Cresce l’attesa nella Chiesa raccolta in preghiera, in questa quarta domenica di Quaresima, per l’elezione del nuovo Papa. Sul significato di questo evento, anzitutto nella prospettiva della fede, propongo di seguito l'editoriale del padre Federico Lombardi, direttore di Radio Vaticana e due omelie tenute questa mattina, IV Domenica di Quaresima - Anno "C", quella del Cardinal Dolan e quella del Cardinal Scola.
* * *
I cardinali hanno deciso a larghissima maggioranza la data del Conclave per martedì prossimo. Si sentono quindi pronti per affrontare il passo decisivo dell’elezione del nuovo Papa. Le riflessioni in comune nelle Congregazioni, le informazioni scambiate fra loro, i dialoghi per formarsi un giudizio personale e responsabile sulle persone più adatte per il grande compito sono quindi ormai arrivati a un primo stadio di maturazione. Da martedì il discernimento diventerà ancora più impegnativo, perché con gli scrutini si affronterà in certo senso la “misura” del consenso che si potrà raggiungere su alcune persone concrete. E si andrà avanti fino alla scelta.
Impressionante, se si pensa alla responsabilità di per sé sovrumana che verrà accollata sulle spalle di un uomo! Non si tratta solo di governare bene un’istituzione complessa, ma ben più di orientare il cammino religioso, spirituale, morale, della comunità di credenti più numerosa e diffusa nei diversi continenti e osservata con attenzione – con attesa positiva, ma a volte anche con atteggiamento negativo – da moltissimi nostri contemporanei in ricerca del senso della loro esistenza. Il Vangelo va annunciato attraverso i tempi, per la salvezza di tutti, fino ai confini della terra.
Il Conclave è quindi un evento il cui senso può essere compreso veramente, e che può essere vissuto serenamente, solo nella prospettiva della fede. I due protagonisti dei precedenti Conclavi ce ne hanno dato una testimonianza intensa e indimenticabile. Papa Wojtyla contemplava il Giudizio di Michelangelo nel suo poema “Trittico romano”: “Tutte le cose sono nude e aperte davanti agli occhi di Dio”, “trasparenza degli eventi, trasparenza delle coscienze”. “Tu che penetri tutto – indica!”. “Lui additerà”. E il futuro Papa Ratzinger commentava: “L’eredità delle chiavi lasciate a Pietro… Porre queste chiavi nelle mani giuste: è questa l’immensa responsabilità in quei giorni”.
Ora, colui che con la sua straordinaria rinuncia ha condotto i cardinali a varcare ancora una volta la soglia della Sistina per discernere davanti alla storia a quali mani affidare le chiavi, è con tutti noi, silenziosamente ma più profondamente e consapevolmente di tutti noi, in preghiera: “Spirito di Dio, tu che tutto penetri – indica!”. (F. Lombardi)
* * *
Impressionante, se si pensa alla responsabilità di per sé sovrumana che verrà accollata sulle spalle di un uomo! Non si tratta solo di governare bene un’istituzione complessa, ma ben più di orientare il cammino religioso, spirituale, morale, della comunità di credenti più numerosa e diffusa nei diversi continenti e osservata con attenzione – con attesa positiva, ma a volte anche con atteggiamento negativo – da moltissimi nostri contemporanei in ricerca del senso della loro esistenza. Il Vangelo va annunciato attraverso i tempi, per la salvezza di tutti, fino ai confini della terra.
Il Conclave è quindi un evento il cui senso può essere compreso veramente, e che può essere vissuto serenamente, solo nella prospettiva della fede. I due protagonisti dei precedenti Conclavi ce ne hanno dato una testimonianza intensa e indimenticabile. Papa Wojtyla contemplava il Giudizio di Michelangelo nel suo poema “Trittico romano”: “Tutte le cose sono nude e aperte davanti agli occhi di Dio”, “trasparenza degli eventi, trasparenza delle coscienze”. “Tu che penetri tutto – indica!”. “Lui additerà”. E il futuro Papa Ratzinger commentava: “L’eredità delle chiavi lasciate a Pietro… Porre queste chiavi nelle mani giuste: è questa l’immensa responsabilità in quei giorni”.
