domenica 21 settembre 2014

Papa Francesco. Celebrazioni dei Vespri in Cattedrale con sacerdoti, religiosi e religiose, seminaristi e movimenti laicali.

<br>

Celebrazioni dei Vespri in Cattedrale con sacerdoti, religiosi e religiose, seminaristi e movimenti laicali. Papa Francesco: “La gente, più che dei maestri, cerca dei testimoni: testimoni umili della misericordia e della tenerezza di Dio; sacerdoti e religiosi conformati a Gesù Buon Pastore, capaci di comunicare a tutti la carità di Cristo” 

[Text: Italiano, Français, English, Español, Português] 
Il Papa consegna il discorso e a braccio sviluppa un'allocuzione aggiuntiva (v. innfra). Il Santo Padre prende spunto dalle due testimonianze ascoltate prima, quelle di un sacerdote e di una religiosa che avevano raccontato la loro vita religiosa durante il regime, e riflette a lungo sul martirio e sulla consolazione di Dio offerta sempre ai suoi figli. Il Papa rinnova ai presenti un monito: guai a cercare consolazioni false fuori da Dio.
Cari fratelli e sorelle!
è per me una gioia incontrarvi nella vostra amata terra; ringrazio il Signore e ringrazio tutti voi per la vostra accoglienza! Stando in mezzo a voi posso meglio esprimere la mia vicinanza al vostro impegno di evangelizzazione.
Da quando il vostro Paese è uscito dalla dittatura, le comunità ecclesiali hanno ripreso a camminare e a organizzarsi per l’azione pastorale, e guardano con speranza verso il futuro. In particolare, il mio pensiero riconoscente va a quei Pastori che hanno pagato a caro prezzo la fedeltà a Cristo e la decisione di restare uniti al Successore di Pietro. Sono stati coraggiosi nella difficoltà e nella prova! Ci sono ancora tra noi sacerdoti e religiosi che hanno sperimentato il carcere e la persecuzione, come la sorella e il fratello che ci hanno raccontato la loro storia. Vi abbraccio commosso e rendo lode a Dio per la vostra fedele testimonianza, che stimola tutta la Chiesa a portare avanti con gioia l’annuncio del Vangelo.
Facendo tesoro di tale esperienza, la Chiesa in Albania può crescere nella missionarietà e nel coraggio apostolico. Conosco e apprezzo l’impegno con cui vi opponete a nuove forme di “dittatura” che rischiano di tenere schiave le persone e le comunità. Se il regime ateo cercava di soffocare la fede, queste dittature, più subdole, possono soffocare la carità. Penso all’individualismo, alle rivalità e ai confronti esasperati: è una mentalità mondana che può contagiare anche la comunità cristiana. Non serve scoraggiarsi di fronte a queste difficoltà, non abbiate paura di andare avanti sulla strada del Signore. Egli è sempre al vostro fianco, vi dona la sua grazia e vi aiuta a sostenervi gli uni gli altri, ad accettarvi così come siete, con comprensione e misericordia, a coltivare la comunione fraterna.
L’evangelizzazione è più efficace quando è attuata con unità di intenti e con una collaborazione sincera tra le diverse realtà ecclesiali e tra missionari e clero locale: questo comporta coraggio di proseguire nella ricerca di forme di lavoro comune e di aiuto reciproco nei campi della catechesi, dell’educazione cattolica, come pure della promozione umana e della carità. In questi ambiti è prezioso anche l’apporto dei movimenti ecclesiali, che sanno progettare e agire in comunione con i Pastori e tra di loro. E’ quello che io vedo qui: vescovi, sacerdoti, religiosi e laici, una Chiesa che vuole camminare nella fraternità e nell’unità.
Quando l’amore per Cristo è posto al di sopra di tutto, anche di legittime esigenze particolari, allora si diventa capaci di uscire da noi stessi, dalle nostre “piccolezze”personali o di gruppo, e andare verso Gesù che ci viene incontro nei fratelli; le sue piaghe sono ancora visibili oggi sul corpo di tanti uomini e donne che hanno fame e sete, che sono umiliati, che si trovano in carcere o in ospedale. E proprio toccando e curando con tenerezza queste piaghe è possibile vivere fino in fondo il Vangelo e adorare Dio vivo in mezzo a noi.
