Alle ore 11.30 di questa mattina, nella Sala del Concistoro del Palazzo Apostolico Vaticano, il Santo Padre Francesco ha ricevuto in Udienza i Membri del XIII Consiglio Ordinario della Segreteria Generale del Sinodo dei Vescovi, riuniti in Assemblea sul tema: "La nuova evangelizzazione per la trasmissione della fede".
Dopo il saluto del Segretario Generale del Sinodo dei Vescovi, S.E. Mons. Nikola Eterović, il Papa ha instaurato un dialogo con i Vescovi del Consiglio, dando per letto il discorso previsto.
Di seguito il testo del discorso che era stato preparato dal Papa per l’occasione:
Cari Confratelli nell’episcopato,
Vi saluto molto cordialmente, ringraziando in modo speciale Mons. Nikola Eterović, Segretario Generale, per le parole che mi ha indirizzato. Tramite voi, il mio saluto si estende alle Chiese particolari che sono affidate alle vostre cure pastorali. Vi sono grato per l’aiuto offerto al Vescovo di Roma, nel suo ufficio di Presidente del Sinodo dei Vescovi, per l’elaborazione e l’attuazione di quanto è emerso nella Tredicesima Assemblea Generale Ordinaria. Si tratta di un prezioso servizio alla Chiesa universale che richiede disponibilità, impegno e sacrificio, anche per affrontare lunghi viaggi. Un grazie sincero a ciascuno di voi!
Vorrei sottolineare l’importanza del tema di quell’Assemblea: La nuova evangelizzazione per la trasmissione della fede. C’è una stretta connessione tra questi due elementi: la trasmissione della fede cristiana è lo scopo della nuova evangelizzazione e dell’intera opera evangelizzatrice della Chiesa, che esiste proprio per questo. L’espressione "nuova evangelizzazione", poi, mette in luce la consapevolezza sempre più chiara che anche nei Paesi di antica tradizione cristiana si rende necessario un rinnovato annuncio del Vangelo, per ricondurre ad un incontro con Cristo che trasformi veramente la vita e non sia superficiale, segnato dalla routine. E questo ha conseguenze nell’azione pastorale. Come osservava il Servo di Dio Paolo VI, «le condizioni della società ci obbligano a rivedere i metodi, a cercare con ogni mezzo di studiare come portare all’uomo moderno il messaggio cristiano, nel quale soltanto, egli può trovare la risposta ai suoi interrogativi e la forza per il suo impegno di solidarietà umana» (Discorso al Sacro Collegio dei Cardinali, 22 giugno 1973). Lo stesso Pontefice, nell’Evangelii nuntiandi, un testo ricchissimo che non ha perso nulla della sua attualità, ci ricordava come l’impegno di annunciare il Vangelo «è senza alcun dubbio un servizio reso non solo alla comunità cristiana, ma anche all’umanità» (n. 1). Vorrei incoraggiare l’intera comunità ecclesiale ad essere evangelizzatrice, a non aver paura di "uscire" da sé per annunciare, confidando soprattutto nella presenza misericordiosa di Dio che ci guida. Le tecniche sono certo importanti, ma neppure le più perfette potrebbero sostituire l’azione discreta ma efficace di Colui che è l’agente principale dell’evangelizzazione: lo Spirito Santo (cfr ibid., 75). Occorre lasciarsi condurre da Lui, anche se ci porta su strade nuove; occorre lasciarsi trasformare da Lui perché il nostro annuncio avvenga con la parola sempre accompagnata da semplicità di vita, da spirito di preghiera, da carità verso tutti, specialmente i piccoli e i poveri, da umiltà e distacco da sé, da santità di vita (cfr ibid., 76). Solo così sarà veramente fecondo!
