domenica 2 marzo 2014

Quando i vescovi si confrontarono sul Vaticano II.



 Lettura storica e lettura teologica

Quarant’anni di interpretazioni. Pubblichiamo uno stralcio di un articolo uscito sul numero di gennaio del mensile «La rivista del clero italiano». Nel testo l’autore sintetizza quanto elaborato in maniera più diffusa nel libro La recezione del Concilio Vaticano II nel dibattito storiografico dal 1965 al 1985. Riforma o discontinuità? (Cantalupa, Effatà, 2011). Nel volume — introdotto da una prefazione del gesuita Norman Tanner e da una sezione dedicata alla premesse di metodo — l’autore ricostruisce le tappe salienti del periodo preso in esame descrivendo alcune figure come «agenti della recezione» e ripercorrendo la documentazione storiografica sul concilio alla luce della dialettica interna fra diverse posizioni. Il raggio di analisi del dibattito è principalmente limitato all’Europa occidentale e al Nord America, limitazione ragionevole data la vastità del tema trattato; corredano il testo una sezione composta da tre appendici di testi e un prezioso indice dei nomi.
(Francesco Saverio Venuto) Il sinodo straordinario dei vescovi del 1985 non poté e allo stesso tempo non volle fornire un’interpretazione “ufficiale” del Vaticano II e risolverne problematiche lasciate aperte, ma cercò, lontano da steccati ideologici, di ribadire e indicare alcuni criteri di ermeneutica e lettura dei documenti conciliari. Il concilio — dichiararono i Padri sinodali — legittimamente convocato e validamente celebrato, essendo espressione autorevole del Magistero del Papa in comunione con i vescovi nell’interpretare il deposito della fede, è da promuovere e applicare integralmente.
Senza dubbio — osservarono ancora i vescovi — sono attive delle resistenze nel processo recettivo come conseguenza di un’ermeneutica impostata su una lettura parziale e riduttiva dei testi conciliari, dovuta anche a una mancata attenzione da parte dell’episcopato nel vigilarne l’interpretazione e l’applicazione.
Nella relazione finale, oltre a incoraggiare una più ampia e profonda conoscenza del concilio, attraverso la sua assimilazione interiore, la sua riaffermazione e la sua attuazione, il sinodo promosse alcune indicazioni di natura ermeneutica, riproponendo quasi alla lettera i criteri di lettura dell’avvenimento e dei documento conciliari, così come erano stati redatti dal teologo Walter Kasper in un suo contributo inviato in fase preparatoria alla Segreteria generale. Essi sono: lettura integrale di tutti i documenti nella loro specificità e nel loro reciproco rapporto; attenzione particolare verso le quattro Costituzioni come “chiavi interpretative” dei decreti e delle dichiarazioni; unità tra spirito e lettera conciliare; continuità del Vaticano II con la grande tradizione della Chiesa.
Il documento conclusivo del sinodo rappresentò un caloroso invito a considerare il concilio Vaticano II un momento significativo della storia della Chiesa e una ulteriore fondamentale occasione di approfondimento teologico per la fede cristiana. Una lettura storica e allo stesso tempo teologica del Vaticano II avrebbe potuto contribuire a una sua più integrale comprensione, evitando così il rischio di letture aprioristiche, a scapito di una corretta ricostruzione dei fatti storici, e un’interpretazione “ateologica” e storicista, incapace di rendere ragione a una continuità e sviluppo nella storia della Chiesa.
L'Osservatore Romano