Sono tanti i problemi che affrontate ogni giorno! Essi vi spingono ad immergervi con passione in una generosa attività apostolica. Tuttavia, noi sappiamo che da soli non possiamo fare nulla. «Se il Signore non costruisce la casa, invano si affaticano i costruttori» (Sal 127,1). Questa consapevolezza ci chiama a dare ogni giorno il giusto spazio al Signore, a dedicargli tempo, ad aprirgli il cuore, affinché Lui agisca nella nostra vita e nella nostra missione. Ciò che il Signore promette alla preghiera fiduciosa e perseverante supera quello che noi immaginiamo (cfr Lc 11,11-12): oltre a quello che chiediamo ci dà anche lo Spirito Santo. La dimensione contemplativa diventa indispensabile, in mezzo agli impegni più urgenti e pesanti. E più la missione ci chiama ad andare verso le periferie esistenziali, più il nostro cuore sente il bisogno intimo di essere unito a quello di Cristo, pieno di misericordia e di amore.
E considerando che i sacerdoti e i consacrati non sono ancora sufficienti, il Signore Gesù ripete oggi anche a voi: «La messe è abbondante, ma sono pochi gli operai! Pregate dunque il signore della messe, perché mandi operai nella sua messe!» (Mt 9,37-38). Non bisogna dimenticare che questa preghiera parte da uno sguardo: lo sguardo di Gesù, che vede l’abbondanza del raccolto. Abbiamo anche noi questo sguardo? Sappiamo riconoscere l’abbondanza dei frutti che la grazia di Dio ha fatto crescere, e del lavoro che c’è da fare nel campo del Signore? E’ da questo sguardo di fede sul campo di Dio che nasce la preghiera, l’invocazione quotidiana e pressante al Signore per le vocazioni sacerdotali e religiose. Voi, cari seminaristi, e voi, cari postulanti e novizi, siete frutto di questa preghiera del popolo di Dio, che sempre precede e accompagna la vostra risposta personale. La Chiesa in Albania ha bisogno del vostro entusiasmo e della vostra generosità. Il tempo che oggi dedicate a una solida formazione spirituale, teologica, comunitaria e pastorale, è fecondo in ordine a servire adeguatamente, domani, il popolo di Dio. La gente, più che dei maestri, cerca dei testimoni: testimoni umili della misericordia e della tenerezza di Dio; sacerdoti e religiosi conformati a Gesù Buon Pastore, capaci di comunicare a tutti la carità di Cristo.
A questo proposito, insieme con voi e insieme a tutto il popolo albanese, voglio rendere grazie a Dio per tanti missionari e missionarie, la cui azione è stata determinante per la rinascita della Chiesa in Albania e rimane ancora oggi di grande rilevanza. Essi hanno contribuito notevolmente a consolidare il patrimonio spirituale che vescovi, sacerdoti, persone consacrate e laici albanesi hanno conservato, in mezzo a durissime prove e tribolazioni. Pensiamo al grande lavoro fatto dagli Istituti religiosi per il rilancio dell’educazione cattolica: questo lavoro merita di essere riconosciuto e sostenuto.
Cari fratelli e sorelle, non scoraggiatevi di fronte alle difficoltà; sulle orme dei vostri padri, siate tenaci nel rendere testimonianza a Cristo, camminando “insieme con Dio, verso la speranza che non delude mai”. Nel vostro cammino sentitevi sempre accompagnati e sostenutidall’affetto di tutta la Chiesa. Vi ringrazio di cuore di questo incontro e affido ciascuno di voi e le vostre comunità, i progetti e le speranze alla santa Madre di Dio.Vi benedico di cuore e vi chiedo per favore di pregare per me.

*

Vespri. Omelia a braccio del Papa (trascrizione di lavoro) 

"Se voi cercate consolazione in altra parte, non sarete felici! Di più: non potrai consolare nessuno, perché il tuo cuore non è stato aperto alla consolazione del Signore".
Io ho preparato alcune parole per voi, da dirvi, e le consegnerò all’arcivescovo perché lui dopo vi faccia arrivare la traduzione è fatta, già; si può fare arrivare. Ma adesso, mi è venuto di dirvi un’altra cosa … Abbiamo sentito nella Lettura: “Sia benedetto Dio, Padre del Signore nostro Gesù Cristo, Padre misericordioso e Dio di ogni consolazione, il quale ci consola in ogni nostra tribolazione, perché possiamo anche noi consolare quelli che si trovano in qualsiasi genere di afflizione, con la consolazione stessa con la quale siamo stati consolati noi da Dio”. E’ il testo che oggi la Chiesa fa riflettere nei Vespri. In questi due mesi, mi sono preparato per questa visita, leggendo la Storia della persecuzione in Albania.
E per me è stata una sorpresa: io non sapevo che il vostro popolo avesse sofferto tanto! Poi, oggi, nella strada dall’aeroporto fino alla piazza, tutte queste fotografie dei martiri: eh, si vede che questo popolo ancora ha memoria dei suoi martiri, di quelli che hanno sofferto tanto! Un popolo di martiri … E oggi, all’inizio di questa celebrazione, ne ho toccati due.
