In una parrocchia vicina al Vaticano, alla vigilia della XIX «Giornata della memoria e dell’impegno»
ANDREA TORNIELLICITTÀ DEL VATICANO
Papa Francesco incontrerà i partecipanti all’incontro promosso dalla Fondazione «Libera», presieduta da don Luigi Ciotti. Lo ha annunciato questa mattina la Sala Stampa vaticana. L'incontro è previsto venerdì 21 marzo, alle ore 17.3, nella chiesa di San Gregorio VII, in Via Gregorio VII, a due passi dalle mura vaticane. Saluteranno il Papa i familiari delle vittime innocenti delle mafie, alla vigilia della XIX «Giornata della memoria e dell’impegno» in ricordo delle vittime innocenti delle mafie, che si terrà a Latina il giorno successivo 22 marzo.
Lo scorso 21 gennaio Francesco aveva ricevuto a Santa Marta don Ciotti, per un colloquio durante il quale si era parlato della «necessità di un maggiore impegno a sostegno delle persone povere e fragili, segnate dalla violenza e dall'ingiustizia, con particolare riguardo all'attività a tutela delle donne vittime di tratta».
In un secondo tempo l'incontro si era allargato alla partecipazione di don Marcello Cozzi e don Tonio Dall'Olio, sacerdoti attivi in «Libera», e si era discusso di lotta alle mafie e alla corruzione e del sostegno ai famigliari delle vittime del crimine organizzato. Un argomento verso il quale Papa Francesco aveva manifestato particolare sensibilità.
Quello del Papa, ha commentato don Ciotti, è «un dono tanto più grande perché precede, anzi apre, la “Giornata della memoria e dell’impegno”. Il 21 marzo è per loro – e sarebbe bello lo diventasse, istituzionalmente, per tutti gli italiani – il giorno in cui i loro cari, in tante città d’Italia, vengono chiamati per nome, uno a uno, in un appello rivolto alle coscienze di tutti. Quei nomi vengono pronunciati ma sono quei nomi, in realtà, a chiamarci».
«La disponibilità del Papa ad accompagnare i famigliari a questo momento carico di dolore ma anche di speranza - ha continuato il sacerdote - è segno di un’attenzione e di una sensibilità che loro hanno colto sin dal primo momento. Attenzione verso tutta l’umanità fragile, ferita. Ma attenzione, anche, per lo specifico tema delle mafie, della corruzione, delle tante forme d’ingiustizia che negano la dignità umana. Voce di una Chiesa che salda il cielo e la terra, e che della denuncia fa annuncio di salvezza. Molte di quelle vittime erano “giusti”. Persone che non hanno esitato a mettere la propria vita al servizio di quella degli altri, anche a costo di perderla. È questa giustizia delle coscienze, prima che delle leggi, il dono che ci hanno lasciato. Condividerlo è nostro compito quotidiano. Condividerlo con Papa Francesco - ha concluso don Ciotti - è la più grande delle gioie».
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Il Papa pregherà con le famiglie di 700 vittime di mafia
Corriere della Sera
(Maria Antonietta Calabrò) Il Papa incontrerà 700 familiari delle vittime delle mafie che insanguinano l’Italia, e pregherà con loro, in una veglia nella chiesa romana di Gregorio VII, venerdì prossimo, 21 marzo. Il primo giorno di primavera si celebra la «Giornata della memoria delle vittime innocenti delle mafie» promossa dalla Fondazione «Libera», presieduta da don Luigi Ciotti.
Il sacerdote ha spiegato che «la disponibilità del Papa ad accompagnare i familiari a questo momento carico di dolore ma anche di speranza, è segno di un’attenzione e di una sensibilità che loro hanno colto sin dal primo momento. Attenzione verso tutta l’umanità fragile, ferita».«Molte di quelle vittime — ha aggiunto don Ciotti — erano “giusti”. Persone che non hanno esitato a mettere la propria vita al servizio di quella degli altri, anche a costo di perderla».
Ma Francesco dimostra — ha sottolineato don Ciotti in una dichiarazione diffusa dalla Sala stampa vaticana — «attenzione anche per lo specifico tema delle mafie, della corruzione, delle tante forme di ingiustizia che negano la dignità umana. Voce di una Chiesa che salda il Cielo e la Terra, e che della denuncia fa annuncio di salvezza».
