lunedì 15 settembre 2014

Israele e le nuove alleanze


Schönborn: "Non dimentichiamo le lezioni della storia: Napoleone, Hitler..." Il cardinale: Europa e Russia cerchino il dialogo   

(Gian Guido Vecchi, intervista al cardinale Christoph Schönborn)Eminenza, il Papa torna a parlare di una Terza guerra mondiale «combattuta a pezzi", che ne dice?
«Ciò che sta accadendo adesso in Ucraina è pericolosissimo. Già nella Prima guerra mondiale i più ragionevoli in Europa dicevano: non fare la guerra con la Russia».
Il cardinale Christoph von Sch
önborn, 69 anni, finissimo teologo domenicano con studi di psicologia e teologia tra la sua Vienna, la Sorbona e Ratisbona, rampollo di un'antichissima famiglia dell'aristocrazia boema, esce da un'auto qualsiasi fuori dal Sacrario, apre l'ombrello e passa tranquillo tra i fedeli per raggiungere il suo posto. Prima di arrivare qui, nel cimitero di centomila italiani, Francesco ha pregato sulle tombe dei nemici di allora, nel cimitero austroungarico. Un gesto significativo anche per l'oggi, come la presenza dell'arcivescovo di Vienna. "Per me è importante essere qui, con il Santo Padre, a pregare per i morti delle due parti. La guerra è folle».
Eminenza, la Prima guerra mondiale fu una catastrofe politica, prima che umana... 
«Non dobbiamo dimenticare, mai, la lezione della storia. Napoleone, Hitler....il pericolo è enorme. Europa e Russia devono stare assieme, cercare il dialogo. Certo, in Russia non sono dei santi, ma neanche noi lo siamo. Anche le condizioni in Medio Oriente richederebbero che le grandi potenze, dagli Stati Uniti alla Russia, per così dire "obligassero" alla pace».
Che cosa dice la presenza di Francesco, oggi, davanti a questi centomila morti?
 
«Dice la follia della guerra. Non dobbiamo mai dimenticare ciò che hanno detto i Papi. Le parole di Benedetto XV che esortava i capi delle nazioni a fermare l''inutile strage" della Grande Guerra. O quelle di Giovanni Paolo II, alla vigilia della prima e della seconda Guerra del Golfo. Abbiamo visto che cosa è succeso. Fino al messaggio fantastico che Francesco pronunciò il primo settembre dell'anno scorso...».
L'Angelus che disse mentre si annunciava un intervento militare imminente in Siria?
 
«Sì. Le parole del Santo Padre cambiarono in modo decisivo la situazione che si era creata tra Stati Uniti e Russia sulla Siria. Gli americani stavano per intervenire, era previsto martedì. Ricordo bene quella domenica, ero in piazza San Pietro. È stato commovente sentire il Santo Padre invitare al digiuno e alla preghiera per la pace in Siria, parlare del "grido che sale da ogni parte della Terra, da ogni popolo, dal cuore di ognuno, dall'unica grande famiglia che è l'umanità" ed esclamare: "Mai più la guerra! Mai più!"» 
In Iraq si può parlare di una guerra di religione? 
«No non lo è. Nella regione mediorientale i cristiani sono in grandissimo pericolo, ma non sono i soli. C'è anche una guerra fratricida all'interno dell'Islam stesso. Come sempre, le cose sono molto complesse. E tra le cause delle guerre, sempre e di nuovo, ci sono le situazioni di ingiustizia, di miseria, di mancanza di libertà e di educazione. Il gesto del Pap oggi è importante perché Francesco ci dà un messaggio dipace, ancora, ma non una pace a basso costo: la pace che costa, a prezzo della giustizia, della verità della libertà, della solidarietà».
Parlava della lezione della storia. Che cosa ci dice, oggi?
 
«C'è sempre l'idea che le armi siano il modo privilegiato di fare la pace. La lezione della storia ci insegna il contrario. Certo, il Papa stesso lo ha detto, esistono delle situazioni nelle quali le armi possono essere necessarie per fermare il male, l'aggressore ingiusto. Ma quello non significa guerra, è piuttosto necessaria e legittima difesa. Bisogna stare attenti, però: guardiamo alla Prima guerra mondiale». 

fonte


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Il prof. Paolo Sorbi spiega come cambia la situazione geopolitica in Medio Oriente. Si profila una nuova alleanza tra Israele, Giordania, Egitto ed Arabia Saudita per la pace e per lo sviluppo


