore: io vedrò il sangue e passerò oltre; non vi sarà tra voi flagello di sterminio quando io colpirò la terra d’Egitto. Questo giorno sarà per voi un memoriale; lo celebrerete come festa del Signore: di generazione in generazione lo celebrerete come un rito perenne”».


Salmo Responsoriale  
Sal 115
Il tuo calice, Signore, è dono di salvezza.
Che cosa renderò al Signore,
per tutti i benefici che mi ha fatto?
Alzerò il calice della salvezza
e invocherò il nome del Signore.

Agli occhi del Signore è preziosa
la morte dei suoi fedeli.
Io sono tuo servo, figlio della tua schiava:
tu hai spezzato le mie catene.

A te offrirò un sacrificio di ringraziamento
e invocherò il nome del Signore.
Adempirò i miei voti al Signore
davanti a tutto il suo popolo.


Seconda Lettura  
1 Cor 11, 23-26

Ogni volta che mangiate questo pane e bevete al calice, voi annunciate la morte del Signore.

Dalla prima lettera di S. Paolo apostolo ai Corinzi
Fratelli, io ho ricevuto dal Signore quello che a mia volta vi ho trasmesso: il Signore Gesù, nella notte in cui veniva tradito, prese del pane e, dopo aver reso grazie, lo spezzò e disse: «Questo è il mio corpo, che è per voi; fate questo in memoria di me».
Allo stesso modo, dopo aver cenato, prese anche il calice, dicendo: «Questo calice è la Nuova Alleanza nel mio sangue; fate questo, ogni volta che ne bevete, in memoria di me».
Ogni volta infatti che mangiate questo pane e bevete al calice, voi annunciate la morte del Signore, finché egli venga.


Canto al Vangelo  
Cf Gv 13,34
Gloria e lode a te, Cristo Signore!

Vi do un comandamento nuovo, dice il Signore:
come io ho amato voi, così amatevi anche voi gli uni gli altri.

Gloria e lode a te, Cristo Signore!

  

Vangelo  Gv 13, 1-15
Li amò sino alla fine

Dal vangelo secondo Giovanni
 

Prima della festa di Pasqua, Gesù, sapendo che era venuta la sua ora di passare da questo mondo al Padre, avendo amato i suoi che erano nel mondo, li amò fino alla fine.
Durante la cena, quando il diavolo aveva già messo in cuore a Giuda, figlio di Simone Iscariota, di tradirlo, Gesù, sapendo che il Padre gli aveva dato tutto nelle mani e che era venuto da Dio e a Dio ritornava, si alzò da tavola, depose le vesti, prese un asciugamano e se lo cinse attorno alla vita. Poi versò dell’acqua nel catino e cominciò a lavare i piedi dei discepoli e ad asciugarli con l’asciugamano di cui si era cinto.
Venne dunque da Simon Pietro e questi gli disse: «Signore, tu lavi i piedi a me?». Rispose Gesù: «Quello che io faccio, tu ora non lo capisci; lo capirai dopo». Gli disse Pietro: «Tu non mi laverai i piedi in eterno!». Gli rispose Gesù: «Se non ti laverò, non avrai parte con me». Gli disse Simon Pietro: «Signore, non solo i miei piedi, ma anche le mani e il capo!». Soggiunse Gesù: «Chi ha fatto il bagno, non ha bisogno di lavarsi se non i piedi ed è tutto puro; e voi siete puri, ma non tutti». Sapeva infatti chi lo tradiva; per questo disse: «Non tutti siete puri».
Quando ebbe lavato loro i piedi, riprese le sue vesti, sedette di nuovo e disse loro: «Capite quello che ho fatto per voi? Voi mi chiamate il Maestro e il Signore, e dite bene, perché lo sono. Se dunque io, il Signore e il Maestro, ho lavato i piedi a voi, anche voi dovete lavare i piedi gli uni agli altri. Vi ho dato un esempio, infatti, perché anche voi facciate come io ho fatto a voi». 
 
