Nuovo tweet di Papa Francesco:
"Custodire il creato è un’indicazione di Dio data non solo all’inizio della storia, ma a ciascuno di noi; è parte del suo progetto"
(5 giugno 2013)
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"Custodire il creato è un’indicazione di Dio data non solo all’inizio della storia, ma a ciascuno di noi; è parte del suo progetto"
(5 giugno 2013)
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"Stiamo perdendo l’atteggiamento dello stupore, della contemplazione, dell’ascolto della creazione; e così non riusciamo più a leggervi quello che Benedetto XVI chiama “il ritmo della storia di amore di Dio con l’uomo”
Il segno (...)indica frasi aggiunte dal Santo Padre e pronunciate a braccio.
"Noi stiamo vivendo un momento di crisi; lo vediamo nell’ambiente, ma soprattutto lo vediamo nell’uomo. La persona umana è in pericolo: ecco l’urgenza dell’ecologia umana! E il pericolo è grave perché la causa del problema non è superficiale, ma profonda: non è solo una questione di economia, ma di etica e di antropologia".
Cari fratelli e sorelle, buon giorno!, oggi vorrei soffermarmi sulla questione dell’ambiente, come ho avuto già modo di fare in diverse occasioni. Me lo suggerisce anche l’odierna Giornata Mondiale dell’Ambiente, promossa dalle Nazioni Unite, che lancia un forte richiamo alla necessità di eliminare gli sprechi e la distruzione di alimenti.
Quando parliamo di ambiente, del creato, il mio pensiero va alle prime pagine della Bibbia, al Libro della Genesi, dove si afferma che Dio pose l’uomo e la donna sulla terra perché la coltivassero e la custodissero (cfr 2,15).
E mi sorgono le domande: Che cosa vuol dire coltivare e custodire la terra? Noi stiamo veramente coltivando e custodendo il creato? Oppure lo stiamo sfruttando e trascurando? Il verbo “coltivare” mi richiama alla mente la cura che l’agricoltore ha per la sua terra perché dia frutto ed esso sia condiviso: quanta attenzione, passione e dedizione! Coltivare e custodire il creato è un’indicazione di Dio data non solo all’inizio della storia, ma a ciascuno di noi; è parte del suo progetto; vuol dire far crescere il mondo con responsabilità, trasformarlo perché sia un giardino, un luogo abitabile per tutti. E Benedetto XVI ha ricordato più volte che questo compito affidatoci da Dio Creatore richiede di cogliere il ritmo e la logica della creazione. Noi invece siamo spesso guidati dalla superbia del dominare, del possedere, del manipolare, dello sfruttare; non la “custodiamo”, non la rispettiamo, non la consideriamo come un dono gratuito di cui avere cura. Stiamo perdendo l’atteggiamento dello stupore, della contemplazione, dell’ascolto della creazione; e così non riusciamo più a leggervi quello che Benedetto XVI chiama “il ritmo della storia di amore di Dio con l’uomo”. Perché avviene questo? Perché pensiamo e viviamo in modo orizzontale, ci siamo allontanati da Dio, non leggiamo i suoi segni.
Ma il “coltivare e custodire” non comprende solo il rapporto tra noi e l’ambiente, tra l’uomo e il creato, riguarda anche i rapporti umani. I Papi hanno parlato di ecologia umana, strettamente legata all’ecologia ambientale. Noi stiamo vivendo un momento di crisi; lo vediamo nell’ambiente, ma soprattutto lo vediamo nell’uomo. La persona umana è in pericolo: (...) ecco l’urgenza dell’ecologia umana! E il pericolo è grave perché la causa del problema non è superficiale, ma profonda: non è solo una questione di economia, ma di etica e di antropologia. La Chiesa lo ha sottolineato più volte; e molti dicono: sì, è giusto, è vero… ma il sistema continua come prima, perché ciò che domina sono le dinamiche di un’economia e di una finanza carenti di etica. (...) Così uomini e donne vengono sacrificati agli idoli del profitto e del consumo: è la “cultura dello scarto”. Se si rompe un computer è una tragedia, ma la povertà, i bisogni, i drammi di tante persone finiscono per entrare nella normalità… (...)
