mercoledì 19 giugno 2013

Non più cristiani senza voce e senza famiglia



Le indicazioni pastorali del cardinale vicario di Roma al convegno ecclesiale diocesano. 

(Agostino Vallini) “Come” possiamo promuovere oggi a Roma, nel contesto culturale di crescente secolarizzazione e di crisi morale e sociale, ma dove grazie a Dio non mancano comunità vive, la responsabilità missionaria dei cristiani battezzati? Quali le condizioni che possono favorirla e le sfere di presenza e di esercizio? Negheremmo l’evidenza se non riconoscessimo che, grazie al concilio, in questi decenni tanti battezzati a Roma hanno preso coscienza con entusiasmo e fiducia della loro vocazione e la vivono responsabilmente.
Ma al tempo stesso non possiamo non riconoscere che in tanti battezzati la fede è languida, anemica o rischia di spegnersi, di conseguenza non avvertono la responsabilità di operare da cristiani. È verso questi battezzati anonimi e tristi che dobbiamo andare, aiutandoli a scrollarsi di dosso il torpore dell’abitudine e a percepire nuovamente la fede non solo come ragionevole ma come la forma attraente e gioiosa di vita quotidiana.
E allora: che cosa fare per riaccendere in questi cristiani la fede e la responsabilità di testimoniarla? A me pare che il Signore in questi ultimi mesi ci abbia parlato attraverso dei segni molto chiari. La lezione di fede umile e coraggiosa di Papa Benedetto XVI con la rinuncia al pontificato e la figura provvidenziale di Papa Francesco, con il suo stile di vita semplice e il suo insegnamento immediato e forte che tocca tanti cuori, vicini e lontani, sono un riferimento convincente a vivere così e a comunicare la fede. Quando il Papa ci dice che la Chiesa non è una ong di opere sociali, ma una storia d’amore tra Dio e gli uomini, che la Chiesa comincia nel cuore del Padre e che ognuno di noi è un anello di questa catena di amore, che non si capisce la Chiesa se non si guarda a Cristo e si va avanti solo con la forza dello Spirito Santo, comprendiamo che per far maturare nei fedeli coscienze responsabili è necessario che essi abbiano vitalità e forza spirituale. Se abbiamo pochi cristiani responsabili è perché «scarseggiano credenti che si lasciano prendere e trasformare dal dono del Vangelo!».
Ecco allora le principali attenzioni pastorali che possono aiutare lo sviluppo della responsabilità, avvertendo però che non sono a compartimenti stagno, ma aiuti e dimensioni della vita cristiana che interagiscono tra di esse. Una prima attenzione è valorizzare e qualificare la pastorale ordinaria, ma con un accentuato obiettivo formativo rivolto ai fedeli praticanti e a quanti comunque possiamo avvicinare. La sfida che siamo chiamati ad affrontare chiama in causa la nostra capacità formativa. La maggioranza dei fedeli li incontriamo la domenica per la celebrazione dell’Eucaristia. È un appuntamento prezioso da curare molto così da attrarre a una partecipazione spiritualmente intensa e fruttuosa, nella linea degli orientamenti pastorali scaturiti dal convegno diocesano del 2010 su «Eucaristia e testimonianza della carità». Un dono di grazia è l’adorazione eucaristica quotidiana e, grazie a Dio, va diffondendosi anche l’adorazione perpetua, affidata a gruppi stabili di adoratori. Desidero sostenerla e promuoverla. Per crescere in una mentalità di fede c’è bisogno di essere nutriti dalla Parola di Dio. In molte parrocchie è ormai entrata negli orari settimanali la lectio divina, sono ripresi i centri di ascolto del Vangelo nelle case, come ai tempi della Missione cittadina, e altre forme di scuola di preghiera. Sarebbe necessario fare un passo avanti. Dinanzi a una diffusa non conoscenza delle verità della fede, da quest’anno è necessario prevedere nei programmi annuali cicli mirati di catechesi per gli adulti (almeno in Avvento e Quaresima) che formino alle certezze di fede. Il Catechismo della Chiesa Cattolica è stato voluto per questo.