 
II - LAVANDA DEI PIEDI
 
Dove motivi pastorali lo consigliano, dopo l'omelia ha luogo la lavanda dei piedi. Durante il rito, si cantano alcune antifone, scelte tra le seguenti, o altri canti adatti alla circostanza.

Antifona Prima  
Cf Gv 13,4.5.15
Il Signore si alzò da tavola
 
versò dell'acqua in un catino,
e cominciò a lavare i piedi ai discepoli:
ad essi volle lasciare questo esempio.
 

 
Antifona Seconda  Gv 13,6.7.8 
«Signore, tu lavi i piedi a me?».
Gesù gli rispose dicendo:
«e non ti laverò, non avrai parte con me».

Venne dunque a Simon Pietro,
e disse a lui Pietro:   «Signore, tu...

«Quello che io faccio, ora non lo comprendi,
ma lo comprenderai un giorno».   «Signore, tu...

 
Antifona Terza  
Cf Gv 13,14
«Se vi ho lavato i piedi,
 
io, Signore e Maestro,
 
quanto più voi avete il dovere
 
di lavarvi i piedi l'un l'altro».
 

 
Antifona Quarta  Gv 13, 35
«Da questo tutti sapranno
che siete miei discepoli,
se vi amerete gli uni gli altri.
 

Gesù disse ai suoi discepoli:  
«Da questo tutti sapranno....
 

 
Antifona Quinta 
 Gv 13,34
«Vi do un comandamento nuovo: 
che vi amiate gli uni gli altri
 
come io ho amato voi» dice il Signore.
 

 
Antifona Sesta
  Cf 1 Cor 13,13 
Fede, speranza e carità,
tutte e tre rimangano tra voi:
ma più grande di tutte è la carità.
Fede, speranza e carità,
tutte e tre le abbiamo qui al presente:
ma più grande di tutte è la carità.   Fede, speranza ...... 

 
LA PAROLA SI FA PREGHIERA

Fratelli (e sorelle), abbiamo ricevuto dal nostro Signore e Maestro una proposta molto impegnativa. Conoscendo la nostra debolezza, rivolgiamoci al Padre con la preghiera:

Aiutaci, Signore!

- Per le comunità cristiane: perché attuino sempre meglio la loro vocazione di servizio agli uomini nella ricerca della verità e con gesti concreti di amore, preghiamo.


- Per i ministri della Chiesa: perché svolgano il loro servizio della parola, dei sacramenti e della comunione ecclesiale come ha insegnato Gesù, preghiamo.
- Per i fanciulli che quest'anno parteciperanno alla messa di prima comunione: perché trovino nella comunità cristiana la spiegazione vivente dell'Eucaristia attraverso l'impegno della carità, del servizio, della fraternità, preghiamo.- Per tutti noi qui presenti: perché condividendo il pane eucaristico sappiamo anche condividere il pane quotidiano, mettendo in comune quello che abbiamo e che siamo, preghiamo.Dio, nostro Padre, aiutaci a capire e a fare gli uni per gli altri quello che per noi ha fatto Cristo tuo Figlio e nostro Padre.
 
III -LITURGIA EUCARISTICA
 
Mentre si svolge la processione, si esegue il canto seguente o un altro canto adatto.

Dov’è carità e amore, lì c’è Dio.

Ci ha riuniti tutti insieme Cristo, amore.
Rallegriamoci, esultiamo nel Signore!
Temiamo e amiamo il Dio vivente,
e amiamoci tra noi con cuore sincero.

Noi formiamo, qui riuniti, un solo corpo:
evitiamo di dividerci tra noi,
via le lotte maligne, via le liti
e regni in mezzo a noi Cristo Dio.

Fa’ che un giorno contempliamo il tuo volto
nella gloria dei beati, Cristo Dio.
E sarà gioia immensa, gioia vera:
durerà per tutti i secoli senza fine.