Questa “cultura dello scarto” tende a diventare mentalità comune, che contagia tutti. La vita umana, la persona non sono più sentite come valore primario da rispettare e tutelare, specie se è povera o disabile, se non serve ancora – come il nascituro –, o non serve più – come l’anziano. Questa cultura dello scarto ci ha resi insensibili anche agli sprechi e agli scarti alimentari, che sono ancora più deprecabili quando in ogni parte del mondo, purtroppo, molte persone e famiglie soffrono fame e malnutrizione. Una volta i nostri nonni erano molto attenti a non gettare nulla del cibo avanzato. Il consumismo ci ha indotti ad abituarci al superfluo e allo spreco quotidiano di cibo, al quale talvolta non siamo più in grado di dare il giusto valore, che va ben al di là dei meri parametri economici. Ricordiamo bene, però, che il cibo che buttiamo via è come se lo avessimo rubato dalla mensa di chi è povero, di chi ha fame! Invito tutti a riflettere sul problema della perdita e dello spreco del cibo per individuare vie e modi che, affrontando seriamente tale problematica, siano veicolo di solidarietà e di condivisione con i più bisognosi.
Pochi giorni fa, nella Festa del Corpus Domini, abbiamo letto il racconto del miracolo dei pani: Gesù dà da mangiare alla folla con cinque pani e due pesci. E la conclusione del brano è importante: «Tutti mangiarono a sazietà e furono portati via i pezzi avanzati: dodici ceste» (Lc 9,17). Gesù chiede ai discepoli che nulla vada perduto: niente scarti! E c’è questo fatto delle dodici ceste: perché dodici? Che cosa significa? Dodici è il numero delle tribù d’Israele, rappresenta simbolicamente tutto il popolo. E questo ci dice che quando il cibo viene condiviso in modo equo, con solidarietà, nessuno è privo del necessario, ogni comunità può andare incontro ai bisogni dei più poveri. Ecologia umana ed ecologia ambientale camminano insieme.
Vorrei allora che prendessimo tutti il serio impegno di rispettare e custodire il creato, di essere attenti ad ogni persona, di contrastare la cultura dello spreco e dello scarto, per promuovere una cultura della solidarietà e dell’incontro.Grazie!
*
L’udienza generale di oggi,5 giugno 2013, di Papa Francesco, interrompendo il ciclo di catechesi sul Credo, è stata dedicata a una riflessione sulla Giornata Mondiale dell’Ambiente, istituita dall'Onu, che cade appunto il 5 giugno. Riprendendo e citando ripetutamente insegnamenti di Benedetto XVI, Francesco ha collegato l’«ecologia ambientale», cui la Giornata Mondiale richiama, all’«ecologia umana», troppo spesso disattesa anche da tanti ecologisti.
Per il cristiano, il valore dell’ambiente deriva dall’inizio stesso della Bibbia, dove nel Libro della Genesi si legge che Dio affidò all’uomo il compito di custodire e coltivare la terra, «un’indicazione di Dio data non solo all’inizio della storia, ma a ciascuno di noi». «Il verbo “coltivare” – ha detto il Papa – mi richiama alla mente la cura che l’agricoltore ha per la sua terra perché dia frutto ed esso sia condiviso: quanta attenzione, passione e dedizione!». I vecchi agricoltori erano ancora capaci di «cogliere il ritmo e la logica della creazione». Noi uomini di oggi invece «siamo spesso guidati dalla superbia del dominare, del possedere, del manipolare, dello sfruttare» la terra; «non la “custodiamo”, non la rispettiamo, non la consideriamo come un dono gratuito di cui avere cura».
Non si tratta, però, come molti pensano, solo di cattiva educazione ecologica, ma di mancanza di fede nel Dio creatore. «Stiamo perdendo l’atteggiamento dello stupore, della contemplazione, dell’ascolto della creazione; e così non riusciamo più a leggervi quello che Benedetto XVI chiama “il ritmo della storia di amore di Dio con l’uomo”. Perché avviene questo? Perché pensiamo e viviamo in modo orizzontale, ci siamo allontanati da Dio, non leggiamo i suoi segni».
Oggi nella Giornata dell’Ambiente tanti che la celebrano parlano solo di animali e di piante. «Ma – ha detto Papa Francesco – il “coltivare e custodire” non comprende solo il rapporto tra noi e l’ambiente, tra l’uomo e il creato, riguarda anche i rapporti umani». Benedetto XVI ha insegnato che non è credibile chi parla di ecologia ambientale senza preoccuparsi dell’ecologia umana. «Noi – ha spiegato il regnante Pontefice – stiamo vivendo un momento di crisi; lo vediamo nell’ambiente, ma soprattutto lo vediamo nell’uomo. La persona umana è in pericolo: questo è certo, la persona umana oggi è in pericolo, ecco l’urgenza dell’ecologia umana!».