Non è la prima volta per il Pontefice. Nel maggio dell’anno scorso, il giorno dopo la beatificazione a Palermo di don Pino Puglisi,assassinato da Cosa Nostra, aveva detto all’Angelus: «Educando i ragazzi secondo il Vangelo li sottraeva alla malavita e così questa ha cercato di sconfiggerlo uccidendolo. In realtà però è lui che ha vinto, con Cristo risorto». «Io penso — aveva aggiunto a braccio Francesco — a tanti dolori di uomini e donne, anche bambini, che sono sfruttati da tante mafie, che li costringono a fare il lavoro che li rende schiavi, con la prostituzione, con tante pressioni sociali. Dietro questi sfruttamenti, queste schiavitù, ci sono mafie, ma preghiamo il Signore perché converta il cuore di queste persone. Non possono fare questo, non possono fare i nostri fratelli schiavi. Preghiamo perché questi mafiosi e queste mafiose si convertano a Dio».
Una posizione «forte», che si unisce a quanto Francesco sta facendo anche per la trasparenza delle finanze vaticane e dello Ior, tanto che lo scorso novembre il procuratore aggiunto di Reggio Calabria, Nicola Gratteri ha messo pubblicamente in guardia dai possibili rischi che «la mafia finanziaria» potrebbe fargli correre.
Quanto agli ultimi Papi, nessuno può dimenticare il «grido» scagliato contro la mafia da Giovanni Paolo II, il 9 maggio del ‘93, ad Agrigento, quando chiese ai mafiosi di convertirsi, ammonendo che un giorno sarebbe venuto il giudizio di Dio. «La mafia» è «una strada di morte, incompatibile con il Vangelo», è stata la condanna pronunciata nel 2010 al teatro Politeama di Palermo da Benedetto XVI, il quale pure nel 2007 a Napoli condannò la camorra.
Il sacerdote ha spiegato che «la disponibilità del Papa ad accompagnare i familiari a questo momento carico di dolore ma anche di speranza, è segno di un’attenzione e di una sensibilità che loro hanno colto sin dal primo momento. Attenzione verso tutta l’umanità fragile, ferita».«Molte di quelle vittime — ha aggiunto don Ciotti — erano “giusti”. Persone che non hanno esitato a mettere la propria vita al servizio di quella degli altri, anche a costo di perderla».
Ma Francesco dimostra — ha sottolineato don Ciotti in una dichiarazione diffusa dalla Sala stampa vaticana — «attenzione anche per lo specifico tema delle mafie, della corruzione, delle tante forme di ingiustizia che negano la dignità umana. Voce di una Chiesa che salda il Cielo e la Terra, e che della denuncia fa annuncio di salvezza».
Non è la prima volta per il Pontefice. Nel maggio dell’anno scorso, il giorno dopo la beatificazione a Palermo di don Pino Puglisi,assassinato da Cosa Nostra, aveva detto all’Angelus: «Educando i ragazzi secondo il Vangelo li sottraeva alla malavita e così questa ha cercato di sconfiggerlo uccidendolo. In realtà però è lui che ha vinto, con Cristo risorto». «Io penso — aveva aggiunto a braccio Francesco — a tanti dolori di uomini e donne, anche bambini, che sono sfruttati da tante mafie, che li costringono a fare il lavoro che li rende schiavi, con la prostituzione, con tante pressioni sociali. Dietro questi sfruttamenti, queste schiavitù, ci sono mafie, ma preghiamo il Signore perché converta il cuore di queste persone. Non possono fare questo, non possono fare i nostri fratelli schiavi. Preghiamo perché questi mafiosi e queste mafiose si convertano a Dio».
Una posizione «forte», che si unisce a quanto Francesco sta facendo anche per la trasparenza delle finanze vaticane e dello Ior, tanto che lo scorso novembre il procuratore aggiunto di Reggio Calabria, Nicola Gratteri ha messo pubblicamente in guardia dai possibili rischi che «la mafia finanziaria» potrebbe fargli correre.
Quanto agli ultimi Papi, nessuno può dimenticare il «grido» scagliato contro la mafia da Giovanni Paolo II, il 9 maggio del ‘93, ad Agrigento, quando chiese ai mafiosi di convertirsi, ammonendo che un giorno sarebbe venuto il giudizio di Dio. «La mafia» è «una strada di morte, incompatibile con il Vangelo», è stata la condanna pronunciata nel 2010 al teatro Politeama di Palermo da Benedetto XVI, il quale pure nel 2007 a Napoli condannò la camorra.
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