 
Sulle Offerte 

Concedi a noi tuoi fedeli, Signore, di partecipare degnamente ai santi misteri, perché ogni volta che celebriamo questo memoriale del sacrificio del Signore, si compia l'opera della nostra redenzione. Per Cristo nostro Signore.
 
 

     

Prefazio della SS. Eucaristia I
L'Eucaristia memoriale del sacrificio di Cristo
È veramente cosa buona e giusta,
nostro dovere e fonte di salvezza,
rendere grazie sempre e in ogni luogo
a te, Signore, Padre santo,
Dio onnipotente e misericordioso,
per Cristo nostro Signore.

Sacerdote vero ed eterno,
egli istituì il rito del sacrificio perenne;
a te per primo si offrì vittima di salvezza,
e comandò a noi di perpetuare l’offerta in sua memoria.
Il suo corpo per noi immolato è nostro cibo e ci dà forza,
il suo sangue per noi versato
è la bevanda che ci redime da ogni colpa.

Per questo mistero del tuo amore,
uniti agli angeli e ai santi,
cantiamo con gioia l’inno della tua lode:
Santo, Santo, Santo...


Si fa la Preghiera Eucaristica I
o Canone Romano che ha i Propri Comunicantes !

Antifona alla Comunione
   
1 Cor 11,24.25
«Questo è il mio corpo, che è per voi;
questo calice è la nuova alleanza nel mio sangue» , dice il Signore.
«Fate questo ogni volta che ne prendete
in memoria di me».
  
 
Oppure: 
 Gv 13,1 
Il Signore Gesù, sapendo che era giunta la sua ora,
 
dopo aver amato i suoi che erano nel mondo, 
 
li amò sino alla fine

 

Dopo la Comunione 

Padre onnipotente, che nella vita terrena ci hai nutriti alla Cena del tuo Figlio, accoglici come tuoi commensali al banchetto glorioso del cielo. Per Cristo nostro Signore.
  



* * *




Il Commento

Oggi Dio si inchina dinanzi a ciascuno di noi. Dio si mette ai nostri piedi. Basterebbe questo per rimanere schiantati. La nostra superbia, i giudizi, le pretese, l'ira, la maldicenza, l'arroganza, la sfrontatezza, l'onda melmosa del nostro orgoglio si infrange su quest'amore inimmaginabile. L'amore sino alla fine. Gesù è l'unico che va con noi sino in fondo, che non si ferma di fronte a nulla. Lui non lascia le cose a metà, il suo amore non si spegne, non si raffredda, non sfugge il pericolo, non rinuncia per la vergogna, non cambia per opportunismo, non esige cambiamenti e attitudini particolari, sa pazientare e attendere, guarda tutto di noi con speranza invincibile, non si aspetta contraccambio. Se ti prende per mano e ti promette di amarti sino alla fine, sarà esattamente così.