Ora, colui che con la sua straordinaria rinuncia ha condotto i cardinali a varcare ancora una volta la soglia della Sistina per discernere davanti alla storia a quali mani affidare le chiavi, è con tutti noi, silenziosamente ma più profondamente e consapevolmente di tutti noi, in preghiera: “Spirito di Dio, tu che tutto penetri – indica!”. (F. Lombardi)
* * *
Homily,
4th
Sunday of Lent
Our
Lady of Guadalupe Parish, Rome
March
10,
2013
His
Eminence Timothy
Michael Cardinal Dolan
Oggi è la Domenica Laetare,
ovvero “la Domenica della gioia!”
Mi sembra un’occasione
propizia perché io sono davvero pieno
di gioia ad essere
qui con tutti voi nella mia parrocchia titolare di Nostra Signora di
Guadalupe.
Don Mammoli, fratelli sacerdoti,
care suore, amati parrocchiani, fedeli tutti: grazie per la vostra
calda accoglienza. Mi sento davvero sempre a casa qui.
Dopo la cattedrale di San
Patrizio a New York City, questa è la mia chiesa favorita! Per
favore non ditelo alla mia gente a New York che vi ho detto queste
cose!
Qui infatti non sono
l’Arcivescovo di New York; non sono un Cardinale; ma sono
finalmente un Parroco,
come ho sempre voluto essere sin dal giorno della mia prima santa
comunione.
E naturalmente è come Parroco
di una parrocchia romana, anche se solo onorario, che sono venuto per
eleggere un nuovo Vescovo di Roma, un nuovo Papa.
Noi Cardinali sentiamo il
sostegno della preghiera di tutto il Popolo di Dio sparso nel mondo,
e anche questo ci fa veramente gioire.
Noi cattolici siamo davvero
tutti romani.
Noi siamo figli di Dio.
Noi siamo come l’uomo del
Vangelo di oggi, che è sempre il benvenuto nella casa di suo padre,
del Padre Nostro.
Noi siamo tutti redenti dal
Figlio di Dio, Gesù, che ci vuole tutti salvi per sempre nella casa
del Padre celeste.
Noi tutti guardiamo a Maria, la
Madre di Gesù, la nostra madre spirituale, come lei stessa si è
chiamata davanti a San Juan Diego a Guadalupe.
Noi tutti guardiamo anche alla
Chiesa come nostra madre.
Pertanto, non fa meraviglia che
noi oggi possiamo davvero essere colmi
di gioia!
* * *
Basilica dei Santi
Apostoli – Roma
IV Domenica di
Quaresima – Ciclo C
Giosuè 5,9a.10.12;
Sal 33; 2Co 5,17-21; Lc 15,1-3.11-32
Santa Messa Pro
eligendo Pontifice
13 marzo 2013
S. Em. Card. Angelo Scola
1.
“I farisei e gli scribi mormoravano dicendo: ‘questi accoglie
i peccatori e mangia con loro’”. Con la celebre parabola del
Vangelo di oggi, Gesù risponde loro in maniera indiretta ma assai
efficace. Tanto è vero che le Sue parole attraversano ben duemila
anni di storia e toccano ora ciascuno di noi riuniti in questa
gloriosa Basilica dedicata ai Santi Apostoli.
Immedesimiamoci
con la scena descritta. Cosa ci vuol dire Gesù? Egli ci mostra il
Volto di Dio, il Suo essere Padre di misericordia che aspetta, a
braccia aperte, il ritorno di ogni donna e di ogni uomo, qualunque
sia la ragione per cui ha scelto di allontanarsi da casa.
I
farisei e gli scribi non comprendono il comportamento di Gesù.
Invece se c’è un dato che i Vangeli ci trasmettono con insistenza
è che i peccatori si avvicinano a Gesù. Egli li accoglie, mangia
con loro, perdona il loro peccato, li conduce al Cuore misericordioso
del Padre.
2.
Riflettiamo brevemente su cosa significhi misericordia. Essa è
l’espressione compiuta della paternità. Vediamo come.
