giovedì 16 ottobre 2014

Il Sinodo e la Chiesa del dialogo

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Il  tweet di Papa Francesco: "Il cristiano è necessariamente misericordioso; questo è il centro del Vangelo." (16 ottobre 2014)

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La vittoria di Francesco nel sinodo dei vescovi: Una chiesa del dialogo
Corriere della Sera
 
(Alberto Melloni) La pubblicazione della relatio sui primi giorni di Sinodo ha scatenato un diluvio di commenti. In gran parte voci entusiastiche, come quella di monsignor Bruno Forte che ha spiegato che il superamento di una cultura del disprezzo per le persone omosessuali era ormai necessaria. Non più vasti, ma molto visibili sono stati i giudizi negativi, che vanno dall’allarmismo di chi è fuori dal Sinodo come l’ex presidente della Conferenza episcopale italiana, Camillo Ruini, a chi ne è parte come il presidente della Conferenza polacca, Stanislaw Gadecki, che si appella al magistero di Giovanni Paolo II, considerandolo insuperabile.
Quasi tutti i commenti si sono in realtà misurati con due soli passaggi della scrupolosa relatio redatta dal cardinale Péter Erdo: quello nel quale si parla dell’omosessualità a partire dall’amore e non dalla natura, e quello nel quale si cerca un nuovo atteggiamento verso i divorziati risposati. Altri passaggi, ad esempio dove si ribadisce la condanna della contraccezione non «naturale» (forse mitigata da un inciso non chiaro), non hanno invece attirato molta attenzione.
Questa trasformazione di un atto intermedio come la relatio in uno scoop ha due cause. Chi guarda il Sinodo da lontano crede spesso che il suo valore stia solo nell’adeguamento alla «tendenza Francesco» e che la ragione per cui il Papa l’ha convocato sia di contare i suoi pochi antagonisti. Chi lo vive da dentro si affanna a negare la portata delle divisioni, sostenendo che nel Sinodo non si fa la conta: mentre è questo lo strumento principe dell’assemblea dei vescovi (come del Concilio o del Conclave) e il suo banco di prova. In realtà la dialettica sinodale ha mostrato che esiste un settore neo-rigorista, che aveva un disegno ostruzionista sostanzialmente fallito; un settore neo-lassista, che ha auspicato in aula aperture più attese che pensate; e un settore neo-casuistico, che cerca in qualche virtuosismo canonistico la risposta a problemi che sono il dono e il dolore di milioni di figli di Dio.
È rimasta meno visibile — nella relatio e nei commenti — la posizione di chi ha capito che il Papa non pensa che la misericordia sia a mezza via fra lassismo e rigorismo, ma costituisca una dimensione altra: ed è stata meno udita la voce di chi condivide con Francesco l’idea che il problema della chiesa non sia dire dei sì o dei no, ma dire il Vangelo di Gesù e il Gesù del Vangelo a vite vere per lungo tempo invisibili alla chiesa.
Perché l’operazione di Francesco sul Sinodo non punta a una riforma del matrimonio o della morale, ma a una restaurazione della conciliarità nel cattolicesimo romano, da cui passa il futuro della ecclesiologia e dell’ecumenismo. In ogni campo Francesco ha detto più volte che non ama le «soluzioni chiuse», invece crede che un nuovo atteggiamento radicato nella conversione del cuore sia davvero più efficace di modifiche normative affidate a cuori corrotti dall’immobilismo. Questa idea di una «riforma a norme invariate» l’ha applicata al Sinodo, finora imprigionato dentro una consultività umiliante e nel quale non c’è spazio per far sentire dal vivo il dibattito teologico. Il Papa, senza fare decreti riformatori, s’è limitato a due soli passi: promettere che promulgherà il documento sinodale come tale e convocare due assemblee sullo stesso tema. Così facendo ha di fatto messo la chiesa intera in stato sinodale. Con queste poche mosse ha restituito una dignità «conciliare» al Sinodo, di cui i conflitti e i contrasti — fisiologici, dato che non si parla di quisquilie — sono la prova che c’è riuscito.
Quello che la minoranza del Sinodo e la maggioranza del Collegio cardinalizio rimproverano al Papa è proprio il successo nell’apertura di una fase di dialogo o, per dirla in termini tecnici, di uno «stato sinodale» della chiesa. Uomini della levatura politica di Ruini sanno che la posizione del cattolicesimo non inciderà mai sulle leggi che regolano la vita delle famiglie. I cardinali che, guidati o trascinati dal prefetto della dottrina della fede, Gerhard Müller, pubblicano un libro contro la linea del Papa intitolato Permanere nella verità di Cristo non chiedono norme restrittive. Sostengono che dentro la chiesa non c’è nulla di cui discutere: che la comprensione del Vangelo non pretende null’altro che essere ripetuta. Ed è contro questo che il Papa ha reagito con la sua mitissima durezza e, lo si può già dire, ha vinto. Proprio perché anche chi non voleva ha dovuto discutere, esprimersi, ascoltare. Francesco ha costretto tutti ad accettare che la verità di Cristo non è un talento da seppellire, ma cammino nella storia, navigazione sospinta dal vento dello Spirito, ricerca inesausta della voce del Maestro. Se riuscirà, se il cattolicesimo romano guadagnerà non soltanto la credibilità evangelica del suo Papa, ma la credibilità conciliare del suo corpo, allora tutto sarà possibile. Proprio tutto: perché il futuro del cristianesimo o sarà conciliare o non sarà altro che un presente degradato, di cui la chiesa romana ha già sentito il sapore amaro varie volte negli ultimi dieci secoli e negli ultimi dieci anni.