"Non temere, perché io ti ho riscattato, ti ho chiamato per nome: tu mi appartieni. Se dovrai attraversare le acque, sarò con te, i fiumi non ti sommergeranno; se dovrai passare in mezzo al fuoco, non ti scotterai, la fiamma non ti potrà bruciare; poiché io sono il Signore tuo Dio, il Santo di Israele, il tuo salvatore. Perché tu sei prezioso ai miei occhi, perché sei degno di stima e io ti amo. Non temere. Dirò al settentrione: Restituisci, e al mezzogiorno: Non trattenere; fa' tornare i miei figli da lontano e le mie figlie dall'estremità della terra, quelli che portano il mio nome e che per la mia gloria ho creato e formato e anche compiuto. Fa' uscire il popolo cieco, che pure ha occhi, i sordi che pure hanno orecchi... Voi siete i miei testimoni - oracolo del Signore - miei servi, che io mi sono scelto perché mi conosciate e crediate in me e comprendiate che sono io... Così dice il Signore che offrì una strada nel mare e un sentiero in mezzo ad acque possenti, che fece uscire carri e cavalli, esercito ed eroi insieme; essi giacciono morti: mai più si rialzeranno; si spensero come un lucignolo, sono estinti. Non ricordare più le cose passate, non pensare più alle cose antiche! Ecco, faccio una cosa nuova: proprio ora germoglia, non ve ne accorgerete? Aprirò anche nel deserto una strada, immetterò fiumi nella steppa.". (Is. 43,1-7). Il Targum di Isaia aggiunge e commenta: "Nell'antichità, quando attraversaste il Mar Rosso, la mia Parola vi assisteva; il faraone e gli egiziani, che erano numerosi come le acque dei fiumi, non poterono nulla contro di voi; Neanche negli altri tempi, quando foste tra le nazioni, che erano potenti come il fuoco, queste non prevalsero contro di voi, né i regni, impetuosi come le fiamme vi distrussero... Non temere perchè sei amato davanti a me, non temere perchè la mia Parola viene in tuo aiuto... Fui Io che feci uscire il Popolo dall'Egitto, che era come un cieco anche se aveva occhi, e come un sordo anche se aveva orecchie...Voi siete i testimoni davanti a me - dice Yahwè - insieme con il mio servo il Messia nel quale mi sono compiaciuto, perchè lo riconosciate e gli siate fedeli davanti a me e comprendiate che Io sono". Da questi testi comprendiamo come l'amore sino alla fine del Signore sia un amore incastonato nella dinamica dell'esodoun amore pasquale; l'amore che, quando ci prende, ci coinvolge in un cammino che fa della nostra vita un esodo alla scoperta di qualcosa di assolutamente nuovo, a noi sconosciuto, così bello da togliere il fiato e far dimenticare le cose passate e antiche: l'amore sino alla fine. "Egli coinvolge tutti noi, trascinandoci dentro la forza trasformatrice del suo amore al punto che, nel nostro essere con Lui, la nostra vita diventa “passaggio”, trasformazione... l’essere partecipi dell’amore eterno (della vita eterna, della speranza affidabile, della meta grande e sicura da giustificare la fatica del cammino), una condizione a cui tendiamo con l’intera nostra esistenza" (Benedetto XVI, Omelia della Santa Messa nella Cena del Signore, 20 marzo 2008].