In attesa di una tregua che duri almeno trent’anni, dopo la guerra nei territori di Gaza, Israele sta sviluppando nuove alleanze con Giordania, Egitto e Arabia Saudita. Si tratta di un fatto senza precedenti. La nuova alleanza è cementata da collaborazioni in campo, finanziario e per lo sfruttamento di risorse energetiche. In questo contesto, il prof. Sergio Della Pergola, propone che gli ebrei siano solidali con i cristiani perseguitati.
Questo è quanto sostiene il prof. Paolo Sorbi, tornato di recente da Israele, dove ha avuto incontri di carattere accademico con docenti e giornalisti israeliani.
Il docente di sociologia della Università Europea di Roma (UER), è andato in Israele per motivi professionali. Ha partecipato ad un incontro promosso dal centro di Psicologia Politica della UER di Gerusalemme. I docenti israeliani che hanno partecipato all’incontro fanno capo al prof. Sergio Della Pergola, docente, già preside della Facoltà di Statistica dell’Università Ebraica, ed il suo staff di ricercatori, tra cui il professor Uzi Rebhun.
Questo stesso gruppo ha organizzato nell’aprile 2014 un primo convegno riguardante la situazione demografica israeliana ed europea.
È previsto per l’11 maggio 2015, presso l’Università Ebraica, un secondo convegno in cui si discuterà delle tendenze future della scienza universitaria in Israele, con particolare attenzione allo sviluppo delle biotecnologie, l’efficienza nell’utilizzo dell’acqua, lo sfruttamento dei giacimenti di gas e il fenomeno migratorio.
Intervistato da ZENIT, il prof. Sorbi ha spiegato che, dopo quanto accaduto a Gaza, Israele è un paese preoccupato ma stabile. Nonostante le difficoltà economiche che hanno colpito soprattutto le attività commerciali legate ai flussi turistici, non c’è una tendenza al declino, né economico né demografico.
La chiusura di negozi e commerci legati al turismo preoccupa il governo, ma ci sono settori legati alla ricerca che sono in grande sviluppo.
In particolare l’industria legata allo sviluppo di uno scudo antimissilistico ancora più efficiente e vasto. In grande crescita anche la ricerca e l’industria legata allo sviluppo di droni per usi militari e civili. La ricerca e lo sviluppo di biotecnologie. Il grande progresso nello sviluppo di reti informatiche e telematiche. 
Anche se a macchia di leopardo, l’economia israeliana non è in stagnazione. Gli sviluppi geopolitici successivi alla guerra di Gaza, hanno aperto delle strade assolutamente impensabili fino al giugno-luglio del 2014.
“Attualmente Israele – ha spiegato il prof. Sorbi -  è al centro di una rete di nuove relazioni e si stanno sviluppando alleanze solide con Giordania, Egitto e Arabia Saudita”.
Si tratta di una realtà geopolitica in grande evoluzione e che viene rafforzata anche da una collaborazione di carattere economico, finanziario e infrastrutturale.
Dal punto di vista finanziario la Goldman Sachs ha annunciato un investimento di 500 milioni di dollari nella finanza araba.
Per la prima volta nella storia c’è un incontro tra finanza ebraica e finanza araba.
Nel settore dell’energia è stato creato un nuovo ente statale giordano, con la partecipazione minoritaria di Israele per lo sfruttamento dei giacimenti di gas che si trovano davanti alle coste israeliane, e che si estendono fino a Cipro e a Gaza.
La collaborazione tra Israele e Giordania potrebbe favorire anche la collaborazione con i palestinesi.
Per questo motivo l’Egitto in particolare sta spingendo per un periodo di tregua di almeno trenta anni. Una pace che nel mondo arabo viene chiamata Hudna.
È evidente che Israele non può firmare accordi, se non è garantita la smilitarizzazione e la tregua per almeno trenta anni.
È interesse anche dei palestinesi realizzare l’Hudna, perché tutti guadagnerebbero dalla tregua trentennale. Abu Mazen lo sta ripetendo da tempo.
Se non si trova l’accordo Gaza viene tagliata fuori dalla ricostruzione. E sarebbe un’ulteriore penalizzazione, perché nei territori palestinesi la situazione economica è depressa. Non ci sono trattori, l’agricoltura stenta a modernizzarsi. Si tratta di tecnologie e attrezzature che i palestinesi potrebbe avere facilmente se fossero in pace con Israele.
In merito al rapporto tra cristiani e israeliani Sorbi ha raccontato che il prof. Sergio della Pergola, ha insistito molto sulla necessità nel prossimo futuro di rafforzare il dialogo ebraico cristiano a partire dalla solidarietà verso i cristiani che stanno soffrendo grandi persecuzioni.
Il prof. Della Pergola ha anche fatto rilevare che nell’ultimo anno il maggior numero di ebrei che stanno tornando in Israele sono francesi, questo a causa dei fenomeni di antisemitismo che si stanno verificando in particolare a Marsiglia ed alcuni quartieri di Parigi.
In merito alla collaborazione con i cristiani, di notevole interesse le scoperte archeologiche che sono state fatte in prossimità del Magdala Center, promosso dai Legionari di Cristo.
Facendo gli scavi per costruire il centro di accoglienza è stata scoperta una Sinagoga tra le più antiche di Israele, risalente agli anni 20-40 dopo Cristo.
Grazie al sostegno del Ministero dei beni culturali di Israele si è scoperto che intorno alla Sinagoga vi è un’intera città con strade, abitazioni, edifici pubblici.
Le scoperte archeologiche sono di tale rilevanza che in Israele parlano di “Magdala come Pompei”, nel senso che sta emergendo una città ebraica con il porto costruito dai romani.
A. Gaspari