Da dove viene questo pericolo? In verità, «la causa del problema non è superficiale, ma profonda»: è una questione «di etica e di antropologia» che parte dalla crisi morale per arrivare alla crisi dell’ambiente e anche alla crisi economica. Di fatto le tre crisi – morale, ambientale ed economica – sono legate, «perché ciò che domina sono le dinamiche di un’economia e di una finanza carenti di etica». Oggi «il denaro, i soldi comandano» sull’uomo. Come conseguenza, «uomini e donne vengono sacrificati agli idoli del profitto e del consumo: è la “cultura dello scarto”», un’espressione che il cardinale Bergoglio aveva coniato a Buenos Aires con riferimento all’eutanasia «silenziosa» praticata negli ospedali per liberare posti e letti. E anche all’udienza generale del 5 giugno il Papa è tornato sull’aborto e sull’eutanasia. «La vita umana, la persona non sono più sentite come valore primario da rispettare e tutelare, specie se è povera o disabile, se non serve ancora – come il nascituro –, o non serve più – come l’anziano». Per i nascituri la «cultura dello scarto» propone l’aborto, per gli anziani l’eutanasia.
La «cultura dello scarto» ormai «contagia tutti» e ci porta a invertire la gerarchia tra le necessità e i valori. «Se si rompe un computer è una tragedia, ma la povertà, i bisogni, i drammi di tante persone finiscono per entrare nella normalità. Se una notte di inverno, qui vicino in via Ottaviano, per esempio, muore una persona, quella non è notizia. Se in tante parti del mondo ci sono bambini che non hanno da mangiare, quella non è notizia, sembra normale. Non può essere così! Eppure queste cose entrano nella normalità: che alcune persone senza tetto muoiano di freddo per la strada non fa notizia. Al contrario, un abbassamento di dieci punti nelle borse di alcune città, costituisce una tragedia. Uno che muore non è una notizia, ma se si abbassano di dieci punti le borse è una tragedia! Così le persone vengono scartate, come se fossero rifiuti».
«Cultura dello scarto» significa anche spreco di cibo, qualche cosa che le nonne e i nonni insegnavano un tempo ai bambini a tavola a non praticare e che oggi sembra invece normale. «Una volta i nostri nonni erano molto attenti a non gettare nulla del cibo avanzato. Il consumismo ci ha indotti ad abituarci al superfluo e allo spreco quotidiano di cibo, al quale talvolta non siamo più in grado di dare il giusto valore, che va ben al di là dei meri parametri economici. Ricordiamo bene, però, che il cibo che si butta via è come se venisse rubato dalla mensa di chi è povero, di chi ha fame!».
Qualche giorno fa il Pontefice aveva commentato il brano evangelico dei pani e dei pesci. Si conclude così: «Tutti mangiarono a sazietà e furono portati via i pezzi avanzati: dodici ceste» (Lc 9,17). Ritornando sull’episodio, Papa Francesco osserva che «Gesù chiede ai discepoli che nulla vada perduto: niente scarti!». Il numero dodici, riferito alle ceste, è significativo. «Dodici è il numero delle tribù d’Israele, rappresenta simbolicamente tutto il popolo». La lotta contro la «cultura dello scarto» è un fatto culturale e corale. «Ecologia umana ed ecologia ambientale camminano insieme». Non ci prenderemo cura dell’ambiente se non impareremo a prenderci cura degli uomini: di tutti gli uomini, dai nascituri agli anziani, dal concepimento alla morte naturale.
Introvigne
*
Inglese - Ore:10:55
Speaker: Dear Brothers and Sisters: Our Audience today coincides with World Environment Day, and so it is fitting to reflect on our responsibility to cultivate and care for the earth in accordance with God’s command (cf. Gen 2:15). We are called not only to respect the natural environment, but also to show respect for, and solidarity with, all the members of our human family. These two dimensions are closely related; today we are suffering from a crisis which is not only about the just management of economic resources, but also about concern for human resources, for the needs of our brothers and sisters living in extreme poverty, and especially for the many children in our world lacking adequate education, health care and nutrition. Consumerism and a “culture of waste” have led some of us to tolerate the waste of precious resources, including food, while others are literally wasting away from hunger. I ask all of you to reflect on this grave ethical problem in a spirit of solidarity grounded in our common responsibility for the earth and for all our brothers and sisters in the human family.
Santo Padre:
Saluto cordialmente i pellegrini di lingua inglese presenti all’odierna Udienza, specialmente quelli provenienti da Inghilterra, Scozia, Paesi Bassi, Nigeria, Singapore e Stati Uniti. Dio vi benedica tutti!
