giovedì 13 marzo 2014

Soffia la primavera sulle Chiese ortodosse



Con il Grande Sinodo
soffia la primavera
sulle Chiese ortodosse
Decisa la convocazione entro il 2016. Il priore della Comunità di Bose, padre Enzo Bianchi, spiega: "La Chiesa ortodossa non ha fatto Concili ecumenici dopo i primi setti avvenuti nel primo millennio". Sono stati necessari 30 anni di preparazione. Una grande occasione per trovare forme di unità e una voce unica, nel momento in cui la secolarizzazione insidia tutte le Chiese
di Maria Chiara Biagioni

“Una novità assoluta, un miracolo per gli ortodossi ma anche una grande grazia per tutti i cristiani”. Usa espressioni forti  Enzo Bianchi per far capire la portata storica della decisione presa nei giorni scorsi al Fanar dai primati delle Chiese ortodosse di convocare entro il 2016 il Santo e Grande Sinodo della Chiesa ortodossa. Grande conoscitore del mondo ortodosso, il priore della Comunità di Bose spiega: “Dobbiamo pensare che la Chiesa ortodossa non ha fatto Concili ecumenici dopo i primi setti avvenuti nel primo millennio”. Da oltre 30 anni, le Chiese ortodosse hanno lavorato alla realizzazione di un Sinodo pan-ortodosso. “Ci sono state tante difficoltà - ricorda il priore - perché non avendo un centro di autorità come la Chiesa di Roma con il Papa, era necessario che sinfonicamente tutte fossero d’accordo. Si è temuto che fosse sempre rimandato, che fosse impossibile. Poi improvvisamente nei giorni scorsi l’assemblea di tutti i patriarchi delle Chiese ortodosse ha deciso la data”. 

Cosa ha potuto rendere possibile questo miracolo? 

“Va detto con chiarezza che un tempo le Chiese erano forti, erano Chiese che coincidevano con la società. Noi oggi invece viviamo tutti in una situazione di secolarizzazione in cui le Chiese sono diventate minoranze. Lo sono anche in Oriente dove c’è stata la grande prova del comunismo per la Chiesa serba, russa, bulgara, romena. Oggi pesa anche la situazione vissuta dai cristiani del Medio Oriente che fuggono da quelle terre. Ecco, questa condizione di debolezza fa il miracolo perché i cristiani sentono che hanno bisogno di trovare una certa unità, una comunione senza la quale il futuro della loro presenza, soprattutto in Medio Oriente, diventa precaria”. 

Che cosa ci si aspetta da questo Sinodo? 
“Essenzialmente due grandi cose. La prima è che ci sia un rinnovamento della fede e della maniera di presentare la fede in questo mondo secolarizzato in cui i cristiani sono diventati una minoranza. Si dovrebbe insomma compiere quello stesso sforzo che i cattolici hanno fatto con il Concilio Vaticano II. La seconda sfida è trovare vie di comunione: in questa pur ricchissima sinfonia dell’autonomia delle Chiese, che sono tutte ugualitarie e ciascuna radunata attorno a un Patriarca, senza un centro per tutte, gli ortodossi hanno bisogno di trovare vie di comunione. Quindi con ogni probabilità studieranno anche forme perché qualcuno abbia il compito preciso di tenere uniti e diventare portavoce di tutta l’Ortodossia. Perché una situazione così frammentata facilmente favorisce la divisione, le contestazioni, mette l’una contro l’altra. E sappiamo che questa è una piaga oggi delle Chiese ortodosse”. 

Papa Francesco ha indicato la collegialità delle Chiese ortodosse. In qualche modo la loro riflessione interessa anche noi cattolici? 

“Direi che la questione può essere spiegata così, sebbene in termini molto semplici ma utili per far capire. Gli ortodossi hanno sempre affermato la sinodalità, mentre in Occidente noi abbiamo affermato soprattutto il Primato. La formula verso la quale si sta andando chiede a noi cattolici di riflettere sul fatto che non c’è primato senza sinodalità. E questa collegialità noi dobbiamo impararla dagli ortodossi. Agli ortodossi, chiede invece di sviluppare l’idea che non c’è una sinodalità che funziona se non c’è poi un primo che ha come compito l’animazione della comunione e l’opera di unità”. 

Detta così la questione sembra semplicissima, in realtà poi nei dialoghi i sentieri si contorcono e si perdono. 

“Si contorcono perché non è cosi facile. Perché poi si comincia a dire che se c’è un primato, chi deve essere il primo? E noi sappiamo che già al tempo di Gesù gli apostoli hanno cominciato a discutere per sapere chi tra loro era il primo. E questo era l’inizio di ogni contrapposizione e divisione”. 

Il pontificato di Papa Francesco e ora la convocazione di un Sinodo pan-ortodosso. Si respira nella Chiesa universale un periodo di grandi novità. Che cosa sta succedendo? Che spirito aleggia sul mondo? 

“Sono convinto che stiamo vivendo una primavera. Come era stato all’inizio degli anni Sessanta con il Concilio e Papa Giovanni. Nella storia sovente ci sono queste primavere. Normalmente non ce la fanno neanche ad accennarsi perché arrivano gelate repentine. La primavera vissuta negli anni del Concilio sembra attualmente essere tornata con Papa Francesco, ma anche all’interno delle Chiese. Perché ora? Gli uomini oggi guardano di nuovo alle Chiese e a Gesù Cristo perché hanno bisogno di senso, perché la loro vita ha bisogno di essere salvata, hanno bisogno di sentire parole di misericordia. Tutto questo credo sia un tempo favorevole per la Chiesa e per il Vangelo. La Chiesa deve saper cogliere questo tempo senza farne resistenza. Senza indurirsi in un’autodifesa, nel momento in cui essa si trova a essere povera e in minoranza, forse addirittura debole. Ma forse è proprio questa sua condizione, la sua stessa chance. La chance del Vangelo”.
Sir