Che Dio ci aiuti!!
Primi tweet in italiano e inglese dell'account della Segreteria di Stato,@TerzaLoggia:
In questo momento di particolare importanza, la Segreteria di Stato si unisce a tutta la Chiesa in preghiera per il futuro Pontefice. (6 marzo 2013)
Di seguito una intervista a Christoph Schönborn a cura di Gian Guido Vecchi
in “Corriere della Sera” di oggi, 6 marzo 2013.
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Il cristianesimo in Europa? «Sotto diversi aspetti, è un corpo estraneo». Basta guardarsi intorno:
«Per molti versi sembra di essere tornati indietro, agli albori del cristianesimo. Sembra di esser
capitati in un mondo che è religiosamente e culturalmente pluralistico, in un mondo
maggioritariamente "pagano", nel quale lo stile di vita cristiano praticato per secoli è stato
dimenticato, dove dominano l'astrologia, l'aborto, la superstizione e la bramosia. Nonostante i
cristiani siano la sostanziale maggioranza in Europa, quelli praticanti sono in minoranza...». Dopo
un'analisi simile, di norma seguirebbe una geremiade sulla «secolarizzazione» dilagante eccetera.
Ma il cardinale Christoph Schönborn, 68 anni, studi di psicologia, filosofia e teologia tra la sua
Vienna, la Sorbona e Ratisbona, finissimo teologo allievo di Joseph Ratzinger, è alieno da
riflessioni scontate, non si straccia le vesti e rovescia sia la
vulgata
storica di una modernità che si
sarebbe affermata contro il cristianesimo sia la prospettiva abituale della Chiesa: «La situazione del
cristianesimo in Europa è alquanto stimolante e piena di opportunità, dal mio punto di vista...».
Ogni «crisi» è sempre fertile e il domenicano (von) Schönborn, discendente di un'antichissima
famiglia dell'aristocrazia boema, cita a modello il ragazzo ricco che «decise di abbandonare il padre
e le autorità temporali» per «ascoltare soltanto Dio, per poter camminare nudo insieme al Cristo
nudo», ovvero San Francesco: «La Chiesa ha spesso l'impensata capacità di rinnovarsi. Perché il
futuro non dovrebbe riservarci lo stesso genere di sorprese che il Poverello d'Assisi portò al mondo
ottocento anni fa?».
L'altra sera, nella chiesa romana di San Bartolomeo, l'arcivescovo di Vienna ricordava la figura di
suor Restituta Kafka, uccisa dai nazisti: «La Chiesa è viva grazie ai martiri». Schönborn lo dice
anche nel libro
Cristo in Europa, una feconda estraneità
(Editrice Missionaria Italiana, introduzione
di Franco Cardini: sarà presentato alle 18 di domani a Milano, dai gesuiti di piazza San Fedele,
nella sede del mensile
Popoli
), con le parole di Tertulliano: «Il sangue dei martiri è seme di nuovi
cristiani». Nel testo, la traduzione di una conferenza alla
Catholic University
di Washington —
rivista dal cardinale per la pubblicazione in Italia — ricorda anche le figure del teologo luterano
Dietrich Bonhoeffer e del contadino Franz Jägerstätter, martiri del nazismo così diversi che tuttavia,
da «cristiani professanti», avevano in comune l'essenziale: «Nella libertà della loro fede hanno
sfidato la stretta totalitaria dello Stato». Ecco il punto: la libertà. Che assieme alla «dignità»
dell'uomo «creato a immagine di Dio» e all'«unità della famiglia umana» è alla base della nostra
cultura: la ragione per cui il cristianesimo, «corpo estraneo in Europa», ne è «anche una radice».
Schönborn ripercorre la vicenda dei cristiani dalle origini all'età contemporanea, mostrando come la
situazione «paradossale» della fede come «corpo estraneo» ne rappresenti, al fondo, l'essenza. San
Paolo ammonisce: «Non conformatevi a questo mondo». La storia della Chiesa, del resto, insegna
che «è un errore pensare di poter rafforzare una religione attraverso l'unione con lo Stato e il potere
politico». Il cristianesimo «è sempre fiorito nel migliore dei modi quando non aspirava allo stesso
obiettivo dello stato, ma piuttosto quando dimostrava il potere ispiratore e formativo del credo
autentico».