Speaker: I offer an affectionate greeting to all the English-speaking pilgrims and visitors present at today’s Audience, including those from England, Scotland, the Netherlands, Nigeria, Singapore and the United States. God bless you all!
Spagnolo - Ore: 11:02
Queridos hermanos y hermanas:
La Jornada Mundial del Medioambiente, que se celebra hoy, invita a contrarrestar el desperdicio de alimentos y a mejorar su distribución en el mundo.
Dios confió al hombre y a la mujer el cultivo y cuidado de la tierra, para que todos pudieran habitar en ella, pero el egoísmo y la “cultura del descarte” han conducido a desechar a las personas más débiles y necesitadas. Más aún, en muchas partes del mundo, no obstante el hambre y la desnutrición existentes, se desechan los alimentos. En el relato evangélico de la multiplicación de los panes, Jesús da de comer a la multitud con cinco panes y dos peces, y al final les pide a los discípulos que nada del alimento sobrante se desperdicie. Cuando la comida se comparte de modo justo, nadie carece de lo necesario. Los alimentos que se tiran a la basura son alimentos que se roban de la mesa del pobre, del que tiene hambre. La ecología humana y la ecología medioambiental son inseparables.
***
Saludo a los peregrinos de lengua española, en particular a los grupos provenientes de España, Colombia, Uruguay, Argentina, México y los demás países latinoamericanos. Invito a todos a respetar y cuidar la creación, a prestar atención y cuidado a toda persona, a contrarrestar “la cultura del descarte” y del desecho para promover una cultura de la solidaridad y del encuentro. Muchas gracias.
Portoghese - Ore: 11:06
Locutor: Convido a todos, neste Dia Mundial do Ambiente, a um sério compromisso no sentido de se respeitar e guardar a criação, ser solícito por cada pessoa e contrastar a cultura do descarte e desperdício com uma cultura da solidariedade e do encontro. Logo no início da história, Deus mandou-nos cultivar e tutelar a criação, fazendo dela um jardim, um lugar habitável para todos; esta ordem, porém, não se refere só à nossa relação com o ambiente, mas também às relações humanas. A crise, que hoje se vive, reflecte-se no ambiente, mas é sobretudo humana. A vida humana já não é sentida como o valor primário a respeitar e tutelar; sacrificadas aos ídolos do lucro e do consumo, vemos as pessoas descartadas, postas de lado, sobretudo se ainda não são úteis, como o bebé por nascer, ou já não produzem, como os idosos. Jesus não quer desperdício; depois da multiplicação dos pães e dos peixes, mandou recolher os pedaços que sobraram, para que nada se perdesse. Lembremo-nos que o alimento que se joga fora é como se fosse roubado da mesa do pobre, de quem tem fome.
Santo Padre:
Carissimi pellegrini di lingua portoghese, benvenuti! Rivolgo un saluto particolare ai fedeli diocesani di Curitiba con il loro Pastore, Monsignor Moacyr Viti, incoraggiandovi tutti a scommettere sui grandi ideali di servizio, che allargano il cuore e rendono fecondi i vostri talenti. Volentieri benedico voi e i vostri cari!
Locutor: [Queridos peregrinos de língua portuguesa, sede bem-vindos! Uma saudação aos fiéis diocesanos de Curitiba com o seu Pastor, Dom Moacyr Viti, encorajando-vos a todos a apostar em ideais grandes de serviço, que engrandecem o coração e tornam fecundos os vossos talentos. De bom grado abençoo a vós e aos vossos entes queridos]
Cari fratelli e sorelle, buon giorno!, oggi vorrei soffermarmi sulla questione dell’ambiente, come ho avuto già modo di fare in diverse occasioni. Me lo suggerisce anche l’odierna Giornata Mondiale dell’Ambiente, promossa dalle Nazioni Unite, che lancia un forte richiamo alla necessità di eliminare gli sprechi e la distruzione di alimenti.
Quando parliamo di ambiente, del creato, il mio pensiero va alle prime pagine della Bibbia, al Libro della Genesi, dove si afferma che Dio pose l’uomo e la donna sulla terra perché la coltivassero e la custodissero (cfr 2,15).