Un pensiero anche sul Sinodo dei Vescovi. Certamente è stato uno dei frutti del Concilio Vaticano II. Grazie a Dio, in questi quasi cinquant’anni, si sono potuti sperimentare i benefici di questa istituzione, che, in modo permanente, è posta al servizio della missione e della comunione della Chiesa, come espressione della collegialità. Lo posso testimoniare anche sulla base della mia esperienza personale, per aver partecipato a diverse Assemblee sinodali. Aperti alla grazia dello Spirito Santo, anima della Chiesa, siamo fiduciosi che il Sinodo dei Vescovi conoscerà ulteriori sviluppi per favorire ancora di più il dialogo e la collaborazione tra i Vescovi e tra essi e il Vescovo di Roma. Cari Confratelli, il vostro incontro in questi giorni a Roma ha per scopo di aiutarmi nella scelta del tema della prossima Assemblea Generale Ordinaria. Ringrazio per le proposte inviate dalle istituzioni con le quali la Segreteria Generale del Sinodo è in corrispondenza: i Sinodi delle Chiese Orientali Cattoliche sui iuris, le Conferenze Episcopali, i Dicasteri della Curia Romana, la Presidenza dell’Unione dei Superiori Generali. Sono certo che con il discernimento accompagnato dalla preghiera questo lavoro porterà abbondanti frutti a tutta la Chiesa, che, fedele al Signore, desidera annunciare con rinnovato coraggio Gesù Cristo agli uomini e alle donne del nostro tempo. Egli è "la via, la verità e la vita" (Gv 14, 6) per tutti e per ciascuno.
Affidando il vostro servizio ecclesiale all’intercessione materna della Beata Vergine Maria, Stella della nuova evangelizzazione, imparto di cuore a voi, ai vostri collaboratori e alle vostre Chiese particolari la Benedizione Apostolica.
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Un'enciclica «a quattro mani» per la continuità
di Massimo Introvigne
Il 13 giugno Papa Francesco ha ricevuto in udienza i membri del Consiglio ordinario della Segreteria generale del Sinodo dei Vescovi, riuniti in un'assemblea dedicata al tema «La nuova evangelizzazione per la trasmissione della fede». Dopo il discorso ufficiale vi è stato, come spesso avviene con il nuovo Pontefice, un dialogo con i vescovi con domande e risposte.
Il tema generale è stato quello della continuità. Il Papa ha rivendicato il coerente cammino sulla strada della nuova evangelizzazione, avviato dal servo di Dio Paolo VI (1897-1978) con la sua sistematica riflessione sullo sforzo evangelizzatore della Chiesa in un'epoca che già si faceva postcristiana, e proseguito dal beato Giovanni Paolo II (1920-2005) e da Benedetto XVI. Che il tempo postcristiano sia qualitativamente nuovo e ponga sfide inaudite alla Chiesa lo intuì già Paolo VI, e gli sviluppi successivi gli hanno dato purtroppo ragione. «Viviamo - ha detto Francesco - un'antropologia nuova: la laicità è diventata laicismo, secolarizzazione. Questo è un grave problema». E il segno è la crisi del matrimonio: «Oggi tanti cattolici non si sposano, convivono, il matrimonio è provvisorio: è un problema serio».
Lo stesso spinoso tema della collegialità episcopale è stato affrontato da Francesco sottolineando come «strade nuove» che passino appunto per il Sinodo debbano sempre essere percorse in piena fedeltà e continuità rispetto al Magistero del Concilio Ecumenico Vaticano II, che volle ogni collegialità sempre «unita al ministero petrino». Infine, un segno evidente e perfino clamoroso di continuità sarà dato, ha annunciato Papa Francesco, dalla sua prima enciclica, che sarà «a quattro mani» e utilizzerà il materiale già
preparato da Benedetto XVI sul tema della fede. Forse l'enciclica sarà firmata dal solo Francesco, che darà atto al predecessore del suo contributo. Ma in ogni caso questa espressione, «a quattro mani», rimarrà nella storia . Si tratta certamente di qualcosa di nuovo, perché se altri Papi si sono serviti di materiale preparato dai predecessori non è mai accaduto che un predecessore ancora vivente ed «emerito» possa aiutare personalmente il nuovo Pontefice. Nello stesso tempo, questa collaborazione sottolinea la continuità e smentisce in modo evidente quanti - per esaltarla o deprecarla - inventano una contrapposizione fra Benedetto XVI e Francesco.
preparato da Benedetto XVI sul tema della fede. Forse l'enciclica sarà firmata dal solo Francesco, che darà atto al predecessore del suo contributo. Ma in ogni caso questa espressione, «a quattro mani», rimarrà nella storia . Si tratta certamente di qualcosa di nuovo, perché se altri Papi si sono serviti di materiale preparato dai predecessori non è mai accaduto che un predecessore ancora vivente ed «emerito» possa aiutare personalmente il nuovo Pontefice. Nello stesso tempo, questa collaborazione sottolinea la continuità e smentisce in modo evidente quanti - per esaltarla o deprecarla - inventano una contrapposizione fra Benedetto XVI e Francesco.