Quello che io posso dirvi è quello che loro hanno detto, con la loro vita, con le loro parole semplici … raccontavano le cose con una semplicità … ma tanto dolorosa! E noi possiamo domandare a loro: “Ma come avete fatto a sopravvivere a tanta tribolazione?”. E ci diranno questo che abbiamo sentito in questo brano della Seconda Lettera ai Corinzi: “Dio è Padre misericordioso e Dio di ogni consolazione. E’ stato Lui a consolarci!”, con questa semplicità. Hanno sofferto troppo. Hanno sofferto fisicamente, psichicamente anche quell’angoscia dell’incertezza: se sarebbero stati fucilati o no … E vivevano così, con quell’angoscia! E il Signore li consolava … Penso a Pietro, nel carcere, incatenato, con le catene: tutta la Chiesa pregava per lui. E il Signore consolò Pietro, e ai martiri e a questi due che abbiamo sentito oggi, il Signore li consolò perché c’era gente nella Chiesa, il popolo di Dio, le vecchiette sante e buone, tante suore di clausura che pregavano per loro. E questo è il mistero della Chiesa: quando la Chiesa chiede al Signore di consolare il suo popolo, e il Signore consola umilmente, anche nascostamente. Consola nell’intimità del cuore e consola con la fortezza. Loro, sono sicuro, non si vantano di quello che hanno vissuto perché sanno che è stato il Signore a portarli avanti. Ma loro ci dicono qualcosa, eh? Che per noi, che siamo stati chiamati dal Signore per seguirlo da vicino, l’unica consolazione viene da Lui, eh? Guai a noi se cerchiamo un’altra consolazione! Guai ai preti, ai sacerdoti, ai religiosi, alle suore, alle novizie, ai consacrati quando cercano consolazione lontano dal Signore! Io non voglio bastonarvi, oggi, eh? Io non voglio diventare il boia, qui; ma sappiate bene, eh? Se voi cercate consolazione in altra parte, non sarete felici! Di più: non potrai consolare nessuno, perché il tuo cuore non è stato aperto alla consolazione del Signore. E finirai, come dice il grande Elia al popolo di Israele, “zoppicando con le due gambe”. Sia benedetto Dio Padre, Dio di ogni consolazione, il quale ci consola in ogni nostra tribolazione, perché possiamo anche noi consolare quelli che si trovano in qualsiasi genere di afflizione, con la consolazione con cui siamo stati consolati noi stessi, da Dio. E’ quello che hanno fatto questi due, oggi. Umilmente, senza pretese, senza vantarsi, facendo un servizio per noi: di consolarci. Anche, ci dicono: “Ma, siamo peccatori!”, anzi, ci dicono: “Peccatori, ma il Signore è stato con noi: questa è la strada. Non scoraggiatevi!”. Scusatemi, se vi uso oggi di esempio, ma tutti dobbiamo essere d’esempio uno all’altro. Ma, andiamo a casa pensando bene: oggi abbiamo toccato i martiri.

*
Francese
Chers frères et soeurs !
C’est pour moi une grande joie de vous rencontrer sur votre terre bien-aimée ; je remercie le Seigneur et je vous remercie tous pour votre accueil ! Me trouvant au milieu de vous, je puis mieux exprimer ma proximité à votre engagement d’évangélisation.
Depuis que votre pays est sorti de la dictature, les communautés ecclésiales ont recommencé à cheminer et à s’organiser pour l’action pastorale, et elles regardent avec espérance vers l’avenir. Ma pensée reconnaissante va en particulier à ces Pasteurs qui ont payé d’un prix élevé leur fidélité au Christ et leur décision de rester unis au Successeur de Pierre. Ils ont été courageux dans la difficulté et dans l’épreuve ! Il y a encore parmi nous des prêtres et des religieux qui ont fait l’expérience de la prison et de la persécution, comme la soeur et le frère qui nous ont raconté leur histoire. Je vous embrasse avec émotion et je rends grâce à Dieu pour votre témoignage fidèle, qui stimule toute l’Église à poursuivre avec joie l’annonce de l’Évangile. Mettant à profit cette expérience, l’Église en Albanie peut croître dans le zèle missionnaire et dans le courage apostolique. Je connais et j’apprécie l’engagement avec lequel vous vous opposez à de nouvelles formes de “dictature” qui risquent de rendre esclaves les personnes et les communautés. Si le régime athée cherchait à étouffer la foi, ces dictatures, plus sournoises, peuvent étouffer la charité. Je pense à l’individualisme, aux rivalités et aux confrontations exaspérées : c’est une mentalité mondaine qui peut contaminer aussi la communauté chrétienne. Il ne sert à rien de se décourager devant ces difficultés, n’ayez pas peur d’avancer sur la route du Seigneur. Il est toujours à vos côtés, il vous donne sa grâce et vous aide à vous soutenir les uns les autres, à vous accepter comme vous êtes, avec compréhension et miséricorde, à cultiver la communion fraternelle.