E mi sorgono le domande: Che cosa vuol dire coltivare e custodire la terra? Noi stiamo veramente coltivando e custodendo il creato? Oppure lo stiamo sfruttando e trascurando? Il verbo “coltivare” mi richiama alla mente la cura che l’agricoltore ha per la sua terra perché dia frutto ed esso sia condiviso: quanta attenzione, passione e dedizione! Coltivare e custodire il creato è un’indicazione di Dio data non solo all’inizio della storia, ma a ciascuno di noi; è parte del suo progetto; vuol dire far crescere il mondo con responsabilità, trasformarlo perché sia un giardino, un luogo abitabile per tutti. E Benedetto XVI ha ricordato più volte che questo compito affidatoci da Dio Creatore richiede di cogliere il ritmo e la logica della creazione. Noi invece siamo spesso guidati dalla superbia del dominare, del possedere, del manipolare, dello sfruttare; non la “custodiamo”, non la rispettiamo, non la consideriamo come un dono gratuito di cui avere cura. Stiamo perdendo l’atteggiamento dello stupore, della contemplazione, dell’ascolto della creazione; e così non riusciamo più a leggervi quello che Benedetto XVI chiama “il ritmo della storia di amore di Dio con l’uomo”. Perché avviene questo? Perché pensiamo e viviamo in modo orizzontale, ci siamo allontanati da Dio, non leggiamo i suoi segni.
Ma il “coltivare e custodire” non comprende solo il rapporto tra noi e l’ambiente, tra l’uomo e il creato, riguarda anche i rapporti umani. I Papi hanno parlato di ecologia umana, strettamente legata all’ecologia ambientale. Noi stiamo vivendo un momento di crisi; lo vediamo nell’ambiente, ma soprattutto lo vediamo nell’uomo. La persona umana è in pericolo: (...) ecco l’urgenza dell’ecologia umana! E il pericolo è grave perché la causa del problema non è superficiale, ma profonda: non è solo una questione di economia, ma di etica e di antropologia. La Chiesa lo ha sottolineato più volte; e molti dicono: sì, è giusto, è vero… ma il sistema continua come prima, perché ciò che domina sono le dinamiche di un’economia e di una finanza carenti di etica. (...) Così uomini e donne vengono sacrificati agli idoli del profitto e del consumo: è la “cultura dello scarto”. Se si rompe un computer è una tragedia, ma la povertà, i bisogni, i drammi di tante persone finiscono per entrare nella normalità… (...)
Questa “cultura dello scarto” tende a diventare mentalità comune, che contagia tutti. La vita umana, la persona non sono più sentite come valore primario da rispettare e tutelare, specie se è povera o disabile, se non serve ancora – come il nascituro –, o non serve più – come l’anziano. Questa cultura dello scarto ci ha resi insensibili anche agli sprechi e agli scarti alimentari, che sono ancora più deprecabili quando in ogni parte del mondo, purtroppo, molte persone e famiglie soffrono fame e malnutrizione. Una volta i nostri nonni erano molto attenti a non gettare nulla del cibo avanzato. Il consumismo ci ha indotti ad abituarci al superfluo e allo spreco quotidiano di cibo, al quale talvolta non siamo più in grado di dare il giusto valore, che va ben al di là dei meri parametri economici. Ricordiamo bene, però, che il cibo che buttiamo via è come se lo avessimo rubato dalla mensa di chi è povero, di chi ha fame! Invito tutti a riflettere sul problema della perdita e dello spreco del cibo per individuare vie e modi che, affrontando seriamente tale problematica, siano veicolo di solidarietà e di condivisione con i più bisognosi.
Pochi giorni fa, nella Festa del Corpus Domini, abbiamo letto il racconto del miracolo dei pani: Gesù dà da mangiare alla folla con cinque pani e due pesci. E la conclusione del brano è importante: «Tutti mangiarono a sazietà e furono portati via i pezzi avanzati: dodici ceste» (Lc 9,17). Gesù chiede ai discepoli che nulla vada perduto: niente scarti! E c’è questo fatto delle dodici ceste: perché dodici? Che cosa significa? Dodici è il numero delle tribù d’Israele, rappresenta simbolicamente tutto il popolo. E questo ci dice che quando il cibo viene condiviso in modo equo, con solidarietà, nessuno è privo del necessario, ogni comunità può andare incontro ai bisogni dei più poveri. Ecologia umana ed ecologia ambientale camminano insieme.
Vorrei allora che prendessimo tutti il serio impegno di rispettare e custodire il creato, di essere attenti ad ogni persona, di contrastare la cultura dello spreco e dello scarto, per promuovere una cultura della solidarietà e dell’incontro.Grazie!
*
L’udienza generale di oggi,5 giugno 2013, di Papa Francesco, interrompendo il ciclo di catechesi sul Credo, è stata dedicata a una riflessione sulla Giornata Mondiale dell’Ambiente, istituita dall'Onu, che cade appunto il 5 giugno. Riprendendo e citando ripetutamente insegnamenti di Benedetto XVI, Francesco ha collegato l’«ecologia ambientale», cui la Giornata Mondiale richiama, all’«ecologia umana», troppo spesso disattesa anche da tanti ecologisti.
