giovedì 16 ottobre 2014

Papa Francesco e la "Missio ad Gentes"



Con papa Francesco, la missione ad gentes rinnova la Chiesa
di Piero Gheddo
Il pontefice parte dall'annuncio di Cristo e dalle Chiese giovani per dare nuovo slancio a quelle più antiche e forse troppo ancorate ai vecchi schemi. Lo spirito missionario può insegnare molto anche a chi, come noi, è ricco di spiritualità , teologia, diritto, riti liturgici, esperienze pastorali... Gli stessi apostoli non sono rimasti a Gerusalemme, ma hanno dato respiro e consistenza universale al cattolicesimo "andando in tutto il mondo".

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Milano (AsiaNews) - Perché portare Cristo in Asia, Africa, Oceania e America Latina, quando lo perdiamo qui in Italia? È la domanda che molti si fanno, alla quale non basta rispondere che ogni uomo ha diritto di conoscere il Figlio di Dio fatto uomo, Gesù Cristo, unico Salvatore dell'umanità; e che ancor oggi noi cristiani siamo due miliardi sui sette di tutto il genere umano. L'irrompere di Papa Francesco a capo della Chiesa cattolica, con le sconcertanti novità del suo pontificato, rivela un'altra risposta: la missione rinnova la Chiesa. E questo non solo oggi con la "missione alle genti" specialmente in Asia e Africa, ma fin dall'inizio della Chiesa. Gli Apostoli non sono rimasti a Gerusalemme e nel mondo ebraico, ma proprio annunziando Cristo e fondando la Chiesa negli altri popoli (Gesù salendo al Cielo diceva: "Andate in tutto il mondo, annunziate il Vangelo ad ogni creatura"), hanno rinnovato la Chiesa dandole quel respiro e quella consistenza universale che ancor oggi sono lo stimolo del suo rinnovamento e l'immagine della sua giovinezza.
Nell'intervista a padre Antonio Spadaro, Papa Francesco ha detto che la Chiesa respira con i due polmoni delle Chiese giovani e antiche. Le prime "sviluppano una sintesi di fede, cultura e vita in divenire e quindi diversa da quella sviluppata dalle Chiese più antiche". Però ambedue "costruiscono il futuro, le prime con la loro forza e le altre con la loro saggezza. Ci sono dei rischi, ma il futuro si costruisce insieme". Francesco è il primo Papa che viene dalle giovani Chiese, dalle missioni dove nasce la Chiesa. Non si capisce e non si è in sintonia con il suo pontificato, se non si entra in quest'ottica. Finora le giovani Chiese avevano avuto scarsa voce nella gestione della Chiesa e della pastorale; oggi diventano, per così dire, protagoniste. Il pontificato di Francesco va proprio in questa direzione, infatti parla e scrive spesso (nella "Evangelii Gaudium" ad esempio) di una Chiesa tutta missionaria, di pastorale missionaria, di andare verso le periferie, verso gli ultimi, che la Chiesa è la casa di tutti, ecc.
Le giovani Chiese cosa possono insegnare a noi, ricchi di spiritualità , teologia, diritto, riti liturgici, esperienze pastorali? Il discorso è complesso, ma in estrema sintesi, secondo la mia piccola esperienza e seguendo giorno per giorno cosa dice e fa Papa Francesco, si possono indicare tre punti:
1) Nelle missioni si annunzia Cristo e il cristianesimo è in sostanza la salvezza in Cristo Gesù, che ha rivelato la grande verità : Dio è Amore e ha salvato gli uomini morendo in Croce. La predicazione, la catechesi, la formazione cristiana sono fondate su questa visione dinamica della vita cristiana: rispondere all'amore di Cristo, che è morto per me in Croce. Francesco ha detto a Spadaro: "L'annunzio missionario si concentra sull'essenziale, sul necessario, che è anche ciò che appassiona di più, che fa ardere il cuore come ai discepoli di Emmaus... Una bella omelia, una vera omelia deve cominciare con il primo annunzio, con l'annunzio della salvezza. Non c'è niente di più solido, profondo e sicuro di questo annunzio". È un ritorno agli Atti degli Apostoli e alla "pastorale missionaria". Nella nostra vita, predicazione e istruzione religiosa, trasmettiamo l'amore a Cristo? Siamo entusiasti della nostra vocazione sacerdotale, cristiana e missionaria? Se non siamo innamorati ed entusiasti di vivere con Cristo, come facciamo a trasmettere tutto questo ad altri?
2) Una Chiesa aperta a tutti e i pastori "con l'odore delle pecore", che vivono e condividono con la gente comune, specie i più poveri e gli ultimi. Una Chiesa non ferma e chiusa nelle certezze di aver già le risposte a tutti i problemi dell'uomo, ma disposta a camminare con il popolo, per comprendere sempre meglio, con l'assistenza dello Spirito Santo, cosa Gesù ci ha insegnato e cosa vuole da noi oggi (Giov 14, 26; 16, 12-13). Francesco dice (G.S. n. 25): "Spero che tutte le comunità facciano in modo di porre in atto i mezzi necessari per avanzare nel cammino di una conversione pastorale e missionaria, che non può lasciare le cose come stanno. Ora non ci serve una semplice amministrazione. In tutte le regioni della terra mettiamoci in "stato permanente di missione" (n.25).
3) Tutti i battezzati sono missionari. Nella "Evangelii Gaudium" si legge: "In tutti i battezzati, dal primo all'ultimo, opera la forza santificatrice dello Spirito che spinge ad evangelizzare (n. 119). In virtù del Battesimo, ogni membro del Popolo di Dio è diventato discepolo missionario (cfr Mt 28,19). Ciascun battezzato, qualunque sia la sua funzione nella Chiesa e il grado di istruzione della sua fede, è un soggetto attivo di evangelizzazione e sarebbe inadeguato pensare ad uno schema di evangelizzazione portato avanti da attori qualificati in cui il resto del popolo fedele fosse solamente recettivo delle loro azioni... Ogni cristiano è missionario nella misura in cui si è incontrato con l'amore di Dio in Cristo Gesù" (n. 120). È un altro grande insegnamento delle giovani Chiese. In Corea mi dicevano: "Nella nostra Chiesa non si concepisce un laico passivo. Fin dal catecumenato, chi entra nella Chiesa deve impegnarsi in opere di Vangelo, di carità, di missione, in gruppi e movimenti che fanno capo alla parrocchia".
Dopo il Concilio di Trento c'era stato un terremoto per il rinnovamento durato più di un secolo. Papa Francesco viene 50 anni dopo il Vaticano II (1962-1965), che già i pontefici prima di lui stavano applicando, sempre partendo dalle Chiese antiche. Oggi c'è il Papa che parte dalle missioni e dalle giovani Chiese. Merita ascolto, amore, preghiera, attenzione e soprattutto che camminiamo tutti con lui, sotto la guida dello Spirito Santo.