Parlando ai vescovi, il Papa ha rilevato la «stretta connessione tra questi due elementi: la trasmissione della fede cristiana è lo scopo della nuova evangelizzazione e dell’intera opera evangelizzatrice della Chiesa, che esiste proprio per questo». È quindi ritornato sulla storia della nozione di «nuova evangelizzazione», lanciata dal beato Giovanni Paolo II e approfondita da Benedetto XVI. «L’espressione “nuova evangelizzazione” - ha detto il Pontefice - mette in luce la consapevolezza sempre più chiara che anche nei Paesi di antica tradizione cristiana si rende necessario un rinnovato annuncio del
Vangelo, per ricondurre ad un incontro con Cristo che trasformi veramente la vita e non sia superficiale, segnato dalla routine. E questo ha conseguenze nell’azione pastorale».
Vangelo, per ricondurre ad un incontro con Cristo che trasformi veramente la vita e non sia superficiale, segnato dalla routine. E questo ha conseguenze nell’azione pastorale».
Papa Francesco ha voluto insistere sul fatto che la nuova evangelizzazione non è un'invenzione del beato Giovanni Paolo II, ma affonda le sue radici nella riflessione sul l'evangelizzazione del servo di Dio Paolo VI, di cui ha proposto due citazioni. La prima è tratta dal Discorso al Sacro Collegio dei Cardinali del 22 giugno 1973: «le condizioni della società ci obbligano a rivedere i metodi, a cercare con ogni mezzo di studiare come portare all’uomo moderno il messaggio cristiano, nel quale soltanto, egli può trovare la risposta ai suoi interrogativi e la forza per il suo impegno di solidarietà umana». La seconda citazione viene invece dall'esortazione apostolica di Paolo VI «Evangelii nuntiandi» (1975), documento fondamentale sull'evangelizzazione definito da Francesco «un testo ricchissimo che non ha perso nulla della sua attualità», dove Papa Montini affermava che l’impegno di annunciare il Vangelo «è senza alcun dubbio un servizio reso non solo alla comunità cristiana, ma anche all’umanità».
Si tratta dunque di evangelizzare senza complessi, convinti che si tratta del migliore servigio che possiamo rendere al nostro prossimo. «Vorrei - ha insistito Papa Francesco - incoraggiare l’intera comunità ecclesiale ad essere evangelizzatrice, a non aver paura di “uscire” da sé per annunciare, confidando soprattutto nella presenza misericordiosa di Dio che ci guida». Torna qui l'appello ormai pressoché quotidiano del Papa a «uscire», a parlare meno di tecniche pastorali e più del Vangelo che dev'essere annunciato ai lontani. «Le tecniche sono certo importanti, ma neppure le più perfette potrebbero sostituire l’azione discreta ma efficace di Colui che è l’agente principale dell’evangelizzazione: lo Spirito Santo». Occorre quindi lasciarsi afferrare e trasformare dallo Spirito Santo, «anche se ci porta su strade nuove» rispetto alla nostra routine che forse si è impigrita.
In tutto questo, qual è il ruolo del Sinodo dei Vescovi? «Certamente è stato uno dei frutti del Concilio Vaticano II», espressione legittima e utile di quella collegialità di cui tanto si parla, non sempre a proposito. «Grazie a Dio, in questi quasi cinquant’anni, si sono potuti sperimentare i benefici di questa istituzione, che, in modo permanente, è posta al servizio della missione e della comunione della Chiesa, come espressione della collegialità». Per fare funzionare la collegialità, ha concluso il Papa, ci vuole «discernimento accompagnato dalla preghiera», in particolare alla Madonna, «Stella della nuova evangelizzazione». E consapevolezza che, alla fine, lo scopo di tutto è «annunciare con rinnovato coraggio Gesù Cristo agli uomini e alle donne del nostro tempo. Egli è “la via, la verità e la vita” (Gv 14, 6) per tutti e per ciascuno».
Introvigne
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