Per il cristiano, il valore dell’ambiente deriva dall’inizio stesso della Bibbia, dove nel Libro della Genesi si legge che Dio affidò all’uomo il compito di custodire e coltivare la terra, «un’indicazione di Dio data non solo all’inizio della storia, ma a ciascuno di noi». «Il verbo “coltivare” – ha detto il Papa – mi richiama alla mente la cura che l’agricoltore ha per la sua terra perché dia frutto ed esso sia condiviso: quanta attenzione, passione e dedizione!». I vecchi agricoltori erano ancora capaci di «cogliere il ritmo e la logica della creazione». Noi uomini di oggi invece «siamo spesso guidati dalla superbia del dominare, del possedere, del manipolare, dello sfruttare» la terra; «non la “custodiamo”, non la rispettiamo, non la consideriamo come un dono gratuito di cui avere cura».
Non si tratta, però, come molti pensano, solo di cattiva educazione ecologica, ma di mancanza di fede nel Dio creatore. «Stiamo perdendo l’atteggiamento dello stupore, della contemplazione, dell’ascolto della creazione; e così non riusciamo più a leggervi quello che Benedetto XVI chiama “il ritmo della storia di amore di Dio con l’uomo”. Perché avviene questo? Perché pensiamo e viviamo in modo orizzontale, ci siamo allontanati da Dio, non leggiamo i suoi segni».
Oggi nella Giornata dell’Ambiente tanti che la celebrano parlano solo di animali e di piante. «Ma – ha detto Papa Francesco – il “coltivare e custodire” non comprende solo il rapporto tra noi e l’ambiente, tra l’uomo e il creato, riguarda anche i rapporti umani». Benedetto XVI ha insegnato che non è credibile chi parla di ecologia ambientale senza preoccuparsi dell’ecologia umana. «Noi – ha spiegato il regnante Pontefice – stiamo vivendo un momento di crisi; lo vediamo nell’ambiente, ma soprattutto lo vediamo nell’uomo. La persona umana è in pericolo: questo è certo, la persona umana oggi è in pericolo, ecco l’urgenza dell’ecologia umana!».
Da dove viene questo pericolo? In verità, «la causa del problema non è superficiale, ma profonda»: è una questione «di etica e di antropologia» che parte dalla crisi morale per arrivare alla crisi dell’ambiente e anche alla crisi economica. Di fatto le tre crisi – morale, ambientale ed economica – sono legate, «perché ciò che domina sono le dinamiche di un’economia e di una finanza carenti di etica». Oggi «il denaro, i soldi comandano» sull’uomo. Come conseguenza, «uomini e donne vengono sacrificati agli idoli del profitto e del consumo: è la “cultura dello scarto”», un’espressione che il cardinale Bergoglio aveva coniato a Buenos Aires con riferimento all’eutanasia «silenziosa» praticata negli ospedali per liberare posti e letti. E anche all’udienza generale del 5 giugno il Papa è tornato sull’aborto e sull’eutanasia. «La vita umana, la persona non sono più sentite come valore primario da rispettare e tutelare, specie se è povera o disabile, se non serve ancora – come il nascituro –, o non serve più – come l’anziano». Per i nascituri la «cultura dello scarto» propone l’aborto, per gli anziani l’eutanasia.
La «cultura dello scarto» ormai «contagia tutti» e ci porta a invertire la gerarchia tra le necessità e i valori. «Se si rompe un computer è una tragedia, ma la povertà, i bisogni, i drammi di tante persone finiscono per entrare nella normalità. Se una notte di inverno, qui vicino in via Ottaviano, per esempio, muore una persona, quella non è notizia. Se in tante parti del mondo ci sono bambini che non hanno da mangiare, quella non è notizia, sembra normale. Non può essere così! Eppure queste cose entrano nella normalità: che alcune persone senza tetto muoiano di freddo per la strada non fa notizia. Al contrario, un abbassamento di dieci punti nelle borse di alcune città, costituisce una tragedia. Uno che muore non è una notizia, ma se si abbassano di dieci punti le borse è una tragedia! Così le persone vengono scartate, come se fossero rifiuti».
