
Convocati in Vaticano organismi caritativi impegnati in Siria. Intervista a Mons. Giampietro Dal Toso
(Mario Ponzi) Il mondo sembra sordo al lamento dell’umanità violata in Siria. Lo confermano i dati impressionanti che sulla situazione vengono quotidianamente snocciolati dagli osservatori internazionali: a tutt’oggi è incalcolabile il numero delle vittime; sono ormai sette milioni le persone che chiedono aiuto; quattro milioni e mezzo gli sfollati interni, mentre i rifugiati si avvicinano ai due milioni. Gli appelli alla pace e alla solidarietà si moltiplicano, ma sembrano perdersi nel baratro dell’indifferenza. Così Papa Francesco, dopo il nuovo grido alla coscienza dei responsabili lanciato all’Angelus di domenica scorsa, ha fortemente voluto la convocazione degli stati generali degli organismi caritativi cattolici che operano nel contesto della crisi siriana per fare il punto sulla situazione e capire come proseguire nella già ingente opera di assistenza messa in campo i questi anni per soccorrere le popolazioni di quella terra martoriata.
E Cor Unum, lo strumento più immediato e diretto della carità del Papa, ha riunito una ventina di organismi, che già da questa mattina, martedì 4 giugno, si incontrano per «costruire qualcosa che possa rispondere al continuo peggioramento della già gravissima situazione umanitaria del Paese e dei profughi», come ci spiega monsignor Giampietro Dal Toso, segretario del Pontificio Consiglio Cor Unum, nell’intervista rilasciata al nostro giornale. E domani, mercoledì 5, nel salone della Domus Sanctae Marthae, ne parleranno con il Papa.
Dopo l’incontro a Beirut nel novembre dello scorso anno, gli organismi caritativi cattolici che operano in Siria sono stati nuovamente convocati. Cosa è cambiato in questi mesi?
A parlare sono le cifre delle vittime, in costante aumento. Questa guerra, è sotto gli occhi di tutti, non accenna a fermarsi. E dunque i bisogni della popolazione aumentano. Per noi è importante chiederci dove e come migliorare la nostra azione, con fondi che corrispondano alle aumentate necessità. Soprattutto dobbiamo cercare di lavorare insieme per adeguare la gestione degli aiuti umanitari a una situazione in continua evoluzione.
Quali organismi sono stati convocati?
Certamente Caritas internationalis e la sua Regione Medio-Oriente. Ma poi ci sono molti altri organismi cattolici attualmente attivi in Siria e nei Paesi vicini. Sarebbe lungo l’elenco. All’incontro naturalmente partecipa anche il nunzio apostolico in Siria, arcivescovo Mario Zenari.
Ha fatto cenno alla necessità di adeguare la gestione degli aiuti. Quali difficoltà si incontrano?
In Siria ci sono difficoltà di comunicazione. Con la guerra in atto non è certo facile muoversi entro i confini nazionali, soprattutto in alcune zone. Direi però che quello che maggiormente ora preoccupa è il continuo ingigantirsi del dramma, con sfide nuove che vengono dall’approssimarsi dell’estate: caldo, accesso all’acqua, aumento dei profughi. A ciò si deve rispondere con risorse nuove. Pensi soltanto che, oltre a programmi specifici, ogni giorno gli organismi cattolici sostengono regolarmente oltre centocinquantamila persone. E assicurare di che vivere a tanta gente è certamente un impegno notevole, anche se non possono sottacere tanti esempi belli di aiuto reciproco. In particolare dobbiamo esaminare la questione del coordinamento di tutte queste importanti iniziative affinché neppure il minimo sforzo vada disperso.
Ci può raccontare come concretamente si riesce a portare l’aiuto laddove è più necessario?
Ci sono diverse tipologie di aiuto. In primo luogo c’è gente che si rivolge direttamente al parroco, al vescovo o agli istituti religiosi più vicini. E questa è la forma più diretta e immediata. Altre volte invece sono gli organismi stessi che individuano e segnalano gruppi o comunità isolati e bisognosi, che allora devono essere soccorsi con rifornimenti specifici. Poi naturalmente ci sono posti di distribuzione di aiuti quotidiani o di pasti allestiti sia a Damasco, che in altre città, per esempio ad Aleppo. Un altro grande sforzo è il sostegno dei profughi fuori dei confini siriani, che a volte sono raccolti in campi profughi, oppure vivono presso famiglie. In questi luoghi c’è infatti da organizzare l’accoglienza e il sostentamento quotidiano. È chiaro dunque che la nostra azione assume contorni diversi a seconda di chi dobbiamo aiutare e della sua situazione contingente.
Il fatto che sia il parroco, il vescovo o comunque l’istituto religioso a fornire direttamente l’aiuto limita l’intervento della Chiesa a favore dei cristiani?
Assolutamente no. Il nostro aiuto non ha etichette, non conosce limiti di razze, religioni o di appartenenza. È l’uomo che soffre il destinatario della carità della Chiesa cattolica. E della sollecitudine del Papa, che nutre forti preoccupazioni per questa gente e spinge noi e i nostri organismi a fare sempre di più. Ovviamente la situazione delle comunità cristiane di quelle regioni ci sta particolarmente a cuore.
Il Papa per la verità si rivolge anche alla comunità internazionale. Ma con quali risultati?
Il Papa invita la comunità internazionale ad assumersi le proprie responsabilità soprattutto affinché sia al più presto raggiunta una soluzione politica, che evidentemente metterebbe fine all’espandersi dell’emergenza umanitaria. Ma è chiaro che le sue parole ispirano la nostra azione e ci interrogano su quello che noi concretamente possiamo fare. Mi sembra importante trasmettere a quelle popolazioni, specie ai cristiani, che il Papa pensa a loro e che la Chiesa universale vuol fare la sua parte. In queste riunioni dovremo capire meglio come rendere più efficace la nostra presenza in quei territori e la nostra azione umanitaria. Questa azione è capillare ed è apprezzata anche al di là dei confini nazionali e al di là della comunità cristiana, per esempio dai musulmani. La settimana scorsa a Bruxelles ho avuto un riscontro dell’apprezzamento internazionale per questa opera di assistenza a livello locale di cui è capace la Chiesa.
Cor Unum ha creato un’apposita struttura per monitorare gli interventi degli organismi cattolici in Siria?
No. Non abbiamo una struttura particolare per la Siria, ma seguiamo quotidianamente la situazione, attraverso le informazioni che riceviamo, sia direttamente dalla Siria, che da chi lavora nell’assistenza umanitaria. E mi sembra che nostro compito è anche chiedere al Signore sapienza per chi governa e consolazione per chi soffre.
L'Osservatore Romano