L'amore di Gesù che percorre tutto il cammino che lo conduce sino al fondo delle nostre vite. Sino ad inginocchiarsi dinanzi ai nostri delitti, ad ogni peccato, grande o piccolo che sia, che infanga i nostri piedi. In ginocchio per perdonarci. Per lavare ogni macchia. I nemici che ci hanno resi schiavi, li vedremo morti: mai più si rialzerannoE' nel perdono, in questo lavacro che dai piedi ci purifica sino alla fine, sino al fondo del cuore dove risiede la malizia del peccato, ì in questo amore nuovo che sorge per noi, oggi, la speranza di una vita nuova. In questo perdono possiamo cominciare un autentico esodo che dimentichi, che lasci dietro le spalle le schiavitù antiche, un cammino che guardi avanti per non ritornare a diventare, come la moglie di Lot, inanimate statue di sale bloccate e fallite. Lui è oggi prostrato davanti a noi, per lavare i nostri piedi affinchè ci facciano entrare nella Pasqua, nell'esodo che ci attende. I piedi sono immagine del nostro andare per la vita, sino a questa notte un vagare senza meta, insicuro, alla ricerca di senso e sostanza, come ciechi e sordi: "Eravate erranti come pecore ma ora siete tornati al pastore, e guardiano delle vostre anime" (1 Pt. 2,12). Lui è oggi di fronte a noi come il Buon Pastore che fascia le ferite, lava e rinfranca i nostri piedi dolenti, per prepararci e condurci al fine per cui siamo nati: "Il Signore è il mio pastore: non manco di nulla; su pascoli erbosi mi fa riposare, ad acque tranquille mi conduce. Mi rinfranca, mi guida per il giusto cammino... Se dovessi camminare in una valle oscura, non temerei alcun male, perché tu sei con me... Davanti a me tu prepari una mensa sotto gli occhi dei miei nemici; il mio calice trabocca. Felicità e grazia mi saranno compagne tutti i giorni della mia vita, e abiterò nella casa del Signore per lunghissimi anni" (cfr. Sal. 23). L'amore che ci guida ai pascoli erbosi del Paradiso, la Terra preparata quale premio di ogni fatica quotidiana, il riposo che ci attende al termine dei combattimenti del deserto. L'amore che ci porta sino alle acque del battesimo, dove rinnovare, giorno per giorno, l'alleanza con Lui. L'amore che prepara la mensa del suo corpo e del suo sangue, la fonte della vita piena che trabocca di gioia come un calice di vino squisito. Nel gesto di Gesù possiamo allora guardare con fiducia e speranza alla nostra vita: al passato nel quale Dio è stato tante volte fedele; al presente, dove si abbassa al punto di inginocchiarsi per riconsegnarci quell'amore perduto capace di rialzarci e introdurci nel cammino; al futuro, dove compirà, passo dopo passo, negli eventi che ci attendono, il suo amore infinito. Gesù, dopo aver amato i suoi che erano nel mondo, dopo i tanti prodigi mostrati sino ad ora, ci ama sino alla fine, oggi e sino all'eternità.

Comprendiamo allora come la sua ora, quella di passare da questo mondo al Padre, coincida con la stessa nostra ora, quella di passare dalla schiavitù del peccato e della carne, alla libertà dei figli di Dio. Con il Vangelo di oggi si inaugura la grande cena di Gesù, ed in ogni suo gesto, in ciascuna sua parola risuona il racconto dell'antico Esodo del Popolo, che, in Lui, non solo è memoriale che riattualizza gli eventi del passato, ma si compie definitivamente. E' questo il senso più profondo dell'amore sino alla fine: l'amore manifestato nell'Esodo quale segno e memoriale per il Popolo si compie, giunge alla fine del piano di salvezza allora iniziatoIn Cristo si compie l'amore del Padre, l'Esodo trova il suo compimento.

I Rabbini hanno interpretato la parola Pesach con pe sachla bocca parla, esprimendo così l'importanza di raccontare l'evento con le parole. "Come un semplice parlare di questi grandi eventi non basta, così neanche il segno da solo è sufficiente. Unicamente l'unità tra il fatto e l'articolazione in parole del suo significato conferisce alla notte pasquale il potere di riprodurre nell'assemblea gli antichi prodigi" (Daniel Lifschitz, Le feste ebraiche - 3. Pessach - Pasqua). Con il segno della lavanda dei piedi e le parole pronunciate durante la cena Gesù obbedisce al comando di raccontare gli eventi prodigiosi dell'Esodo mostrando contemporaneamente la novità assoluta e sorprendente del suo potere di compiere le parole e i segni.