«Cultura dello scarto» significa anche spreco di cibo, qualche cosa che le nonne e i nonni insegnavano un tempo ai bambini a tavola a non praticare e che oggi sembra invece normale. «Una volta i nostri nonni erano molto attenti a non gettare nulla del cibo avanzato. Il consumismo ci ha indotti ad abituarci al superfluo e allo spreco quotidiano di cibo, al quale talvolta non siamo più in grado di dare il giusto valore, che va ben al di là dei meri parametri economici. Ricordiamo bene, però, che il cibo che si butta via è come se venisse rubato dalla mensa di chi è povero, di chi ha fame!».
Qualche giorno fa il Pontefice aveva commentato il brano evangelico dei pani e dei pesci. Si conclude così: «Tutti mangiarono a sazietà e furono portati via i pezzi avanzati: dodici ceste» (Lc 9,17). Ritornando sull’episodio, Papa Francesco osserva che «Gesù chiede ai discepoli che nulla vada perduto: niente scarti!». Il numero dodici, riferito alle ceste, è significativo. «Dodici è il numero delle tribù d’Israele, rappresenta simbolicamente tutto il popolo». La lotta contro la «cultura dello scarto» è un fatto culturale e corale. «Ecologia umana ed ecologia ambientale camminano insieme». Non ci prenderemo cura dell’ambiente se non impareremo a prenderci cura degli uomini: di tutti gli uomini, dai nascituri agli anziani, dal concepimento alla morte naturale.
Introvigne
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Udienza generale di Papa Francesco. Sintesi della catechesi e saluti in diverse lingue. La protezione dell'ambiente, dono di Dio affidato alla responsabilità dell'uomo
[Text: Italiano, Français, English, Español, Português]
Francese - Ore: 10:51
Speaker: Chers frères et sœurs, Dieu a confié la création à l’homme et à la femme pour qu’ils la gardent et la cultivent. Cultiver veut dire prendre soin, avec attention, avec passion et dévouement. Parfois nous perdons notre capacité de contempler, de nous émerveiller devant la création, car nous vivons dans un monde horizontal, qui s’éloigne de Dieu.
Francese - Ore: 10:51
Speaker: Chers frères et sœurs, Dieu a confié la création à l’homme et à la femme pour qu’ils la gardent et la cultivent. Cultiver veut dire prendre soin, avec attention, avec passion et dévouement. Parfois nous perdons notre capacité de contempler, de nous émerveiller devant la création, car nous vivons dans un monde horizontal, qui s’éloigne de Dieu.
Or la création est un don qui nous est fait, que nous devons respecter, et non pas manipuler pour en tirer profit. Mais, « garder et cultiver » concernent aussi les relations entre les hommes. La personne humaine est aujourd’hui sacrifiée aux idoles du profit et de la consommation. Elle est trop souvent rejetée comme si elle était un déchet dont personne ne se préoccupe, dès lors qu’elle est considérée comme coûteuse ou inutile. Alors que beaucoup d’hommes ne mangent pas à leur faim, la culture de consommation nous entraîne à gaspiller de la nourriture dont nous n’estimons même plus la valeur. Mais rappelons-nous que la nourriture que l’on jette c’est comme si elle avait été volée à la table du pauvre. Ecologie de l’environnement et écologie humaine vont ensemble. C’est en combattant la culture du rejet et du gaspillage qu’il est possible de devenir attentif à chacun, et de venir en aide aux besoins des plus pauvres.
Santo Padre:
Saluto cordialmente i pellegrini di lingua francese, particolarmente i fedeli venuti dalle Antille, dall’Isola Maurizio e dalla Costa d’Avorio. Saluto inoltre il gruppo di imam francesi, impegnati nel dialogo interreligioso. Cari amici, abbiate cura della creazione, prendetevi cura della persona umana, in modo che nessuno, intorno a noi, sia privo del necessario. Buon pellegrinaggio a tutti!
Speaker: Je salue cordialement les pèlerins francophones, particulièrement les fidèles venus des Antilles, de l’Ile Maurice et de Côte d’Ivoire. Je salue également le groupe d’imams de France engagés dans le dialogue interreligieux. Chers amis, ayons soin de la création, ayons soin de la personne humaine, de sorte que personne autour de nous ne soit privé du nécessaire. Bon pèlerinage à tous !
Speaker: Je salue cordialement les pèlerins francophones, particulièrement les fidèles venus des Antilles, de l’Ile Maurice et de Côte d’Ivoire. Je salue également le groupe d’imams de France engagés dans le dialogue interreligieux. Chers amis, ayons soin de la création, ayons soin de la personne humaine, de sorte que personne autour de nous ne soit privé du nécessaire. Bon pèlerinage à tous !