Quando
il figlio chiede al padre della parabola “la parte del
patrimonio che gli spetta”, il padre non ha paura della sua
libertà e del rischio che essa comporta: “egli divise tra loro
le sue sostanze”. Egli era forse ignaro della debolezza di quel
suo figlio minore? No, di certo. Ma rispetta e ama così
profondamente la libertà del figlio perché sa bene che solo nella
libertà egli potrà essere riconosciuto e amato come padre.
Carissimi,
ogni giorno il Padre scommette sulla libertà di ciascuno di noi.
Egli non teme la nostra debolezza, perché questa non può cancellare
il fatto che noi siamo figli. Fragilità e peccato, fonte di
disordine e sofferenza nostra e altrui, sfigurano la nostra dignità
di figli, ma non sono in grado di sopprimerla.
Il
figlio giovane, che sicuramente aveva già fatto esperienza di questo
amore di misericordia, ma poi con la sua scelta orgogliosa l’aveva
disprezzato, messo di fronte alle conseguenze del suo peccato, prova
dolore e decide il ritorno al Padre, disposto all’espiazione per la
sua colpa: “Padre ho peccato verso il cielo e davanti a te, non
sono più degno di essere chiamato tuo figlio, trattami come uno dei
tuoi salariati”.
Charles
Péguy commenta l’attesa e la corsa del Padre, la sua grande
compassione: “Quando era ancora lontano … gli si gettò al
collo e lo baciò”. Dice il poeta: “Dio, che è tutto, ha
avuto qualcosa da sperare, da lui, da quel peccatore. Da quel nulla.
Da noi. E’ stato messo a questo punto, si è messo a questo punto,
in questa condizione, da aver da sperare, da attendere da quel
miserabile peccatore”.
Se
Dio non cessa di sperare in ciascuno di noi, allora possiamo sperare
anche noi. La speranza che scaturisce dalla misericordia di Dio è
fonte della nostra speranza e ci da la forza di cambiare. Ovviamente
non a buon mercato. La misericordia non è un colpo di spugna.
3.
Si comprende così l’accorato invito dell’Apostolo: “Vi
supplichiamo in nome di Cristo: lasciatevi riconciliare con Dio”.
La missione della Chiesa sta proprio nel ridire, anche a noi uomini
del terzo millennio, che la misericordia del Padre è fonte di
speranza. Ma dove la Chiesa, i cui membri sono segnati da limiti e da
peccati, può trovare la forza per questo annuncio che sempre e di
nuovo ridona energie fresche per ricominciare? San Paolo risponde con
un’affermazione radicale: “Colui che non aveva conosciuto
peccato, Dio lo fece peccato in nostro favore, perché in lui noi
potessimo diventare giustizia di Dio”. Gesù prende su di Sé
il nostro male e lo redime: noi non siamo innocenti, siamo peccatori
redenti.
In
questo tempo di Quaresima intensifichiamo con la preghiera, il
sacrificio del digiuno, le opere di carità e soprattutto con sincero
pentimento che ci conduca fino al sacramento della Riconciliazione,
la nostra supplica al Padre misericordioso: lasciamoci abbracciare
dal Suo amore. Amen.
Alla fine della
celebrazione
In
questa domenica che precede l’inizio del Conclave, vorrei
sottolineare che tutti i fedeli sono chiamati a partecipare
responsabilmente, ognuno secondo la propria condizione, all’elezione
del Papa.
Invochiamo
lo Spirito di Gesù Risorto perché infonda i Suoi sette doni ai
Cardinali che si riuniranno in Conclave. Lo Spirito conceda loro,
sorretti dall’affetto di comunione e dalla preghiera di tutti i
fedeli, di interrogarsi umilmente su che cosa lo Spirito stesso, in
questo momento di delicato passaggio di millennio, stia chiedendo a
tutte le Chiese che vivono ad immagine della Chiesa universale.
Questa
domanda conduca la Santa Chiesa di Dio a lasciar trasparire sempre
più sul suo volto Gesù Cristo, luce di tutte le genti del mondo.