E' questa l'esperienza che ci attende oggi, in questo Santo Giovedì. Immergerci nel mistero d'amore che il nostro cuore attende da una vita. Incontrare Colui che stiamo cercando senza posa da quando siamo nati. Lasciarci sorprendere e trafiggere dall'amore di Gesù, l'unico che ci ama sino ad inginocchiarsi dinanzi a noi. Sino a consegnare tutto di sé. Chiunque oggi si senta vuoto, solo, sfiduciato. Triste, angosciato, ribellato. Schiavo di peccati dai quali non può uscire. Chiunque di noi insomma, oggi può stupirsi di un amore mai conosciuto. Un amore che ama sino alla fine di noi stessi, sino agli angoli bui e irrisolti delle situazioni che ci tolgono pace e gioia. Sino alla fine di ogni nostro fallimento. Sino alla fine del peggior lato del nostro carattere. Sino all'ultima nostra debolezza. Sino alla fine dell'ultimo peccato inanellato. Un amore che brucia e cancella, che salva tutto quanto sembra perduto, che ricrea tutto quanto sembra morto e imputridito. Un amore che colma l'esistenza di senso e vita nuova. Un amore fatto pane, da mangiare per essere saziati. Un amore fatto vino, da bere e colmare ogni sete. Un amore che guarisce e dona pace e gioia. Un amore che stupisce e risuscita e ci sospinge nella vita ricolmi dello stesso amore, per amare, per inginocchiarci a nostra volta dinanzi a chiunque appaia nelle nostre ore mendicando esattamente quello che abbiamo mendicato noi, sino a questo giorno. L'amore di Dio in Cristo Gesù, annientatosi e fattosi servo, l'ultimo, il più piccolo di questa terra, per farci suoi fratelli, salvati, amati. Per fare della nostra vita un miracolo d'amore capaci di prendere per mano i nostri fratelli e, con loro questa generazione, ed incamminarci insieme nell'esodo che conduce al Cielo. Lavarsi i piedi gli uni gli altri è proprio questo entrare insieme, riconciliati, perdonati, amati, nel grande cammino di liberazione che inaugura la Pasqua.

Gesù è innamorato, di me e di te, e non vi è altra spiegazione che il suo amore. Oggi è il giorno per contemplare questo amore. Le parole resterebbero sempre incapaci di descriverlo, come dice il Cantico dei Cantici: "forte come la morte è l'amore, tenace come gli inferi è la passione: le sue vampe sono vampe di fuoco, una fiamma del Signore! Le grandi acque non possono spegnere l'amore né i fiumi travolgerlo. Se uno desse tutte le ricchezze della sua casa in cambio dell'amore, non ne avrebbe che dispregio" (Ct. 8,6-7). Il suo amore sino alla fine è da accogliere, umilmente; nulla possiamo dare per averlo, nulla neanche in contraccambio. Il suo amore disintegra l'orgoglio di Pietro, il nostro orgoglio, incapace di ricevere un dono così sconvolgente. Oggi Gesù depone le sue vesti, offre la sua vita secondo il verbo usato da Giovanni. Oggi Gesù getta via la sua dignità, quasi dimentica d'essere Dio per farsi uno con ciascuno di noi, per raggiungerci laddove siamo caduti. Nudo per rivestirci della sua dignità. "Ti sei donato a me senza riserve, pieno di soavità hai fatto piccola la tua grandezza; così che non tremassi nel vederti, nell'aspetto pure come me perchè potessi riceverti" (Ode VII di Salomone). Lasciarsi amare, lasciarsi lavare i piedi da Gesù, è questa la porta che apre alla felicità piena, che nessuno potrà rubarci.