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L'arcivescovo Fernández: «Una porta aperta per tutti. Stare vicini a chi ha sofferto il fallimento del divorzio»   
Corriere della Sera
 
(Gian Guido Vecchi) «No, per quello che lo conosco non penso affatto che il Santo Padre sia preoccupato. Lui sa che le cose maturano a suo tempo...». L’arcivescovo Victor Manuel Fernández, 52 anni, sorride sereno all’ingresso del Sinodo. Rettore dell’ Università Cattolica argentina, è un teologo amico e collaboratore di Bergoglio dai tempi di Buenos Aires. Francesco lo ha nominato nella commissione che scriverà la relazione finale. 



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Europa
(Massimo Faggioli) Domenica la beatificazione di papa Montini: un altro segnale da parte di Bergoglio del ritorno ad alcune linee di Paolo VI. A partire da una visione di un’ecclesiologia profondamente conciliare. Domenica prossima 19 ottobre papa Francesco beatifica

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Sinodo dei vescovi 2014, ottavo giorno. "L'intransigenza vuota" dei consevatori non bloccherà l'apertura della chiesa   
Hufington Post
 
(Massimo Faggioli) La relazione di metà Sinodo resiste. Nonostante l'impressione suscitata dalla reazione del cardinale sudafricano Napier martedì contro la relazione di metà Sinodo letta dal cardinale Erdö il giorno prima e nonostante le reazioni sempre più scomposte degli oppositori, (...)

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Sinodo, l’ora del Pressing
La Stampa
(Marco Tosatti) In queste ore, e già da ieri, è in atto un’azione di pressing da parte dei sostenitori della linea Kasper nei Circuli Minores, per spostare l’opinione dei vescovi indecisi o contrari, ma forse manovrabili. Sconcerto per le dichiarazioni di Kasper sui vescovi africani. In queste ore, e già da (...)


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“La Chiesa rispetta le coppie omosessuali, sì alle leggi sui diritti”. Il cardinale Danneels: “Ma non chiamateli matrimoni”. E sui divorziati: “Meritano una seconda possibilità”   
La Repubblica
 
(Paolo Rodari) «Gli omosessuali sono persone come le altre e vanno rispettate. Sono uomini come tutti noi. La Chiesa cattolica non accetta il matrimonio fra omosessuali, lo sappiamo, ma se ci sono dei contratti che gli Stati intendono riconoscere senza però che si arrivi a parlare di vero matrimonio, contratti insomma per far sì che gli omosessuali vivano insieme e abbiano certi diritti, è giusto rispettarli. Si tratta di leggi che permettono agli omosessuali di essere nella società ciò che desiderano. Ogni omosessuale, infatti, ha il diritto ad avere un suo proprio status nella società».

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www.rossoporpora.org
(Giuseppe Rusconi) Sostantivi, aggettivi, verbi, avverbi, perfino virgole dei documenti finali del Sinodo (Messaggio e Relatio) saranno analizzati con attenzione dai media, che trasmetteranno poi le loro valutazioni all’opinione pubblica. Frasi fumose, locuzioni ambigue, aggettivi ridondanti e domande (...)