L’évangélisation est plus efficace quand elle est mise en oeuvre avec unité d’intention et avec une collaboration sincère entre les différentes réalités ecclésiales et entre les missionnaires et le clergé local : cela comporte le courage de poursuivre dans la recherche des formes de travail commun et d’aide réciproque dans les domaines de la catéchèse, de l’éducation catholique, comme aussi de la promotion humaine et de la charité. Dans ces domaines aussi, l’apport des mouvements ecclésiaux, qui savent faire des projets et agir en communion avec les Pasteurs et entre eux est précieux. C’est ce que je vois ici : évêques, prêtres, religieux et laïcs, une Église qui veut marcher dans la fraternité et dans l’unité.
Quand l’amour du Christ est placé au-dessus de tout, même d’exigences particulières légitimes, on devient alors capable de sortir de nous-mêmes, de nos “petitesses” personnelles ou de groupe, et d’aller vers Jésus qui s’approche de nous dans les frères ; ses plaies sont encore visibles aujourd’hui sur le corps de beaucoup d’hommes et de femmes qui ont faim et soif, qui sont humiliés, qui se trouvent en prison ou à l’hôpital. Et vraiment en touchant et en soignant avec tendresse ces plaies, il est possible de vivre l’Évangile jusqu’au bout et d’adorer Dieu vivant au milieu de nous.
Ils sont nombreux les problèmes que vous affrontez chaque jour ! Ils vous poussent à vous immerger avec passion dans une activité apostolique généreuse. Toutefois, nous savons que seuls nous ne pouvons rien faire. « Si le Seigneur ne bâtit la maison, les bâtisseurs travaillent en vain » (Ps 127, 1). Cette conscience nous appelle à donner chaque jour la juste place au Seigneur, à lui consacrer du temps, à lui ouvrir notre coeur, afin qu’il agisse dans notre vie et dans notre mission. Ce que le Seigneur promet à la prière confiante et persévérante dépasse ce que nous imaginons (cf. Lc 11, 11-12) : au-delà de ce que nous demandons, il nous donne aussi l’Esprit Saint. La dimension contemplative devient indispensable, au milieu des engagements les plus urgents et les plus pesants. Et plus la mission nous appelle à aller vers les périphéries existentielles, plus notre coeur sent le besoin intime d’être uni à celui du Christ, plein de miséricorde et d’amour. Et considérant que les prêtres et les personnes consacrées ne sont pas encore en nombre suffisant, le Seigneur Jésus vous répète aussi aujourd’hui : « La moisson est abondante, mais les ouvriers sont peu nombreux ! Priez donc le maître de la moisson d’envoyer des ouvriers pour sa moisson ! » (Mt 9, 37-38). Il ne faut pas oublier que cette prière part d’un regard : le regard de Jésus, qui voit l’abondance de la moisson. Avons-nous, nous aussi ce regard ? Savons-nous reconnaître l’abondance des fruits que la grâce de Dieu a fait croître, et du travail qu’il y a à faire dans le champ du Seigneur ? C’est de ce regard de foi sur le champ de Dieu que naît la prière, l’invocation quotidienne et pressante au Seigneur pour les vocations sacerdotales et religieuses. Vous, chers séminaristes, et vous, chers postulants et novices, vous êtes le fruit de cette prière du peuple de Dieu, qui précède et accompagne toujours votre réponse personnelle. L’Église en Albanie a besoin de votre enthousiasme et de votre générosité. Le temps qu’aujourd’hui vous consacrez à une solide formation spirituelle, théologique, communautaire et pastorale, est fécond en vue de servir de façon adéquate, demain, le peuple de Dieu. Les gens, plus que des maîtres, cherchent des témoins : des témoins humbles de la miséricorde et de la tendresse de Dieu ; des prêtres et des religieux conformés à Jésus Bon pasteur, capables de communiquer à tous la charité du Christ.
À ce sujet, avec vous et avec tout le peuple albanais, je veux rendre grâce à Dieu pour les nombreux missionnaires, hommes et femmes, dont l’action a été déterminante pour la renaissance de l’Église en Albanie et reste encore aujourd’hui d’une grande importance. Ils ont contribué notablement à consolider le patrimoine spirituel qu’évêques, prêtres, personnes consacrées et laïcs albanais ont conservé, au milieu d’épreuves et de tribulations très dures. Nous pensons au grand travail fait par les Instituts religieux pour relancer l’éducation catholique : ce travail mérite d’être reconnu et soutenu.
