(Alessandro Trentin) «La
Chiesa deve presentare il Vangelo con nuovo ardore, nuovi metodi e
nuove espressioni»: lo sottolinea in un’intervista al nostro giornale il
cardinale Oswald Gracias. Partendo da una riflessione sul ministero del
Papa emerito Benedetto XVI,
il porporato offre un’analisi delle sfide della Chiesa nel mondo e
dell’attività pastorale in India, alla luce in particolare del pericolo
rappresentato dalle attività dei gruppi fondamentalisti indù e del
crescente fenomeno delle violenze contro le donne.
Eminenza, quale riflessioni le suscita il momento che sta vivendo la Chiesa all’indomani della rinuncia di Benedetto XVI al pontificato?
Ho incontrato Benedetto XVI in alcune occasioni, nelle quali è emersa l’impressione di un teologo brillante e creativo. Mi capita raramente di leggere un suo discorso o un suo libro senza trarne nuove intuizioni riguardo a un testo scritturale, un atto liturgico o una riflessione spirituale. Come persona l’ho trovato molto gentile e attento. È sempre stato cordiale e dalla voce mite, un vero gentiluomo. Quando mi sono ammalato, mi hanno commosso il suo interessamento personale e i messaggi con i quali mi assicurava le sue preghiere. La sua inaspettata rinuncia ci ha profondamente rattristati, anche se accettiamo con rispetto la sua decisione. L’India ama il Papa emerito.
Quali sono oggi le sfide più importanti per la Chiesa in India e nel mondo?
Le sfide della Chiesa cattolica nel mondo e in India sono simili: la crescente secolarizzazione della società, con Dio che viene allontanato sempre più dal centro della vita degli uomini e delle donne e spinto verso i margini. Le conseguenze sono visibili nella vita delle persone: materialismo, relativismo, individualismo. Viene colpita la vita familiare con il divorzio e i “nuovi matrimoni”. Sono colpite le leggi morali: sta prendendo piede un sentimento contrario alla vita; l’aborto e l’uccisione dei feti, in particolare quelli femminili. E anche la corruzione, l’ingiustizia e lo sfruttamento sono il risultato della marginalizzazione di Dio nella vita delle persone che detengono il potere. La Chiesa deve presentare il Vangelo con nuovo ardore, nuovi metodi e nuove espressioni.
Qual è la sua grande speranza?
Il cristianesimo è una religione di speranza. Il Cristo Risorto è sempre con noi. Le difficoltà esistono, ma dobbiamo sempre avere coraggio. Ogni epoca ha le proprie sfide. Le nostre sono specifiche del tempo presente. Con una spiritualità rinnovata, fedeltà al Vangelo e un impegno molto profondo nel nostro servizio, supereremo tutti i problemi. È questa la nuova evangelizzazione. Gesù è la sua barca. È la sua Chiesa, e Lui la proteggerà.
Lei è stato eletto nel febbraio scorso presidente della Conference of Catholic Bishops of India (Ccbi) e, al tempo stesso, è anche presidente della Catholic Bishops’ Conference of India (Cbci): quali sono le linee guida del suo mandato?
La Catholic Bishops’ Conference of India è costituita dalle 165 diocesi del nostro Paese di tutte e tre le Chiese sui iuris, ovvero latina, siro-malabarese e siro-malankarese. Questo organismo costituisce il volto della Chiesa cattolica in India, e tratta con il Governo, i media e le altre religioni. Lo stiamo riorganizzando, affinché le tre Chiese sui iuris possano lavorare in maniera armonica e l’attività della Chiesa sia più efficace al servizio del Signore e per il nostro Paese. La Conference of Catholic Bishops of India comprende le 129 diocesi di rito latino. Attualmente stiamo preparando un piano pastorale per il Paese. Cerchiamo di collaborare per la vita interna alla Chiesa, affinché si possano aiutare tutte le diocesi. La Ccbi esiste da appena venticinque anni, ma è molto viva, coesa e utile nel nostro lavoro pastorale.
La nuova evangelizzazione nell’Anno della fede: quali sono le maggiori difficoltà che si riscontrano nel diffondere il messaggio cristiano in India?
C’è un grande bisogno di formazione nella fede tra la nostra gente. Questo anno dovrebbe aiutarci a conoscere la nostra fede più in profondità, a viverla in modo più autentico e a proclamarla con maggiore sicurezza. In particolare, i nostri laici devono essere preparati a impegnarsi di più nella Chiesa. Poi abbiamo alcune difficoltà specifiche nel diffondere il messaggio cristiano a causa dell’ostilità di qualche gruppo fondamentalista. Ritengo che anche i nostri religiosi dovrebbero essere coinvolti più attivamente nei progetti diocesani per diffondere il messaggio cristiano. Sono una risorsa molto importante, con tante vocazioni.
Come procede il processo di dialogo al livello ecumenico e interreligioso nel Paese?