Niente panico, quindi. «L'Europa è spesso critica nei confronti del cristianesimo e ciò è da ritenersi
positivo. L'Europa potrebbe avere bisogno della sana inquietudine della voce profetica della Parola,
ma anche il cristianesimo ha bisogno che la voce dell'Europa ponga questioni critiche in risposta. È
uno scambio che fa bene al cristianesimo. Lo sveglia e lo sfida. Mette in discussione la sua
credibilità. E perché? Perché credo che nel profondo l'Europa aneli a un cristianesimo autentico». Il
cardinale Schönborn ricorda l'allarme del rabbino Jonathan Sacks, «l'Europa sta morendo», e
spiega: «Quest'Europa, e il mondo occidentale intero, non sopravvivrà senza quell'estraneità portata
dal cristianesimo». La conclusione è un invito «ratzingeriano» al rinnovamento: «Nei nostri cuori,
noi europei, "laici" o credenti, sappiamo che le radici che sosterranno l'Europa nel futuro sono
queste: un cristianesimo credibile, fedele alle sue radici, per quanto singolare ed estraneo possa
sembrare a volte ai nostri occhi».
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Di seguito un profilo biografico di Christoph Schonborn, di B. Dorre.
Il cardinale arcivescovo di Vienna (Austria), Christoph Schönborn, nasce il 22 gennaio 1945 nell’attuale Repubblica Ceca. Dopo aver conseguito la maturità nel 1963 entra nell'ordine dei domenicani a Warburg, in Germania, e nel 1970 riceve l'ordinazione sacerdotale.
Durante i vari studi in filosofia, psicologia e teologia, il giovane Schönborn si reca nel 1972-1973 a Ratisbona (Germania), dove frequenta i corsi del professor Joseph Ratzinger, l’attuale papa emerito Benedetto XVI. Conclude il suo percorso universitario, l’anno successivo, alla Catho (o l'Institut Catholique) di Parigi con una tesi intitolata L'Icone du Christ (L’icona di Cristo).
Dal 1973 al 1975 lavora come cappellano degli studenti presso l'Università di Graz, in Austria. Nel '76 inizia la sua carriera accademica, diventa infatti professore straordinario di Dogmatica presso l'Università di Friburgo, in Svizzera. Due anni più tardi, nel '78, assume anche l’incarico di professore ausiliario di Teologia dell'Oriente cristiano, per diventare poi nel 1981 ordinario di Dogmatica.
Dieci anni dopo, Giovanni Paolo II lo nomina vescovo ausiliare dell'arcidiocesi di Vienna. Il 29 settembre 1991 Schönborn riceve l’ordinazione episcopale nella cattedrale della capitale austriaca, loStephansdom. Nell’aprile del 1995 viene nominato dal Papa arcivescovo coadiutore di Vienna, per succedere nel settembre dello stesso anno a Hans Hermann Groër.
Sempre dalle mani di Giovanni Paolo II, Schönborn riceve la porpora cardinalizia nel febbraio del 1996. Da quell'anno in poi ricopre diversi incarichi. In particolare, si ricorda il suo ruolo nella redazione del Catechismo della Chiesa Cattolica (CCC). Dal 1987 al 1992, svolge la funzione di segretario della Commissione per la Redazione del CCC. Nel 1993 diventa referente per l’Europa della Conferenza episcopale austriaca e nel 1998 viene eletto alla presidenza dell’organismo.
Il porporato austriaco, inoltre, è stato ed è tuttora membro di varie commissioni e congregazioni. Dal 1980 al 1991, della Commissione Teologica della Conferenza Episcopale Svizzera (CES). Dal 1980 al 1987, della Commissione svizzera per il Dialogo fra ortodossi e cattolici romani, e dal 1980 al 1984 della Commissione svizzera per il Dialogo fra cattolici romani e cristiani.
Nel 1996 ha predicato gli Esercizi spirituali in Vaticano alla presenza di Giovanni Paolo II, ed è oggi membro della Congregazione per la Dottrina della Fede, per le Chiese Orientali e per l'Educazione Cattolica. Fa anche parte del Pontificio Consiglio per la Cultura e per la Promozione della Nuova Evangelizzazione.
Il porporato austriaco ha partecipato finora a tre Sinodi dei vescovi, l’ultimo dei quali quello sulla Nuova Evangelizzazione dello scorso ottobre a Roma. Intervistato in quell’occasione da ZENIT, il cardinale Schönborn ha sottolineato l’importanza del “dobbiamo iniziare con il ri-evangelizzare noi stessi”, tema che ha permeato l’ultimo Sinodo.
“Mi ha tanto colpito - affermava nell'intervista - che molti vescovi hanno dichiarato che possiamo evangelizzare solo quando lasciamo evangelizzare noi stessi. È stata una puntualizzazione molto bella; non possiamo evangelizzare solo gli altri, ma dobbiamo lasciarci evangelizzare, come ribadisce lo stesso Catechismo della Chiesa Cattolica”.
Conosciuto è anche lo stretto legame tra il cardinale Schönborn e Benedetto XVI. Il porporato, nella stessa intervista, lodava infatti la maestria di papa Ratzinger, che come il più noto teologo domenicano, San Tommaso d’Aquino, “ha la capacità di esporre le cose in tutta semplicità e chiarezza alla luce della ragione”.