Tutti sappiamo quanto facciano bene alla vita spirituale la confessione frequente e la direzione spirituale. Al riguardo è necessaria un’azione pastorale più incisiva e stimolante. Altrettanto dico delle occasioni di ritiri o esercizi spirituali, anche per gruppi di adulti e famiglie. Per superare l’anonimato e la genericità dell’appartenenza ecclesiale mi sembra importante educare alla carità, esercitandola anche in forma organizzata. È bene dunque incoraggiare la nascita di gruppi specifici secondo le diverse sensibilità e interessi degli aderenti. Permettetemi infine di sottolineare una verità di fede che dovrebbe marcare tutta la pastorale: il protagonista primo dell’azione pastorale è lo Spirito Santo. Dovremmo mirare a far comprendere che solo corrispondendo all’azione dello Spirito Santo, la fede matura e diventa feconda. Affinché nella fede popolare cresca la consapevolezza che la vita cristiana è vita nello Spirito Santo: a) si dia maggiore attenzione alla celebrazione della Pentecoste, come diamo rilievo alla Veglia pasquale, sviluppando dal punto di vista catechetico e liturgico la fede nello Spirito Santo; b) per tutti i catechisti e gli operatori pastorali prevediamo all’inizio del nuovo anno pastorale, a livello di prefetture, tre incontri formativi su «Spirito Santo e vita morale»; c) per favorire una formazione di base di tutti i catechisti, il Vicariato ha in animo di programmare una Scuola diocesana per catechisti da attuarsi nelle diverse prefetture. Il progetto sarà vagliato dal Consiglio dei prefetti.
In continuità con il lavoro iniziato quest’anno, dobbiamo sviluppare la pastorale postbattesimale rivolta alle giovani famiglie. So bene che la difficoltà maggiore è la mancanza di sufficienti e preparati catechisti. Ma non dobbiamo rinunciare: bisogna perseverare, proporre questo ministero ed essere fiduciosi che pian piano i frutti arriveranno. Non possiamo perdere le giovani famiglie: molto spesso sono lontane dalla Chiesa e la nascita di un bambino è l’occasione per riavvicinarsi. La pastorale postbattesimale è nuova, non ha tradizione, è piuttosto un campo pastorale da arare con passione, perché di lì passeranno le nuove generazioni cristiane. È in casa infatti che si riceve o non si riceve il primo annuncio dell’amore di Dio.
Una terza attenzione è rivolta alla responsabilità dei battezzati nel mondo. Papa Francesco, in più di un’occasione, ci ha chiesto di uscire dal tempio per andare verso le periferie esistenziali. I cristiani devono farsi compagni di strada di chi vive loro accanto, auspicando da parte di queste persone la presa di coscienza che il Vangelo dà fondamento proprio a quei valori condivisi. In questa prospettiva dobbiamo far maturare nelle comunità ecclesiali, parrocchiali e di altra espressione, la coscienza che si è cristiani sempre e dovunque; a non chiudersi nel privato, ma a sentirsi inviati. Sono convinto che i laici hanno tanto da dare a questa città in crisi. Purtroppo tanti cristiani nel tessuto della vita cittadina non hanno voce, o mancano di coraggio e di iniziativa, perché forse non hanno una chiara consapevolezza della loro identità ecclesiale; spesso sono “cristiani senza famiglia” e dunque si sentono incapaci di esprimere un giudizio di fede su ciò che accade nelle articolazioni della vita sociale e civile. Dovremmo puntare a una osmosi e integrazione tra pastorale parrocchiale o di altra realtà ecclesiale e pastorale di ambiente. Questa dovrebbe essere assunta nella pastorale parrocchiale e la parrocchiale dilatarli negli ambienti, attraverso l’opera dei fedeli laici.