Penso che si possa fare di più sia nel campo ecumenico sia in quello interreligioso. In ogni diocesi ci sono incontri ecumenici, e i rapporti tra le Chiese sono molto buoni, ma serve uno sforzo intenso per migliorarli. In modo analogo, ci sono diversi incontri di dialogo interreligioso, ma occorre un impegno grande e costante per continuare a migliorare le relazioni. Il dialogo per noi è una necessità, non un lusso. E le possibilità che abbiamo sono immense.
Il rischio di nuovi attacchi da parte di gruppi estremisti indù in prossimità della Pasqua minaccia le comunità cristiane in alcuni Stati dell’India. Come è possibile porre fine alle persecuzioni?
Mi auguro che non ci siano attacchi durante la Pasqua. Ma i nostri sforzi nell’ambito del dialogo interreligioso devono essere costanti. Dobbiamo continuare a lavorare con impegno per migliorare le nostre relazioni con gli appartenenti ad altre religioni. Non c’è alternativa. Non mi è mai capitato che i nostri sforzi per un dialogo interreligioso venissero respinti.
Come sono i rapporti con il Governo federale e quelli locali sulla questione della discriminazione e delle leggi?
La Chiesa viene rispettata dai Governi sia a livello federale sia locale. Esistono però alcune leggi discriminatorie, nel senso che i cristiani non ottengono gli stessi benefici economici che invece spettano ad altre persone dello stesso status sociale. È da anni che stiamo trattando per questo, ma senza grandi successi.
Un’altra grande questione è la violenza contro le donne.
Sì, ci sono stati molti casi di violenza contro le donne. Di recente, l’intera nazione è stata scossa quando una giovane studentessa di medicina ha subito un’aggressione a scopo sessuale e poi è morta. Il Governo ora ha introdotto leggi più severe. Ma è più importante che cambi la mentalità delle persone. La Chiesa lavora molto coscienziosamente per migliorare la situazione delle donne. Lo facciamo attraverso le nostre scuole e i progetti di lavoro sociale.
Lei ha anche lanciato una Giornata per l’uguaglianza tra uomini e donne. Può illustrarci l’iniziativa?
L’iniziativa è partita nel contesto della violenza contro le donne. Anche l’uccisione dei feti femminili è un grande problema. Nella popolazione giovane, ci sono 37 milioni di ragazze in meno rispetto ai maschi; molti feti femminili vengono abortiti. Volevamo attirare l’attenzione su questo. C’è anche molta violenza domestica. Vogliamo assicurare che le donne abbiano le stesse opportunità di formazione e di lavoro. Devono sentirsi sicure e rispettate. Questo deve iniziare a casa, e poi nelle nostre istituzioni educative e nei posti di lavoro. Ciò porterà un cambiamento all’intera società. La Chiesa in India ha molto da fare. Ci sono grandi sfide, ma anche grandi possibilità.
L'Osservatore Romano 12 marzo 2013
Eminenza, quale riflessioni le suscita il momento che sta vivendo la Chiesa all’indomani della rinuncia di Benedetto XVI al pontificato?
Ho incontrato Benedetto XVI in alcune occasioni, nelle quali è emersa l’impressione di un teologo brillante e creativo. Mi capita raramente di leggere un suo discorso o un suo libro senza trarne nuove intuizioni riguardo a un testo scritturale, un atto liturgico o una riflessione spirituale. Come persona l’ho trovato molto gentile e attento. È sempre stato cordiale e dalla voce mite, un vero gentiluomo. Quando mi sono ammalato, mi hanno commosso il suo interessamento personale e i messaggi con i quali mi assicurava le sue preghiere. La sua inaspettata rinuncia ci ha profondamente rattristati, anche se accettiamo con rispetto la sua decisione. L’India ama il Papa emerito.
Quali sono oggi le sfide più importanti per la Chiesa in India e nel mondo?
Le sfide della Chiesa cattolica nel mondo e in India sono simili: la crescente secolarizzazione della società, con Dio che viene allontanato sempre più dal centro della vita degli uomini e delle donne e spinto verso i margini. Le conseguenze sono visibili nella vita delle persone: materialismo, relativismo, individualismo. Viene colpita la vita familiare con il divorzio e i “nuovi matrimoni”. Sono colpite le leggi morali: sta prendendo piede un sentimento contrario alla vita; l’aborto e l’uccisione dei feti, in particolare quelli femminili. E anche la corruzione, l’ingiustizia e lo sfruttamento sono il risultato della marginalizzazione di Dio nella vita delle persone che detengono il potere. La Chiesa deve presentare il Vangelo con nuovo ardore, nuovi metodi e nuove espressioni.
Qual è la sua grande speranza?
Il cristianesimo è una religione di speranza. Il Cristo Risorto è sempre con noi. Le difficoltà esistono, ma dobbiamo sempre avere coraggio. Ogni epoca ha le proprie sfide. Le nostre sono specifiche del tempo presente. Con una spiritualità rinnovata, fedeltà al Vangelo e un impegno molto profondo nel nostro servizio, supereremo tutti i problemi. È questa la nuova evangelizzazione. Gesù è la sua barca. È la sua Chiesa, e Lui la proteggerà.