Chers frères et soeurs, ne vous découragez pas devant les difficultés ; sur les pas de vos pères, soyez tenaces dans le témoignage rendu au Christ, marchant « ensemble avec Dieu, vers l’espérance qui ne déçoit jamais ». Que sur votre chemin, vous vous sentiez toujours accompagnés et soutenus par l’affection de toute l’Église ! Je vous remercie cordialement pour cette rencontre et je confie chacun de vous et vos communautés, vos projets et vos espérances à la sainte Mère de Dieu. Je vous bénis de grand coeur et je vous demande, s’il vous plaît, de prier pour moi.
Inglese
Dear brothers and sisters, It is a great joy for me to meet with you in your beloved homeland; I thank God for the opportunity and I thank you for your hospitality! Here in your midst, I can better express my closeness to your task of evangelization.
Since the moment your country has been free from dictatorship, the ecclesial communities in Albania have begun again to journey onward and to organize themselves for pastoral work, looking to the future with hope. I am particularly grateful to those Pastors who paid a great price for their fidelity to Christ and for their decision to remain united to the Successor of Peter. They were courageous in the face of difficulty and trial! There are still priests and religious among us who have experienced prison and persecution, like the sister and brother who have told us their story. I embrace you warmly, and I praise God for your faithful witness that inspires the whole Church to continue to proclaim the Gospel with joy.
Treasuring this experience, the Church in Albania can grow in its missionary and apostolic zeal. I know and appreciate the effort you make to oppose those new forms of “dictatorship” that threaten to enslave individuals and communities. If the atheist regime sought to suffocate the faith, these new forms of dictatorship, in a more insidious way, are able to suffocate charity. I am referring to individualism, rivalry and heated conflicts: these are worldly mentalities that can contaminate even the Christian community. We need not be discouraged by these difficulties; do not be afraid to continue along the path of the Lord. He is always at your side, he gives you his grace and he helps you to sustain one another; to accept one another as you are, with understanding and mercy; he helps you to deepen fraternal communion.
Evangelization is more effective when it is carried out with oneness of spirit and with sincere teamwork among the various ecclesial communities as well as among missionaries and local clergy: this requires courage to seek out ways of working together and offering mutual help in the areas of catechesis and catholic education, as well as integral human development and charity. In these settings, the contribution of the ecclesial movements that know how to work in communion with Pastors is highly valuable. That is precisely what I see before me: bishops, priests, religious and laity: a Church that desires to walk in fraternity and unity.
When love for Christ is placed above all else, even above our legitimate particular needs, then we are able to move outside of ourselves, of our personal or communal pettiness, and move towards Jesus who, in our brothers and sisters, comes to us. His wounds are still visible today on the bodies of so many men and women who are hungry and thirst; who are humiliated; who are in hospital or prison. By touching and caring for these wounds with tenderness, it is possible to fully live the Gospel and to adore God who lives in our midst.
There are many problems that you encounter every day. These problems compel you to immerse yourselves with fervour and generosity in apostolic work. And yet, we know that by ourselves we can do nothing: “Unless the Lord builds the house, those who build it labour in vain” (Ps 127:1). This awareness calls us to give due space for the Lord every day, to dedicate our time to him, open our hearts to him, so that he may work in our lives and in our mission. That which the Lord promises for the prayer made with trust and perseverance goes beyond what we can imagine (cf Lk 11:11-12): beyond that which we ask for, God sends us also the Holy Spirit. The contemplative dimension of our lives becomes indispensable even in the midst of the most urgent and difficult tasks we encounter. The more our mission calls us to go out into the peripheries of life, the more our hearts feel the intimate need to be united to the heart of Christ, which is full of mercy and love.
Considering the fact that the number of priests and religious is not yet sufficient, the Lord Jesus repeats to you today “The harvest is plentiful, but the labourers are few; pray therefore the Lord of the harvest to send out labourers into his harvest,” (Mt 9: 37-38). We must not forget that this prayer begins with a gaze: the gaze of Jesus, who sees the great harvest. Do we also have this gaze? Do we know how to recognize the abundant fruits that the grace of God has caused to grow and the work that there is to be done in the field of the Lord? It is by gazing with faith on the field of God that prayer spring forth, namely, the daily and pressing invocation to the Lord for priestly and religious vocations. Dear seminarians, postulants and novices, you are the fruit of this prayer of the people of God, which always precedes and accompanies your personal response. The Church in Albania needs your enthusiasm and your generosity. The time that you dedicate today to a solid spiritual, theological, communitarian and pastoral formation, is directed to serving adequately the people of God tomorrow. The people, more than seeking experts, are looking for witnesses: humble witnesses of the mercy and tenderness of God; priests and religious conformed to Jesus, the Good Shepherd, who are capable of communicating the love of Christ to all people.