* * * 

Dall'«Omelia sulla Pasqua» di Melitone di Sardi, vescovo  (66-67; SC 123,95-101)
Molte cose sono state predette dai profeti riguardanti il mistero della Pasqua, che è Cristo, «al quale sia gloria nei secoli dei secoli. Amen ». (Gal 1,5 ecc.). Egli scese dai cieli sulla terra per l'umanità sofferente; si rivestì della nostra umanità nel grembo della Vergine e nacque come uomo. Prese su di sé le sofferenze dell'uomo sofferente attraverso il corpo soggetto alla sofferenza, e distrusse le passioni della carne. Con lo Spirito immortale distrusse la morte omicida.
Egli infatti fu condotto e ucciso dai suoi carnefici come un agnello, ci liberò dal modo di vivere del mondo come dall'Egitto, e ci salvò dalla schiavitù del demonio come dalla mano del Faraone. Contrassegnò le nostre anime con il proprio Spirito e le membra del nostro corpo con il suo sangue.
Egli è colui che coprì di confusione la morte e gettò nel pianto il diavolo, come Mosè il faraone. Egli è colui che percosse l'iniquità e l'ingiustizia, come Mosè condannò alla sterilità l'Egitto.
Egli è colui che ci trasse dalla schiavitù alla libertà, dalle tenebre alla luce, dalla morte alla vita, dalla tirannia al regno eterno. Ha fatto di noi un sacerdozio nuovo e un popolo eletto per sempre. Egli è la Pasqua della nostra salvezza.
Egli è colui che prese su di se le sofferenze di tutti. Egli è colui che fu ucciso in Abele, e in Isacco fu legato ai piedi. Andò pellegrinando in Giacobbe, e in Giuseppe fu venduto. Fu esposto sulle acque in Mosè e nell'agnello fu sgozzato.
Fu perseguitato in Davide e nei profeti fu disonorato.
Egli è colui che si incarnò nel seno della Vergine, fu appeso alla croce, fu sepolto nella terra e risorgendo dai morti, salì alle altezze dei cieli. Egli è l'agnello che non apre bocca, egli è l'agnello ucciso, egli è nato da Maria, agnella senza macchia. Egli fu preso dal gregge, condotto all'uccisione, immolato verso sera, sepolto nella notte. Sulla croce non gli fu spezzato osso e sotto terra non fu soggetto alla decomposizione.
Egli risuscitò dai morti e fece risorgere l'umanità dal profondo del sepolcro.

* * *

F. Manns . Il cenacolo

"Ho desiderato ardentemente di mangiare questa Pasqua con voi prima della mia passione". Questa Pasqua sarà l’ultima che Gesù celebrerà prima del suo compimento nel Regno. Tutto il suo pensiero è orientato a questo compimento. E in questa prospettiva escatologica che Gesù vuol celebrare quest’ultima cena con i suoi.
Prima della cena Gesù prende il posto del servitore e lava i piedi ai discepoli. La dialettica del Padrone e del Servitore e' rovesciata. Comincia, un’ era nuova di rapporti tra gli uomini. Inizia poi la cena pasquale. Sul calice che gli viene presentato Gesù, dopo aver reso grazie, pronuncia queste parole: "Prendetelo e distribuitelo perché vi dico: da, questo momento non berrò più del frutto della vite finché non venga il Regno di Dio". I grandi avvenimenti che Gesù intravede hanno una dimensione comunitaria. Tutto il suo pensiero è illuminato da questa visione finale: il Regno di Dio è stato la passione della sua. vita. Adesso, davanti
Alla sua morte, quando tutto congiura per annientarlo, Gesù celebra la piena riuscita del Regno. Gesù lascia capire ai suoi la sua partenza. Nello stesso tempo esprime la sua fiducia in Dio, la sua certezza che, al di la della morte, parteciperà con i suoi al banchetto celeste. Egli proclama la sua vittoria sulla morte.

Gesù pronuncia adesso la benedizione sul pane di miseria che hanno mangiato i padri. Ne condivide i pezzi con i convitati. Nel fare questo gesto dice ai suoi: "Prendere e mangiatene tutti: Questo è il mio corpo consegnato per voi" conferendo così un senso nuovo alla frazione del pane. Gesù fa di questo gesto l’atto sacramentale che prefigura la sua morte e ne rivela il senso. Il pane che dona simboleggia il dono della sua vita perché si realizzi la comunione di Dio con gli uomini.

Se già nel pane normale c’è una forza che rende possibile il riconoscimento del padre, a maggior ragione nel pane azzimo che fa memoria dell'uscita dall'Egitto. Nella mazza c’è una forza che permette di riconoscere la divinità che ha liberato un tempo i Giudei dall'Egitto e che libera ancora oggi perché "ciascuno deve considerarsi come uscito personalmente dall'Egitto". Quest’affermazione appartiene alla liturgia giudaica della notte di Pasqua.