Lei è stato eletto nel febbraio scorso presidente della Conference of Catholic Bishops of India (Ccbi) e, al tempo stesso, è anche presidente della Catholic Bishops’ Conference of India (Cbci): quali sono le linee guida del suo mandato?
La Catholic Bishops’ Conference of India è costituita dalle 165 diocesi del nostro Paese di tutte e tre le Chiese sui iuris, ovvero latina, siro-malabarese e siro-malankarese. Questo organismo costituisce il volto della Chiesa cattolica in India, e tratta con il Governo, i media e le altre religioni. Lo stiamo riorganizzando, affinché le tre Chiese sui iuris possano lavorare in maniera armonica e l’attività della Chiesa sia più efficace al servizio del Signore e per il nostro Paese. La Conference of Catholic Bishops of India comprende le 129 diocesi di rito latino. Attualmente stiamo preparando un piano pastorale per il Paese. Cerchiamo di collaborare per la vita interna alla Chiesa, affinché si possano aiutare tutte le diocesi. La Ccbi esiste da appena venticinque anni, ma è molto viva, coesa e utile nel nostro lavoro pastorale.
La nuova evangelizzazione nell’Anno della fede: quali sono le maggiori difficoltà che si riscontrano nel diffondere il messaggio cristiano in India?
C’è un grande bisogno di formazione nella fede tra la nostra gente. Questo anno dovrebbe aiutarci a conoscere la nostra fede più in profondità, a viverla in modo più autentico e a proclamarla con maggiore sicurezza. In particolare, i nostri laici devono essere preparati a impegnarsi di più nella Chiesa. Poi abbiamo alcune difficoltà specifiche nel diffondere il messaggio cristiano a causa dell’ostilità di qualche gruppo fondamentalista. Ritengo che anche i nostri religiosi dovrebbero essere coinvolti più attivamente nei progetti diocesani per diffondere il messaggio cristiano. Sono una risorsa molto importante, con tante vocazioni.
Come procede il processo di dialogo al livello ecumenico e interreligioso nel Paese?
Penso che si possa fare di più sia nel campo ecumenico sia in quello interreligioso. In ogni diocesi ci sono incontri ecumenici, e i rapporti tra le Chiese sono molto buoni, ma serve uno sforzo intenso per migliorarli. In modo analogo, ci sono diversi incontri di dialogo interreligioso, ma occorre un impegno grande e costante per continuare a migliorare le relazioni. Il dialogo per noi è una necessità, non un lusso. E le possibilità che abbiamo sono immense.
Il rischio di nuovi attacchi da parte di gruppi estremisti indù in prossimità della Pasqua minaccia le comunità cristiane in alcuni Stati dell’India. Come è possibile porre fine alle persecuzioni?
Mi auguro che non ci siano attacchi durante la Pasqua. Ma i nostri sforzi nell’ambito del dialogo interreligioso devono essere costanti. Dobbiamo continuare a lavorare con impegno per migliorare le nostre relazioni con gli appartenenti ad altre religioni. Non c’è alternativa. Non mi è mai capitato che i nostri sforzi per un dialogo interreligioso venissero respinti.
Come sono i rapporti con il Governo federale e quelli locali sulla questione della discriminazione e delle leggi?
La Chiesa viene rispettata dai Governi sia a livello federale sia locale. Esistono però alcune leggi discriminatorie, nel senso che i cristiani non ottengono gli stessi benefici economici che invece spettano ad altre persone dello stesso status sociale. È da anni che stiamo trattando per questo, ma senza grandi successi.
Un’altra grande questione è la violenza contro le donne.
Sì, ci sono stati molti casi di violenza contro le donne. Di recente, l’intera nazione è stata scossa quando una giovane studentessa di medicina ha subito un’aggressione a scopo sessuale e poi è morta. Il Governo ora ha introdotto leggi più severe. Ma è più importante che cambi la mentalità delle persone. La Chiesa lavora molto coscienziosamente per migliorare la situazione delle donne. Lo facciamo attraverso le nostre scuole e i progetti di lavoro sociale.
Lei ha anche lanciato una Giornata per l’uguaglianza tra uomini e donne. Può illustrarci l’iniziativa?
L’iniziativa è partita nel contesto della violenza contro le donne. Anche l’uccisione dei feti femminili è un grande problema. Nella popolazione giovane, ci sono 37 milioni di ragazze in meno rispetto ai maschi; molti feti femminili vengono abortiti. Volevamo attirare l’attenzione su questo. C’è anche molta violenza domestica. Vogliamo assicurare che le donne abbiano le stesse opportunità di formazione e di lavoro. Devono sentirsi sicure e rispettate. Questo deve iniziare a casa, e poi nelle nostre istituzioni educative e nei posti di lavoro. Ciò porterà un cambiamento all’intera società. La Chiesa in India ha molto da fare. Ci sono grandi sfide, ma anche grandi possibilità.
L'Osservatore Romano 12 marzo 2013