Together with you and the entire Albanian people, I want to give thanks to God for the many missionaries whose activity was decisive for the renewal of the Church in Albania and which continues to be of great importance to this day. These missionaries have offered significant contribution to the consolidation of the spiritual patrimony that the Albanian bishops, priests, consecrated religious and lay persons have preserved in the midst of difficult trials and tribulations. Let us acknowledge the great work done by the religious institutes for the revival of Catholic education: these efforts are worth recognizing and sustaining.
Dear brothers and sisters, do not be discouraged in the face of difficulties. Following the footsteps of your fathers, be tenacious in giving testimony to Christ, walking “together with God, toward the hope that never disappoints”. In your journey, rest assured that you are accompanied and supported by the love of the whole Church. I thank you from the heart for this meeting, and I entrust each one of you and your communities - your plans and your hopes - to the holy Mother of God. I bless you from my heart and I ask you please to pray for me.
Spagnolo
Queridos hermanos y hermanas:
Me alegro de poder tener este encuentro con ustedes en su querida tierra; doy gracias al Señor y les agradezco a todos su acogida. Así les puedo expresar mejor mi apoyo a su tarea evangelizadora.
Cuando su país salió de la dictadura, las comunidades eclesiales se pusieron en marcha de nuevo y reorganizaron la acción pastoral, afrontando con esperanza el futuro. Quiero expresar especialmente mi reconocimiento a aquellos pastores que pagaron un alto precio por su fidelidad a Cristo y por su decisión de permanecer unidos al Sucesor de Pedro. Fueron valientes ante las dificultades y las pruebas. Todavía se encuentran entre nosotros sacerdotes y religiosos que sufrieron cárcel y persecución, como la hermana y el hermano que han compartido su propia experiencia. Los abrazo conmovido y alabo a Dios por su fiel testimonio, que estimula a toda la Iglesia a seguir anunciando el Evangelio con alegría.
A partir de esta experiencia, la Iglesia en Albania puede crecer en espíritu misionero y en entrega apostólica. Conozco y valoro cómo se oponen decididamente a las nuevas formas de “dictadura” que amenazan con esclavizar a los individuos y a las comunidades. Si el régimen ateo intentaba acabar con la fe, estas dictaduras, de forma más encubierta, pueden hacer desaparecer la caridad. Me refiero al individualismo, a la rivalidad y a los enfrentamientos exacerbados: es una mentalidad mundana que puede contagiar también a la comunidad cristiana. No se desanimen ante estas dificultades, no tengan miedo de mantenerse en el camino del Señor. Él está siempre a su lado y los asiste con su gracia para que se apoyen unos a otros, para que sean comprensivos y misericordiosos y acepten a cada uno como es, para que cultiven la comunión fraterna.
La evangelización es más eficaz cuando cuenta con iniciativas compartidas y con una sincera colaboración entre las diversas realidades eclesiales y entre los misioneros y el clero local: esto requiere determinación para no cejar en la búsqueda de formas de trabajo común y de ayuda recíproca en los campos de la catequesis, de la educación católica, así como en la promoción humana y en la caridad. En estos ámbitos, es valiosa también la aportación de los movimientos eclesiales, dispuestos a planificar y trabajar en comunión con sus Pastores y entre ellos. Es lo que veo aquí: obispos, sacerdotes, religiosos y laicos, una Iglesia que quiere caminar en fraternidad y en unidad.
Cuando el amor a Cristo está por encima de todo, incluso de las legítimas exigencias particulares, entonces es posible salir de uno mismo, de nuestras “minucias” personales y grupales, y salir al encuentro de Jesús en los hermanos; sus llagas son todavía visibles hoy en el cuerpo de tantos hombres y mujeres que tienen hambre y sed, que son humillados, que están en la cárcel o en los hospitales. Y precisamente tocando y sanando con ternura esas llegas, es posible vivir en profundidad el Evangelio y adorar a Dios vivo en medio de nosotros. ¡Son muchos los problemas que se presentan cada día! Todos ellos los estimulan a lanzarse con pasión a una generosa actividad apostólica. Sin embargo, sabemos que nosotros solos no podemos hacer nada: «Si el Señor no construye la casa, en vano se cansan los albañiles” (Sal 127,1). Esta certeza nos invita a dar cada día el espacio debido al Señor, a dedicarle tiempo, a abrirle el corazón, para que actúe en nuestra vida y en nuestra misión. Lo que el Señor promete a la oración confiada y perseverante supera cuanto podamos imaginar (cf. Lc 11,11-12): además de lo que pedimos, nos da también el Espíritu Santo. La dimensión contemplativa es así indispensable en medio de los compromisos más urgentes e importantes. Cuanto más nos llama la misión a ir a las periferias existenciales, más siente nuestro corazón la íntima necesidad de estar unido al de Cristo, lleno de misericordia y de amor.