Alla fine della cena Gesù offre il calice del vino ai suoi: "Questo calice è la nuova alleanza nel mio sangue versato per voi". Queste parole per i Giudei abituati a leggere la scena dell'alleanza conclusa tra Dio e Mosé ai piedi del Sinai evocano tutta la storia del popolo e ne mostrano il compimento. La sua morte non è uno scacco. Essa realizza l’alleanza, la comunione definitiva di Dio con gli uomini. E già il frutto universale della salvezza apportato dalla sua morte che lui dona ai suoi.

"Fate questo in memoria di me". Chiedendo ai discepoli di fare questo gesto in memoria di lui, Gesù invita i suoi a entrare nella sua scia, a comunicare a questo dono facendosi servitori gli uni degli altri.

Durante la cena, era sorta una discussione tra i discepoli per sapere chi era il più grande. Gesù interviene: "I re delle nazioni le governano e coloro che hanno il potere su di esse si fanno chiamare benefattori. Per voi però non sia cosi; ma chi è il più grande tra voi diventi come il più piccolo e chi governa come colui che serve". Ecco il senso della Pasqua: con essa comincia una nuova era di rapporti fatti di servizi fraterni tra gli uomini. In Gesù Dio si avvicinato agli uomini non da dominatore, ma da servitore.

La sera di Pasqua è ancora al cenacolo che Gesù risorto si manifesta ai discepoli offrendo loro la pace messianica: "La pace sia con voi!". Egli soffia sui suoi: "Ricevete lo Spirito Santo; a chi rimetterete i peccati saranno rimessi e a chi non li rimetterete resteranno non rimessi". Ecco un messaggio che coincide con quello del Giubileo: la purificazione della memoria. La nuova alleanza annunciata dai profeti comprendeva tre tappe: la purificazione, il dono di un cuore nuovo e il dono di un Spirito nuovo. La Chiesa nata nel cenacolo non ha paura di affrontare il mondo.

"La Chiesa fa l’Eucaristia. L’Eucaristia fa la Chiesa", diceva già il Padre de Lubac. E il messaggio che il Papa viene a ricordare al mondo e soprattutto ai cristiani di Terra Santa. Questi cristiani sono una minoranza trascurabile. Un piccolo resto diviso. Un mosaico variopinto che sconcerta il pellegrini occidentali. Dei profeti di sventura annunciano che i loro giorni sono contati, che non hanno un futuro sulla terra data a Israele.

E vero che la loro sorte non e' invidiabile e che alcuni sono tentati di emigrare. Tuttavia il piccolo gregge resta unito attorno ai suoi pastori e non intende lasciare questa terra, che anche per lui è una terra santa. Sa che la sorte del discepolo non sarà migliore di quella del Maestro. "Ci sono delle piaghe che non si lasciano toccare che con mani trafitte da chiodi, scriveva François Mauriac. La storia della cristianità in Terra Santa ne è una testimonianza. La croce pasquale, memoriale dell'amore divino, ha segnato profondamente i credenti orientali. I cristiani qui sono fieri di questo simbolo che hanno scelto come tatuaggio.
Attraverso immense prove le Chiese d'Oriente e d'Occidente hanno saputo mantenere la vitalità della loro liturgia e celebrare instancabilmente l’Eucaristia presso i Luoghi Santi. La pratica cristiana, per quanto minoritaria è restata fondamentalmente una pratica eucaristica. La Chiesa-madre di Gerusalemme sa che il memoriale eucaristico sta al cuore del suo combattimento spirituale e che incorpora nella storia quotidiana le energie pasquali del perdono e dell’azione di grazia. Dato che il calice della collera di Dio e diventato il calice di benedizione dopo che Gesù ha bevuto il calice preparatogli dal Padre, la Chiesa di Gerusalemme ripete col salmista: "Alzerò il calice della salvezza e invocherò il nome del Signore".