Inglese - Ore:10:55
Speaker: Dear Brothers and Sisters: Our Audience today coincides with World Environment Day, and so it is fitting to reflect on our responsibility to cultivate and care for the earth in accordance with God’s command (cf. Gen 2:15). We are called not only to respect the natural environment, but also to show respect for, and solidarity with, all the members of our human family. These two dimensions are closely related; today we are suffering from a crisis which is not only about the just management of economic resources, but also about concern for human resources, for the needs of our brothers and sisters living in extreme poverty, and especially for the many children in our world lacking adequate education, health care and nutrition. Consumerism and a “culture of waste” have led some of us to tolerate the waste of precious resources, including food, while others are literally wasting away from hunger. I ask all of you to reflect on this grave ethical problem in a spirit of solidarity grounded in our common responsibility for the earth and for all our brothers and sisters in the human family.
Santo Padre:
Saluto cordialmente i pellegrini di lingua inglese presenti all’odierna Udienza, specialmente quelli provenienti da Inghilterra, Scozia, Paesi Bassi, Nigeria, Singapore e Stati Uniti. Dio vi benedica tutti!
Speaker: I offer an affectionate greeting to all the English-speaking pilgrims and visitors present at today’s Audience, including those from England, Scotland, the Netherlands, Nigeria, Singapore and the United States. God bless you all!
Spagnolo - Ore: 11:02
Queridos hermanos y hermanas:
La Jornada Mundial del Medioambiente, que se celebra hoy, invita a contrarrestar el desperdicio de alimentos y a mejorar su distribución en el mundo.
Dios confió al hombre y a la mujer el cultivo y cuidado de la tierra, para que todos pudieran habitar en ella, pero el egoísmo y la “cultura del descarte” han conducido a desechar a las personas más débiles y necesitadas. Más aún, en muchas partes del mundo, no obstante el hambre y la desnutrición existentes, se desechan los alimentos. En el relato evangélico de la multiplicación de los panes, Jesús da de comer a la multitud con cinco panes y dos peces, y al final les pide a los discípulos que nada del alimento sobrante se desperdicie. Cuando la comida se comparte de modo justo, nadie carece de lo necesario. Los alimentos que se tiran a la basura son alimentos que se roban de la mesa del pobre, del que tiene hambre. La ecología humana y la ecología medioambiental son inseparables.
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Saludo a los peregrinos de lengua española, en particular a los grupos provenientes de España, Colombia, Uruguay, Argentina, México y los demás países latinoamericanos. Invito a todos a respetar y cuidar la creación, a prestar atención y cuidado a toda persona, a contrarrestar “la cultura del descarte” y del desecho para promover una cultura de la solidaridad y del encuentro. Muchas gracias.
Portoghese - Ore: 11:06
Locutor: Convido a todos, neste Dia Mundial do Ambiente, a um sério compromisso no sentido de se respeitar e guardar a criação, ser solícito por cada pessoa e contrastar a cultura do descarte e desperdício com uma cultura da solidariedade e do encontro. Logo no início da história, Deus mandou-nos cultivar e tutelar a criação, fazendo dela um jardim, um lugar habitável para todos; esta ordem, porém, não se refere só à nossa relação com o ambiente, mas também às relações humanas. A crise, que hoje se vive, reflecte-se no ambiente, mas é sobretudo humana. A vida humana já não é sentida como o valor primário a respeitar e tutelar; sacrificadas aos ídolos do lucro e do consumo, vemos as pessoas descartadas, postas de lado, sobretudo se ainda não são úteis, como o bebé por nascer, ou já não produzem, como os idosos. Jesus não quer desperdício; depois da multiplicação dos pães e dos peixes, mandou recolher os pedaços que sobraram, para que nada se perdesse. Lembremo-nos que o alimento que se joga fora é como se fosse roubado da mesa do pobre, de quem tem fome.
Santo Padre:
Carissimi pellegrini di lingua portoghese, benvenuti! Rivolgo un saluto particolare ai fedeli diocesani di Curitiba con il loro Pastore, Monsignor Moacyr Viti, incoraggiandovi tutti a scommettere sui grandi ideali di servizio, che allargano il cuore e rendono fecondi i vostri talenti. Volentieri benedico voi e i vostri cari!
Locutor: [Queridos peregrinos de língua portuguesa, sede bem-vindos! Uma saudação aos fiéis diocesanos de Curitiba com o seu Pastor, Dom Moacyr Viti, encorajando-vos a todos a apostar em ideais grandes de serviço, que engrandecem o coração e tornam fecundos os vossos talentos. De bom grado abençoo a vós e aos vossos entes queridos]