Y teniendo en cuenta que aún se necesitan más sacerdotes y consagrados, el Señor les repite también hoy a ustedes: «La mies es abundante, pero los trabajadores son pocos; rogad, pues, al Señor de la mies que mande trabajadores a su mies» (Mt 9,37-38). No podemos olvidar que esta oración está precedida por una mirada: la mirada de Jesús que ve la abundancia de la cosecha. ¿Tenemos también nosotros esta mirada? ¿Sabemos reconocer la abundancia de los frutos que la gracia de Dios ha hecho crecer y la labor que hay que hacer en el campo del Señor? De esta mirada de fe sobre el campo de Dios, nace la oración, la petición cotidiana e insistente al Señor por las vocaciones sacerdotales y religiosas. Ustedes, queridos seminaristas, y ustedes, queridos postulantes y novicios, son fruto de esta oración del pueblo de Dios, que siempre precede y acompaña su respuesta personal. La Iglesia de Albania tiene necesidad de su entusiasmo y de su generosidad. El tiempo que hoy dedican a una sólida formación espiritual, teológica, comunitaria y pastoral, dará fruto oportuno en su futuro servicio al pueblo de Dios. La gente, más que maestros, busca testigos: testigos humildes de la misericordia y de la ternura de Dios; sacerdotes y religiosos configurados con Cristo Buen Pastor, capaces de comunicar a todos la caridad de Cristo.
En este sentido, junto a ustedes y a todo el pueblo de Albania, quiero dar gracias a Dios por tantos misioneros y misioneras, cuya acción ha sido determinante para que la Iglesia resurja en Albania y todavía hoy sigue teniendo gran relevancia. Ellos han contribuido notablemente a consolidar el patrimonio espiritual que obispos, sacerdotes, personas consagradas y laicos albaneses conservaron en medio de durísimas pruebas y tribulaciones. Pensemos en el gran trabajo hecho por los institutos religiosos para el relanzamiento de la educación católica: este trabajo merece reconocimiento y apoyo.
Queridos hermanos y hermanas, no se desanimen ante las dificultades; siguiendo las huellas de sus antepasados, den testimonio de Cristo con perseverancia, caminando “juntos con Dios, hacia la esperanza que no defrauda”. En este camino, siéntanse siempre acompañados y sostenidos por el afecto de toda la Iglesia. Les agradezco de corazón este encuentro y encomiendo a cada uno de ustedes y a sus comunidades, sus proyectos y esperanzas a la Santa Madre de Dios. Los bendigo afectuosamente y les pido, por favor, que recen por mí.
Portoghese
Amados irmãos e irmãs!
É para mim uma alegria encontrar-vos na vossa amada terra; dou graças ao Senhor e agradeço a todos pela vossa recepção. O facto de me encontrar no vosso meio permite-me expressar melhor a minha solidariedade com o vosso trabalho de evangelização. Desde que o vosso país saiu da ditadura, as comunidades eclesiais recomeçaram a caminhar e a organizar-se em vista da acção pastoral, olhando com esperança para o futuro. De modo particular, o meu agradecimento vai para aqueles Pastores que pagaram, por caro preço, a fidelidade a Cristo e a decisão de permanecer unidos ao Sucessor de Pedro. Foram corajosos na dificuldade e na provação! Temos ainda entre nós sacerdotes e religiosos que experimentaram a prisão e a perseguição, como a irmã e o irmão que nos contaram a sua história. Abraço-vos, comovido, e louvo a Deus pelo vosso fiel testemunho, que estimula a Igreja inteira a prosseguir com alegria no anúncio do Evangelho.
Aproveitando esta experiência, a Igreja na Albânia pode crescer na missionariedade e na coragem apostólica. Conheço e aprecio o empenho com que vos opondes a novas formas de «ditadura» que acabam por manter escravas as pessoas e as comunidades. Se o regime ateu procurava sufocar a fé, estas ditaduras, mais subtis, podem sufocar a caridade. Penso no individualismo, nas rivalidades e nos conflitos exacerbados: é uma mentalidade mundana que pode contagiar também a comunidade cristã. De nada serve desanimar perante estas dificuldades; não tenhais medo de seguir em frente na estrada do Senhor. Ele está sempre ao vosso lado, dávos a sua graça e ajuda a apoiar-vos uns aos outros, a aceitar-vos tal como sois, com compreensão e compaixão, a cultivar a comunhão fraterna.
