Dieci anni di amicizia fra cristiani e musulmani attraverso la fondazione Oasis.
(Maria Laura Conte) «Sul crinale. Cristiani e musulmani tra secolarismo e ideologia»: il titolo scelto per il decimo incontro del Comitato scientifico di Oasis che si tiene a Milano, presso l’aula magna dell’Università statale, lunedì 17 e martedì 18 giugno, è solo l’ultima tappa di un percorso lungo dieci anni che vede come protagonista una rete di persone, una rete di “amici” ormai, che s’incontra ogni anno nel mese di giugno per affrontare un tema che diverrà la traccia per il lavoro dei mesi a venire. Sono persone di estrazione diversa: cardinali, vescovi, professori universitari, ricercatori, intellettuali, editorialisti, testimoni diretti provenienti da occidente e da oriente, in particolare da Paesi a maggioranza musulmana, sia cristiani che musulmani, che di nuovo convocati a Milano condivideranno analisi documentate ed esperienze su un titolo scelto come naturale sviluppo del percorso compiuto fin qui.
Dopo i primi passi di riflessione su diritti e democrazie, su una categoria inedita come il «meticciato di civiltà e culture», su libertà di coscienza e libertà religiosa, sull’educazione tra fede e cultura, Oasis è stata investita dalla complessità delle rivolte arabe e dalla stagione di transizione che esse hanno inaugurato, rilevante anche per l’occidente. Se negli anni scorsi questa transizione è stata analizzata a partire dai suoi attori giuridici, politici ed economici, in questa nuova edizione il comitato vorrà posare l’attenzione sul rapporto tra società e religioni, sulla strada stretta — il crinale del titolo — che cristiani e musulmani sono chiamati a percorrere per non cedere, davanti alle sfide di oggi, a due forme diverse e insidiose di derive. Da una parte il rischio è quello dello scivolamento verso il secolarismo, verso la dissoluzione della propria fede nella mentalità del tempo; dall’altra è quello dell’ideologia, in particolare della strumentalizzazione politica della fede.
Gli esempi di questo nell’attualità mediorientale ed europea non mancano. Tra i relatori che svilupperanno questo tema con i cardinali Angelo Scola e John Olorunfemi Onaiyekan, ci saranno Sayyed Jawad Mohammed, Rémi Brague, Olivier Roy, Jonathan Van Antwerpen, Sami Angawi, Hakan Yavuz, Hassan Rachik, Ramin Jahanbegloo, Francesco Botturi, Mauro Magatti, Matteo Legrenzi.
Questo decimo comitato segnerà dunque una nuova svolta nella storia ormai densa di Oasis. Tutto ebbe inizio durante una cena, un incontro decisivo. È la fine degli anni Novanta, la sede è la nunziatura apostolica in Siria, a Damasco. A tavola siedono i vescovi dei vari riti cattolici presenti nel Paese e il rettore della Pontificia Università Lateranense, monsignor Angelo Scola. Durante quella cena, come ha avuto modo di raccontare lui stesso, Scola si sentì incalzato da una richiesta di aiuto. Un aiuto culturale. «Tra le cose che mi rimasero più impresse — spiegò al primo comitato a Venezia — fu l’osservazione di un confratello vescovo in merito alla necessità di disporre di adeguati strumenti culturali per alimentare i cristiani laici nel mondo arabo. Da quel momento, l’osservazione di quel pastore mi è rimasta dentro come un pungolo». Quel pungolo generò un’intuizione da cui presero forma anni dopo, la rivista «Oasis» e il Centro di ricerche omonimo. Divenuto patriarca di Venezia, il cardinale trovò nella città della laguna il luogo ideale per avviare Oasis innestandola nella tradizione e vocazione di apertura di Venezia verso gli Orienti. Nel 2004, presso la sede dello Studium Generale Marcianum, si tenne il primo incontro del Comitato scientifico internazionale e la presentazione pubblica del centro e del numero zero della rivista. La curiosità intorno a Oasis era accesa: la presenza di giornalisti italiani come degli inviati del «New York Times» provò ulteriormente che c’era in effetti qualcosa di inedito in quell’intuizione, qualcosa di “conveniente” perché rispondeva a una domanda reale.
Nel 2005 il comitato si riunì di nuovo a Venezia e nel 2006 al Cairo: il primo viaggio della rete di Oasis in Medio Oriente mise a tema la relazione tra diritti e democrazie che condusse l’anno seguente, nel 2007, di nuovo a Venezia, a trattare quella categoria “fondativa” e da allora sempre provocatoria per la nostra riflessione che è il «meticciato di civiltà e culture». Nel 2008 la tappa del comitato fu Amman su «Libertà religiosa: un bene per ogni società», che prese in esame il nesso verità-libertà fino alla sua declinazione concreta in libertà di coscienza e libertà religiosa. Qui a partire dalla testimonianza come dovere sono stati proposti tre percorsi: teologico-antropologico, giuridico-sociale e storico.
Convocato ancora a Venezia nel 2009, il Comitato ha affrontato il tema della tradizione nell’ottica dell’inevitabile interpretazione culturale di ogni fede. Nel 2010, nella nuova sosta in Medio Oriente, a Fatka in Libano, la nostra rete si è confrontata con il tema dell’educazione tra fede e cultura a partire dal confronto e dal dialogo tra esperienze cristiane e musulmane. L’anno dopo, il 2011, l’anno delle rivolte arabe, anche il meeting di Oasis in laguna fece i conti con l’«imprevisto nordafricano» e il suo rapporto con le questioni della laicità, il pluralismo e le minoranze religiose. E proprio per conoscere dall’interno la transizione in corso nel Nord Africa si scelse come nuova stazione dei lavori Tunisi, nel giugno 2012, a ridosso di un coprifuoco che all’improvviso il Governo impose per contenere l’azione violenta di alcuni gruppi salafiti. E Tunisi fu particolarmente generosa con Oasis, al punto che i lavori furono interrotti dalla visita inaspettata del presidente Marzouki. Un segno di amicizia che dalla sala della conferenza ebbe come risvolto l’invito a pranzo nella dimora presidenziale per i vescovi presenti. Il presidente offrì alla sua mensa il piatto che i tunisini offrono agli amici, il brique. Quel percorso iniziato attorno a una mensa nel Mashreq approdava, dopo varie soste in Occidente, a una mensa nella terra del Maghreb. Ma il cammino non è mai scontato. Per questo per Oasis resta sempre emblematica l’espressione “sul crinale”: evoca quel sentiero stretto tra due pendii che, per quanta fatica implichi, promette lo spettacolo della visione di un orizzonte ampio e mozzafiato.
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Oasis: benefici e rischi della secolarizzazione nel campo islamo-cristiano
AsiaNews
Al raduno annuale del Comitato scientifico della rivista fondata dal card. Angelo Scola, testimonianza da Arabia saudita, Marocco, Turchia, Egitto, Iran, Nigeria. Presenti molte personalità del mondo accademico internazionale. A confronto la secolarizzazione (...)