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Molucche: sulle orme di San Francesco Saverio, per rilanciare il dialogo islamo-cristiano
di Mathias Hariyadi

Alla presenza del nunzio apostolico e di centinaia di sacerdoti, è stata inaugurata la statua dedicata al gesuita spagnolo. In un’area teatro in passato di violenze, fondamentale promuovere il messaggio di convivenza. Governatore musulmano: “Le diversità sono una benedizione che non va eliminata, ma mantenuta e preservata”. 

Ambon (AsiaNews) - Il nunzio mons. Antonio Guido Filipazzi, il vescovo diocesano mons. Petrus Canisius Mandagi, centinaia di sacerdoti, suore, fedeli e il governatore delle Molucche, musulmano, hanno presenziato all'inaugurazione di una statua dedicata a San Francesco Saverio. La cerimonia, che si è svolta a inizio mese ad Amboina, è stata occasione per rinsaldare il dialogo islamo-cristiano e le relazioni fra i leader delle due principali religioni, in un'area teatro a lungo di violenze interconfessionali. Il monumento sorge nel villaggio di Great Hative, distante circa 10 km dal centro di Ambon, intende commemorare l'opera evangelizzatrice del gesuita spagnolo; promotori dell'iniziativa i vertici della diocesi, in collaborazione con l'Associazione sacerdoti diocesani indonesiani (Unio Indonesia). 
Per storia e tradizione, Amboina ha fornito un grande contributo alla missione, con un numero crescente di vocazioni maschili e femminili. Molti dei candidati provengono da Tual, Tanimbar, Kei, piccoli isolotti delle Molucche abitanti al 99% da cattolici, frutto dell'opera missionaria di San Francesco Saverio che ha piantato il seme della fede nella regione. Un dato significativo considerato che in Indonesia, nazione musulmana più popolosa al mondo, i cattolici sono una piccola minoranza di circa sette milioni di persone, il 3% circa della popolazione (3,6% a Jakarta).
Promossa dal vescovo mons. Mandagi, l'inaugurazione della statua è stata caratterizzata dalla firma congiunta ai piedi del santo da parte del governatore delle Molucche e del nunzio apostolico, davanti a centinaia di persone di entrambe le fedi. Tra i presenti vi erano anche il sindaco di Ambon Richard Louhenapessy e altri alti funzionari della regione. 
Intervenendo a margine della cerimonia, il governatore delle Molucche Said Asagaff ha ringraziato la diocesi e l'Unio Indonesia per aver promosso l'evento e aver scelto proprio Ambon quale luogo per la conferenza nazionale. Per il funzionario musulmano "è stata una ottima opportunità per riunire tutte le parti, compresi i gruppi che si occupano di dialogo interreligioso, per rafforzare la morale fra i cittadini e instillare lo spirito di tolleranza". Egli ha aggiunto che "le diversità sono una benedizione che non va eliminata, ma mantenuta e preservata".
Rivolgendosi ai presenti, il nunzio apostolico si è detto "estremamente felice" per la presenza di centinaia di sacerdoti e del governatore delle Molucche, la cui partecipazione è conferma il proposito di "collaborare con la Chiesa cattolica nella costruzione della società". Soddisfazione anche da parte del vescovo, mons. Mandagi, che sottolinea a più riprese "gli apprezzamenti e il sostegno delle autorità delle Molucche e del governo di Ambon". 
Fra il 1999 e il 2001 ad Ambon e in tutte le Molucche si è combattuta una guerra sanguinosa fra cristiani (protestanti) e musulmani. Migliaia le vittime delle violenze; centinaia le chiese e le moschee distrutte; migliaia le case rase al suolo; quasi mezzo milione i profughi. Nel febbraio del 2002 è stata sottoscritta una tregua fra i due fronti - nella zona cristiani e musulmani si equivalgono - firmata a Malino, nelle Sulawesi del Sud, attraverso un piano di pace favorito dal governo. Tuttavia, la tregua non ha fermato episodi sporadici di terrore contro vittime innocenti; fra i vari casi hanno sollevato scalpore e indignazione in tutto il mondo la decapitazione di tre ragazzine mentre si recavano a scuola, per mano di estremisti islamici nell'ottobre 2005. Negli ultimi anni la situazione sembra essere migliorata, con un'atmosfera di coesistenza pacifica che va di pari passo con le meraviglie naturali di questi isolotti bagnati dall'oceano. 
Asia News