Vorrei ora richiamare alcuni ambiti in cui la responsabilità dovrebbe esprimersi, assicurando fin da ora il sostegno e il supporto formativo e organizzativo degli Uffici del Vicariato: a) Responsabilità nell’irradiazione della carità. I cristiani sono chiamati a prestare attenzione anche a quelle situazioni che toccano l’ordinarietà della vita quotidiana, perché è la stessa condizione creaturale a collocarci nella fragilità. Se vogliamo evitare di essere confusi con la Croce rossa che accoglie le vittime di una società spietata, i cristiani devono esprimere la carica profetica di giudicare la storia dolente degli uomini alla luce dell’amore di Cristo in una società nella quale il potere, il danaro e il successo sono diventati gli idoli ai quali tanti si prostrano. Mentre si fanno presenza amica dei deboli e i poveri, devono essere coscienza critica e pungolo delle istituzioni per una convivenza civile accogliente e giusta. b) Responsabilità nella scuola. Sarebbe molto importante promuovere incontri di prefettura con gli insegnanti, impegnandoli come soggetti attivi, per discutere dell’attuale crisi educativa e del potenziale educativo della comunità ecclesiale. Le parrocchie istituiscano gruppi di autoformazione per insegnanti, con la metodologia del laboratorio, per esprimere l’attenzione permanente della comunità cristiana al tema dell’educazione sul territorio. Esorto particolarmente gli Istituti di vita consacrata dediti all’educazione e impegnati nelle scuole dell’infanzia, e gli insegnanti di religione cattolica nelle stesse scuole, a elaborare progetti educativi che coinvolgano i genitori, in dialogo con le parrocchie, rivolti ai bambini di 4-6 anni. c) Responsabilità nel mondo universitario. Gli operatori pastorali delle cappellanie universitarie si impegnino a potenziarne la vita ecclesiale nelle università e a valorizzare la presenza dei collegi universitari come centri di pastorale universitaria. È auspicabile che in ogni facoltà vengano promossi gruppi culturali di docenti e studenti per animare cristianamente l’ambiente e la cultura universitaria. Anche nelle parrocchie sarebbe importante qualificare la presenza dei gruppi di universitari, creando il collegamento con le cappellanie universitarie presenti sul territorio. d) Responsabilità nella pastorale della salute. La pastorale della salute oggi deve occuparsi non solo dei malati, ma anche di chi vive accanto ai malati, dagli operatori sanitari ai familiari. Pertanto, nelle strutture socio-sanitarie è necessario promuovere la formazione di operatori sanitari professionali alla testimonianza cristiana nei luoghi di lavoro e la costruzione di comunità cristiane; ci si adoperi per avviare un rapporto tra i luoghi di cura e la comunità cristiana sul territorio attraverso percorsi di conoscenza dei bisogni socio-sanitari e di sostegno spirituale delle persone coinvolte. Un altro ambito importante sarebbe quello di educare specialmente i giovani a stili di vita salutari, come espressione di responsabilità verso la vita, segno di rispetto della dignità del corpo e valorizzazione dei doni ricevuti. e) Responsabilità nel mondo del lavoro. È necessario diffondere la conoscenza della dottrina sociale della Chiesa attraverso cui incarnare il Vangelo nel mondo del lavoro, dell’impresa, dell’economia. Con iniziative mirate e approfondimenti di aree tematiche specifiche si curi la formazione degli operatori dei rispettivi settori professionali. f) Responsabilità e vita politica. È questo un ambito di grande rilevanza, in cui c’è una forte esigenza di una nuova generazione di laici cristiani capaci di dedicarsi con competenza e rigore morale al servizio del bene comune. Viviamo un momento storico in cui la politica non gode la stima dei cittadini né attrae a impegnarsi in essa, soprattutto da parte delle nuove generazioni. L’indifferenza e l’insofferenza verso questo mondo è sotto gli occhi di tutti. Il grande pontefice Paolo VI chiamava la politica «la più alta forma di carità sociale». Naturalmente è legittima la libertà di scelta tra le diverse opinioni e opzioni politico-partitiche, ma a condizione che le scelte siano conformi a una chiara identità cristiana, cioè siano compatibili con la fede e la legge morale naturale: non tutte le concezioni dell’uomo e della vita sociale hanno lo stesso valore. L’obiettivo è il vero bene della persona umana, da non confondere con un indistinto pluralismo nella scelta dei principi morali e dei valori sostanziali di riferimento. Se è vero che la fede cristiana non si identifica con alcuna visione politica concreta, è parimente vero che essa per i credenti è il criterio supremo di vita, e pertanto la fede deve informare la cultura politica di riferimento, alla luce della dottrina morale e sociale cristiana. È certamente un campo di attività che richiede attento discernimento con un costante ancoraggio alla Parola di Dio e al magistero della Chiesa. Auspico che nella nostra diocesi sorgano centri di cultura politica che formino a questo servizio, ancorati a seri cammini spirituali, e che possano preparare all’assunzione di specifiche responsabilità.
L'Osservatore Romano