A evangelização é mais eficaz, quando é realizada com unidade de intentos e uma colaboração sincera entre as diferentes realidades eclesiais e entre missionários e clero local: isto requer coragem para continuar na busca de formas de trabalho comum e de ajuda recíproca nos campos da catequese, da educação católica, bem como da promoção humana e da caridade. Preciosa nestes âmbitos é também a contribuição dos movimentos eclesiais que sabem programar e agir em comunhão com os Pastores e entre si. É o que vejo aqui: bispos, sacerdotes, religiosos e leigos, uma Igreja que quer caminhar na fraternidade e na unidade.
Quando se coloca o amor de Cristo acima de tudo, até mesmo de legítimas exigências particulares, então tornamo-nos capazes de sair de nós mesmos, das nossas «insignificâncias» pessoais ou de grupo, e caminhar para Jesus que vem ao nosso encontro nos irmãos; hoje as suas chagas ainda são visíveis no corpo de tantos homens e mulheres que têm fome e sede, que são humilhados, que estão no cárcere ou no hospital. E precisamente tocando e cuidando com ternura destas chagas, é possível viver plenamente o Evangelho e adorar a Deus vivo no meio de nós. Muitos são os problemas que enfrentais cada dia! Impelem-vos a mergulhar, com paixão, numa generosa actividade apostólica. Sabemos porém que, sozinhos, nada podemos fazer. «Se o Senhor não edificar a casa, em vão trabalham os construtores» (Sal 127/126, 1). Esta certeza chama-nos a dar quotidianamente o justo espaço ao Senhor, a dedicar-Lhe tempo, a abrir-Lhe o coração, para que Ele actue na nossa vida e na nossa missão. O que o Senhor promete a uma oração confiante e perseverante supera tudo aquilo que possamos imaginar (cf. Lc 11, 11-12): para além do que pedimos, dá-nos também o Espírito Santo. No meio dos compromissos mais urgentes e árduos, torna-se indispensável a dimensão contemplativa. E quanto mais a missão nos chama a ir para as periferias existenciais, tanto mais o nosso coração sente intimamente a necessidade de estar unido ao de Cristo, cheio de misericórdia e amor.
E, considerando que os sacerdotes e os consagrados ainda não são suficientes, o Senhor Jesus repete hoje também a vós: «A messe é grande, mas os trabalhadores são poucos. Rogai, portanto, ao Senhor da messe para que envie trabalhadores para a sua messe» (Mt 9, 37-38). E não se pode esquecer que esta oração parte de um olhar: o olhar de Jesus, que vê a abundância da colheita. Porventura temos nós também este olhar? Sabemos reconhecer a abundância dos frutos que a graça de Deus fez crescer, e a abundância de trabalho que há para fazer no campo do Senhor? É a partir deste olhar de fé sobre o campo de Deus que nasce a oração, a súplica diária e premente ao Senhor pelas vocações sacerdotais e religiosas. Vós, queridos seminaristas, e vós, queridos postulantes e noviços, sois fruto desta oração do Povo de Deus, que sempre precede e acompanha a vossa resposta pessoal. A Igreja na Albânia precisa do vosso entusiasmo e da vossa generosidade. O tempo, que hoje dedicais a uma sólida formação espiritual, teológica, comunitária e pastoral, é fecundo permitindo-vos, amanhã, servir adequadamente o povo de Deus. Mais do que mestres, as pessoas procuram testemunhas: testemunhas humildes da misericórdia e da ternura de Deus; sacerdotes e religiosos configurados a Jesus Bom Pastor, capazes de comunicar a todos a caridade de Cristo.
A este respeito quero, juntamente convosco e todo o povo albanês, dar graças a Deus por tantos missionários e missionárias cuja acção foi determinante para o renascimento da Igreja na Albânia e permanece, ainda hoje, de grande relevância. Contribuíram notavelmente para consolidar o património espiritual que bispos, sacerdotes, pessoas consagradas e leigos albaneses preservaram no meio de duríssimas provas e tribulações. Pensemos no grande trabalho feito pelos Institutos religiosos para a retoma da educação católica: este trabalho merece ser reconhecido e sustentado.

Amados irmãos e irmãs, não desanimeis perante as dificuldades! Seguindo as pegadas dos vossos pais, sede tenazes em dar testemunho de Cristo, caminhando «junto com Deus, rumo à esperança que nunca desilude». No vosso caminho, senti-vos sempre acompanhados e sustentados pelo afecto da Igreja inteira. De coração vos agradeço este encontro e confio à Santa Mãe de Deus cada um de vós e vossas comunidades, com seus projectos e esperanças. Abençoovos de todo o coração e peço-vos, por favor, que rezeis por mim.